Una questionedi democraziadi EZIO MAURO Non è l'aspetto penale (di cui nulla sappiamo) il punto più importantedell'inchiesta dei magistrati di Trani che indaga il presidente del Consiglio,il direttore del Tg1 e un commissario dell'Authority sulle Comunicazioni.L'ipotesi di concussione verrà vagliata dalla giustizia, e certamente il capodel governo avrà modo di difendersi e di far sentire le sue ragioni, o di farpesare le norme che bloccano di fatto ogni accertamento giudiziario sulsuo conto, facendone un cittadino diverso da tutti gli altri, uguale soltanto all'immagine equestre che ha di se stesso.Ma c'è una questione portata alla luce da questa inchiesta che non si puòevitare e domina con la sua evidenza eloquente questa fase travagliatadi agonia politica in cui si trova il berlusconismo. La questione è l'usoprivato dello Stato, dei pubblici servizi creati per la collettività, dellapresidenza del Consiglio, persino delle Autorità di garanzia, che hannonel loro statuto l'obbligo alla "lealtà e all'imparzialità", per nondeterminare "indebiti vantaggi" a qualcuno.Siamo di fronte a una illegalità che si fa Stato, un abuso che divienesistema, un disordine che diventa codice di comportamento e digaranzia per chi comanda.Con la politica espulsa e immiserita a cornice retorica e richiamoideologico, sostituita com'è nella pratica quotidiana dal comando,che deforma il potere perché cerca il dominio. Questi sono trattidi regime, perché il sovrano prova a mantenere il consensoattraverso la manipolazione dell'informazione di massa, inquinandole Autorità di controllo poste a tutela dei cittadini, con un'azionesistemica di minaccia e di controllo che avviene in forma occulta,all'ombra di un conflitto di interessi già gigantesco e ripugnantead ogni democrazia. Il controllo padronale e politico sull'universotelevisivo (unico caso al mondo per un leader politico) non bastapiù quando la politica latita e la realtà irrompe. Bisognaandare oltre, deformando là dove non si riesce a governare,calpestando là dove non basta il controllo.Così il presidente del Consiglio, a capo di un Paese in perditacostante di velocità, passa le sue giornate tenendo a rapportoun commissario dell'Agcom per confessargli le sue paure nonper la crisi economica internazionale, ma per due trasmissionidi Michele Santoro, dove la libera informazione avrebbe parlatodel processo Mills e del caso Spatuzza, corruzione e mafia. I dueparlano come soci, o come complici, o come servo e padrone,cercando qualche mezzo - naturalmente illecito perché la Rainon dipende né dall'uno né dall'altro - per cancellare Santoro:e l'uomo di garanzia propone al premier di trovare qualcuno cheinventi un esposto (lui che come commissario dovrebbe ricevere ledenunce e imparzialmente giudicarle) incaricandosi poi direttamentee volentieri di provvedere all'assistenza legale per il volenteroso.Poi il premier parla direttamente con il direttore del Tg1, manifestandole sue preoccupazioni, e il "direttorissimo" (come lo chiama il primoministro) il giorno dopo va in onda puntualissimo con un editorialecontro Spatuzza. Infine, lo statista trova il tempo addirittura perlamentarsi della presenza mia e di Scalfari a "Parla con me", unadelle pochissime trasmissioni Rai che ha invitato "Repubblica": sicontano sulle dita della mano di un mutilato, mentre il giornalismodi destra vive praticamente incollato alle poltrone bianche di "Portaa porta" e ad altri divani di Stato.La fluida normalità di questi eventi, che sarebbero eccezionali egravissimi in ogni Paese occidentale, rivela un metodo, porta agalla un "sistema". Citando Conrad, l'avevamo chiamata "strutturadelta", un meccanismo che opera quotidianamente e in profonditànello spazio tra l'informazione e la politica, orientando passo perpasso la prima nella lettura della seconda: in modo da ri-costruirela realtà espellendo i fatti sgraditi al potere o semplicementerendendoli incomprensibili, per disegnare un paesaggio virtuosoin cui rifulgano le gesta del Principe. Oggi si scopre che il premier è il vero capo operativo della "strutturadelta" e non solo l'utilizzatore finale. Lui stesso dà gli ordini,inventa le manipolazioni della realtà, minaccia, evoca i nemici,suggerisce le liste di proscrizione, deforma il libero mercato televisivo,addita i bersagli.Che farà quest'uomo impaurito con i servizi segreti che dipendonoformalmente dal suo ufficio, se usa in modo così automatico edisinvolto la dirigenza della Rai e le Autorità di garanzia,istituzionalmente estranee al suo comando? Come li sta usando,nell'ombra e nell'illegalità, contro gli stessi giornalisti che lo preoccupanoe che vorrebbe cancellare, in una sorta di editto bulgaro permanente?La sfortuna freudiana ha portato ieri Bondi a evocare una "cabina diregia" di giudici e sinistre, proprio mentre il Gran Regista fornivaun'anteprima sontuosa del suo iperrealismo da partito unico, areti unificate. La coazione gelliana a ripetere ha spinto Cicchittoa evocare il "network dell'odio", proprio quando il Capo del networkdell'amore insulta avversari e magistrati, in una destra di governoormai e sempre più ridotta alla ragione sociale della P2, che volevaoccupare lo Stato, non governarlo. L'istinto ha condotto La Russaad afferrare per il bavero un giornalista critico del leader, alzandole mani come la guardia pretoriana di un sovrano alla vigilia del golpe,proprio nel momento in cui un collaboratore si chinava in direttatelevisiva sul premier suggerendogli la risposta giusta, in un fuorionda del potere impotente che certo finirà nei siparietti quotidianidi Raisat.La verità è che ogni traccia di amministrazione è scomparsa,nell'orizzonte berlusconiano del 2010, ogni spazio di politica èprosciugato. Questo, è ora di dirlo, non è più un governo (salvoforse Tremonti, che bene o male si ricorda di guidare un dicastero),non è una coalizione, non è nemmeno un partito. Stiamo assistendoin diretta alla decomposizione di una leadership, a un potere inpanne, nella sua pervasiva estensione immobile che non producepiù nulla, nemmeno consenso, se è vero il declino deisondaggi.Era facile prevedere che l'agonia politica del berlusconismo sarebbestata terribile, e le istituzioni pagheranno nei prossimi mesi un prezzomolto alto. Non abbiamo ancora visto il peggio. Ma non pensavamoa questo spettacolo quotidiano di un sovrano sempre più assoluto esempre meno capace di autorità: costretto in pochi giorni a rimediarecon un decreto di maggioranza a errori elettorali del suo partito,mentre è obbligato a bloccare il Parlamento con due leggi ad personamche lo sottraggono ai suoi giudici, sempre più ossessionato dalla minimaquantità di libera informazione che ancora sopravvive in questo Paese.Nessuno di questi problemi, ormai, si risolve nelle regole. La deformazioneè il nuovo volto della politica, l'abuso la sua costante. Si pone unaquestione di democrazia, fatta di sostanza e di forma, equilibrio tra i poteri,rispetto delle istituzioni, ma anche semplicemente di senso del limitecostituzionale, di rispetto minimo dello Stato e della funzione che grazieal voto dei cittadini si esercita pro tempore. Questo e non altro - lacornice della Costituzione - porterà oggi in piazza a Roma migliaia dipersone. È un sentimento utile a tutto il Paese, comunque voti.Un Paese che non merita questa riduzione miserabile della politica acalco vuoto di un sistema senza più un'anima, in un mix finale di proterviae di impotenza che dovrebbe preoccupare tutti: a sinistra e persinoa destra. fonte:http://www.repubblica.it/politica/2010/03/13/news/una_questione_di_democrazia-2632503/
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Una questionedi democraziadi EZIO MAURO Non è l'aspetto penale (di cui nulla sappiamo) il punto più importantedell'inchiesta dei magistrati di Trani che indaga il presidente del Consiglio,il direttore del Tg1 e un commissario dell'Authority sulle Comunicazioni.L'ipotesi di concussione verrà vagliata dalla giustizia, e certamente il capodel governo avrà modo di difendersi e di far sentire le sue ragioni, o di farpesare le norme che bloccano di fatto ogni accertamento giudiziario sulsuo conto, facendone un cittadino diverso da tutti gli altri, uguale soltanto all'immagine equestre che ha di se stesso.Ma c'è una questione portata alla luce da questa inchiesta che non si puòevitare e domina con la sua evidenza eloquente questa fase travagliatadi agonia politica in cui si trova il berlusconismo. La questione è l'usoprivato dello Stato, dei pubblici servizi creati per la collettività, dellapresidenza del Consiglio, persino delle Autorità di garanzia, che hannonel loro statuto l'obbligo alla "lealtà e all'imparzialità", per nondeterminare "indebiti vantaggi" a qualcuno.Siamo di fronte a una illegalità che si fa Stato, un abuso che divienesistema, un disordine che diventa codice di comportamento e digaranzia per chi comanda.Con la politica espulsa e immiserita a cornice retorica e richiamoideologico, sostituita com'è nella pratica quotidiana dal comando,che deforma il potere perché cerca il dominio. Questi sono trattidi regime, perché il sovrano prova a mantenere il consensoattraverso la manipolazione dell'informazione di massa, inquinandole Autorità di controllo poste a tutela dei cittadini, con un'azionesistemica di minaccia e di controllo che avviene in forma occulta,all'ombra di un conflitto di interessi già gigantesco e ripugnantead ogni democrazia. Il controllo padronale e politico sull'universotelevisivo (unico caso al mondo per un leader politico) non bastapiù quando la politica latita e la realtà irrompe. Bisognaandare oltre, deformando là dove non si riesce a governare,calpestando là dove non basta il controllo.Così il presidente del Consiglio, a capo di un Paese in perditacostante di velocità, passa le sue giornate tenendo a rapportoun commissario dell'Agcom per confessargli le sue paure nonper la crisi economica internazionale, ma per due trasmissionidi Michele Santoro, dove la libera informazione avrebbe parlatodel processo Mills e del caso Spatuzza, corruzione e mafia. I dueparlano come soci, o come complici, o come servo e padrone,cercando qualche mezzo - naturalmente illecito perché la Rainon dipende né dall'uno né dall'altro - per cancellare Santoro:e l'uomo di garanzia propone al premier di trovare qualcuno cheinventi un esposto (lui che come commissario dovrebbe ricevere ledenunce e imparzialmente giudicarle) incaricandosi poi direttamentee volentieri di provvedere all'assistenza legale per il volenteroso.Poi il premier parla direttamente con il direttore del Tg1, manifestandole sue preoccupazioni, e il "direttorissimo" (come lo chiama il primoministro) il giorno dopo va in onda puntualissimo con un editorialecontro Spatuzza. Infine, lo statista trova il tempo addirittura perlamentarsi della presenza mia e di Scalfari a "Parla con me", unadelle pochissime trasmissioni Rai che ha invitato "Repubblica": sicontano sulle dita della mano di un mutilato, mentre il giornalismodi destra vive praticamente incollato alle poltrone bianche di "Portaa porta" e ad altri divani di Stato.La fluida normalità di questi eventi, che sarebbero eccezionali egravissimi in ogni Paese occidentale, rivela un metodo, porta agalla un "sistema". Citando Conrad, l'avevamo chiamata "strutturadelta", un meccanismo che opera quotidianamente e in profonditànello spazio tra l'informazione e la politica, orientando passo perpasso la prima nella lettura della seconda: in modo da ri-costruirela realtà espellendo i fatti sgraditi al potere o semplicementerendendoli incomprensibili, per disegnare un paesaggio virtuosoin cui rifulgano le gesta del Principe. Oggi si scopre che il premier è il vero capo operativo della "strutturadelta" e non solo l'utilizzatore finale. Lui stesso dà gli ordini,inventa le manipolazioni della realtà, minaccia, evoca i nemici,suggerisce le liste di proscrizione, deforma il libero mercato televisivo,addita i bersagli.Che farà quest'uomo impaurito con i servizi segreti che dipendonoformalmente dal suo ufficio, se usa in modo così automatico edisinvolto la dirigenza della Rai e le Autorità di garanzia,istituzionalmente estranee al suo comando? Come li sta usando,nell'ombra e nell'illegalità, contro gli stessi giornalisti che lo preoccupanoe che vorrebbe cancellare, in una sorta di editto bulgaro permanente?La sfortuna freudiana ha portato ieri Bondi a evocare una "cabina diregia" di giudici e sinistre, proprio mentre il Gran Regista fornivaun'anteprima sontuosa del suo iperrealismo da partito unico, areti unificate. La coazione gelliana a ripetere ha spinto Cicchittoa evocare il "network dell'odio", proprio quando il Capo del networkdell'amore insulta avversari e magistrati, in una destra di governoormai e sempre più ridotta alla ragione sociale della P2, che volevaoccupare lo Stato, non governarlo. L'istinto ha condotto La Russaad afferrare per il bavero un giornalista critico del leader, alzandole mani come la guardia pretoriana di un sovrano alla vigilia del golpe,proprio nel momento in cui un collaboratore si chinava in direttatelevisiva sul premier suggerendogli la risposta giusta, in un fuorionda del potere impotente che certo finirà nei siparietti quotidianidi Raisat.La verità è che ogni traccia di amministrazione è scomparsa,nell'orizzonte berlusconiano del 2010, ogni spazio di politica èprosciugato. Questo, è ora di dirlo, non è più un governo (salvoforse Tremonti, che bene o male si ricorda di guidare un dicastero),non è una coalizione, non è nemmeno un partito. Stiamo assistendoin diretta alla decomposizione di una leadership, a un potere inpanne, nella sua pervasiva estensione immobile che non producepiù nulla, nemmeno consenso, se è vero il declino deisondaggi.Era facile prevedere che l'agonia politica del berlusconismo sarebbestata terribile, e le istituzioni pagheranno nei prossimi mesi un prezzomolto alto. Non abbiamo ancora visto il peggio. Ma non pensavamoa questo spettacolo quotidiano di un sovrano sempre più assoluto esempre meno capace di autorità: costretto in pochi giorni a rimediarecon un decreto di maggioranza a errori elettorali del suo partito,mentre è obbligato a bloccare il Parlamento con due leggi ad personamche lo sottraggono ai suoi giudici, sempre più ossessionato dalla minimaquantità di libera informazione che ancora sopravvive in questo Paese.Nessuno di questi problemi, ormai, si risolve nelle regole. La deformazioneè il nuovo volto della politica, l'abuso la sua costante. Si pone unaquestione di democrazia, fatta di sostanza e di forma, equilibrio tra i poteri,rispetto delle istituzioni, ma anche semplicemente di senso del limitecostituzionale, di rispetto minimo dello Stato e della funzione che grazieal voto dei cittadini si esercita pro tempore. Questo e non altro - lacornice della Costituzione - porterà oggi in piazza a Roma migliaia dipersone. È un sentimento utile a tutto il Paese, comunque voti.Un Paese che non merita questa riduzione miserabile della politica acalco vuoto di un sistema senza più un'anima, in un mix finale di proterviae di impotenza che dovrebbe preoccupare tutti: a sinistra e persinoa destra. fonte:http://www.repubblica.it/politica/2010/03/13/news/una_questione_di_democrazia-2632503/