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« Cause del declino e dell...La malagestione della Olivetti »

Crescita, vita e morte della Olivetti

Adriano Olivetti, quando nel 1932 prese in mano l'Azienda creata dal padre Camillo, era ossessionato dalla catena di montaggio. Precedentemente, era stato inviato negli Stati Uniti, dal suo papà, per imparare e formarsi un'idea sull'industria manifatturiera statunitense. Nel corso della sua visita, egli apprezzò tantissimo le isole di montaggio che avevano sostituito la vecchia catena. Al suo rientro ad Ivrea sostituì (immediatamente) la catena con le isole di montaggio. Fece bene, perché esse avrebbero evitato agli operai, che si fossero messi a lavorare, i movimenti ripetitivi e alienanti della catena di montaggio. Inoltre, l'isola di montaggio avrebbe consentito all'operaio di imparare l'intera costruzione di una macchina. Con il genio di Natale Cappellaro, che inventò e realizzò macchine calcolatrici uniche nel mercato mondiale, unitamente agli stabilimenti industriali voluti da Adriano per garantire il benessere dell'Uomo, la Olivetti prese il volo e si affermò su tutti i mercati internazionali. L'operazione Underwood, che costò alla Olivetti oltre 100 miliardi di lire, una fortuna, una barca di soldi per quei tempi, fu fatta al solo scopo di entrare (immediatamente) in possesso della macchina per scrivere elettrica, la Forum (la Olivetti aveva la Lexikon 80 elettrificata) e della macchina per scrivere a spaziatura differenziata, la Raphael. Come si suole dire: il costo (sproporzionato) non valse la candela. Adriano Olivetti ebbe fretta. Non volle aspettare che Natale Cappellaro completasse gli studi sulla macchina per scrivere elettrica che si chiamò ET 101, e quelli sulla macchina per scrivere a spaziatura differeziata che si chiamò EDITOR 5. Pertanto, non si acquisì la Underwood per entrare nel mercato degli Stati Uniti, in quanto la Olivetti era già presente. L'industria manifatturiera Olivetti, da quel colpo non si risollevò più. Dopo l'operazione Underwood, la Olivetti aveva raggiunto una esposizione debitoria talmente alta che le banche le avevano chiuso il credito. Il viaggio a Losanna, a mio avviso, Adriano lo intraprese per incontrare i banchieri svizzeri e chiedere loro la linea di credito che gli avevano rifiutata le banche italiane. Purtroppo, il tentativo svanì con la prematura scomparsa di Adriano. L'indebitamento fuori controllo della Olivetti rimase. La Olivetti perse anche la fiducia delle banche. Il Prof. Bruno Visentini fu il garante della famiglia Olivetti presso le banche. Non servì a nulla!

Adriano Olivetti, nel suo generoso tentativo di spingere fortemente in avanti i confini dell’Azienda, non tenne mai in grande conto il problema delle risorse finanziarie; anzi egli coltivava in generale il disprezzo per la finanza e concepiva grandi piani senza tenere in molta considerazione i conti. Infatti, l'acquisizione della Underwood creò gravi difficoltà alle finanze della Olivetti, come ho già detto. Adriano Olivetti,in visita allo stabilimento Underwood di Hartford, due giorni dopo la firma dell’accordo di New York, avrebbe esclamato: “Che impressione terribile! Se invece di starmene con gli avvocati fossi andato con gli ingegneri, mai e poi mai avrei dato il mio consenso all’operazione!” Nel frattempo Adriano, il 27 febbraio moriva, lasciando irrisolti i problemi finanziari. A questa situazione si era in parte risposto con un aumento di capitale. Ma i problemi non si risolsero. Fin dai primi anni sessanta la Olivetti versava in grave crisi finanziaria. La famiglia Olivetti fu costretta a vendere la metà delle azioni in suo possesso ad un gruppo che cercherà di rimettere in sesto l’Azienda. Del gruppo di intervento facevano parte Mediobanca, Imi, Fiat, Pirelli, La Centrale. Ma non risolsero un bel nulla. Anzi depauperarono l'Azienda che cedette alla GE il settore dell'elettronica. La P 101 non la vollero in quanto non la ritennero interessante. L'acquisizione della Olivetti da parte di De Benedetti, che avvenne nel 1978, oltre a mettere fine all'azienda manifatturiera, consentì all'ingegnere di investire gli utili conseguiti in Olivetti, che furono tanti, nella telefonia mobile e in altri settori merceologici e speculativi. Da questo momento in poi, la Olivetti si trovò sul piano inclinato della (continua) sofferenza dinanziaria che la condusse alla fine definitiva.

 

 

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