Arti moderne – Vite estreme

“Sono un’artista estrema, con il corpo pieno di cicatrici provocate dalle mie performance. Ma sono sexy e quando amo lo faccio con tale intensità da non riuscire a respirare. Ora però non ho tempo per un nuovo uomo e sapete cosa mi piace moltissimo? Collezionare case”

Con queste parole si definì una della performance Artist più affascinanti dell’ultimo secolo.

Marina Abramović 

Marina Abramovic
Marina Abramovic

Lunga la sua vita Marina ha trasformato il suo corpo e la sua mente in un mezzo per esprimere la sua arte, un mezzo per sconvingere tutte quelle paure che limitano la libertà e piegano lo spirito a sottomettersi al fato.
In ogni dolore e prova inflitta ella ha scrutato il legame tra artista e pubblico, portando all’estrema essenza l’interazione che intreccia l’evoluzione intangibile tra messaggio e interpretazione. Analizzando le immense possibilità che la mente può imporre al corpo, unico limite al superamento di ogni paura e indecisione.

“La mia vita non cambia l’arte. È la mia arte a cambiare la mia vita. Nella mia vita avrei potuto avere tutto più facilmente, se solo avessi chiesto di meno. Se solo, ad esempio, fossi stata più pigra, o avessi speso tutto il mio tempo tra libri, passeggiate all’aperto e pessimi film alla televisione. Ma non avrei fatto nulla di quel che ho fatto fino ad oggi. Io creo sempre concept che sono difficili, duri e dai quali io stessa sono molto spaventata. E nel momento in cui li realizzo, ognuno di loro mi cambia la vita. Le cose che non conosco, le cose che temo, quelle difficili finiscono per contare veramente. Nella vita reale la gente va incontro a tragedie tremende, a malattie e sofferenze che portano vicino all’esperienza della morte. Queste sono situazioni che cambiano la vita. La felicità non cambia la vita di nessuno: è uno stato che non si vuole mai alterare. Ecco perché io metto in scena difficoltà e momenti pericolosi: per superarli e infine liberarmi delle paure. Come una sorta di catarsi.”

Marina Abramović - The artist is present
Marina Abramović – The artist is present

Ella ha trasformato i limiti del corpo, nella sua forza espressiva.

“Credo che tanto il corpo fisico abbia un limite quanto la mente che lo abita non ne abbia. Credo che il mio attuale lavoro sia concentrato sulla mente, tanto perché essa si presenti sempre come illimitata, quanto perché, attraverso il mio percorso, ho capito cosa sia il corpo. Se si chiudono gli occhi, in meno di tre secondi si può essere ovunque si voglia. Non ci sono limiti né di tempo, né di spazio né di dimensione. E questa è la più logica testimonianza, la più diretta intuizione di tutto il mio lavoro.”

Molti i suoi lavori e le sue performance.

Tre le più estreme e pericolose, ricordo la performance che esegui nel 1974.

Rhythm o

Si presentò al pubblico dicendogli che per sei ore sarebbe rimasta priva di volontà e che ogni partecipante avrebbe potuto usare liberamente degli strumenti di piacere e dolore che ella stessa forni per la performance per infliggerle ogni sorta di azione.
Ciò che inizio timidamente, esplose poi in uno spettacolo pericoloso e incontrollato; tutti i suoi vestiti vennero tagliuzzati; nella quarta ora le stesse lamette furono usate per tagliare la sua pelle. Il pubblico si rese conto che quella donna non avrebbe fatto niente per proteggersi ed era probabile che potesse venir persino violentata; si sviluppò allora, tra il pubblico, un gruppo di protezione e, quando le fu messa in mano un’arma carica e il suo dito posto sul grilletto, scoppiò un tafferuglio tra il gruppo degli istigatori e quello dei protettori. Un Opera forte con cui Marina da espressione alla sua paura e alla volontà di vincerla, potendo indirettamente anche l’attenzione sul legame tra artista e pubblico e sull’interazione di immedesimazione che nasce, dalla condivisione di paure e violenze.

Marina Abramović, Rhythm 0, 1974, Napoli, Studio Morra Gallery
Marina Abramović, Rhythm 0, 1974, Napoli, Studio Morra Gallery