Arti maggiori – Maestri

Per molto tempo la critica ha considerato l’arte sotto un premeditato e osceno attacco. Da quando per esser precisi gli impressionisti trasformarono la linea in un indefinito groviglio di colori.

Ci fu un artista che decise di Assassinare la Pittura.

JOAN MIRÒ

20 aprile 1893, Barcellona, Spagna - 25 dicembre 1983, Palma di Maiorca, Spagna
20 aprile 1893, Barcellona, Spagna – 25 dicembre 1983, Palma di Maiorca, Spagna

Joan presa questa decisione 1923, indubbiamente con questa metafora voleva non uccidere, ma liberare la pittura da un sepolcro che stava piano piano seppellendo il colore e la forma in un austero accademismo senza ispirazione, ma dettato solo da regole schematiche di composizione.

Joan Mirò - Nudo - 1926 - Filadelfia. Museum of Art
Joan Mirò – Nudo – 1926 – Filadelfia. Museum of Art

L’azione aggressiva di Mirò giunse in un periodo di rinnovamento e forte turbolenza, ed egli forse più di altri nella sua pittura voleva esprimere questo senso di rinnovamento violento. Audace sperimentatore capace di correre rischi straordinari in ogni opere che realizzava.

Moderno, libero ha assassinato volutamente la sua volontà prigioniera dei precetti artistici d’un epoca per essere inizio d’un pensiero libero.

E questa libertà si materializza e prende una forma, tante forme, le forme di Joan Mirò.

Joan Mirò - Donna e cane - 1936 - Barcellona, Fundaciò Joan Mirò
Joan Mirò – Donna e cane – 1936 – Barcellona, Fundaciò Joan Mirò

Se c’è qualcosa di divertente nei miei dipinti, è qualcosa che io non ho cercato consapevolmente. Questo umorismo viene forse dalla necessità di sfuggire al lato tragico del mio temperamento. È una reazione, ma una reazione volontaria. La cosa che in me è volontaria è la tensione mentale.
[…] L’atmosfera che favorisce questa tensione è qualcosa che trovo nella poesia, nella musica, nell’architettura.
Lo spettacolo del cielo mi sopraffà. Sono sopraffatto quando vedo la luna crescente o il sole in un cielo immenso. Nei miei quadri si trovano spesso forme minuscole in spazi vuoti.  Spazi vuoti, orizzonti vuoti, pianure vuote: ogni cosa che è stata spogliata fino a che fosse del tutto nuda mi ha sempre procurato una forte impressione. […]
Le cose semplici mi danno delle idee.
[…] L’immobilità mi colpisce. Questa bottiglia, questo bicchiere, una grossa pietra su una spiaggia deserta, queste sono cose immobili, ma scatenano un movimento tremendo nel mio animo. […] Nella mia pittura c’è una specie di sistema circolatorio. Se anche una sola forma è fuori posto, la circolazione si interrompe; l’equilibrio è spezzato. Quando un quadro non mi soddisfa, mi sento fisicamente a disagio, come se il mio cuore non stesse lavorando come si deve, non riuscissi più a respirare, stessi soffocando.
Lavoro in uno stato di passione e di eccitamento. Quando inizio a dipingere obbedisco a un impulso fisico, a un’esigenza di iniziare. È come ricevere uno shock fisico.
[…] Lavoro come un giardiniere o un vignaiolo. Ogni cosa ha bisogno di tempo. Le cose seguono il loro corso naturale. Esse crescono, maturano. […] Le cose maturano nel mio animo. Inoltre, lavoro sempre a un gran numero di cose contemporaneamente.  E anche in campi differenti: pittura, acquaforte, litografia, scultura, ceramica. […] Mi piace il surrealismo perché i surrealisti non considerano la pittura come un fine in se stesso. Non ci si deve preoccupare se un quadro durerà, ma se ha piantato semi che daranno vita ad altre cose.”

Estratto da Je travaille comme un jardinier.