sto curando le mie ferite, i miei lividi, e - lo ammetto - sono un po' acciaccata. serena e ansiosa, felice e malinconica, solare e scura... sto curando le ferite che TU mi hai provocato, che IO mi sono provocata in tanti anni in cui ho voluto credermi inattaccabile, sicura, forte.ho abbassato le difese, come non avevo mai fatto prima, neanche in questi undici mesi, e TU mi hai colpito. lo dico senza rancore, lo sai, senza cattiveria, senza paura; lo dico come fosse una cosa naturale, non ho bisogno di giustificarti, ne di capirti, ne di perdonarti. mi hai ferita, mi sono ferita, punto.ed ora mi lascio curare dal mio aguzzino, con calma, rassegnazione, perchè non potrei fare altrimenti, perchè non c'è altra medicina che questo, che l'amore smisurato che mi dai, e che mi hai dato anche mentre colpivi, nonostante tutto.forse questo dovrebbe spaventarmi, e a volte mi spaventa, ma non per quello che si può pensare, no. perchè, siamo seri, la tua colpa è minima, e lo so - non è sindrome di stoccolma, lo assicuro - lo so che sono io che mi sono lasciata colpire, sono io che ti sono corsa incontro mentre tu reggevi il coltello, e lo rifarei, lo rifarei mille volte, perchè non è detto che amare significhi solo gioia e serenità, anzi, e non è un caso che amore e amaro siano parole così simili.la mia paura è un'altra, che poi non è paura, no; la mia è piùttosto una lucida consapevolezza: lo farai, lo faremo ancora; ci feriremo a vicenda, è più cresce il nostro amore, più ci abbandoniamo l'uno all'altra, più ci feriremo.mi sto curando, per poi essere colpita nuovamente; mi stai curando, per poi attaccare di nuovo. e non farò niente, niente per evitarlo.è un lampo che passa ogni tanto, e che colpisce gli occhi, mentre ti guardo, o mentre faccio altro. è solo un lampo, e ormai passa sempe più di rado.sono tornata, ora.
Post N° 198
sto curando le mie ferite, i miei lividi, e - lo ammetto - sono un po' acciaccata. serena e ansiosa, felice e malinconica, solare e scura... sto curando le ferite che TU mi hai provocato, che IO mi sono provocata in tanti anni in cui ho voluto credermi inattaccabile, sicura, forte.ho abbassato le difese, come non avevo mai fatto prima, neanche in questi undici mesi, e TU mi hai colpito. lo dico senza rancore, lo sai, senza cattiveria, senza paura; lo dico come fosse una cosa naturale, non ho bisogno di giustificarti, ne di capirti, ne di perdonarti. mi hai ferita, mi sono ferita, punto.ed ora mi lascio curare dal mio aguzzino, con calma, rassegnazione, perchè non potrei fare altrimenti, perchè non c'è altra medicina che questo, che l'amore smisurato che mi dai, e che mi hai dato anche mentre colpivi, nonostante tutto.forse questo dovrebbe spaventarmi, e a volte mi spaventa, ma non per quello che si può pensare, no. perchè, siamo seri, la tua colpa è minima, e lo so - non è sindrome di stoccolma, lo assicuro - lo so che sono io che mi sono lasciata colpire, sono io che ti sono corsa incontro mentre tu reggevi il coltello, e lo rifarei, lo rifarei mille volte, perchè non è detto che amare significhi solo gioia e serenità, anzi, e non è un caso che amore e amaro siano parole così simili.la mia paura è un'altra, che poi non è paura, no; la mia è piùttosto una lucida consapevolezza: lo farai, lo faremo ancora; ci feriremo a vicenda, è più cresce il nostro amore, più ci abbandoniamo l'uno all'altra, più ci feriremo.mi sto curando, per poi essere colpita nuovamente; mi stai curando, per poi attaccare di nuovo. e non farò niente, niente per evitarlo.è un lampo che passa ogni tanto, e che colpisce gli occhi, mentre ti guardo, o mentre faccio altro. è solo un lampo, e ormai passa sempe più di rado.sono tornata, ora.