Congresso Mondiale delle Famiglie

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A Verona dal 29 al 31 marzo 2019 si terrà il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie conosciuto anche come World Congress of Families (WCF).

Il WCF riunisce nei suoi ranghi i movimenti antiabortista, i movimenti antifemminista e i movimenti anti-LGBTQI. Anti, anti e anti, come dire contro, conto e contro, proprio per questa sua natura di aggressione e segregazione i movimento sono stati definiti d’Odio.

Il congresso che si terra il 29, 30 e 31, è di particolare importante, perché vede la partecipazione di molti esponenti politici e di governo. Come la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il ministro degli interni Matteo Salvini.

Per la prima volta il congresso pero, verrà accompagnato da una grande manifestazione di protesta, che parallelamente ospiterà associazioni e iniziative pro femminismo e LGBTQI, per contrastare la violazione dei diritti di minoranze che vedono riaprirsi ferite da tempo dimenticate.

Il congresso espone due valori che rappresentano un precedente pericoloso. La donna vista solo come moglie e madre, reiterando un valore medievale di sottomissione. E la genesi della famiglia cattolica, creando i primi semi per la costruzione di una nuova forma di segregazione omofoba.

Esiste una grande differenza tra l’affermare il valore della famiglia e il negare che la famiglia possa essere più che l’arcaica formazione cattolica. Morale dettata poi da un’istituzione che nega, la famiglia nei suoi ranghi, ma poi tirannicamente la impone, con le sue regole e limitazioni, al resto della società. Tutto porta alla Chiesa.

La Chiesa l’ultima istituzione sulla terra, che possa proferire parola sulla famiglia.

Gli estremismi di questo congresso, hanno fatto proprie le logiche della chiesa cattolica, creando amori di seria A e amori di serie B, arrivando a deviare l’appartenenza che due essere umani possono provare al di la della natura sessuale, in un’infamante azione del demonio, contro natura, quando la natura invece ha smentito e dato prova che l’appartenenza non conosce generi.

La destra cattolica, sta rigenerando nuovi ideali di separazione, ripristinando vecchie strutture di ghettizzazione e rialzando muri che separano, chi vive secondo le leggi cattoliche e chi invece vive secondo le leggi del male, stabilite secondo criteri di odio e mistificazione.

Se si guarda la cronaca, come loro guardano chi vive l’amore diversamente, si giunge alla verità che c’è più male in una coppia cattolica che in una omosessuale. Ma nessuno la criminalizza, ne vuole farlo, il male come il bene appartiene all’essere umano, nella sua generalità e diversità, si vuole solo la liberazione del diritto di esistere, come essere che sceglie la propria natura o il proprio ruolo, in una società che da il diritto di essere più, che moglie o madre.

Il Cattolicesimo tiene prigioniero Gesù, incatenando il suo messaggio di libertà e amore assoluto, con anelli che separano e dividono il mondo. Il mondo ha bisogno della sua liberazione.

8 Marzo

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8 MarzoGiornata internazionale della donna, ricorre ogni anno per ricordare le conquiste, i successi e i diritti acquisiti dalle donne e per non dimenticare le discriminazioni e le violenze, che hanno subito e ancora subiscono in ogni parte del mondo.

Nata negli Stati Uniti d’America nel 1909, oggi è comunemente conosciuta come Festa della donna.

Oggi l’uomo esce di casa, per qualche euro compra una mimosa (simbolo della festa) e la dona alla propria compagna di vita, alla moglie, alla fidanzata, alla sorella, alla madre, all’amica, per onorare una parola “Donna” e ricordare a se stesso quanto speciale sia chi ha affianco.

Ieri in un programma Mediaset, si è discusso della riapertura delle case chiuse, ne ho già parlato in un precedente articolo.

Quel che lascia perplesso, è, come sia protesa la società verso un concetto che solca un divario tra, ciò che è giusto e ciò che è necessario.

La donna che vende il suo corpo, non infrange nessuna legge, non è illegale, lo sfruttamento è il reato e la società lotta per abbattere la criminalità che lucra dietro la prostituzione, una scelta, ed ieri di scelte si è parlato.

Ho sentito definire la professione del sesso, dalle “escort” (questo il termine che le professioniste, chiedono di usare per definirle, prostituta, put…a, non è certo un termine onorevole), una libertà, una scelta di libertà verso un pensiero bigotto e ipocrita.

La prostituzione non potrà mai essere figlia della libertà, è e sarà sempre figlia dell’oppressione, oppressione sociale, oppressione sessuale, oppressione economica.

La prostituzione c’è, è sempre esistita e sempre ci sarà, un’altra frase, che è bandiera di chi vuole riaprire e statalizzare la prostituzione.

Ho la sensazione che molti non si rendono conto, che dietro la prostituzione c’è un ideologia radicata nella cultura, che plagia e forma, un modo di esistere, di pensare intrinseco e sotterraneo, che plagia le menti delle bambine, le future donne. Creando un velo che rende giustificabile, una pretesa di forza, diventata nel tempo, una richiesta persino agli occhi di chi nell’oppressione, ha ceduto a quella pretesa. É possibile che la massa, non veda questo plagio?

É questa cultura che va combattuta (e in questo giorno vale ancor di più), la cultura del cliente, egualmente colpevole, alla pari di chi sfrutta per ricavare denaro. Questo l’altro punto importante, la prostituzione è un modo facile per fare sordi. Ma a quale prezzo?

Se è dunque segno di una libertà piegata, la scelta di lasciare secreto e libero ciò che accade tra le mura della propria casa, legalizzando la scelta di alcune, che nella facilità di fare soldi, vivono una presunta vittoria verso l’uomo. É ancor più vitale per la libertà e la GIUSTIZIA, non sacrificare in nome del decoro, che non vuole oscenità, in nome del cliente, che vuole legittimità, chi è stata vittima, è vittima e sarà vittima dello sfruttamento sessuale.

A chi dice, che legalizzare è giusto perché la prostituzione è sempre esistita e sempre esisterà, IO dico la prostituzione va combattuta, perché esiste ed esisterà sempre una vittima sfruttata.

ORA, la civiltà dalla rivoluzione industriale ha cavalcato una crescita sociale e scientifica, scoprendo a volte una morale tale, da abbattere muri che umiliavano la dignità dell’essere umano, relegandola ad un’imitazione opaca di rispetto e compassione, arrivando ad incatenarla ad una catena di disprezzo ed esilio sociale. Oggi la politica che guida quel treno di scoperte e rivoluzioni, sta rialzando e ricostruendo mura che la storia aveva decretato come figlie di un passato violento e analfabeta. Il DDL Pillon, il mancato abbassamento dell’iva per gli assorbenti, le tante mozioni comunali contro l’aborto, ed infine il DDL per legalizzare la prostituzione, sono segni di un passato che vuole tornare prepotentemente a dominare la DONNA e risolcare barriere che erano state abbattute, confini che delimitavano ghetti sociali di disuguaglianza e discriminazione. Un percorso politico che non riesce a vincere i suoi limiti. Promesse nuove e vecchie, che non riescono a liberarsi dalla morale maschilista di potere e sottomissione.

Le differenze salariali che non riescono a dare parità di mansioni con gli uomini, proclami e ideologie che accusano e condannano, la ribellione verso l’autodeterminazione. L’8 Marzo, per la festa che ne è simbolo, la Lega, nella sua sezione giovane di Crotone, diffonde un volantino che cita, è nemico della donna: chi ne promuove l’autodeterminazione sempre più marcata, suscitando un atteggiamento rancoroso nei confronti dell’uomo –  offende la dignità della donna chi contrasta culturalmente il suo ruolo naturale volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia»”.

Il MESSAGGIO è chiaro e riporta in mente vecchi pensieri, cosa vuole l’uomo? cosa vuole la vecchia e nuova generazione di maschi dalla donna? cosa ha progettato per il suo futuro, per il suo riscatto? Non c’è posto nella società moderna, per chi alza la voce, per chi con il suo fare arrogante, con il suo atteggiamento sprezzante, sfida la muscolarità del maschio, donne colpevoli di cercarsi le botte, gli schiaffi, le bastonate. La donna deve rispettare ed onorare e promuovere il suo ruolo a sostegno della vita e della famiglia, deve essere madre e moglie.

Questo vuole la nuova generazione della LEGA, questo vuole la nuova politica, la nuova società civile.

Qualunque donna esce da questo ruolo, da questo progetto è nemica. E sapete che fine fa chi si ribella, al ruolo di moglie, chi si ribella al ruolo di oggetto del desiderio, chi non vuole essere solo stereotipo della donna provocatrice, che nel gioco della seduzione, crede di avere lo stesso potere di dire NO, del maschio che ha il potere di prendere il SI.

Questa la fine delle donne che hanno detto NO.

Lin Suqing – Uccisa il 4 gennaio 2018

Sara Pasqual  – Uccisa il 10 gennaio 2018

Esther Eghianruwa – Uccisa il 20 gennaio 2018

Arietta Mata – Uccisa il 21 gennaio 2018

Anna Carusone – Uccisa il 22 gennaio 2018

Nunzia Maiorano – Uccisa il 22 gennaio 2018

Chen Aizhu – Uccisa il 24 gennaio 2018

Pamela Mastropietro – Uccisa il 31 gennaio 2018

Jessica Valentina Faoro – Uccisa il 7 febbraio 2018

Francesca Citi – Uccisa il 13 febbraio 2018

Federica Ventura – Uccisa il 16 febbraio 2018

Azka Riaz – Uccisa il 24 febbraio 2018

Claudia Priami – Uccisa il 4 marzo 2018

Fortunata Fortugno – Uccisa il 16 marzo 2018

Laura Petrolito – Uccisa il 18 marzo 2018

Immacolata Villani – Uccisa il 19 marzo 2018

Leila Gakhirovan – Uccisa il 2 aprile 2018

Roberta Felici – Uccisa il 4 aprile 2018

Fulvia Maria Baroni – Uccisa il 6 aprile 2018

Angela Jenny Reyes Coello – Uccisa il 7 aprile 2018

Valeria Bufo – Uccisa il 19 aprile 2018

Monika Gruber – Uccisa il 20 aprile 2018

Antonietta Ciancio – Uccisa il 28 aprile 2018

Maria Clara Cornelli – Uccisa il 7 maggio 2018

Maryna Novozhylova – Uccisa l’8 maggio 2018

Marina Angrilli – Uccisa il 20 maggio 2018

Silvana Marchionni – Uccisa il 21 maggio 2018

Elisa Amato – Uccisa il 26 maggio 2018

Elca Tereziu – Uccisa il 27 maggio 2018

Fjoralba Nonaj – Uccisa il 30 maggio 2018

Monica Gondos – Uccisa il 30 maggio 2018

Allou Suad – Uccisa il 3 giugno 2018

Sorina Monea – Uccisa il 4 giugno 2018

Fernanda Paoletti – Uccisa il 4 giugno 2018

Sara Luciani – Uccisa l’8 giugno 2018

Mora Alvarez Alexandra del Rocio – Uccisa il 10 giugno 2018

Anxhela Meçani – Uccisa il 10 giugno 2018

Donatella Briosi – Uccisa il 13 giugno 2018

Nicoleta Loredana Grigoras – Uccisa il 22 giugno 2018

Roberta Perosino – Uccisa il 26 giugno 2018

Ines Sandra Augusta Sachez – Uccisa il 5 luglio 2018

Maria Carmela Isgrò – Uccisa il 6 luglio 2018

Paola Sechi – Uccisa il 6 luglio 2018

Adele Crosetto – Uccisa il 12 luglio 2018

Sabrina Malipiero – Uccisa il 14 luglio 2018

Teresa Russo – Uccisa il 16 luglio 2018

Zeneb Badid – Uccisa il 22 luglio 2018

Immacolata Stabile – Uccisa il 22 luglio 2018

Giustina – Uccisa il 24 luglio 2018

Manuela Bailo – Uccisa il 29 luglio 2018

Maria Dolores Della Bella – Uccisa il 5 agosto 2018

Elena Panetta – Uccisa il 6 agosto 2018

Maila Beccarello – Uccisa il 8 agosto 2018

Rita Pissarotti – Uccisa il 14 agosto 2018

Rosa Maria Schiaffino – Uccisa il 27 agosto 2018

Tamiya o Tanja Dugalic – Uccisa il 7 settembre 2018

Paola Bosa – Uccisa il 7 settembre 2018

Angela Ferrara – Uccisa il 15 settembre 2018

Maria Grazia Innocenti – Uccisa il 16 settembre 2018

Alexandra Riffeser – Uccisa il 24 settembre 2018

Ragazza rumena – Uccisa il 26 settembre 2018

Loredana Lopiano – Uccisa il 27 settembre 2018

Paola Adiutori – Uccisa il 28 settembre 2018

Luisa Valli – Uccisa il 29 settembre 2018

Dina Mapelli – Uccisa l’1 ottobre 2018

Maria Tanina Momilia – Uccisa il 7 ottobre 2018

Maria Zarba – Uccisa il 11 ottobre 2018

Donna suicida dopo 30 anni di violenze – Uccisa il 20 ottobre 2018

Desirée Mariottini – Uccisa il 25 ottobre 2018

Gina Riccò – Uccisa il 25 ottobre 2018

Maria Rusu – Uccisa il 27 ottobre 2018

Antonietta Musacchio – Uccisa il 3 novembre 2018

Violeta Senchiu – Uccisa il 4 novembre 2018

Marianna Pepe – Uccisa il 7 novembre 2018

Antonella Laurenza – Uccisa il 15 novembre 2018

Roxana Karin Zenteno – Uccisa il 17 novembre 2018

Anna Filomena Barretta – Uccisa il 20 novembre 2018

Anna Bertuzzi – Uccisa il 27 novembre 2018

Caroline Campinho – Uccisa il 29 novembre 2018

Cinzia Palumbo – Uccisa il 9 dicembre 2018

Michela Fiori – Uccisa il 23 dicembre 2018

M. P. – Uccisa il 23 dicembre 2018

Francesca Petrolini – Uccisa il 23 dicembre 2018

Rosaria Sara Parisi – Uccisa il 28 dicembre 2018

Concetta Salomone – Uccisa il 28 dicembre 2018

Maria Magdalena Oberhollenzer – Uccisa il 28 dicembre 2018

Luisa Zardo – Uccisa l’08 Gennaio 2019

Luisa Minghè – Uccisa il 09 Gennaio 2019

Augusta Brunori –  Uccisa il 14 gennaio 2019

Palma Agostino – Uccisa il 21 Gennaio 2019

Anna Piccato – Uccisa il 23 Gennaio 2019

Marisa Sartori – Uccisa il 02 Febbraio 2019

Ubaldina Mantovani – Uccisa il 03 Febbraio 2019

Ghizlan El Hadraoui – Uccisa il 06 Febbraio 2019

Neda Vannoni – Uccisa il 18 Febbraio 2019

Claudia Bortolozzo – Uccisa il 22 Febbraio 2019

Norina Matuozzo – Uccisa il 03 Marzo 2019

Alessandra Immacolata Musarra – Uccisa il 06 Marzo 2019

Fortuna Bellisario – Uccisa il 07 Marzo 2019

Questa lista cancella ogni significato di questa festa. Oggi volevo entrare in questo portare e augurare a tutte le donne un buon 8 Marzo.

Ma non lo farò, perché è ipocrita.

Perché oggi ci sarà un uomo, uno sconosciuto, forse un marito, o un fidanzato, che comprerà una mimosa e la donerà a quell’unica donna, che considera il suo amore, e quell’uomo un giorno, un domani, sarà pronto ad  ucciderla.

La più grande sfida che aspetta l’uomo, non sarà con l’universo, o la tecnologia, sarà con la sua umanità, e la donna sarà la sua salvezza se solo riuscirà ad accettare la sua vera essenza.

Natodallatempesta0

Legittima difesa

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Il 6 Marzo, la Camera ha approvato il disegno di legge sulla legittima difesa. Il provvedimento è passato con 373 voti favorevoli, 104 contrari e 2 astenuti.

Il 26 Marzo il provvedimento passerà al Senato per la conferma finale.

Cori di vittoria hanno accompagnato l’approvazione, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega gli artefici del tifo.

“Non sono mai stato contrario all’inasprimento delle pene, la giustizia fin troppo spesso si è dimostrata, vittima di un sistema fallibile, prigioniera di una retorica politica, che dilunga le vie, che dovrebbero essere garanzia per ogni cittadino, che ricerca, che chiede, che esige giustizia e sicurezza. Seppur nel DDL appena approvato è stato dato un giro di vite alle condanne, la direzione che ha preso, per quel che concerne, l’argomento che più di tutti ha tenuto alto il dibattito fino ad oggi, non è positiva. La legittima difesa è stata trasformata, in una pericolosa strada verso la chiamata alle armi.

Si è visto molto spesso, imprenditori e lavoratori vittime della giustizia, perché nell’atto della difesa della propria casa o del proprio posto di lavoro, hanno tolto la vita a chi ha tentato di violare la loro proprietà, suscitando nell’opinione pubblica, la disapprovazione verso un giudizio sbagliato.

Certo moralmente non si può non essere solidare con chi è vittima, e subisce la giustizia. Ma forse è giusto chiedersi qual’è sia il compito della legge? Le lezioni della scuola, mi ricordano, che la legge è garante dei diritti e doveri del cittadino.

É giusto quindi piagare la legge, il diritto affinché, si metta una pezza, ad un sistema che dovrebbe puntare alla prevenzione, allo sviluppo e rafforzamento dei sistemi di controllo territoriali, alla bonifica sistematica delle tante zone a rischio, piuttosto che lasciare al cittadino, l’onore di offendere la vita con la morte.

Questo decreto legittima ogni azione violenta verso chi fa un’effrazione, nella logica del occhi per occhi, il deterrente al furto, alla rapita, sarà l’omicidio. É giusto questo modo di pensare? 

La povertà incrementa inesorabilmente le menti e le vite che vivono nella disperazione e nell’oscurità, quell’ombra nell’animo umano, che trasforma la giustizia in illegalità, la compassione in crudeltà, l’empatia in indifferenza, la generosità in disprezzo. La povertà che ieri chiedeva aiuto, che oggi grida vendetta, domani in silenzio entrare in una casa e ancor prima di dare respiro al silenzio sparerà.   

Mi chiedo dunque e vi chiedo, la civiltà oggi per essere di diritto, può esigere una mano armata, come simbolo della giustizia?”

Mi viene in mente una frase di Einstein: “L’uomo ha creato la bomba nucleare, ma nessun topo si sognerebbe mai di creare una trappola per topi.”

“Noi la nostra trappola l’abbiamo creata.”

Natodallatempesta0

La lega da il via alla legalizzazione della prostituzione

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Per alcuni argomenti è giusto e civico divulgare le opinioni, qualunque esse siano, per poter dare voce, a tutte quelle anime distratte, che hanno bisogno di un impulso per ricordare, che la strada giusta a volta è nascosta, da proclami e ideologie.

Queste le parole del vicepremier Salvini: “Ero e continuo a essere favorevole alla riapertura delle case chiuse. Non c’è nel contratto di governo, perché i 5S non la pensano così, però io continuo a ritenere che togliere alle mafie, alle strade e al degrado questo business, anche dal punto di vista sanitario”, sia la strada giusta e “che il modello austriaco sia quello più efficiente”.  Dopo il via libera al decreto che vuole regolarizzare la prostituzione.

“La prostituzione non è mai stata, per la donna una scelta di vita, ma una sconfitta, un’umiliazione che mette in catena l’ultimo barlume di speranza per essere DONNA, pari in diritti e sogni all’uomo, e non un oggetto da vendere, all’immoralità e impotenza del vile maschio.

La donna non merita questo trattamento.

La prostituzione è stata per la donna una scelta facile, frutto di una difficoltà sociale, che passo dopo passo, ha tolto ambizione, virtù e anima, lasciandole solo, quell’unica cosa che il maschilismo non potrà mai sottrargli, l’essere femmina, l’essere il desiderio del proprio uomo. Oggi lo stato vuole trasformare quest’unico possesso in merce. Anzi, fa di più, le dice: cara DONNA, non c’è possibilità che la prostituzione, non sia più un ripiego, alla mancanza di opportunità e speranza, è la tua unica strada, accettala, non hai altre possibilità.”

Io non potrò mai essere d’accordo.

LEGALIZZARE LA PROSTITUZIONE NON É e NON SARÁ MAI LA SOLUZIONE.

natodallatempesta.

INTOLLERANZA SISTEMICA…NON SOLO ALLO SFORZO

Poche argomentazioni potevano riportarmi ad inserire ulteriori POST in questo spazio, senza una motivazione valida.

L’amicizia è una motivazione, la condivisione di un appello è una motivazione. L’Amica ElettrikaPsike ha postato questo appello, che io condivido per intero…

Al di la dell’UTENZA di libero, che nella maggioranza, ha dimostrato di non gradire argomentazione che vanno oltre la mercificazione e lo scontro di tifoserie. Un manifesto è espressione di un muro che supera la sociale separazione culturale.

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Esiste una condizione morbosa che non sottrae un solo giorno alla lunghezza della tua vita; ma li avvelena tutti…

Oggi ne voglio parlare anche qui perché, per quanto abbia dedicato uno spazio a parte dettagliatissimo e specifico per alcune patologie (per chi voglia, si veda qui), credo che ammettere le proprie debolezze rallentando un secondo per prendersi cura esclusiva di sé ed appendere identità sociali compassate e reticenti, a volte sia molto più che una necessità; ma quasi un obbligo.

Premetto che dopo aver superato l’esperienza di un tumore maligno ad entrambe le ovaie e di una trombosi profonda dell’arto inferiore sinistro in seguito alla doppia dose di una chemioterapia molto incazzata, somministrata in 6 cicli, a tutto il mio mondo conosciuto, all’inizio, è sembrato incomprensibile il fatto che io potessi stare tanto male per una semplice, benigna e apparentemente irrisoria patologia anche definita benevolmente come Systemic exertion intolerance disease (intolleranza sistemica allo sforzo ed alla fatica)…

Ma il punto è che non tutti sanno che questa intolleranza non è affatto sinonimo di una comune e popolare “stanchezza” che, usualmente, tutti descrivono con leggerezza colloquiale come “cronica” per sottolinearne l’intensità…

La questione, infatti, è giusto un tantino differente.

Intanto la condizione morbosa ha un nome, ed è classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una malattia neurologica invalidante e multi-sistemica che implica una profonda disregolazione del sistema nervoso centrale oltre che del sistema immunitario, provocando una disfunzione del metabolismo energetico cellulare e del trasporto di ioni.

In sintesi, il tutto provoca conseguenze importanti non solo immunologiche e a carico del sistema nervoso centrale, ma anche cardiovascolari.

Questa patologia, abbreviata con la sigla ME, per esteso battezzata come Encefalomielite mialgica è molto vicina alla Fibromialgia (altra condizione piuttosto problematica, scarsamente riconosciuta e inadeguatamente trattata) tanto che addirittura, molto spesso è ritenuta sovrapponibile ad essa; ma sostanzialmente la Fibromialgia è una sindrome di matrice reumatologica, mentre l’Encefalomielite mialgica è di pertinenza neurologica.

Per quanto riguarda la fatica, poi, anche se legittimamente la ME potrebbe essere (e di fatto è) definita una malattia da intolleranza sistemica allo sforzo, essendo, infatti, inequivocabilmente caratterizzata da una stanchezza anomala e profonda, del tutto ingiustificata rispetto all’intensità delle attività svolte, non bisogna dimenticare che non è il solo sintomo presente. Questa patologia implica anche la presenza di ulteriori sintomi aggiuntivi al grave affaticamento e all’astenia, quali il dolore cronico, le manifestazioni autonomiche e disfunzioni neurologiche incrementate dal dispendio energetico.

La fatica è di certo un elemento decisivo e invalidante in questa condizione perché viene prodotta anche da uno sforzo fisico e/o mentale di minima entità e chiunque è affetto da questa patologia presenta necessariamente una ridotta (nei casi più gravi nulla) capacità di sopportare qualsiasi impegno, seppure esiguo, implicito allo svolgimento di una banale attività, quando e se questa viene protratta; ma in più è una condizione logorante e complessa perché comporta, oltre alla fatica schiacciante, anche una miriade di altri sintomi a catena che, non solo non vengono migliorati dal riposo, ma possono decisamente peggiorare dopo una qualsiasi attività fisica o sforzo mentale.

Pertanto, la ME non va liquidata come una Sindrome da Fatica Cronica che, seppur invalidante, caratterizza, però, solo un unico aspetto di tutto il quadro clinico dell’Encefalomielite mialgica.

La “fatica” manifestata in questa patologia, infatti, è rappresentativa di un collasso fisiopatologico e va ricordato che è soltanto uno dei molti sintomi che la definiscono.

Ma tutto questo non va solo ricordato…e nemmeno soltanto “riconosciuto”.

Sinceramente, infatti, poco mi cambia se un rapporto dell’Institute of Medicine, pubblicato nel febbraio 2015, ha deciso di considerarla una «malattia sistemica, complessa, cronica e grave» o se si è individuato che all’origine della patologia possa esserci una risposta anomala del sistema immunitario ad una infezione o a un’intossicazione chimica piuttosto che alimentare perché, in concreto, sapere queste cose, per il momento almeno, continua a non modificare il fatto che la patologia non ha una terapia adeguata che possa alleviarne i sintomi e non è affatto una priorità del sistema sanitario nazionale quella di legittimarla al punto di conferirle l’attenzione che merita.

E’ il destino delle cosìdette “malattie rare” il non poter ricevere la giusta considerazione nell’impiego di risorse per una ricerca di cure adeguata.

Ma la cosa curiosa, però, è che né l’Encefalomielite mialgica, né la Fibromialgia possono essere, in realtà, considerate malattie rare.

Solo in Italia, infatti, si possono già stimare tra i 3 e i 4 milioni di individui verosimilmente affetti da Fibromialgia e l’Encefalomielite mialgica presenta un’incidenza che va a toccare senza eccezione, ogni gruppo etnico/razziale oltre che tutti gli strati sociali, ed anche se si mostra in prevalenza tra gli adulti, con incidenza maggiore nel genere femminile, la fascia di età di riferimento sembra essere quella che va dai 25 ai 40 anni, non tralascia neppure i bambini.

Queste patologie d’incerta natura autoimmune, invisibili quasi come fantasmi e ad andamento cronico, caratterizzate da una iperalgesia diffusa con alternanza di episodi acuti e periodi di remissione clinica, sono state riconosciute, codificate e inserite nel tabellario dell’OMS quali malattie progressive e invalidanti, eppure restano ignorate.

Sulla carta esistono, qualche medico progressista prova anche a tamponarle; ma sempre e solo con farmaci nati per il trattamento di altre malattie, quali l’Epilessia, l’Artrite Reumatoide o il LES (Lupus eritematoso sistemico).

Si vedono, poi, anche spuntare sempre più centri e ambulatori apparentemente “specifici” per queste sindromi; ma nascosti dietro a qualificazioni specialistiche, di fatto, altro non sono se non volenterose, ma comunque mistificatorie maschere che coprono reparti d’altre competenze, purtroppo solamente affini a queste malattie.

Il punto è uno e nemmeno tanto difficile da immaginare: se queste patologie restano ancora invisibili è in conseguenza alla decisione presa dal Consiglio Superiore della Sanità che, pur considerandole invalidanti, riferisce che non vi sono le condizioni per un loro inserimento nell’elenco delle malattie croniche (condizione che le renderebbe visibili…) in quanto, pur essendo patologie cronicheinvalidanti e permanenti, lo sono soltanto in alcuni casiI dolori peculiari a queste sindromi, inoltre, non sono permanenti, sebbene siano persistenti, e possono comunque variare di intensità, durata e frequenza e soprattutto presentare manifestazioni differenti da individuo a individuo.

Questa risposta del Consiglio della Sanità Italiana potrebbe, onestamente, avere una sua logica ed essere anche sensata; ma permettetemi di aggiungere “sulla carta”.

Perché, caro Consiglio Superiore della Sanità, una vostra mancanza di criterio che sappia differenziare gli stadi delle malattie, non compensa in nessun modo tutti quei malati cronici che, pur presentando sintomi seriamente invalidanti e stadi di gravità tali da essere costretti a letto in modo permanente e/o alimentati tramite nutrizione artificiale, devono anche, ogni giorno, ragionevolmente accettare che non esisteranno né cure né terapie per loro in seguito alla decisione presa dal nostro sistema sanitario.

D’accordo, è tutto chiaro. Per i motivi così evidentemente espressi, non ci sono le condizioni per l’inserimento di queste malattie nel sistema sanitario (pur previsto dal decreto legge 329/99) perché prima è necessario che si applichi un approfondimento scientifico finalizzato a riconoscere e differenziare le forme più gravi da quelle più lievi.

Sta bene.

Ma, onestamente, egregio Consiglio Superiore della Sanità, lei, di grazia, chi si aspetta le possa trovare queste condizioni?

Probabilmente i malati ancora ai primi stadi…

Certo è che non potranno attivarsi quelli che nel frattempo, però, sono già allettati, perché ad aspettare ragionevolmente la soluzione, hanno già esaurito tutti i residui delle loro ultimissime forze…

Riflessione

Forse l’ultimo post che pubblico in questa comunità…

Troppi i disagi del sistema, e oggi il tempo è tutto. E poi non condivido l’inutilità presente in chi pubblica i Post in questa comunità, seppure la libertà è sacra… il diritto alle idee non è negoziabile.

Un paio di giorni fa ho letto una notizia che mi ha reso il cuore triste e allo stesso tempo furente…

Dal FATTO QUOTIDIANO:

Giovanni Falcone
Giovanni Falcone

“Prima hanno distrutto la statua di Giovanni Falcone. Poi hanno bruciato un cartellone che raffigurava lo stesso giudice assassinato a Capaci il 23 maggio del 1992. E in entrambi i casi  hanno colpito immagini posizionate all’entrata di due diversi istituti scolastici. A pochi giorni del venticinquesimo anniversario della strage di via d’Amelio Palermo vanno in scena segnali inquietanti. Se siano messaggi mandati direttamente da Cosa nostra o meno, saranno le indagini a stabilirlo. Di sicuro c’è solo che due atti vandalici distinti – entrambi diretti contro il giudice simbolo della lotta alla mafia – rischiano di non essere frutto della casualità. […].

“Un atto da parte di chi tenta selvaggiamente di opporsi all’irreversibile cambiamento culturale e alla sempre più efficace opera di repressione ai quali non si rassegna Palermo dove il cambiamento è stato forte ed irreversibile. Questi comportamenti confermano che c’è ancora molto fare ma che siamo davanti a un fenomeno che dimostra il nervosismo di ambienti arroganti e mafiosi che non si rassegnano all’inevitabile sconfitta”, è il commento del sindaco Leoluca Orlando, che ha dato notizia del secondo atto vandalico della giornata. Il primo risale al mattino quando sono stati trovati i resti della statua di Falcone che si trovava davanti alla scuola intitolata allo stesso magistrato in via Pensabene nel quartiere Zen.  […].

Ha subito parlato di matrice mafiosa dell’atto vandalico, invece, Rosy Bindi. “A 25 anni della strage di Capaci questo scempio ci ricorda che a Palermo la mafia c’è e si sente ancora forte. A questa esibizione di mafiosità occorre reagire e non permettere che l’indifferenza calpesti la memoria del sacrificio del giudice Falcone. La città faccia sentire la sua ribellione e la sua vicinanza ai martiri della lotta alla mafia”, dice la presidente della Commissione Antimafia. E infatti, anche per la preside dell’istituto, Daniela Lo Verde, la distruzione del busto di Falcone non è un atto di vandalismo come tutti gli altri.  “Non è una ragazzata. Non so fino a che punto possano essere stati ragazzi. Dopo avere rotto il portone e fracassato il vetro se avessero voluto sarebbero potuti entrare“, dice la dirigente dell’istituto colpito più volte da danneggiamenti. […].

Questa volta, però, il doppio raid vandalico arriva tra l’altro nell’anno in cui si celebrano i 25 anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio  Ed è forse anche per questo se già in giornata  i fatti della scuola dello Zen avevano scatenato molteplici commenti. “Non ci arrenderemo mai e la statua risorgerà più bella di prima ma chiedo alla autorità di pubblica sicurezza di garantire per il futuro un presidio adeguato a un monumento simbolo della nostra città”, dice Maria Falcone, sorella del giudice ucciso nella strage di Capaci. “Di notte, contro la statua di Giovanni, dentro una scuola. È difficile immaginare qualcosa di più vile e squallido. Se è un’avvertimento mafioso sarebbe una prova di debolezza, non di forza; se invece si trattasse del gesto di una banda di vandali sarebbe l’ulteriore conferma che dobbiamo ripartire dalla scuola, grazie all’impegno dei docenti che ogni giorno educano i cittadini di domani, e da un maggior controllo del territorio, per prevenire questo tipo di comportamenti”, è il messaggio del presidente del Senato, Piero Grasso.

La preside della scuola, però, chiede interventi precisi. “Noi cerchiamo – spiega Lo Verde –  di fare qualsiasi cosa per gli alunni, ma manca la costanza progettuale che ci consenta di rimanere aperti anche di pomeriggio, quando sarebbe necessario anche questo. A fare questo noi ci proviamo, ma servono finanziamenti non indifferenti. Quello che ci viene consentito lo portiamo avanti, ma ancora non sono sufficienti i mezzi a disposizione per un’ampia attività progettuale come la vorremmo”.  “La mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari”, diceva anni fa lo scrittore Gesualdo Bufalino. Il fatto che oggi vengano colpite proprio i simboli antimafia posti nelle scuole non è forse una coincidenza.”

GESTO

VIGLIACCO

e

SENZA ONORE.

Se di onore si più parlare, ma dubito che chi ha commesso questo gesto, sa cosa vuol dire onore:

Rispettabilità, rettitudine; senso della propria dignità che impone di comportarsi con onestà e coerenza morale. Merito che procura stima.

Queste persone non hanno la mia stima, ma il mio DISPREZZO.


Nelle mura di casa, nella privacy dei nostri pensieri, la libertà è sacra, e non si può intervenire, sacro è il diritto a preservare il proprio comportamento e le proprie ideologie. Ma tutto cambia quando condividiamo lo spazio vitale, intellettuale e spirituale, confezioniamo un idea, la digitalizziamo e vendiamo come fonte di energia. Ma diamo noi la polarità a questa fonte, che diventa di dominio pubblico. Ciò significa che è disponibile al libero impossessamento ed uso da parte di chiunque.

Questa impossessamento ci da un potere, il potere di non essere solo una voce che sta in silenzio.

Posizioni, alla fine la vita è un’idea e una posizione.

Nient’altro da dichiarare

Sarà forse il caldo… ma l’inquietudine rigenerare pensieri perduti.

Tre Post riposano nelle bozze, pronti ad esser pubblicata, ma ogni giorno l’azione non giunge.

Per quanto provi a evocare voci di passata ispirazione, si stanno spegnendo.

LIBERO

Inutile

e

Deludente

Comunità

Non basterà l’Arte o la nobile comunicazione dei pochi blogger a salvarla.

Ne ho visti decine, ma troppo pochi per educare.

CITO per tutti.

MISTEROPAGANO

SEVERAL1

e

la scoperta recente, merita una menzione perché si distingue:

ELETTRIKAPSIKE

Nato dalla tempesta - Digital Art
Nato dalla tempesta – Digital Art