Manca poco a Natale e, come sempre, i miei pensieri rotolano all’indietro, fermandosi a frugare fra quei giorni di dicembre che mi vedono bambina; solo così ritrovo lo spirito natalizio, perché Natale è magia, stupore, dolce sospensione fra realtà e fantasia, cose che solo un bimbo conosce.Da grande, ogni anno, ho inseguito quell’alito che tanto mi riscaldava, per poterlo soffiare nel cuore e nella mente dei miei figli, affinché potessero anche loro vivere lo spirito del Natale. Oggi è ancora così.I ricordi risalgono a quando, rientrata a casa dopo aver assistito alla “Cantata dei pastori”, mio padre sceneggiava il momento in cui Lucifero, sconfitto, gridava: “Pluto, Pluto, apri le porte dell’inferno, che vincer non si può l’Onnipotente!” e…paffete!.faceva una capovolta sul letto seguita dalle urla di mamma che da poco lo aveva rifatto ( allora era con i materassi di lana).L’arrivo dei capitoni a casa era una festa: portati nel classico “cuoppo” di carta giallognola, venivano messi nella vasca da bagno da mio padre che ne faceva scappare sempre qualcuno per farci divertire e sempre mamma che brontolava, perché poi doveva pulire.La cucina si riempiva di mille colori e odori e……Ecco mamma che porta in tavola la zuppiera fumante, ma guai a toccare cibo se prima non dà il via alla preghiera che termina puntualmente con: “Pataterno mio, te ringraziammo ca’ faccia pe’ terra c’a ce fatto vede’ ‘nat’anno……”