
Nel caso di specie non si tratta neppure di sospendere il giudizio, ogni autore/autrice è un mondo a sé e può piacere oppure no. Tuttavia, mi piacerebbe scrutare il cervello di coloro che hanno letto i libri di Kingsley: certo, non sarebbe un esame che si risolverebbe nel volgere di poche ore perché a conti fatti i suoi lettori formano una schiera piuttosto cospicua se è vero, com’è vero, che è lei la scrittrice più letta del 2023 e del 2024, con all’attivo più di due milioni di copie vendute. Però, vuoi mettere che soddisfazione sarebbe constatare che… Ma no, lasciamo perdere, che la maldicenza non mi si addice.
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Ai santi in paradiso preferisco avere i diavoli all’inferno. I santi ti proteggono nel bene, i diavoli ti salvano il culo quando sei nella merda.
Io, nella merda, c’ero ben al di sopra del collo.
Fino a un mese fa ero dietro le sbarre in un carcere, a scontare una condanna che avrebbe risucchiato metà della mia vita, mentre oggi siedo al tavolino di una sala da tè in rue des Capucins, città alta, Lussemburgo.
Un granducato incastonato tra Francia, Belgio e Germania, neanche tremila chilometri quadrati di terra che custodiscono i patrimoni di oltre duecentocinquanta miliardari di tutto il mondo e sede fiscale di più di centoquarantaduemila aziende.
Mi piacciono i numeri, soprattutto questi.
«Il suo tè, monsieur». Una giovane cameriera sorridente mi serve la mia ordinazione. «E il latte».
«Niente latte, grazie».
«Pensavo che voi inglesi metteste sempre il latte nel tè», osserva incuriosita. Ha l’aria dolce e su per giù la mia età.
«Nei tè indiani, neri, come l’Assam o il Darjeeling per smorzarne la robustezza dovuta alla forte ossidazione. Questo», spiego girando il cucchiaino nella tazza, «è verde. Come la maggioranza dei tè cinesi».
«Zucchero?»
«Mi piace senza».
«Biscotti al burro? Li fa la pasticceria migliore della città».
«Sono a posto così, grazie».
«Guarda che i biscotti sono già inclusi nell’ordinazione», mi fa presente Giles, raggiungendomi e sedendosi nella poltroncina accanto alla mia. «Un decaffeinato per me, grazie».
«Sei in ritardo», gli faccio notare.
«Con i clienti importanti non esistono orari, si resta finché hanno bisogno».
«Allora io non sono un cliente importante», constato.
«Tu non sei un cliente».
«E cosa sono?»
«Il “nipote” di un amico. Non fare economia sui piaceri della vita», mi rimprovera lui, per poi rivolgersi di nuovo alla cameriera tornata col suo caffè. «Ci porti anche quei biscotti, per favore».
«Non sto facendo economia», ribatto, «sai perché l’Impero Romano è caduto? Perché quando hanno annesso i regni mediorientali, gli eserciti si sono lasciati andare agli agi e si sono rammolliti».
Giles ride. «Un impero stroncato da un bagno turco».
«Più o meno, sì», rispondo serio.
«Sei giovane per darti una regola di vita così severa. Quanti anni hai?»
«Ventisei».
«Prima o poi mollerai il tiro e ti godrai i lussi».
Felicia Kingsley
