Hauterives. SOGNI DI PIETRA Dialetti Architettonici Il palazzo ideale

 

Hauterives è il  comune francese  nel dipartimento della Drôme dove il postino CHEVAL costruì il suo palazzo di pietra arenaria, un “palazzo immaginario”  che Breton nel 1935 considerò  il manifesto dell’architettura surrealista.

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Breton era dell’avviso che  “l’irreprimibile bisogno umano, che affiora nella nostra epoca come in tutte le altre, di estendere alla altre arti quanto fu per molto tempo ritenuto prerogativa della poesia, non tarderà ad aver ragione di certe resistenze consuetudinarie, che cercano di nascondersi dietro le pretese esigenze dell’utile“.

Dal 1969 è considerato monument historique ed è meta turistica visitabile tutto l’anno.

 

da BRETON e DALI’ al POSTINO CHEVAL e l_Architettura Surrazionalista

 

 

Inciampando in una pietra CHEVAL divenne Architetto. Breton capofila del Surrealismo riteneva possibile cancellare l’antitesi tra sogno e realtà con la surrealità.

Se con i mondi impossibili disegnati, Escher si interroga : “Perché noi dobbiamo avere il nostro naso arrossato in tutto questo infelice realismo ?” i Surrealisti, recuperando la parte non razionale, l’inconscio – l’es freudiano reagiscono alle  realtà artificiali come la produzione coatta del tempo libero, contestualmente, oggi, diremmo ad una realtà virtuale che è non reale e neanche immaginaria .

Il surrealismo si fonda sull’idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme d’associazione finora trascurate, sul gioco disinteressato del pensiero, sull’onnipotenza del sogno: questa la fuga originale del movimento.

Parrà strano associare la pittura surrealista ad una qualche forma di architettura, ma già il “modern style” è – secondo Salvator Dalì – realizzazione di desideri solidificati, in un’epoca che tenta la rivoluzione razionale, senza rinunciare al colore e alla decorazione.

E veniamo al postino Cheval, e al suo sogno, per una dozzina d’anni Ferdinand ha coltivato l’idea di costruire un palazzo “oltre l’immaginazione”. Un pazzo. Non  era muratore, non aveva mai usato la cazzuola, scultore senza conoscere lo scalpello. Per non parlare dell’architettura che non aveva mai studiato.

Un giorno durante uno spostamento aveva notato una pietra modellata dall’ acqua e dal tempo che alimentò la sua curiosità  spingendolo a cercarne delle altre. E si disse : visto che la natura scolpisce, io farò il muratore e l’architetto”.

la prima pietra conservata nel palazzo

Per oltre trent’anni, Cheval percorse ogni giorno venticinque chilometri con la sua carriola per raccogliere le pietre dalle forme fantastiche che trovava nelle colline, per il suo palazzo ideale costruito a Hauterives di circa 26 per 14 metri ed alto 10, percorso internamente  da una galleria labirinto, con un  terrazzo da cui si accede a torri .
Decorato da sculture, mosaici, conchiglie, che ricordano il parco Guel di Gaudì, vi si trovano rappresentati mondi fantastici,  animali e vegetali, figure  mitologiche, rimandi all’Egitto dei faraoni, ai Saraceni, ai  monumenti indù, orientali.

Risulta che Picasso, prima di raggiungere la Costa Azzurra lasciasse la strada n° 7 delle vacanze per recarsi ad Hauterives e Max Ernst addirittura dipinse un quadro dedicato al Facteur Cheval.

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Lavorava fino a notte fonda, sotto la luce di una lampada ad olio, con la fedele compagna del lavoratore intelligente. ..

 

[tratto da http://www.geocities.ws/mvsscenografia/postino.html]

da VAN GOGH a DALI’ indissolubili rapporti

 

Il bruciatore di stoppie -Donna con carriola  (Van Gogh)

VAN GOGH e Gli Studi sui contadini sono una serie di disegni che  realizzò tra il 1881 e il 1885 per raccontare l’indissolubile rapporto tra uomini e natura. Inevitabile la presenza della carriola del mondo rurale, il piccolo carro per trasportare stoppie, raccolti e scarti .

Van Gogh ebbe un particolare attaccamento e simpatia per la classe operaia alimentato in diversi modi. Era affezionato soprattutto al lavoro contadino rappresentato da pittori come Jean-François Millet.

Di Millet “L’Angelus”, è un’opera rilevante che divenne il soggetto su cui Salvador Dalì elaborò, col metodo paranoico critico, diverse nuove Opere – L’Angelus e Gala , L’Angelus di Dalì e l’Angelus Architettonico–  che svelano alcuni possibili misteri delle opere di Millet e l’emersione di problemi inconsci del pittore spagnolo, come la perdita di un fratello gemello, nonchè tutto il suo essere Ateo in grazia di Dio e l’indissolubile rapporto tra uomini e idee .

l’Angelus di Millet

Anche se non si ha traccia della radiografia Salvador Dalì chiese e ottenne dal Louvre una verifica sul quadro di Millet da cui era ossessionato. Sotto la cesta della contadina in preghiera era disegnata una pietra sepolcrale; la natura dell’intuizione di Dalì è giustificata dal soggetto stesso dell’Angelus che è la preghiera per i defunti al calare della sera, e forse Millet aveva reso più intenso l’Angelus, pensandolo in un primo momento come preghiera ad un piccolo defunto;  i due contadini (e la carriola)  si ammantano  così di ulteriori significati simbolici , Dalì ne scompone e ricompone il dolore legandolo ai suoi ricordi. Dato un fenomeno primario (il quadro di Millet ) ogni fenomeno collegato diventa nell’Arte di Dalì intuizione di un disegno del sé/io. Struttura del mondo, latenza delle idee.

il mito tragico dell’Angelus di Millet  (Dalì)

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Per tornare a Van Gogh, egli  amava essere il “pittore dei contadini”, tenendo i lavoratori in gran conto, molto di più di quanto non tenesse alla stessa sua pittura,  considerava le opere di Millet  “qualcosa di elevato” , religioso, come le “voci del grano”.

Il valore con cui fu venduto L’angelus dopo la morte di Millet, invece, e lo stato di povertà in cui versava la famiglia  diede impulso all’invenzione del diritto di seguito o di successione delle opere d’arte.

 

“Si deve procedere con fiducia, con una certa sicurezza che si stia facendo una cosa ragionevole, come il contadino che guida l’aratro … (di chi) trascina l’erpice dietro di sé. Se non si ha un cavallo, si è un cavallo da se stesso. Van Gogh