Tra meraviglia e spavento

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Passi per la vita come i bimbi che con la mano salutano cose incapaci di rispondere, premi il viso sul finestrino dell’auto, del treno, delle tue ore veloci, e saluti navi lontane, case che sfrecciano, greggi incuranti, e quando avviene il miracolo, perché a volte nella vita succede che chi vede il tuo gesto risponda, che una casa agiti le persiane, che una pecora scuota i riccioli, che una nave srotoli bandiere, allora ti porti di scatto le mani alle guance, come i bimbi tra meraviglia e spavento, e ricominci a credere in tutto, con gli occhi che luccicano come in gita da te stesso.

Sergio Claudio Perroni

 È uno stato di beatitudine in tutto simile alla stagione in cui il cuore è intento a prendere coscienza della propria esistenza e neppure sospetta dell’esistenza dell’aggettivo impoetico.

Entro a volte nel tuo sonno

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A volte conviene soffiare un po’ sulla vita, lasciarla raffreddare, avere un po’ di pazienza per evitare di scottarsi, a volte con la vita conviene tagliarla più fine, fare bocconi più piccoli, frenare l’istinto per evitare di strozzarsi, a volte con la vita conviene ignorare quella nel piatto degli altri, non chiedere di assaggiare quella del vicino, sono norme di buona educazione, regole di galateo, a volte conviene lasciarne un po’ nel piatto, alzarsi ancora con la voglia, sono trucchi di sopravvivenza, metodi di autoconservazione, a volte con la vita conviene masticarla a lungo, molto a lungo, incredibilmente a lungo, è il segreto per non sentirne più il sapore, il segreto per inventarle tutti i sapori che non ha“.

Sergio Claudio Perroni, Entro a volte nel tuo sonno

Sergio Claudio Perroni si è tolto la vita pochi giorni fa, a Taormina. Aveva 63 anni e una malattia che lo ha spinto in quella direzione. Scrittore, traduttore, autore di testi teatrali, Perroni aveva pubblicato Entro a volte nel tuo sonno lo scorso anno.

Dalla postfazione di Sandro Veronesi:

A ogni vita appartengono scorci sulla bellezza assoluta che ciascuno di noi porta dentro di sé, quasi senza accorgersene. Finestre che possono spalancarsi sull’intensità dolente dei sentimenti, sulla leggerezza dei gesti piccoli e delle emozioni più universali, “confessioni del sentire”, come le chiamava Pessoa, che nelle pagine di Sergio Claudio Perroni conoscono la forma potente e delicata di una poesia che scivola nella compattezza di una prosa breve, per tornare sempre all’origine di un ritmo dettato dal vivere, ancor prima che dallo scrivere. Entro a volte nel tuo sonno ci fa esplorare, come in un ideale atlante dell’anima, tutte le variazioni dell’esistenza – tra paure e passioni, volontà e istinti, mancanze e rinascite – per ricomporre i frammenti dei nostri discorsi interiori quotidiani, e donarci le parole esatte per saperli riconoscere e, finalmente, dire. “ Reinventa quello che tutti abbiamo provato, lo riformula da capo, punto per punto, lemma per lemmal’amore, la colpa, la tristezza, l’estasi, il vuoto, la tenerezza, la solitudine, la curiosità, l’ispirazione, il rimorso, la malinconia -, come se si trattasse, sì, di salvarlo, questo mondo, di imbarcarlo su un’arca e di salvare dal diluvio questo mondo interiore di tutti noi”.

Ancora da Entro a volte nel tuo sonno:

“Ti muovi nel buio e non ti trovi, cammini piano tra le
pareti di casa ma ciò che ti aspettavi non lo tocchi, ciò
che sfiori è inatteso, arriva troppo presto, troppo tardi, ha spigoli nuovi, profili inauditi, allora cerchi a tentoni l’interruttore più vicino, accendi un attimo la luce per orientarti, solo un attimo per non svegliarti del tutto, e quell’attimo ti basta per individuarti, per riconoscere il tragitto un istante prima che scompaia, per incidere nella tua mente la planimetria del buio, e riprendi ad avanzare con la certezza di ogni passo, di ogni gesto, tra forme di cui ti fidi, convinto di sapere la strada nell’invisibile, ma a farti andare avanti è solo il ricordo di quell’attimo, a guidarti è solo la memoria della luce”.