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Ricordo di Adriano Olivetti

Post n°989 pubblicato il 27 Febbraio 2016 da Aldus_r

Oggi, 27 febbraio 2016, rinnoviamo il dolore per la improvvisa morte di Adriano Olivetti avvenuta a seguito di un infarto fulminante il 27 febbraio 1960 sul treno per Losanna. 
Da allora sono trascorsi 56 anni. Il nostro ricordo, apprezzamento e, soprattutto, riconoscenza per gli insegnamenti che ci ha dato il grande e illuminato imprenditore e uomo di cultura, che diede, anche, tanto onore all'Italia..., "è immutato". 
La storia non si fa con i “se”. Però viene istintivo domandarsi che strada avrebbe preso l’industria e il capitalismo italiano se, il 27 febbraio 1960, Adriano Olivetti non fosse morto su quel maledetto treno diretto in Svizzera.
“Olivetti Adriano di Camillo, classifica: sovversivo”. Così sta scritto sulla copertina del dossier che il "Comando di pubblica sicurezza" di Aosta apre su Adriano nel giugno del 1931. Quanto ignoranti sono le menti, e ottuse le ideologie dittatoriali, se classificano "sovversivo", cioé "ribelle" con chiare idee rivoluzionarie e di sovvertimento dell'ordine politico, un uomo mite, timido, altruista e generoso che ha molto chiaro nella mente come progetto, non quello di ostacolare ma promuovere cultura, senso civico, coesione e promozione sociale, progresso civile, amore e rispettto per il prossimo, sia nella Fabbrica che nel territorio nel quale la fabbrica stessa insiste. 
Adriano, uno dei più eclettici, colti e geniali imprenditori che l’Italia abbia mai avuto, è possibile che possa essere considerato un "pericoloso ribelle", per avere capovolto il modo di gestire con nuove regole la sua Fabbrica per far crescere produzione merceologica e diffondere conoscenza e cultura? forse sì! Adriano è stato considerato un "ribelle", per il modo nuovo (incompreso) di fare l'omprenditore, dai detrattori imbelli, ottusi, ignoranti ed egoisti del suo tempo.
Come può essere "sovversivo e rivoluzionario" un uomo che afferma: "Chi opera secondo giustizia opera bene e apre la strada al progresso. Chi opera secondo carità segue l'impulso del cuore e fa altrettanto bene, ma non elimina le cause del male che trovano luogo nell'umana ingiustizia".
Dai suoi detrattori è stato considerato, anche, un utopista e visionario. 
Come può essere un utopista e visionario un uomo che realizza tutte le cose che ha sognato e quelle che ha voluto? 
Egli è stato un grande realizzatore, non un utopista. Adriano aveva capacità di visione e previsione, caratteristiche di qualità che hanno fatto sì che la produzione industriale crescesse con percentuali a 4 cifre. Sotto la spinta di Adriano la Olivetti ha vissuto il maggior successo commerciale internazionale, capace di coprire un terzo del mercato mondiale dei prodotti per l'ufficio. 
La Olivetti, sotto la guida di Adriano, ha donato al nostro Paese un patrimonio di cultura industriale, tanta umanità, passione per il lavoro e professionalità manageriale "incomparabili e non disperdibili". Adriano è stato “profeta in patria” (inascoltato) di un modello nuovo e avvenieristico d'impresa, ma anche, l’ideatore e fondatore del Movimento politico "Comunità" che prevedeva una riforma costituzionale federale dello Stato.
Il percorso della Olivetti si è interrotto e chiuso definitivamente il 28 luglio 2003, giorno in cui Tronchetti Provera, deliberando la fusione tra Telecom e Olivetti, ha fatto sparire il nome "Olivetti" dal registro dei nomi imprenditoriali e della Borsa valori.
L’Italia, grazie d Adriano, si era collocata ai vertici della storia industriale mondiale negli anni 50/60 del secolo scorso.
Il ricordo di Adriano e della nostra "Olivetti" deve aiutarci a capire che questa Italia ha bisogno d'essere rinnovata e rieducata civilmente, moralmente e imprenditorialmente sulle orme del pensiero ed esempio del grande imprenditore di Ivrea.
Non dobbiamo dimenticare Adriano, per evitare di buttare via il nostro migliore "Capitano" d'industria del novecento. Dobbiamo ricordarlo tutti i giorni. Ma soprattutto dobbiamo ricordarlo oggi che ricorre il giorno e mese della sua tragica scomparsa. 
Semplicemente Grazie, Adriano!

 
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