Non sono una grande bevitrice, anzi, diciamocela pure tutta, riesco ad ubriacarmi pure con un boero. Ho iniziato, da quando vengo a casa tua, a sorseggiare del buon vino bianco, e l’ultima volta siamo passati al nero. Abbiamo incominciato per “scimmiottare” i personaggi dei films americani, che hanno sempre un bicchiere in mano, mentre cucinano, preparano il tavolo, mangiano. Solo quattro dita di vino, mi versi, adesso anche cinque, e mi dura per tutto il pranzo.Barcellona, Plaça d'Espanya, Font Magica in tutti i suoi colori e musiche, e per completare la serata, cena tutta catalana, un ristorante fantastico, tavolo all’aperto, profumo invitante, tu che ordini nel tuo spagnolo impeccabile: paella per due e un litro di sangria, io che ti dico “Ma sei pazzo, io non bevo tutto quel vino”, tu che sorridi, anzi ridi, e da buon cavaliere me ne versi un bicchiere: ho sete, ho caldo, ho fame... ed ecco che scatta quel fattore eccezionale in cui ci si dice “ma si dai...che sarà mai...”,e così bevo... “Mamma mia che goduria”, e come è scesa giù senza accorgermi. Poi la paella, ma non era per due, ma per tre o quattro sicuramente. Buona, divina, e anche se stavo per scoppiare non ho rinunciato all’ultima forchettata. Finita anche la sangria. Ma quanti bicchieri ho bevuto? Tu versavi e io bevevo. Non ricordo, se mi sono rifiutata qualche volta e tu hai insistito oppure ho fatto tutto da sola. Comunque, alla fine mi sono ritrovata a chiedermi come mai faceva ancora così caldo malgrado era mezzanotte e c’era una leggera brezza che scompigliava un po’ i capelli, e che era quel giramento di testa che avevo, e perché tu mi tenevi così stretta a te e continuavi a dirmi che ero bella.Ricordo che ero sempre stretta a te, ridevo, ridevi, parlavi, ti fermavi, mi baciavi, non capivo più niente, non so dire neanche se ero ubriaca o no. Vaghi ricordi, caldo, l’arrivo in albergo a piedi scalzi e le scarpe in mano, e ritrovarmi al mattino, nel letto tutta nuda abbracciata a te!
leggera follia
Non sono una grande bevitrice, anzi, diciamocela pure tutta, riesco ad ubriacarmi pure con un boero. Ho iniziato, da quando vengo a casa tua, a sorseggiare del buon vino bianco, e l’ultima volta siamo passati al nero. Abbiamo incominciato per “scimmiottare” i personaggi dei films americani, che hanno sempre un bicchiere in mano, mentre cucinano, preparano il tavolo, mangiano. Solo quattro dita di vino, mi versi, adesso anche cinque, e mi dura per tutto il pranzo.Barcellona, Plaça d'Espanya, Font Magica in tutti i suoi colori e musiche, e per completare la serata, cena tutta catalana, un ristorante fantastico, tavolo all’aperto, profumo invitante, tu che ordini nel tuo spagnolo impeccabile: paella per due e un litro di sangria, io che ti dico “Ma sei pazzo, io non bevo tutto quel vino”, tu che sorridi, anzi ridi, e da buon cavaliere me ne versi un bicchiere: ho sete, ho caldo, ho fame... ed ecco che scatta quel fattore eccezionale in cui ci si dice “ma si dai...che sarà mai...”,e così bevo... “Mamma mia che goduria”, e come è scesa giù senza accorgermi. Poi la paella, ma non era per due, ma per tre o quattro sicuramente. Buona, divina, e anche se stavo per scoppiare non ho rinunciato all’ultima forchettata. Finita anche la sangria. Ma quanti bicchieri ho bevuto? Tu versavi e io bevevo. Non ricordo, se mi sono rifiutata qualche volta e tu hai insistito oppure ho fatto tutto da sola. Comunque, alla fine mi sono ritrovata a chiedermi come mai faceva ancora così caldo malgrado era mezzanotte e c’era una leggera brezza che scompigliava un po’ i capelli, e che era quel giramento di testa che avevo, e perché tu mi tenevi così stretta a te e continuavi a dirmi che ero bella.Ricordo che ero sempre stretta a te, ridevo, ridevi, parlavi, ti fermavi, mi baciavi, non capivo più niente, non so dire neanche se ero ubriaca o no. Vaghi ricordi, caldo, l’arrivo in albergo a piedi scalzi e le scarpe in mano, e ritrovarmi al mattino, nel letto tutta nuda abbracciata a te!