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ALLARME AVIARIA


PECORONI LEGGETE!!!!Secondo il dottore Yoshihiro Kawaoka dell'università Wisconsin-Madisonl'H5N1 si sta adattando a temperature più basse rispetto a quelle degli uccelliAllarme aviaria, il virus è mutatoPiù facile il contagio per l'uomoMa non si è ancora trasformato in una imminente causa di pandemia"E' importante che la comunità scientifica comprenda quanto sta avvenendo" WASHINGTON - Il ceppo H5N1 dell'influenza aviaria, il più letale, è mutato in una forma in grado di contagiare più facilmente gli essere umani anche se non si è ancora trasformato in una imminente causa di pandemia. La nuova forma di H5N1 si sta adattando a vivere a temperature più bassa nel corpo degli "ospiti" vettori del contagio rispetto ai 41 gradi dei volatili, più vicine ai 37 abituali nell'uomo. A lanciare l'allarme è il dottore Yoshihiro Kawaoka dell'università Wisconsin-Madison. "Abbiamo identificato uno specifico cambiamento che potrebbe consentire all'aviaria di svilupparsi nel tratto superiore del sistema respiratorio umano", ha spiegato Kawaoka, aggiungendo che "i ceppi che stanno circolando in Africa e Europa sono i più vicini a trasformarsi in virus umani". Alcuni campioni prelevato da uccelli nei due continenti presentano queste mutazioni, ha sostenuto il team su un articolo pubblicato si 'Public Library of Science journal PLoS Pathogens'. "Non intendo spaventare il pubblico, perché non possono fare molto. Ma allo stesso tempo è importante che la comunità scientifica comprenda quanto sta avvenendo", ha aggiunto Kawaoka L'H5N1 dal 2003 ha contagiato 329 persone, che vivevano a stretto contatto con uccelli, in 12 Paesi uccidendone 201. Raramente si è trasmesso da uomo a uomo ma se acquisisse la capacità di farlo più facilmente probabilità potrebbe causare una pandemia. Per contagiare gli esseri umani il virus, in particolare, dovrebbe adattarsi alla temperatura basale dell'uomo più bassa di quella dei volatili. Al momento l'H5N1 si trasmette negli uccelli che hanno una temperatura corporea di 41 gradi Celsius mentre la nostra è stabile a 37 gradi. Per questo il naso e la gola degli uomini, da dove i virus aerei abitualmente penetrano, sono una barriera naturale perché si trovano a circa 33 gradi. Ma la mutazione riscontrata nei ceppi africani e europei, tutti provenienti con gli uccelli migratori dall'Asia, sembra consentire all'H5N1 di attecchire anche a temperature più basse: queste forme "sono quelle più vicine alle influenze umane", ha avvertito Kawaoka, anche se ha sottolineato che questo fattore da solo non basta a farlo diventare un pericolo imminente e concreto. E CONTINUIAMO A FARE FINTA DI NULLA!!!  IL CASO. In provincia scoperto il quinto focolaio: a Polpenazze saranno abbattute sedicimila tacchinelle Il virus dell’aviaria si diffonde Avicoltori sul piede di guerra Via libera agli accasamenti nel triangolo «rosso» Quinzano-Ghedi-Isorella Confagricoltura contesta la scelta regionale: «Così si rischia un’epidemia» Mentre in provincia si moltiplicano i focolai di aviaria, - l’ultimo è stato confermato ieri a Polpenazze -, sale la tensione fra avicoltori bresciani e Regione. Il settore Sanità del Pirellone ha infatti autorizzato l’accasamento di volatili in un’area a rischio contagio come quella della Bassa, dove cioè per la densità di capi allevati è più elevato il pericolo di trasmissione del virus, assolutamente innocuo - giova ricordarlo -per la salute umana. È TRAMONTATA dunque l’ipotesi di un fermo programmato, misura sperimentata con successo nel 2005, quando la «febbre dei polli», pur non coinvolgendo la nostra provincia, era diventata un’emergenza veterinaria nazionale. La decisione della Regione, giunta un giorno prima della scoperta del quinto focolaio di aviaria nel Bresciano, ha provocato la dura reazione della Sezione avicola di Confagricoltura che, al termine di una riunione regionale ha inviato una lettera agli assessorati lombardi all’Agricoltura e Sanità. «Da quando ad agosto l’aviaria ha fatto la sua ricomparsa - si legge nel documento approvato all’unanimità dagli associati Upa -, abbiamo a più riprese avvertito le istituzioni dei pericoli di contagio legati al sovraffollamento: ci sentiremo per questo sollevati da ogni responsabilità nel caso dovesse esplodere un’epidemia. Perchè - afferma ancora Confagricoltura -, è nostra cura osservare le misure di biosicurezza e profilassi e provvedere, nei casi previsti, alle vaccinazioni, ma nel caso di una massiccia diffusione del virus solo l’applicazione di un blocco programmato delle aziende avicole avrebbe potuto fronteggiare lo sviluppo della malattia». DUE ANNI FA, nel pieno dell’emergenza aviaria nazionale, nella nostra provincia, furono bloccati per sei mesi 36 allevamenti bresciani pari a circa 200 mila tacchini. Il provvedimento costò alla Regione 1,593 milioni. Stavolta, invece nel triangolo Quinzano-Isorella-Ghedi, che vale da solo il 50 % della produzione di tacchini bresciana, è stato invaso da 250 mila pulcini. Il tutto mentre a Castelgoffredo, appena oltre il confine mantovano, sono stati abbattuti 25 mila tacchini colpiti dall’aviaria. Ma il virus si diffonde soprattutto nell’Ovest e sul Garda. L’ultimo focolaio è stato scoperto martedì in un allevamento di 16 mila tacchinelle a Bottenago. La conferma della positività è giuta ieri dal Centro di referenza di Venezia. Si tratta come nei precedenti quattro casi di un virus H7-N3 a bassa patogeneità. In giornata scatteranno le operazioni di abbattimento secondo il protocollo della Ue. Come in occasione dei due focolai di Paderno e in quelli di Coccaglio e Soiano, l’Asl ha fatto scattare due livelli di profilassi. Nel raggio di un chilometro dall’allevamento di Polpenazze è in vigore la zona di restrizione dove è vietato movimentarevolatili. Nel perimetro di 10 chilometri, zona di sorveglianza, sono stati disposti rigorosi controlli veterinari sulla fauna selvatica e in tutti gli allevamenti avicoli. N.S.