Partecipa alla cyber-action per fermare il progetto della diga di Ilisu nel Kurdistan turco. Sottoscrivi la lettera disponibile al sito www.dilloaprofumo.org .Partirà automaticamente un’email di protesta diretta ad Alessandro Profumo, amministratore delegato del Gruppo Unicredit, tra i principali finanziatori del progetto. Fai girare!!!! La diga di Ilisu può e deve essere fermata in solidarietà con il popolo curdo. www.dilloaprofumo.org petizione promossa da AcquaSuAv (campagna per la salvezza di Hasankeyf del coordinamento di solidarietà con il popolo kurdo e il kurdistan) _ A proposito del gruppo UniCredit è recente la notizia che "questo gruppo con oltre 183 milioni di euro di operazioni si profila come la prima banca d'appoggio al commercio di armi del 2007 nonostante la policy di 'uscita progressiva dal settore' annunciata fin dal 2001 dal suo Amministratore delegato" - sottolinea Giorgio Beretta della Campagna 'banche armate' . http://unimondo.oneworld.net/article/view/159224/1/
Invia la lettera di protesta a UNICREDIT prima banca d'appoggio al commercio di armi del 2007
Partecipa alla cyber-action per fermare il progetto della diga di Ilisu nel Kurdistan turco. Sottoscrivi la lettera disponibile al sito www.dilloaprofumo.org .Partirà automaticamente un’email di protesta diretta ad Alessandro Profumo, amministratore delegato del Gruppo Unicredit, tra i principali finanziatori del progetto. Fai girare!!!! La diga di Ilisu può e deve essere fermata in solidarietà con il popolo curdo. www.dilloaprofumo.org petizione promossa da AcquaSuAv (campagna per la salvezza di Hasankeyf del coordinamento di solidarietà con il popolo kurdo e il kurdistan) _ A proposito del gruppo UniCredit è recente la notizia che "questo gruppo con oltre 183 milioni di euro di operazioni si profila come la prima banca d'appoggio al commercio di armi del 2007 nonostante la policy di 'uscita progressiva dal settore' annunciata fin dal 2001 dal suo Amministratore delegato" - sottolinea Giorgio Beretta della Campagna 'banche armate' . http://unimondo.oneworld.net/article/view/159224/1/