Creato da veuve_cliquot il 10/01/2011

La Specola

"Non mi piace la via che conduce qui e là. Non bevo alla fonte verso cui tutti s'intruppano. Detesto ciò che é comune, popolare e senza regole" Callimaco

 

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GIOVANI

Post n°115 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da veuve_cliquot

Miniatura medioevale: Università

 

In questi giorni, in conseguenza dell’infelice frase del vice ministro del lavoro, si parla molto di giovani e di università. Ma vorrei raccontare un fatterello personale: proprio nei giorni scorsi, chiacchierando al telefono con la mia migliore amica (che sfortunatamente non abita nella mia città), mi dice che il figlio, laureatosi a Luglio in architettura, ora lavora. Lavora a 200 km da casa sua per uno stipendio di 1200 euro, presso uno studio di architettura. Il commento di sua madre è stato: è poco, ma è giusto che inizi a lavorare e si faccia un’esperienza. Premetto che la madre è una persona che sta piuttosto bene economicamente. Adesso vi parlo un po’ di questo ragazzo: presa la laurea breve in tre anni, chiese a sua madre “un anno sabatico” e per sei mesi se ne andò negli Stati Uniti per imparare bene l’inglese e riuscì a mantenersi facendo il muratore e il cameriere. Poi tornò in Italia e continuò a guadagnare qualche liretta con dei lavoretti fra cui quello di modello fotografico (è un bel ragazzo). Si è quindi iscritto ai due anni successivi di università e il secondo anno, in uno scambio di studenti tra università, è andato per un anno a lavorare (solo vitto e alloggio) in uno studio di architettura di Shangai. E’ ritornato in Italia, si è laureato e ora lavora a 1200 euro al mese, lavoro di cui è felicissimo. Lavora lontano da casa e divide un appartamento di due stanze con un amico di liceo che è ingegnere.

Perché ho raccontato tutta questa storia? Forse per scandalizzare qualcuno che un ragazzo con laurea e con queste esperienze ora lavora per una cifra simile a quella di un operaio? No, sia io che sua madre commentavamo che era giusto che lavorasse anche per questa cifra minima (la madre potrebbe mantenerlo senza problemi) perché così entrava nel mondo del lavoro, faceva esperienza e senza dubbio avrebbe poi trovato qualche cosa di meglio. Dimenticavo, questo ragazzo ha 26 anni e si è laureato alla facoltà di architettura di Milano. Sua sorella dopo la laurea in scienze motorie ha seguito un corso pluriennale di osteopatia, pagandosi gli studi facendo l’insegnante di nuoto, e ora ha aperto uno studio che funziona piuttosto bene.

Potrei dire lo stesso di mio nipote che dopo i tre anni a scienze politiche ha trovato lavoro presso una casa editrice a 1200 euro al mese (deve essere una retribuzione standard) e intanto prosegue all’università per portare a termine gli altri due anni in perfetta linea con gli esami. O di sua sorella che è  entrata in banca dopo un concorso in cui non ha avuto nessuna raccomandazione (essendo figlia di mia sorella, di questo sono sicura),e che ora è riuscita, dopo 4 anni di contratto a tempo definito ad aver rinnovato il contratto a tempo indefinito. La compagna di mio nipote, laureata in matematica, insegna come titolare di questa materia in un liceo.

Ma solo io conosco ragazzi che vengono da un altro pianeta? O sono ragazzi che si sono impegnati tantissimo (di questo sono sicura), che non hanno mollato, che piuttosto sono andati via da casa capendo che rimanere sotto casa li avrebbe penalizzati (anche i figli di mia sorella non lavorano dove abita la madre), o forse non appartengono alla categoria degli sfigati. Ma forse “sfidare la sfiga” potrebbe essere una soluzione. Forse pensare che anche se ci si laurea in scienze politiche questo non implica automaticamente un posto in un’ambasciata, o se architetti la proposta di costruire il nuovo centro culturale di Berlino ma si può anche cominciare a lavorare in una piccola casa editrice o in un piccolo studio di architettura a 1200 euro al mese, che questo è solo l’inizio e l’esperienza porterà in futuro qualche cosa di meglio.

Questi ragazzi di cui vi parlo sono ragazzi concreti, che hanno programmato il loro futuro, che hanno lasciato blaterare le loro mamme quando andavano lontano (tanto c’ero io che le dovevo consolare al telefono!), che hanno capito che il lavoro non ti viene a cercare ma devi essere tu che lo cerchi e accetti, almeno all’inizio, delle paghe non certo all’altezza dei propri studi e lontano da casa. Evidentemente in queste storie c’è un mix di capacità, forte impegno negli studi, volontà, accettazione, capacità di vedere oltre e di prendere come esperienze da sfruttare, le situazioni attuali. Evidentemente dietro alle spalle hanno avuto famiglie che li hanno sostenuti in questi loro sforzi, che hanno avuto fiducia in loro, che hanno dato loro coraggio: sapevano che, se andava male, c’era sempre il “paracadute”. Ma del “paracadute” non hanno avuto bisogno, hanno solo utilizzato la fiducia che da questo affetto derivava loro.

In fondo io credo che chi vale, prima o poi, riesce a far vedere questo valore; basta non lasciarsi andare, continuare a lottare, non pensare solo che va avanti chi ha raccomandazioni: forse per queste persone tutto sarà più facile, avranno il posto sotto casa e uno stipendio iniziale più decente. Ma è inutile continuare a rimuginare questa manfrina, queste persone esistono e nella nostra Italia sono ineliminabili ma i giovani non devono farsi scoraggiare da queste situazioni, devono andare avanti sapendo che prima o poi chi vale avrà la sua parte. E magari, vedere le cose da un punto di vista differente: invece di parlare di “sfruttamento”, perché non parlare di “prima occasione”? Forse riuscire a dare alle parole un significato diverso e vedere le cose da un punto di vista differente, potrebbe essere un piccolo aiuto.                         

 

 
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