La scrittrice più letta degli ultimi due anni

L'amante perduta di Shakespeare : Kingsley, Felicia: Amazon.it: Libri

Nel caso di specie non si tratta neppure di sospendere il giudizio, ogni autore/autrice è un mondo a sé e può piacere oppure no. Tuttavia, mi piacerebbe scrutare il cervello di coloro che hanno letto i libri di Kingsley: certo, non sarebbe un esame che si risolverebbe nel volgere di poche ore perché a conti fatti i suoi lettori formano una schiera piuttosto cospicua se è vero, com’è vero, che è lei la scrittrice più letta del 2023 e del 2024, con all’attivo più di due milioni di copie vendute. Però, vuoi mettere che soddisfazione sarebbe constatare che… Ma no, lasciamo perdere, che la maldicenza non mi si addice.

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Ai santi in paradiso preferisco avere i diavoli all’inferno. I santi ti proteggono nel bene, i diavoli ti salvano il culo quando sei nella merda.

Io, nella merda, c’ero ben al di sopra del collo.

Fino a un mese fa ero dietro le sbarre in un carcere, a scontare una condanna che avrebbe risucchiato metà della mia vita, mentre oggi siedo al tavolino di una sala da tè in rue des Capucins, città alta, Lussemburgo.

Un granducato incastonato tra Francia, Belgio e Germania, neanche tremila chilometri quadrati di terra che custodiscono i patrimoni di oltre duecentocinquanta miliardari di tutto il mondo e sede fiscale di più di centoquarantaduemila aziende.

Mi piacciono i numeri, soprattutto questi.

«Il suo tè, monsieur». Una giovane cameriera sorridente mi serve la mia ordinazione. «E il latte».

«Niente latte, grazie».

«Pensavo che voi inglesi metteste sempre il latte nel tè», osserva incuriosita. Ha l’aria dolce e su per giù la mia età.

«Nei tè indiani, neri, come l’Assam o il Darjeeling per smorzarne la robustezza dovuta alla forte ossidazione. Questo», spiego girando il cucchiaino nella tazza, «è verde. Come la maggioranza dei tè cinesi».

«Zucchero?»

«Mi piace senza».

«Biscotti al burro? Li fa la pasticceria migliore della città».

«Sono a posto così, grazie».

«Guarda che i biscotti sono già inclusi nell’ordinazione», mi fa presente Giles, raggiungendomi e sedendosi nella poltroncina accanto alla mia. «Un decaffeinato per me, grazie».

«Sei in ritardo», gli faccio notare.

«Con i clienti importanti non esistono orari, si resta finché hanno bisogno».

«Allora io non sono un cliente importante», constato.

«Tu non sei un cliente».

«E cosa sono?»

«Il “nipote” di un amico. Non fare economia sui piaceri della vita», mi rimprovera lui, per poi rivolgersi di nuovo alla cameriera tornata col suo caffè. «Ci porti anche quei biscotti, per favore».

«Non sto facendo economia», ribatto, «sai perché l’Impero Romano è caduto? Perché quando hanno annesso i regni mediorientali, gli eserciti si sono lasciati andare agli agi e si sono rammolliti».

Giles ride. «Un impero stroncato da un bagno turco».

«Più o meno, sì», rispondo serio.

«Sei giovane per darti una regola di vita così severa. Quanti anni hai?»

«Ventisei».

«Prima o poi mollerai il tiro e ti godrai i lussi».

Felicia Kingsley

BookTok

BookTok', la alternativa del sector editorial para aumentar sus ventas

Poiché BookTok influenza il mercato editoriale, non serve stupirsi del successo commerciale (e immeritato) di Tillie Cole col suo Dammi mille baci e di quello dell’italiana Felicia Kingsley con Innamorati pazzi (già il titolo la dice lunga…). Io che nella giungla editoriale mi muovo seguendo soprattutto l’istinto, pur rimediando cocenti fregature vado fiera dei miei pescaggi in direzione ostinata e contraria. Stendendo un velo pietoso sullo scempio prodotto da BookTok, bisogna dire però che qualcosa di buono riesce a indicarla, quando il mio sesto senso va in tilt e voglio comprare un libro ad ogni costo, opto per un classico o per un titolo che in qualche modo ha fatto la differenza, magari uno di quelli che si è imposto per “una scrittura potente, eversiva ma letteraria“, come scrive Stefano Massini a proposito di Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli.

Se è vero quello che dice il proverbio “la casa nasconde ma non ruba”, probabilmente dovrei avere una copia del libro di Tondelli: sì, ma dove, su quale scaffale? Non è l’unico missing book della mia collezione, quindi non mi resta che prendere in considerazione l’acquisto di una nuova libreria. Purché dotata di sensori a indicarmi la via.

°°°

“Sono giorni ormai che piove e fa freddo e la burrasca ghiacciata costringe le notti ai tavoli del Posto Ristoro, luce sciatta e livida, neon ammuffiti, odore di ferrovia, polvere gialla rossiccia che si deposita lenta sui vetri, sugli sgabelli e nell’aria di svacco pubblico che respiriamo annoiati, maledetto inverno, davvero maledette notti alla stazione, chiacchiere e giochi di carte e il bicchiere colmo davanti, gli amici scoppiati pensano si scioglie così dicembre, basta una bottiglia sempre piena, finché dura il fumo.

Ora che già di pomeriggio il piazzale della stazione è blu azzurrino con i fari degli autobus che tagliano la nebbia e scaricano gli studenti s’arriva presto, verso le diciassette; ma quando il tempo è buono e il vento spazza i binari e razzola le carte sui marciapiedi e si vedono controluce le montagne, giù verso Sud, allora si va tardi, quando ormai solamente i militari di leva pestano i tacchi nell’atrio e qualche marchetta ubriaca, non più la calca chiassosa dei ragazzini e delle magliarine che si litigano i fotoromanzi con quelle dita già callose per i tanti sabati e domeniche e pomeriggi a far rammendi alla cucitaglia delle madri. Ma nel grande atrio, stasera, il vocio scalpicciante è insistente come nel foyer di un granteatro.

Incipit di Altri libertini di Pier Vittorio Tondelli

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Rune

Ci sono stati esattamente quattro momenti che hanno segnato la mia vita.

Questo è stato il primo.

Blossom Grove, Georgia Stati Uniti d’America

Dodici anni fa

Età: cinque anni

«Jeg vil dra! Nå! Jeg vil reise hjem igjen!» Gridai più forte che potevo, dicendo a mia madre che volevo andare via, ora! Volevo tornare a casa!

«Non torneremo a casa, Rune. E non partiamo. Questa è casa nostra adesso» rispose in inglese. Si accovacciò e mi guardò dritto negli occhi. «Rune» mi disse dolcemente, «so che non volevi andartene da Oslo, ma tuo padre ha un nuovo lavoro qui in Georgia». La sua mano scivolò su e giù lungo il mio braccio, ma non riuscì a farmi sentire meglio, nemmeno un po’. Non volevo stare in questo posto, in America. Volevo tornare a casa.

«Slutt å snakke engelsk!» Risposi di scatto. Odiavo parlare inglese. Da quando eravamo partiti per l’America dalla Norvegia, mamma e papà volevano parlare con me esclusivamente in inglese. Dicevano che dovevo fare pratica.

Io non volevo!

Incipit di Dammi mille baci di Tillie Cole

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«Tu ti rendi conto della vastità…».

«Se stai per finire questa frase come credo che farai, ti prego, Blake, fermati», lo anticipo restituendo il bicchiere vuoto alla hostess e richiudendo il tavolino ribaltabile contro lo schienale del sedile davanti a me.

«…della vastità del mio amore per te. Pensi sempre male, Summer, fammi finire le frasi, lasciati stupire ogni tanto dallo spessore dei miei pensieri».

«Fai di me una ragazza felice, quanto è vasto il tuo amore?»

«Non so, fai tu, sto venendo in California per starti vicino fino al termine delle riprese. In California. Io. Eppure sai quanto odi la California».

«Lo apprezzo davvero tantissimo».

Da Capodanno siamo inseparabili, neanche fossimo attaccati con la colla, ma credo che sia una fase naturale, all’inizio di ogni relazione.

Incipit di Innamorati pazzi di Felicia Kingsley