Metamorfosi – parte quarta

La Metamorfosi di Franz Kafka.

L’angosciante e ermetica esperienza del commesso viaggiatore Gregor Samsa, che senza una motivazione divina o scientifica, subisce la trasformazione in un insetto mostruoso. Kafka descrive con precisione sublime la metamorfosi creando un angosciante e lenta lettura che porta alla comprensione della metafora che nelle parole rigorose dell’opera fanno concretizzare la diversità e l’alienazione prodotta del degradano di una società borghese.

Ed è questo che Kafka rappresenta sulla sua grandiosa opere. Egli descrive una lunga e complessa metafora che da una parte vuole denunciare l’oppressione a cui l’individuo e sottoposto, schiacciato a volte spersonalizzato dalle regole sociali imposte. Dall’altra vuole mettere in risalto l’incapacità di comunicare, soprattutto tra famigliari, e questo aspetto viene evocato nell’opera dei luoghi chiusi e stretti in cui si articola la vicenda a simboleggiare il soffocamento che rende impossibile la convivenza e la comunicazione. La metamorfosi in insetto dunque rappresenta il modo con cui Gregor da forma all’alienazione, che lo priva della sua identità e dei mezzi che lo riconoscono come individuo sociale. Portando alla conseguenza e tragica fine legata all’altro aspetto che Kafka mette sotto i riflettori, le latenti tensione che divorano una famiglia, nel momento che si perde l’equilibrio che fin a quel momento era pilastro del benessere.

La mutazione porta Gregor ad esser un peso insostenibile per la sua famiglia e questo fa emergere tutte le tensione che mai si erano palesate. La fine del protagonista è conseguenza di questa insostenibilità. La magica esperienza che si viene a creare diventa cosi un’occasione di lettura che porta a valutazione psicologiche introspettive, la metamorfosi che subisce Gregor resta volutamente senza significato com’è tipico della narrativa kafkiana. Per Kafka probabilmente la metamorfosi diventa una chiave per aprire una porta verso la lettura dei mali dell’uomo moderno.

Estratto da La Metamorfosi di Franz Kafka – Capitolo secondo.

Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po’ la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da solchi arcuati; in cima al ventre la coperta, sul punto di scivolare per terra, si reggeva a malapena. Davanti agli occhi gli si agitavano le gambe, molto più numerose di prima, ma di una sottigliezza desolante.
«Che cosa mi è capitato?» pensò. Non stava sognando. La sua camera, una normale camera d’abitazione, anche se un po’ piccola, gli appariva in luce quieta, fra le quattro ben note pareti. Sopra al tavolo, sul quale era sparpagliato un campionario di telerie svolto da un pacco (Samsa faceva il commesso viaggiatore), stava appesa un’illustrazione che aveva ritagliata qualche giorno prima da un giornale, montandola poi in una graziosa cornice dorata. Rappresentava una signora con un cappello e un boa di pelliccia, che, seduta ben ritta, sollevava verso gli astanti un grosso manicotto, nascondendovi dentro l’intero avambraccio.


Con l’opera di Kafka non si chiude pero il viaggio nella metamorfosi, l’epoca moderna esprime con altrettante sublima virtù altri memorabili esempi di narrativa e arte che vivono nel tema magico della trasfigurazione.

Nella narrazione sudamericana ad esempio il tema ricorre spesso all’interno del cosiddetto realismo magico, Gabriel Garcia Màrquez ne porta un eccellente prova nel suo capolavoro Cent’anni di solitudine.

A completare l’immaginario contemporaneo sono le nuove tecnologia, che aprono le frontiere a nuovi modi di narrare e creare, introducendo nel contesto alieno del digitale e della robotica in un modo o un altro lo stesso senso di dissolutezza e angoscia che per secoli hanno animato le trasformazioni che si sono susseguite nelle opere dei grandi maestri della storia.

Stelarc - Performance - 2013 - Biennale in Eindhoven - Netherlands.
Stelarc – Performance – 2013 – Biennale in Eindhoven – Netherlands.

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Metamorfosi – parte quartaultima modifica: 2017-06-17T15:04:56+02:00da natodallatempesta0

10 pensieri riguardo “Metamorfosi – parte quarta”

  1. Io ho letto questo libro di Kafka dove il protagonista si trasforma in uno scarafaggio.
    Certo ha un senso importante ma come visione è semplicemente orripillante.
    Buon pomeriggio Carmelo.
    Un abbraccio.

    1. Sorellina ammetto non lo sapevo… 🙂
      Un esempio quello di Marquez straordinario d’immaginazione… al di la della grandezza dell’opera… volevo riallacciare con quest’opera la metamorfosi alla sua originale ispirazione…
      L’apocalittica letteratura moderna ha dato negli ultimi anno esempi di metamorfismo al limite del messaggio biblico… ma volevo concludere il viaggio con l’opzione di un eventuale aggiornamento, con un legame al vero input che ha dato origine alla mutazione come ovidiana ispirazione di fantasia.
      SDT*

  2. Hai deciso d’imbarcarti in un viaggio non da poco…emule di Ulisse…con questo tuo excursus sulle metamorfosi. “E speriamo che le nostre anime muoiano col corpo e che nessuna mia parte sfugga all’avido rogo, perché se lo spirito, immune da morte, se ne vola via in alto negli aerei spazi e le parole del vecchio di Samo risultano vere, la mia ombra romana vagolerà fra le ombre dei Sàrmati e sarà sempre straniera fra selvaggi mani.” Tutte le Metamorfosi, infatti, anche quando sono mutamenti a colori e si muovono all’interno di una dinamica di vita, restano, di fatto, sospese tra due altari sempre presenti: la sorpresa e la tristezza. La tristezza pervade i cambiamenti, dalle sue sfumature più dolci, azzurre, come quelle della nostalgia, fino al dramma vero e proprio della perdita o, forse anche peggio, dell’ambiguità angosciante del ritrovarsi improvvisamente “sospesi” nella non vita e non morte. L’altro altare, quello della sorpresa, richiama lo stupore che si prova nell’affacciarsi ad una realtà alternativa dove davvero nulla può considerarsi sicuro, e dove ogni elemento è, o può essere, ingannevole. Ed anche la sorpresa è legata al dolore, come la tristezza, perché è alimentata da una disposizione d’animo immersa nell’ansia e in una credulità che può facilmente condurre all’alienazione. Ma la metamorfosi è, per l’appunto, un viaggio dove niente si crea e niente si distrugge, e da questa tristezza e stupore può anche nascere l’arte, che da sempre, si sa, è innamorata di tutte le “irrealtà visibili” 😉

    1. Introduzione cara amica degna del vecchio astronomo, che nella luce del cosmo vide la verità…
      Ed è questo che fa il pensiero trovare la verità dove il nostro faro volge la sua lente conversa.
      E nel momento che la lente chiede la sua luce rimane quel fotogramma nel tempo che ispira la nostra coscienza immortale ad essere fuoco oltre le ombre.
      L’ultima forse, conosciuta sicura, grande di certo metamorfosi che l’uomo immagina e realizza…
      Al chiudersi del desiderio, al nascere della scomposizione materiale dell’essenza primaria si concretizza la scena che colora la mutazione, o forse una scissione un tornare indietro apparente. Se la metamorfosi che spilla la vita, fosse una congiunzione di materie? non può la metamorfosi che distilla la vita esse una scomposizione delle materie originali?
      Il pensiero poi da la forma e costruisce gli altari in immagine e somiglianza del creatore, e si trasforma quella naturale mutazione, in una allegoria letteraria e artistica, di una paura vitale.
      E la fantasia plasma la regola e gli esempi…
      La virtù prende ispirazione e dalla tristezza che diventa provocazione e dalla sorpresa che diventa bellezza l’arte crea gli esempi, e il ciclo inizia il suo processo semantico di apprendimento per riuscire a svelare la verità nascosta dietro la natura.

  3. (Carini): prendere la volata in metamorfosi, passo misurato, falcata di uccello, danza in otto il samo, ripercorrendolo, sfuggi in velocità e sintesi o meta, oltre la metà, la meta. ReiDeinautizzarsi o riNautilizzarsi, profondi immersi: Olè con pciù/both

    1. Olimpica amica a te la corona metamorfica, tu ospiti Ovidio nel tuo olimpo… Sei madre dell’ago che punge la tela della realtà…
      Per fori il manto della percezione per donare una visione dell’arte….
      SDT *

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