Creato da veuve_cliquot il 10/01/2011

La Specola

"Non mi piace la via che conduce qui e là. Non bevo alla fonte verso cui tutti s'intruppano. Detesto ciò che é comune, popolare e senza regole" Callimaco

 

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TECNOLOGIA

Post n°118 pubblicato il 12 Febbraio 2012 da veuve_cliquot

J.F. Millet: Il forno

 

La neve  caduta così copiosamente in questi giorni mi ha fatto capire quanto dipendiamo dalla tecnologia: senza luce, telefono, acqua, le persone sono rimaste realmente isolate e in pericolo. Non mi riferisco alle grandi città, ma ai paesi di montagna dove la neve, raggiungendo e superando il metro di altezza, ha realmente messo in difficoltà interi paesi e le persone hanno veramente rischiato di morire di fame e di freddo: ormai siamo totalmente dipendenti dalla tecnologia e diventa difficile cavarsela senza.

Eppure credo che in passato di nevicate come queste e di gente bloccata dalla neve ce ne sia stata, ma si riusciva a sopravvivere. Forse non si aspettava la protezione civile o i vigili del fuoco che portassero aiuti e si prevedeva già di poter rimanere bloccati dalla neve per molto tempo.

Quando non c’era la corrente elettrica o il gas a illuminare o scaldare le case, in estate si facevano le scorte per l’inverno. Ci si scaldava con il fuoco dei camini per cui nella bella stagione si metteva da parte la legna per l’inverno, si facevano scorte alimentari, olio, farina con cui fare il pane in casa, forme di formaggio da conservare, frutta appesa ai tralicci dei tetti da mangiare in inverno. Per l’acqua si faceva sciogliere la neve e si andava a dormire quando faceva buio per non consumare l’olio della lampada e, soprattutto, i vecchi non vivevano soli ma abitavano con figli e nipoti che li accudivano. Si era abituati a cavarsela senza aiuti e si viveva normalmente senza televisione, telefoni, p.c.

Adesso, (e non faccio una critica a coloro che finalmente raggiunti dai soccorsi si lamentano di essersi trovati in situazioni drammatiche perché anch’io mi sarei trovata nella stessa situazione), ci si rende conto che senza tutte queste cose che la tecnologia ci ha messo a disposizione, non si può più vivere, si rischia veramente di morire. Non rimpiango nemmeno quei tempi, allora la vita era veramente dura e si moriva molto facilmente per banali infezioni e la selezione naturale faceva sopravvivere solo i più forti, ma, senza dubbio, erano persone che sapevano cavarsela con poco e soprattutto prevedendo sempre il peggio.

Adesso non prevediamo più che qualche “incidente” possa privarci di tutte quelle cose che riteniamo indispensabili e la tecnica è diventata una condizione imprescindibile dell’esistenza umana: abbiamo smesso di pensare a come scaldarci, illuminarci, far la spesa: basta pigiare un bottone, ruotare una manopola, prendere la macchina e andare al più vicino supermercato e tutto è risolto. E siamo perciò diventati incapaci di vivere senza quel tasto, quella manopola, quella macchina. Abbiamo demandato alla tecnica di fare quello che ormai siamo incapaci di fare. E diventiamo impotenti quando una linea telefonica o un traliccio della corrente elettrica viene bloccato dalla neve. Non abbiamo più camini in casa o anche se li abbiamo c’è solo un po’ di legna per qualche serata fra amici. Abbiamo il surgelatore per le scorte alimentari, ma se va via la corrente elettrica, esso resiste al massimo 48 ore. E chi sa più impastare il pane o ha un forno per farlo cuocere? E soprattutto, come passare il tempo senza televisione o internet?

Ma la tecnologia in questi giorni sta mostrando i suoi limiti e noi siamo diventati dipendenti da essa come un neonato dalla sua mamma: dobbiamo solo sperare che essa non ci abbandoni, rischiamo veramente di morire di freddo e di fame!

 

 

 
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