I libri di Simone Manservisi, alias
Tony Stantuffo, alias
Dottor Manser, mi spiazzano sempre, nel finale, e questo è un pregio non da poco, secondo me, in un libro.Stavolta però in parte avevo intuito che nella definizione: 'L'uomo dalle belle opere mancate' ci poteva essere nascosto un flash sulla conclusione e ci avevo in parte preso. Questa frase con il relativo parallelo tra Tony, protagonista del libro, e Baudelaire mi era rimasta in mente quando l'avevo letta in seconda pagina nei 'preliminari' del libro e mi si riproponeva man mano che leggevo.Tony, il protagonista, persona sofferente degli schemi, razionale tanto da sfuggire alla ragione facendo cose che, per i normali, rasentano la follia - come la volta che si fuma un assegno - disincantato rispetto a sentimenti e ideali, è un personaggio manservisiano doc.E anche la vena surreale che percorre il libro è tipica dei libri di Simone; chi ha letto come me 'La grande inculata' o 'Lo strano caso di gastrite del sig. Bartezzaghi' se l'aspetta, quella vena di mistero e di irreale.Un mistero che stavolta è rappresentato da un quaderno rosso che si materializza e si smaterializza nella vita del protagonista, e che solo alla fine, alla luce di una candela, gli illuminerà la strada; ma... tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac... Un libro più maturo degli altri, questo di Simone, più consapevole, con un finale disincantato e, per me che vado in panico al chiuso, con forte impatto claustrofobico. Ma non per la situazione in cui si trova il protagonista, o meglio non solo per quella; soprattutto perché mi sono trovata a ripercorrere a ritroso la vita di Tony e a farne un parallelo con la mia, chiedendomi se, quando il mio quaderno rosso si materializzerà per l'ultima volta, scoprirò anche io di aver avuto qualche rappresentante della A.B.F ( Associazione Barbieri Filantropi) che ha rasato le mie illusioni e mi ha ridotta ad un personaggio conforme che non ha seguito la strada. Non avendo trovato risposta a questa domanda, mi sono affidata alla locuzione 'E fu così che...' , locuzione che tanto piace a Tony e grazie alla quale fu così che ho lasciato l'interrogativo aperto.Un libro bello, scritto bene, con una scrittura molto curata ( che non è cosa usuale affatto, oggi!) e che coinvolge chi lo legge. Che dire di più? Solo le ultime due cose: a Simone complimenti di cuore, amico mio!E a voi amici blogger: accattatevill!