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nonnapapera69
nonnapapera69 il 04/07/18 alle 23:16 via WEB
A TUTTI GLI ESTIMATORI DI CARLO DE BENEDETTI: I quali dimostrano subito di non conoscere la realtà, quindi non possono sapere di che cosa stanno parlando quando insorgono contro chi attribuisce a CDB le cause della fine della Olivetti. I più sono giovani che non hanno vissuto la Olivetti di Adriano, ma quella successiva, quella del tramonto. La prima, grande, determinante sua colpa, da cui ne discendono fatalmente altre, è proprio la sua ignoranza, nell’acquisire la Olivetti, di ciò che era quella Azienda, dei valori culturali e sociali che conteneva, apprezzati in tutto il mondo e tali da riconoscerla oggi, unitamente alla sua città, Patrimonio dell’Umanità, il tutto per merito di Camillo ed Adriano. Potrebbe mai compiere il restauro del David o del Mosè di Michelangelo un marmista di lapidi cimiteriali? O quello degli affreschi della Cappella Sistina un pittore decoratore di sgargianti carretti siciliani? Il vile denaro non può comprare certi valori che superano qualsiasi stima monetaria essendo, questi inestimabili valori, ottenibili soltanto con le doti dello spirito: l’amore, la giustizia, la cultura, la verità, la bellezza. CDB non poteva essere all’altezza di gestire e continuare una simile impresa, non possedendo nel suo animo tali sentimenti, senza i quali dominano nell’uomo l’arroganza egoistica, l’innata megalomania, l’assoluta avidità di potere economico, la mancanza di qualsiasi riguardo verso gli altri. Gli antonimi delle qualità olivettiane. Infatti: ricordo benissimo d’aver letto sui giornali economici nazionali di allora che gli Agnelli lo cacciarono dalla Fiat, dove era entrato da poco al seguito del padre, perché si accorsero che egli stava già manovrando per voler fare loro le scarpe, per usare un gergo significativo di simili casi. E ancora: ricordo che nel suo primo discorso, appena insediato ad Ivrea, esordì scandalizzando l’inclito pubblico, composto dai Direttori di tutte le Associazioni Industriali delle Province italiane, e i Dirigenti centrali della Confindustria, presenti anche molte signore, usando spavaldamente linguaggi da caserma assolutamente offensivi per quelle orecchie, (uno per tutti “ca**i acidi” e simili). Il Direttore dell’Associazione locale era presente e, al ritorno, nel riferirmelo, si disse dispiaciuto, offeso, inorridito e fu costretto ad aggiungere: “Povera Olivetti, in che mani…..” Esatta e facile profezia, purtroppo. Come non andare con il ricordo a Camillo e ad Adriano e provarne profondo dolore? Con me, allora Concessionario della zona, era presente un funzionario della DVI di Milano, perché peroravamo insieme una importante trattativa per gestire con un nostro grosso computer d’allora l’emeroteca di quella Associazione. Uscendo, insieme commentammo: “Poveri noi!” Infatti…. Credo, pur avendo tanto altro da aggiungere e che brucia ancora sulla mia pelle, che quanto detto sopra, basti e avanzi a definire il confronto tra chi ha fondato e creato la gloriosa storia Olivetti e chi, al contrario, l’ha portata alla fine: continuare, addirittura, suonerebbe blasfemìa.
 

 
nonnapapera69
nonnapapera69 il 28/06/17 alle 12:56 via WEB
Caro Aldo, leggo sempre i tuoi scritti e mi riferisco ora alla tua lucida fotografia del fulgore e della dolorosa fine cui è stata condotta, morto Adriano, la nostra Azienda, nella quale entrambi abbiamo avuto il Bene di lavorarvi, godendo e soffrendo insieme per le sue alterne vicende. La nostra povertà culturale non ci permette di comprendere e utilizzare stabilmente a nostro vantaggio i valori necessari al bene sociale. Ieri su FB Luciano Morelli ha postato un video di una piccola fabbrica piemontese che ha creato un motore per auto elettriche d’avanguardia per caratteristiche e costi, ma che in Italia non trova finanziatori. Lo hanno scoperto però i cinesi e lo fabbricano nel loro paese dove tale veicolo è largamente utilizzato. Nel video esordisce Marchionne dall’America con l’augurio che non venga acquistata nemmeno un’auto elettrica perché egli subirebbe in tal caso la perdita di 14.000€ (forse il valore della Fiat 500 a benzina). In Italia infatti l’auto elettrica è in forte ritardo rispetto ad altri paesi. Ecco quindi il testimonial dichiarato della “nuova dieta petrolifera”, lo sponsor dell’inquinamento atmosferico, il vessillifero dell’emigrazione industriale e fiscale, a tutto danno delle risorse necessarie al nostro malandato paese. PRIMUS INTER PARES. Ciao Aldo. Con affetto. Carlo. Ps – Ritroverò il link del video in questione e te lo manderò. Caro Aldo, leggo sempre i tuoi scritti e mi riferisco ora alla tua lucida fotografia del fulgore e della dolorosa fine cui è stata condotta, morto Adriano, la nostra Azienda, nella quale entrambi abbiamo avuto il Bene di lavorarvi, godendo e soffrendo insieme per le sue alterne vicende. La nostra povertà culturale non ci permette di comprendere e utilizzare stabilmente a nostro vantaggio i valori necessari al bene sociale. Ieri su FB Luciano Morelli ha postato un video di una piccola fabbrica piemontese che ha creato un motore per auto elettriche d’avanguardia per caratteristiche e costi, ma che in Italia non trova finanziatori. Lo hanno scoperto però i cinesi e lo fabbricano nel loro paese dove tale veicolo è largamente utilizzato. Nel video esordisce Marchionne dall’America con l’augurio che non venga acquistata nemmeno un’auto elettrica perché egli subirebbe in tal caso la perdita di 14.000€ (forse il valore della Fiat 500 a benzina). In Italia infatti l’auto elettrica è in forte ritardo rispetto ad altri paesi. Ecco quindi il testimonial dichiarato della “nuova dieta petrolifera”, lo sponsor dell’inquinamento atmosferico, il vessillifero dell’emigrazione industriale e fiscale, a tutto danno delle risorse necessarie al nostro malandato paese. PRIMUS INTER PARES. Ciao Aldo. Con affetto. Carlo. Ps – Ritroverò il link del video in questione e te lo manderò.
 

 
Aldus_r
Aldus_r il 26/09/14 alle 22:03 via WEB
E' ragionavole pensarlo. Ciao
 

 
surfinia60
surfinia60 il 24/09/14 alle 16:59 via WEB
Mi trovi d'accordo, ahimé...
 

 
Aldus_r
Aldus_r il 16/05/14 alle 00:27 via WEB
Noi italiani siamo bravi a fare "il tifo", a parteggiare, per l'uno o per l'altro politico che riteniamo possa esserci utile per garantire i nostri interessi, di parte. I candidati alla politica lo sanno, e lavorano per pcrearsi il loro bacino elettorale. Io vedo il politico da un altro punto di vista: vedo in lui un servitore di tutti i cittadini, a prescindere da ideologie e interessi di parte. Adriano Olivetti, quando doveva assumere un operaio, piuttosto che un impiegato di concetto o un dirigente, non chiedeva a che conessione religiosa appartenesse, né che ideologie politiche avesse, accoglieva tutti purché fossero persone intelligenti. Erano collaboratori (così li considerava) che dovevano contribuire a migliorare il benessere di tutti e dell'Azienda per la quale lavoravano.
 

 
ormalibera
ormalibera il 11/05/14 alle 07:50 via WEB
per schiavizzare gli italiani occorre non solo distruggerne i cervelli e le capacità di ragionamento ma anche le galline. Tutte le galline dalle uova d'oro o non che davano da mangiare a milioni di italiani e prestigio internazionale sono state distrutte per poter annientare più facilmente italidioti imbevuti di pseudo religione, pseudo politica e pseudo sport.
 

 
Aldus_r
Aldus_r il 18/04/14 alle 07:13 via WEB
Ciao Lucrezia, agli industriali (Adriano Olivetti, Falk, Bassetti, Pirelli, etc... , etc... ) che consideravano l'Uomo il fattore più importante della produzione, sono subentrati i finanzieri, i quali avevano come obiettivo precipuo il conseguimento del profitto immediato. La finanza ha distrutto il tessuto industriale del nostro Paese.Ci siamo impoveriti.
 

 
ROVENTI.LABBRA
ROVENTI.LABBRA il 15/04/14 alle 21:33 via WEB
Un made in Italy costruito faticosamente letteralmente dissolto nel giro di pochi anni, si pensi alle auto, alla moda, alla tecnologia. La'aspetto più grave è che sembra importare a nessuno. Lucrezia.
 

 
Aldus_r
Aldus_r il 05/04/14 alle 21:34 via WEB
L'inizio della fine della Ing. C. Olivetti & C., S.p.A. -Ivrea è datato 1980 (io ero C.E.) quando l'Ing. Carlo De Benedetti ha iniziato a vendere le macchine di general line a tutti coloro che si presentavano alla sua scrivania con un "assegno a vista" in mano. Io, Concessionario Esclusivista, mi sono ritrovato a dovere competere, nella mia stessa zona di lavoro, con le offerte al ribasso dei miei concorrenti rivenditori Olivetti che acquistavano presso i grossisti (creati da Carletto) due macchine o quelle che loro necessitavano, a prezzo più basso e senza contratto; mentre io , essendo sotto contratto (di esclusiva!), dovevo raggiungere il budget di fine anno acquistando centinaia di macchine a prezzi al rialzo, cioè fuori mercato. Morale della "favola", nel settembre 1983 ho deciso di chiudere (definitivamente) il rapporto di (finta) esclusiva con Carletto. I miei colleghi siciliani mi hanno preso per pazzo. Loro sono rimasti tutti ed hanno avuto, nel prosieguo del tempo, grossi problemi economici. In Sicilia soltanto io nel 1983 ho avuto il coraggio (scusate la mia presunzione) di compiere l'estremo gesto che mi ha consentito di dalvarmi. Pertanto, la Olivetti di De Benedetti è finita, morta e sepolta nel settembre 19983. Il resto del calvario l'ho appreso e continuo ad apprenderlo dai miei colleghi (C.E. e dipendenti) che sono rimasti e hanno sofferto la dissoluzione finale dell'Azienda.
 

 
Aldus_r
Aldus_r il 31/03/14 alle 12:11 via WEB
La morte non è un fatto eccezionale che deve farci arrabbiare, tantomeno lasciarci delusi. La morte fa parte della vita e dobbiamo accettarla con serenità e senza (false) emozioni. Di fronte alla morte dobbiamo apprezzare ancora di più la vita e non lasciarci andare nel dolore e la sofferenza. Si suole comunemnente dire, per confortare chi ha perduto un familiare: fatti coraggio, la vita continua! Continua - è vero - finché non scoccherà l'ora di passare il testimone a coloro che rimangono. La serenità, di fronte alla morte, non deve essere mai smarrrita.
 
 
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