L’ALTRA NOTTE. Nei laboratori annessi all’Istituto zooprofilattico Blitz degli animalisti «Liberati» 250 polliSpariti gli animali destinati a controlli qualità dei vaccini Il gesto è stato rivendicato dall’«Alf» Se uno dice che si sono «volatilizzati», poi sembra che voglia fare dello spirito di fronte a quello che, a tutti gli effetti, è un reato: effrazione, furto con scasso, danneggiamenti e altro ancora. E allora è meglio dire «spariti»: 250 polli sono spariti l’altra notte da un laboratorio annesso all’Istituto zooprofilattico di Brescia, in via Bianchi, portati via da un commando di una delle più battagliere associazioni animaliste, l’«Animal liberation front», che avrebbe apertamente rivendicato il gesto. L’assalto è stato incruento: la sede dell’Istituto zooprofilattico è munita di un servizio di guardiania, ma il gruppo ha trovato modo di penetrare da una finestra posteriore, su un lato defilato del complesso, che si affaccia sul sedime della ferrovia. Così nessuno ha visto nè sentito alcunchè mentre gli animalisti divellevano un’inferriata, forzavano una finestra, penetravano quatti quatti nel laboratorio dell’Izo spa (l’azienda farmaceutica partecipata dall’istituto zooprofilattico, che ha una sede annessa nello stesso complesso), e poi cominciavano a far esfiltrare le gabbie con i 250 polli, facendo poi perdere ogni traccia di sè e dei pennuti. «Animal liberation front»: dalle parole ai fatti. Tant’è vero che sui muri del laboratorio, a vernice rosso scarlatto, gli attivisti dell’Alf hanno scritto tra le altre cose: «Dalle gabbie dei vivisettori alle mani dei liberatori». O ancora: «Zootecnia: solo tortura e sofferenza», «Al vostro sadismo rispondiamo così», «assassini, tortura, vivisezione». E poi la firma: «Alf», come dire «siamo stati proprio noi». Sulla «fase 2» del loro piano, cioè sul che fare adesso dei 250 polli che difficilmente potrebbero sopravvivere a lungo se lasciati «liberi» in natura, un’ipotesi vale l’altra. Per i carabinieri della stazione Lamarmora, che indagano sull’accaduto, sarebbe già un bel colpo individuare, più che i polli, i responsabili del blitz. Più volte, in Italia e in tutta Europa, esponenti dell’Alf sono stati arrestati e condannati (il fondatore, l’inglese Barry Horne, si prese 20 anni e morì in carcere in seguito a ripetuti scioperi della fame). Anche le altre associazioni animaliste si sono dissociate dai loro metodi illegali. Ma è inutile qui sondare il campo delle valutazioni morali: qui è su un reato che indagano i carabinieri. Sul caso dell’altra notte a Brescia, i dirigenti dell’Istituto zooprofilattico si dicono stupiti. «Gli animali asportati - precisano - non appartengono all’Istituto, bensì all’azienda farmaceutica partecipata dall’Istituto, la Izo spa, che si occupa di vaccini, ma che detto molto chiaramente non commercializza pollame. Animali vengono acquistati per svolgere i controlli di qualità dei vaccini, per verificarne l’efficacia su campioni limitati prima di inocularli sui milioni di polli degli allevamenti». Ciò dunque premesso, un’ulteriore precisazione: «Siamo stupiti di questo atto, perchè qui non si pratica la vivisezione in nessunissima forma, questo è poco ma sicuro».V.R.
Post N° 288
L’ALTRA NOTTE. Nei laboratori annessi all’Istituto zooprofilattico Blitz degli animalisti «Liberati» 250 polliSpariti gli animali destinati a controlli qualità dei vaccini Il gesto è stato rivendicato dall’«Alf» Se uno dice che si sono «volatilizzati», poi sembra che voglia fare dello spirito di fronte a quello che, a tutti gli effetti, è un reato: effrazione, furto con scasso, danneggiamenti e altro ancora. E allora è meglio dire «spariti»: 250 polli sono spariti l’altra notte da un laboratorio annesso all’Istituto zooprofilattico di Brescia, in via Bianchi, portati via da un commando di una delle più battagliere associazioni animaliste, l’«Animal liberation front», che avrebbe apertamente rivendicato il gesto. L’assalto è stato incruento: la sede dell’Istituto zooprofilattico è munita di un servizio di guardiania, ma il gruppo ha trovato modo di penetrare da una finestra posteriore, su un lato defilato del complesso, che si affaccia sul sedime della ferrovia. Così nessuno ha visto nè sentito alcunchè mentre gli animalisti divellevano un’inferriata, forzavano una finestra, penetravano quatti quatti nel laboratorio dell’Izo spa (l’azienda farmaceutica partecipata dall’istituto zooprofilattico, che ha una sede annessa nello stesso complesso), e poi cominciavano a far esfiltrare le gabbie con i 250 polli, facendo poi perdere ogni traccia di sè e dei pennuti. «Animal liberation front»: dalle parole ai fatti. Tant’è vero che sui muri del laboratorio, a vernice rosso scarlatto, gli attivisti dell’Alf hanno scritto tra le altre cose: «Dalle gabbie dei vivisettori alle mani dei liberatori». O ancora: «Zootecnia: solo tortura e sofferenza», «Al vostro sadismo rispondiamo così», «assassini, tortura, vivisezione». E poi la firma: «Alf», come dire «siamo stati proprio noi». Sulla «fase 2» del loro piano, cioè sul che fare adesso dei 250 polli che difficilmente potrebbero sopravvivere a lungo se lasciati «liberi» in natura, un’ipotesi vale l’altra. Per i carabinieri della stazione Lamarmora, che indagano sull’accaduto, sarebbe già un bel colpo individuare, più che i polli, i responsabili del blitz. Più volte, in Italia e in tutta Europa, esponenti dell’Alf sono stati arrestati e condannati (il fondatore, l’inglese Barry Horne, si prese 20 anni e morì in carcere in seguito a ripetuti scioperi della fame). Anche le altre associazioni animaliste si sono dissociate dai loro metodi illegali. Ma è inutile qui sondare il campo delle valutazioni morali: qui è su un reato che indagano i carabinieri. Sul caso dell’altra notte a Brescia, i dirigenti dell’Istituto zooprofilattico si dicono stupiti. «Gli animali asportati - precisano - non appartengono all’Istituto, bensì all’azienda farmaceutica partecipata dall’Istituto, la Izo spa, che si occupa di vaccini, ma che detto molto chiaramente non commercializza pollame. Animali vengono acquistati per svolgere i controlli di qualità dei vaccini, per verificarne l’efficacia su campioni limitati prima di inocularli sui milioni di polli degli allevamenti». Ciò dunque premesso, un’ulteriore precisazione: «Siamo stupiti di questo atto, perchè qui non si pratica la vivisezione in nessunissima forma, questo è poco ma sicuro».V.R.