Quando Venezia non ci sarà più

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Castello, Via Garibaldi, 2015. Una delle immagini esposte nella mostra HyperVenezia, a Palazzo Grassi fino al 9 gennaio 2022.

Castello, Via Garibaldi, 2015.

“Continuiamo a chiamare Venezia città d’arte. È una iattura. Venezia è stata grande quando era una città mercantile. Come città d’arte è destinata a morire. Le mie foto sono il documento fedele di che cosa sia stata la sua architettura: un evento unico, dove il suolo, i canali, l’acqua, il cielo sono, in un certo senso, indistinguibili dalle forme edificate. Non c’è un prima e un dopo, c’è l’architettura e in contemporaneo la città”. Così Mario Peliti a proposito del suo progetto HyperVenezia.

Castello, Sant’Elena, Parco delle Rimembranze, 2020. Venice Urban Photo Project / Mario Peliti

Castello, Sant’Elena, Parco delle Rimembranze, 2020

Castello, Campo de la Chiesa, 2020. Venice Urban Photo Project / Mario Peliti

Castello, Campo de la Chiesa, 2020

Dorsoduro, Rio de San Vio, 2014 Venice Urban Photo Project / Mario Peliti

Dorsoduro, Rio de San Vio, 2014

San Marco, Corte del Teatro, 2015. Venice Urban Photo Project / Mario Peliti

San Marco, Corte del Teatro, 2015

Santa Croce, Rio de San Stae, 2019. Venice Urban Photo Project / Mario Peliti

Santa Croce, Rio de San Stae, 2019

Le immagini, a oggi oltre 12.000, sono scattate seguendo le stesse modalità di ripresa: in bianco e nero, senza ombre portate e in assenza di persone. Questi aspetti, apparentemente secondari, consentono di dare unitarietà temporale alla percezione della città. L’omogeneità della luce rende visibili tutti i dettagli delle facciate, anche i meno rilevanti, e la mancanza di persone costringe l’osservatore a riflettere sul possibile destino della città: una città senza abitanti. Al tempo stesso il silenzio che pervade migliaia di fotografie offre a Venezia stessa la possibilità di mostrarsi nella sua articolazione urbanistica e architettonica“. raicultura.it

Iconografia del bacio

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Il bacio di Doisneau e le altre opere | Robert Doisneau

Robert Doisneau, Bacio all’Hotel de Ville, Parigi, 1950

Pur venendo meno la leggenda che attribuiva a questo scatto la potenza della casualità, la magia resta inalterata perché il bacio dei due studenti di teatro che posano per Doisneau sembra sospendere il tempo. Ma non è quello che dicono tutti gli innamorati? Gli stessi che, prima o poi, si ritrovano a fare i conti proprio col tempo che non di rado li costringe a riconoscersi inetti all’amore. E quindi a ricominciare. In una spirale di deliranti epifanie.

Il Bacio di Francesco Hayez - ADO Analisi dell'opera

Francesco Hayez, Il bacio

Rodin, sbarca a Milano il bacio più famoso della storia dell'arte - ilGiornale.it

Rodin, Il bacio

I grandi dell'arte – Gustav Klimt – Parte 3: Periodo aureo [2] – Barbara Picci

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Gli amanti di Marc Chagall

Marc Chagall, Gli amanti in blu, Gli amanti in verde, Gli amanti in rosa

Il bacio con la finestra-Edvard Munch – Arte a prova di bacio

Edvard Munch, Il bacio alla finestra