Notoriamente padre

 

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Notoriamente padre Sole- XIX

Sovente nelle carte illustrate troviamo coppie di bambini, i figli di Elios – Aeete e Perse o le figlie Circe e Pasite avute con con Perse o quelli avuti con Nera, Fetusa e Lampezia o intesi come i Dioscuri o gli amanti. L’assenza del sole durante la notte era terrore per i primitivi e Apollo ne divenne il dio preposto alla tutela. La carta che segue quella della Luna XX invita ad attraversare le tenebre ed i chiarori fallaci e superare l’errore. La lama dona infine trionfo, salute e ricchezza.

HELIOS|Notoriamente padre

QUANTI| e persone. In ogni museo c’è una carriola

 

QUANTI|e persone. In ogni museo c’è una carriola Museo d’Arte MAON : Domenico Cordi.

In effetti tutta la mia analisi su come un certo oggetto sia stato trattato in area Arte, Cultura e affini, nasce da una critica negativa all’opera presentata, unico caso di contraddizione e conferma del tema, del perchè un’opera tratta dai rifiuti sia apprezzabile (carriola recuperata) e al contempo come Opera rifiutata dall’opinione, assolva brillantemente al suo messaggio fatto di inclinazione al lavoro spesso fatigante di costruire e non distruggere (l’ambiente) nei limiti delle intuizioni umane

 

quali gli autori nelle epoche e nelle correnti artistiche che lo hanno disegnato in Pittura, Fotografia e Allestimenti ed evocato in Poesia, Metafore e Scarti, Ossimori e Liriche Metafisiche Musicali e Operazioni Quantistiche, destinato a simbolo di Lotta e Rivolta: di Viaggio, di Conferimento e trasferimento, di Trasporto, di Seduta, Sostegno e Gestante; di processo Alchemico, gioco e Palio, di Residuo industriale ed edilizio e Palazzi  immaginari,  da Materia a Tracce di ruggine, da Porta letame a fioriera e Indizio parentale

; degli atti, e

quali  “spettatori” e che reazioni di contributo; i voti, i metal, gli arcani.

Tutto ciò, e data  l’ampiezza dei risultati di ricerca ottenuti, e nonostante sia presente  ancora un margine di esplorabilità, i risultati dell’analisi concludono e confermano l’uso, ampiamente dimostrato, favorevole, di una qualsivoglia carriola per comunicare un suo messaggio intrinseco.

Per quell’unica eccezione inclusa di giudizio inoperoso passivo (e di merda), impossibile smantellare i significanti dell’oggetto e degli elementi: piombo oro e rifiuti, però’, nessuno escluso.

 

 

[Domenico Cordi ]

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OPERE SPARSE|CARRIOLA VAGANTE

OPERE SPARSE|CARRIOLA VAGANTE

Post n°2011 pubblicato il 13 Marzo 2018 da misteropagano

 Se la meccanica quantistica (anche detta fisica quantistica o teoria dei quanti) è la teoria fisica che descrive il comportamento della materia, della radiazione e le reciproche interazioni, perchè e dunque non puo’ esistere una teoria che descriva il comportamento delle persone, delle loro emanazioni e le reciproche interazioni, inclusi i limiti nella conoscenza e di casi di incompatibilità?

Ciò ha determinato  la meta analisi della carriola, sin qua prodotta.

 

[opere sparse | Calogero Barba Be Sociable]

Si ringrazia NatodallaTempesta  per la sempre gradita ospitalità.

 

QUANTO|meta analisi – oggetto di indagine

 

Perché vale la pena fare una meta analisi?

Spesso capita, quando si prepara una rassegna della letteratura disponibile su un oggetto di indagine, di trovarsi di fronte a una grande mole di studi e alcuni presentano risultati tra loro contraddittori. In questi casi la meta-analisi rappresenta la via elettiva per sintetizzare i dati disponibili e per spiegare da qualifattori può dipendere l’eterogeneità dei risultati.

Ad  esempio:

  • Un particolare messaggio è efficace? (Per esempio, un’opera sperimentale)
  • Che differenze tra generi diversi dello stesso soggetto? (Per esempio, tra opera avanguardia e classica di un soggetto)?
  • Due variabili sono significativamente associate? (Per esempio, che legame esiste tra soddisfazione dell’opera e risposta del pubblico ?)

La meta-analisi offre una sintesi quantitativa dei risultati degli studi disponibili in una determinata area di ricerca.

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The Couple in Lace. Coppie in Arte manierismo e surrealtà

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The Couple in Lace

“L’ invenzione copiosa di tutte le cose, aria artefatta”.

“Trasgressive e complesse  composizioni profane”.

“Capacità di distaccare l’arte dalla realtà”.

“Un’arte “fine a se stessa”

“Tonalità naturali e reali a tonalità fantastiche, innaturali come la prospettiva, quando presente,  spesso distorta”.

“Un sogno al giorno”

“Trasgressione”.

Pur calzandola,  le citazioni non descrivono l’opera di MAX ERNST  ma  il Manierismo, nei secoli considerato sempre più negativo e riabilitato culturalmente dall’Espressionismo e dal Surrealismo, dei primi del novecento italiano,come capacità  di distaccare l’arte dalla realtà.

Allegorie e simboli, l’imitazione della realtà non è lo scopo dell’arte, piuttosto la sua trascendenza, la riorganizzazione dell’immaginario, dell’espressione, di un fine d’arte come connessione con il sè profondo, al contempo universale e cosmico in grado di intercettare segnali dal mito, dagli archetipi, dalla storia e dall’onirico .

Considerato virtuosismo della mano e fascino di soggetti suggestivi,  il manierismo “che caratterizza tutta l’arte attraverso i secoli, in uno stile autoreferenziale, esplora i limiti e si manifesta come autocoscienza dell’arte” e trans-epocale. [Ulla Dreyfus 2015].

hash2ash. Esistenze digitali disintegrate

 

hash2ash – everything saved will be lost, è l’installazionefirmata dal collettivo polacco Pangenerator; commissionato dal Museo Etnografico di Varsavia in occasione della mostra Teen Age, il progetto incarna una delle  paure più grandi della nostra epoca: quella di perdere i propri dati, vedendo scomparire in un momento tutti i propri ricordi.

Non vogliamo che le nostre esistenze digitali scompaiano. E se vogliamo preservarle, dobbiamo fare in modo che gli oggetti che creiamo oggi possano ancora essere leggibili nel lontano futuro”.

La discrepanza su cosa è un ricordo testimoniato da un documento, foto, album, immagini digitali, ritagli, eccetera,  è sottolineata nell’opera dai pixel digitali che si disintegrano in sassolini di ghiaia;   una cascata che cade rumorosamente al di sotto del monitor, dopo un selfie che lo spettatore è stato  invitato a scattare che compare e  scompare dallo schermo.

 

Una metafora avvincente del rapporto controverso tra bit e atomi, della volatilità degli artefatti in formato digitale leggiamo su ART TRIBUNE, e aggiungo, dell’insostenibilità dell’identità digitale ancorata ad un reale.

Mescolare l’ identità virtuale, in fondo non fa che replicare il reale coi rischi esposti.  Ogni cosa salvata sarà perduta e se non trasformata in pietruzze, quelle identità multiple che “Luther Blisset” ambiva, in un delirio digitale, a registrare come un unico segno  della blogosfera: almeno ciottolio, se non ambient, suono.

Una metafora efficace del rapporto controverso tra bit e atomi e della volatilità degli artefatti in formato digitale.

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COPPIE in ARTE e così sia

E’ così sia. Max Ernst è stato sposato con Peggy Guggenehim collezionista d’arte statunitense e  Dorothea Tunning ( in foto),  che gli è sopravvissuta ed  è stata artista menzionabile al suo pari.  Peggy posò per Man Ray, conobbe Marcel Duchamp,  Romaine Brooks, Max Ernst, Pablo Picasso, Georges Braque e Kurt Schwitters, Samuel Beckett, o Vasilij Kandinskji, e Yves Tanguy allora sconosciuti,  incurante della guerra, decise di acquistare un grande numero di opere d’arte di  Francis Picabia, Georges Braque, Salvador Dalí, Piet Mondrian, Fernand Léger e Constantin Brâncuşi, Jackson Pollock..

Quando inaugura la galleria Guggenheim Jeune a Londra  è la prima di una lunga serie di collezioni, che la renderanno negli anni la più importante sostenitrice dell’avanguardia europea. A Venezia, dove infine visse  esibì la sua collezione  Peggy Guggenheim, un museo d’arte moderna sul Canal Grande di Venezia.

Il suo matrimonio con Max Ernst durò solo due anni, e pochi anni dopo  la sua collezione viene esposta per la prima volta alla XXIV edizione della Biennale d’arte nel 1948.

Con Dorothea Tunning  invece l’artista ha condiviso gioco arte e amore, un completamento che ha dato alla storia opere in cui è difficile capire se l’artista il cui nome prevale, Ernst in questo caso,  sarebbe stato quello che è divenuto senza un continuo flusso di ispirazioni dettate dal colloquio vitale  con Dorothea . Lei stessa in molte opere mostra nel suo stile pittorico, qualcosa di unico al pubblico che la distingue dal compagno artista, e nella storia dell’arte, meritevole di nome e fama eguali.  E lei sarebbe stata Dorothea Tunning se non avesse fatto Arte e coppia con Max Ernst? Coppie in arte  e così sia .

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Dorothea resta una vera e propria riscoperta dell’arte surrealista al femminile che, per troppo tempo oscurata dai grandi nomi del movimento, ha molto da raccontare (“Cherchez la femme: Women and Surrealism” nel 2015  Sotheby’  York Avenue), delle intuizioni  godute e spese.

Dopo la morte del marito, Dorothea Tanning cominciò a dedicarsi anche alla poesia e alla stesura di romanzi.