La tradizione celtica fa risalire tra il 31 gennaio, il 1 e il 2 febbraio, la festività di Imbolc o candelora che rappresenta, secondo la tradizione, lo scorrere del tempo tra il buio e il gelo dell’inverno e il graduale ritorno della luce. È una festività che celebra l’attesa della primavera, del risveglio di Madre Terra. Chiamata anche festa del latte, perché coincide col primo latte delle pecore, annuncia spiritualmente l’arrivo di un nuovo ciclo di vita e di attività. L’emergere continuo delle realtà neopagane, cominciato forse dalla pubblicazione alla fine del 1800 di un manoscritto donato dalla Strega Maddalena allo scrittore Charles Leland (esoterista ed appassionato di tematiche stregoniche), portano il ritorno di antiche festività Sacre chiamate generalmente Sabba e praticate oggi dagli adepti della Wicca, culto della Grande Madre e del Dio Padre, di derivazione pagana e fondata da Gerald Gardner, ma anche dai pagani tradizionalisti e neopagani di questo secolo. Imbolc è una festa di purificazione collegata alla dea Brigit che la cultura cristiana ha fuso nelle sue tradizioni “trasformandola” in Santa Brigida. Il sincretismo tipico della religione cristiana fa notare nella celebrazione della purificazione della Vergine del 2 febbraio una chiara e palese derivazione dalle tradizioni pagane e celtiche, in questo caso legate alla festa del latte del 1° febbraio.Gruppo di streghe moderne che festeggiano Imbolc nella notte del 31 gennaio, attendendo l’arrivo della luce del 1 febbraio come simbolo del graduale risveglio di Madre Terra . Fonte OperaIX.itAlcune streghe, in questa giornata, festeggiano la triplice dea lunare (triplice per gli aspetti derivanti dal ciclo lunare) preparando i loro strumenti ed ingredienti ritualistici, incarnando l’essenza di questa ricorrenza in cui la spiritualità dell’uomo si appresta ad affrontare un nuovo ciclo vitale nella nuova stagione ormai alle porte. Secondo un antico proverbio veneto, se nel giorno della candelora si avrà bel tempo, la primavera non tarderà ad arrivare, mentre se farà brutto tempo l’inverno perdurerà ancora per molte settimane: "Da la Madonna della Candeòra de l’inverno semo fora; ma se piova e vento de l’inverno semo dentro" collegato ad una antica festa della Madonna della Candelora ovviamente un aspetto mariano in totale sincretismo con le antiche celebrazioni pagane. I pagani erano soliti benedire le candele nelle prime ore della mattina distribuendole poi ai fedeli, in una giornata dedicata alla dea Februa (Giunone purificata) coincidente con la candelora. A Roma, infatti, il mese di febbraio rappresentava il tempo della purificazione, un momento spirituale vissuto nel suo massimo apice durante una festività chiamata Lupercalia. Per i romani febbraio era l’ultimo mese dell’anno e l’arrivo della primavera annunciava una nuova stagione, quindi un nuovo anno.Chi volesse festeggiare questa ricorrenza dovrebbe, per prima cosa, meditare su sé stesso, arrivando a purificare i suoi sentimenti e le sue sensazioni, rimuovere le cose vecchie per far spazio al nuovo e porsi in una prospettiva di ricerca spirituale finalizzata all’arricchimento e alla crescita. Dal punto di vista ritualistico si possono accendere delle candele nuove nelle giornate di febbraio come simbolo del ritorno della luce sull’ombra, e c’è una tradizione che garantirebbe protezione, successo e prosperità se, nella notte di Brigit (31 febbraio) si appende una striscia di stoffa alla finestra (che prende il nome di brat bride o mantello di Brigit) che sarà poi portata sempre con sé. Oltre il confine della ragione e il limite della superstizione, Imbolc incarna una festività dai potenti simbolismi perché rappresenta la piena rinascita della vita, il risveglio della natura dal lungo letargo invernale e la dirompente forza della vita che dimora sulla apparente morte provocata dallo spesso mantello di oscurità e gelo che la terra, e tutte le sue creature, è stato avvolto. Imbolc è il risveglio della vita, è la testimonianza del perpetuo ciclo della vita e della morte.
Imbolc è il risveglio della vita, è la testimonianza del perpetuo ciclo della vita e della morte.
La tradizione celtica fa risalire tra il 31 gennaio, il 1 e il 2 febbraio, la festività di Imbolc o candelora che rappresenta, secondo la tradizione, lo scorrere del tempo tra il buio e il gelo dell’inverno e il graduale ritorno della luce. È una festività che celebra l’attesa della primavera, del risveglio di Madre Terra. Chiamata anche festa del latte, perché coincide col primo latte delle pecore, annuncia spiritualmente l’arrivo di un nuovo ciclo di vita e di attività. L’emergere continuo delle realtà neopagane, cominciato forse dalla pubblicazione alla fine del 1800 di un manoscritto donato dalla Strega Maddalena allo scrittore Charles Leland (esoterista ed appassionato di tematiche stregoniche), portano il ritorno di antiche festività Sacre chiamate generalmente Sabba e praticate oggi dagli adepti della Wicca, culto della Grande Madre e del Dio Padre, di derivazione pagana e fondata da Gerald Gardner, ma anche dai pagani tradizionalisti e neopagani di questo secolo. Imbolc è una festa di purificazione collegata alla dea Brigit che la cultura cristiana ha fuso nelle sue tradizioni “trasformandola” in Santa Brigida. Il sincretismo tipico della religione cristiana fa notare nella celebrazione della purificazione della Vergine del 2 febbraio una chiara e palese derivazione dalle tradizioni pagane e celtiche, in questo caso legate alla festa del latte del 1° febbraio.Gruppo di streghe moderne che festeggiano Imbolc nella notte del 31 gennaio, attendendo l’arrivo della luce del 1 febbraio come simbolo del graduale risveglio di Madre Terra . Fonte OperaIX.itAlcune streghe, in questa giornata, festeggiano la triplice dea lunare (triplice per gli aspetti derivanti dal ciclo lunare) preparando i loro strumenti ed ingredienti ritualistici, incarnando l’essenza di questa ricorrenza in cui la spiritualità dell’uomo si appresta ad affrontare un nuovo ciclo vitale nella nuova stagione ormai alle porte. Secondo un antico proverbio veneto, se nel giorno della candelora si avrà bel tempo, la primavera non tarderà ad arrivare, mentre se farà brutto tempo l’inverno perdurerà ancora per molte settimane: "Da la Madonna della Candeòra de l’inverno semo fora; ma se piova e vento de l’inverno semo dentro" collegato ad una antica festa della Madonna della Candelora ovviamente un aspetto mariano in totale sincretismo con le antiche celebrazioni pagane. I pagani erano soliti benedire le candele nelle prime ore della mattina distribuendole poi ai fedeli, in una giornata dedicata alla dea Februa (Giunone purificata) coincidente con la candelora. A Roma, infatti, il mese di febbraio rappresentava il tempo della purificazione, un momento spirituale vissuto nel suo massimo apice durante una festività chiamata Lupercalia. Per i romani febbraio era l’ultimo mese dell’anno e l’arrivo della primavera annunciava una nuova stagione, quindi un nuovo anno.Chi volesse festeggiare questa ricorrenza dovrebbe, per prima cosa, meditare su sé stesso, arrivando a purificare i suoi sentimenti e le sue sensazioni, rimuovere le cose vecchie per far spazio al nuovo e porsi in una prospettiva di ricerca spirituale finalizzata all’arricchimento e alla crescita. Dal punto di vista ritualistico si possono accendere delle candele nuove nelle giornate di febbraio come simbolo del ritorno della luce sull’ombra, e c’è una tradizione che garantirebbe protezione, successo e prosperità se, nella notte di Brigit (31 febbraio) si appende una striscia di stoffa alla finestra (che prende il nome di brat bride o mantello di Brigit) che sarà poi portata sempre con sé. Oltre il confine della ragione e il limite della superstizione, Imbolc incarna una festività dai potenti simbolismi perché rappresenta la piena rinascita della vita, il risveglio della natura dal lungo letargo invernale e la dirompente forza della vita che dimora sulla apparente morte provocata dallo spesso mantello di oscurità e gelo che la terra, e tutte le sue creature, è stato avvolto. Imbolc è il risveglio della vita, è la testimonianza del perpetuo ciclo della vita e della morte.