Alex Katz. La vita dolce

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A Rovereto la "vita dolce" di Alex Katz - PressRoom

The Black Dress

Niente drammi alla Edward Hopper né narrazioni sottese alla David Hockney: l’America di Alex Katz è rappresentata da uomini e donne borghesi, belli e senza età. Perché, come spiega il Nostro: “Penso che a entusiasmarmi siano prima di tutto le persone. Le persone di New York mi appassionano, ad esempio, per il modo in cui indossano i vestiti, per i loro gesti, è qualcosa di molto specifico e mi piace. Mi piace lavorare nel Maine perché la luce è così bella, è completamente diversa da quella europea. Nel Maine c’è una sorta di libertà sociale di vivi e lascia vivere anche se alla fine è un luogo un po’ selvaggio, ci sono lattine di birra dappertutto, la gente fa quello che vuole“.

Qualcuno ha bollato l’arte di Katz come superficiale, senza tenere conto che l’artista ha scelto di dipingere ciò che vede. E quindi la presunta superficialità è da addebitarsi a Katz o alla “vita dolce“?

Alex Katz, Libby, 1991, olio su tela. Mart, Deposito Collezione Privata © Alex Katz, by SIAE 2022

Libby

ALEX KATZ – Monica De Cardenas

Anne Lyon

Lawn Party (1965) Alex Katz | Alex katz, Pop art, Realistic paintings

Lawn Party

Yves Field 1

Red Nude

Winter

January 4

Moonlight

Alex Katz. La vita dolceultima modifica: 2022-05-09T10:25:23+02:00da hyponoia

7 pensieri riguardo “Alex Katz. La vita dolce”

  1. Buongiorno, da quel che vedo mi pare davvero un agire superficiale, poco impegno piu’ poco talento uguale scarso risultato. Opere che ad un sordo non dicono nulla…. ad altri non saprei…

  2. Quel cognome mi ha fatto venire in mente che dedicai un post a Phil Katz l’informatico che aveva creato quel piccolissimo programma che si chiamava PKZip. Il primo programma che consentiva a chiunque di comprimere i propri file o programmi. Un programma che si diffuse come una pandemia in tutto il mondo e Phil Katz che lo aveva messo in circolazione in modo gratuito, non ne beneficiò tant’è che morì giovanissimo, alcolizzato e povero. E pensare che quel programmino che esiste ancora con il nome di WinZip avrebbe potuto renderlo miliardario ma, forse, meno amato.

    Io non ci vedo superficialità nei lavori della Katz, anzi mi piace perché amo la pittura dove la luce la fa da padrona. Qui, oltre alla luce, l’altra costante è una velata malinconia.

  3. Ricordo il post (a grande linee) e mi dispiace che il “tuo” Katz non abbia avuto il riscontro che meritava; per quanto riguarda la “mia” Katz, sono d’accordo con te, i suoi quadri sono luminosi e in alcuni casi, come in Winter, malinconici.

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