LIBRO: Le Navi di Nemi di Guido Uccelli

Navi di Nemi

Le Navi di Nemi

Il lago di Nemi, di origine vulcanica, si trova a circa 30 chilometri a sud di Roma, sui Colli Albani. La zona era abitata fin dalla preistoria e in epoca romana qui sorgeva il Tempio di Diana Aricina, centro religioso e politico importante e frequentato.

La leggenda dell’esistenza di due grandi navi sommerse sul fondo del lago, forse custodi di favolosi tesori, veniva tramandata dagli abitanti del luogo ed era supportata dai recuperi casuali effettuati dai pescatori. A partire dal Rinascimento si prova a riportare alla luce le imbarcazioni: tentativi che hanno conseguenze drammatiche sugli scafi, che ne devastano le strutture, asportando reperti e legname. Di fatto le navi sono troppo grandi e pesanti per essere ripescate, ma di questo ci si renderà conto solo alla fine dell’Ottocento.

Il primo tentativo conosciuto risale al 1446, quando il cardinale Prospero Colonna, signore di Nemi, incarica del recupero l’architetto Leon Battista Alberti. Il resoconto dell’impresa è narrato da Flavio Biondo nella sua Italia illustrata: grazie ad alcuni esperti nuotatori genovesi, si esplora la nave più vicina a riva, determinandone distanza e profondità; poi se ne tenta il recupero mediante una piattaforma galleggiante munita di corde e uncini.

Nel 1535, il bolognese Francesco De Marchi compie una serie di immersioni, di cui dà conto nella sua opera Della Architettura Militare. Utilizzando una speciale campana di legno munita di oblò in vetro, che protegge la parte superiore del corpo lasciando libere gambe e braccia e permettendo la respirazione, De Marchi determina le dimensioni dello scafo più vicino a riva e il suo stato di conservazione.

……

Nel 1926 viene istituita una nuova commissione incaricata dello studio del recupero: ne fanno parte periti, archeologi e ingegneri, sotto la guida dell’archeologo e senatore Corrado Ricci. I risultati della commissione confermano l’opera di Malfatti e indicano la via da seguire: svuotamento parziale del lago fino a 22 metri di profondità per mezzo dell’emissario; indagini archeologiche sulle navi emerse; esplorazione del fondo del lago alla ricerca di reperti; sollevamento degli scafi e loro ricovero in un museo da realizzarsi appositamente. Il 9 aprile 1927, in un discorso alla Reale Società Romana di Storia Patria, il Capo del Governo Benito Mussolini annuncia la decisione di recuperare le navi sommerse.

Grazie ad alcune scritte è possibile datare gli scafi all’epoca dell’imperatore Caligola (37-41 d.C.): la grandiosità delle imbarcazioni, la ricercatezza delle decorazioni e degli arredi, le stesse vicende personali dell’imperatore hanno fatto ritenere a lungo che le navi fossero luoghi di piacere. Oggi l’ipotesi più accreditata è che si trattasse invece di navi cerimoniali, destinate alla celebrazione di feste religiose, in linea con il carattere sacro del luogo. Nonostante le spoliazioni, le navi mantengono intatta la loro imponenza: essendosi conservata la cosiddetta opera viva (la parte immersa dello scafo) è possibile apprezzarne i dettagli costruttivi e gli elementi strutturali ed il ritrovamento rivoluziona le conoscenze della tecnica navale romana. Le navi impiegano legno di pino, di abete e di quercia. La parte esterna della carena è rivestita da un tessuto in lana imbevuto di sostanze impermeabili, a sua volta ricoperto da fogli in piombo tenuti in sede da una fitta chiodatura.

Il primo scafo misura 71 metri in lunghezza e 20 in larghezza; il secondo 75 metri in lunghezza e 29 in larghezza ed è caratterizzato dalla presenza di lunghi bagli posti a distanze regolari, forse destinati a portare fuori bordo le scalmiere. Degne di nota anche le due grandi ancore ritrovate: la prima in legno con ceppo in piombo della lunghezza di 5 m rappresenta l’unico esemplare di questo tipo completo, conosciuto all’epoca. La seconda, del tipo detto ammiragliato, fino a quel momento si credeva ideata dal capitano inglese Rodger nel 1851.

Nella notte fra il 31 maggio e il 1º giugno 1944, un violento incendio devastò il museo, distruggendo le navi: si è salvato solo quanto era stato portato in precedenza a Roma. ( Wikipedia )

 

 

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La Strage di Piazza Fontana a Milano – LIBRO: Valpreda dice

Piazza Fontana Strage

La Strage di Piazza Fontana a Milano

La strage di piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura e che causò 18 morti e 88 feriti. Considerata «la madre di tutte le stragi», il «primo e più dirompente atto terroristico dal dopoguerra», «il momento più incandescente della strategia della tensione» e da alcuni ritenuto l’inizio del periodo passato alla storia in Italia come anni di piombo. Per tanti aspetti si può parlare d’una storia della Repubblica prima e dopo piazza Fontana.

Gli attentati terroristici di quel giorno furono cinque, concentrati in un lasso di tempo di appena 53 minuti, e colpirono contemporaneamente Roma e Milano, le due maggiori città d’Italia. A Roma ci furono tre attentati che provocarono 16 feriti, uno alla Banca Nazionale del Lavoro in via San Basilio, uno in piazza Venezia e un altro all’Altare della Patria; a Milano, una seconda bomba venne ritrovata inesplosa in piazza della Scala.

Le indagini vennero orientate inizialmente nei confronti di tutti i gruppi in cui potevano esserci possibili estremisti; furono fermate per accertamenti circa 80 persone, in particolare alcuni anarchici del Circolo anarchico 22 marzo di Roma ( tra i quali figurava Pietro Valpreda ) e del Circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano ( tra i quali figurava Giuseppe Pinelli ). Secondo quanto dichiarato da Antonino Allegra, ai tempi responsabile dell’ufficio politico della questura, alla Commissione Stragi, gli arresti erano stati particolarmente numerosi e avevano interessato anche esponenti della destra estrema, con lo scopo di evitare che nei giorni seguenti questi individui, ritenuti a rischio, potessero dare vita a manifestazioni o altre azioni pericolose per l’ordine pubblico.

Da Milano il prefetto Libero Mazza, su segnalazione di Federico Umberto D’Amato, direttore dell’Ufficio affari riservati del Viminale, avvisò il Presidente del Consiglio Mariano Rumor: «L’ipotesi attendibile che deve formularsi indirizza le indagini verso gruppi anarcoidi». Ipotesi che si rivelò un depistaggio attuato proprio dall’Ufficio Affari Riservati.

Valpreda

Nei giorni successivi alla Strage di Piazza Fontana fu additato, con Giuseppe Pinelli ( morto in circostanze non chiarite, precipitando dalla finestra della Questura ), come colpevole a causa della testimonianza del tassista Cornelio Rolandi, che dichiarò di averlo portato col suo taxi in piazza. Valpreda sarebbe sceso con una valigetta e sarebbe tornato sul taxi senza di essa. Furono arrestati anche altri cinque aderenti al Circolo anarchico 22 marzo. Valpreda venne accusato anche dall’ex estremista di destra, poi avvicinatosi agli anarchici, Mario Merlino. L’alibi di Valpreda – era a casa di una prozia, poiché ammalato – non viene creduto.

Valpreda subì un forte linciaggio mediatico dai giornali ( spesso riportando le parole di Rolandi, «è lui!» ), che lo presentarono come «il mostro di piazza Fontana», epiteto apparso sul giornale del PCI l’Unità, che lo descrisse come «un personaggio ambiguo e sconcertante dal passato oscuro, forse manovrato da qualcuno a proprio piacimento»[; sull’Avanti! del PSI venne descritto come esponente di un gruppo anarco-fascista, un «individuo morso dall’odio viscerale e fascistico per ogni forma di democrazia»[3], il giornalista Bruno Vespa, in diretta dal TG1, lo presentò come il «vero» e sicuro colpevole, per Mario Cervi, che fa ricorso anche a stereotipi lombrosiani, «il crimine ha oramai una fisionomia precisa: il criminale ha un volto […] la sua salute è insidiata da un’infermità grave, il morbo di Burger. La menomazione che lo impedisce, lui ballerino, nelle gambe, potrebbe avere contribuito a scatenare una forsennata e irrazionale avversione per l’umanità intera».  …… ( Wikipedia )

Valpreda dice LIB *D19

 

 

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L’Emozione che solo i Libri Rari sanno dare by Libreria Aiace

ZDROJEWSKA – KRYLOV RACCOLTA DI FAVOLE, 1957

Ivan Krylov nacque a Mosca, ma trascorse l’infanzia e la giovinezza a Orenburg e a Tver’. Suo padre, ufficiale dell’esercito russo, morì nel 1779 lasciando la famiglia in precarie condizioni economiche. Alcuni anni più tardi Krylov e sua madre si trasferirono a San Pietroburgo nella speranza di ottenere una pensione statale. A San Pietroburgo Krylov ottenne un posto di impiegato statale, ma vi rinunciò dopo la morte della madre (1788). La sua carriera letteraria cominciò nel 1783, quando riuscì a vendere a un editore una sua commedia (L’indovina dai fondi di caffè, pubblicata postuma nel 1868). Utilizzò il compenso per acquistare testi di autori francesi, in particolare di Molière, Racine e Boileau.

Il nome di Krylov è tuttavia legato soprattutto alle favole, a cui si dedicò completamente per il resto della vita a partire dal 1808. Nel 1809 venne pubblicata una prima raccolta di 23 favole, che ottenne un successo straordinario e venne seguita da altre otto raccolte simili nel periodo di tempo fra il 1810 e il 1820. Le sue favole con animali prendono di mira direttamente i vizi umani, in particolare l’incompetenza, l’arroganza e la stoltezza, con riferimenti alla vita russa contemporanea. Ispirandosi a Esopo e a La Fontaine, Krylov manifesta un atteggiamento piccolo-borghese tipicamente russo, basato sul buon senso ma anche a un certo conformismo. Nonostante fosse un conservatore e un classicista (la struttura narrativa è arcaica e tipicamente settecentesca), egli usò per le sue favole la lingua viva e corrente del popolo russo, riuscendo a conferire per la prima volta dignità d’arte a locuzioni idiomatiche che da allora in poi sono diventate parte integrante del patrimonio letterario della lingua russa. ( Wikipedia )

Commento

Nelle sue favole, scritte in modo vivace, incisivo e con il linguaggio del popolo, si mescolavano folclore e saggezza contadina e venivano presi di mira la presunzione e la stupidità dell’uomo. Non solo, la satira di Krylov colpiva, attraverso atteggiamenti e parole degli animali umanizzati, la politica russa dell’epoca, in particolare gli aspetti repressivi dell’autocrazia, ed è per questo che le favole più audaci furono divulgate soltanto molti anni dopo la morte dell’Autore.

https://www.ebay.it/…/c-Vera-Zdrojewska-Krylo…/303322397501…

FRANCESCO GABRIELLI, GIOCHI GINNASTICI, HOEPLI, 1895

IL GIUOCO DEL CALCIO

(Ingl. Football. — Ted. Fussball. — Fr. La barette)

Il Calcio è un giuoco pubblico di due schiere di giovani a piedi e senz’arme, che gareggiano piacevolmente di far passare di posta oltre allo opposto termine un mediocre pallone a vento a fine d’onore.

G. De’ Bardi. — (an. 1580).1.

I. INTRODUZIONE.

Per le ricerche fatte da molti studiosi delle opere di Marziale, Polluce, Galeno, Ateneo, Eustazio e del Mercuriali2, s’è riconosciuto che i giuochi antichi dei Greci e dei Romani, detti Episciro, Fennida e Arpasto avevano molta somiglianza col giuoco italiano del Calcio, e [p. 30 modifica]si crede che questo abbia avuto origine da quelli. Parecchi pensano che i Romani nelle terre dove estesero il loro dominio, lasciassero, con le altre usanze, anche quelle dei loro giuochi, e che l’Arpasto derivasse il Calcio. In tal modo si spiega perchè questo giuoco potesse essere praticato in Inghilterra fino dall’anno 13493, e in Francia fino del 13874.

In Italia questo giuoco fu in gran voga specialmente al tempo dei Medici, come divertimento annuale e carnevalesco della città di Firenze, dalla quale prese l’appellativo di fiorentino (Florentinum Hàrpastum) e spettacolo solenne della nobiltà toscana nelle ricorrenze di feste principesche.

Dal discorso citato del Bardi si può apprendere, meglio che dallo Scaino5, come si faceva a quei tempi il Calcio, e quanta sia la differenza che passa fra il giuoco d’allora e quello moderno che gli corrisponde. Allora gli elementi principali del Calcio erano la corsa, la lotta e le pugna; ora gli è esclusivamente un giuoco di corsa: allora era un esercizio sopratutto spettacoloso, ora è un esercizio eminentemente igienico.

In principio del secolo XVIII esso scomparve dalle abitudini popolari italiane, ed ora ritorna in uso modificato razionalmente dagli Inglesi. Anche in Inghilterra da qualche secolo il Calcio (Football) non era più praticato, e solamente una trentina d’anni fa ricomparve fra gli studenti; i quali, per adattarlo alla scuola, gli apportarono via via delle modificazioni, alcune però secondo [p. 31 modifica]un certo punto di vista, altre secondo un altro, di modo che ne risultarono due forme di giuoco differenti.

Una, dal nome della città sede della scuola in cui venne regolato, si chiamò Football Rugby, e l’altra, dalla società costituitasi per diffonderlo, Football Association.

Il Football Rugby ha più somiglianza col Calcio antico, il Football Association è molto diverso. Nel primo si manda avanti la palla (ovale) coi piedi e si può portarla anche con le mani dentro la porta nemica; nel secondo la palla (rotonda) non viene mai toccata con le mani. In quello l’azione del portare la palla è impedita dagli avversari, ed è cagione di mischie e di zuffe, spesso funeste ai giocatori; in questo è proibito di toccare gli avversari.

Perciò il Rugby non viene compreso in questa raccolta: si accoglie invece il Calcio secondo il metodo dell’Association, dandogli il posto d’onore fra i giuochi scolastici, perchè, per i suoi effetti igienici e per il grande numero di giocatori che vi possono partecipare, è senza dubbio il più importante di tutti, e merita davvero le migliori cure da parte dei preposti all’educazione fisica della gioventù.

Calcio

 

 

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BODINI: I POETI SURREALISTI SPAGNOLI, PRIMA EDIZIONE – EINAUDI 1963

Il termine “generazione” per indicare questo gruppo di poeti spagnoli è stato usato per la prima volta nel 1948 da Dámaso Alonso, uno dei giovani intellettuali che nel 1927 si riunirono a Siviglia per commemorare il poeta Luis de Góngora nel trecentesimo anniversario della sua morte. La definizione “generazione del 27” che compare nell’edizione del 1957 della Historia de la literatura española di Ángel Valbuena Prat, secondo l’opinione dello studioso di letteratura spagnola Andrew A. Anderson sarebbe già stata utilizzata nel 1944 da uno dei membri del gruppo, il poeta e critico letterario Juan Chabás, nella sua Nueva historia. Manual de la literatura española, pubblicata in esilio a Cuba. Nel 1974 lo scrittore e critico letterario Juan Manuel Rozas contribuisce a rafforzare questa definizione, chiarendone i riferimenti: il 1927 è l’anno del terzo centenario della morte di Gongora e quello in cui vengono pubblicate le principali riviste del gruppo e alcuni dei testi più significativi della nuova estetica letteraria.

Nella seconda metà del Novecento il concetto di generazione è stato messo in discussione perché non ritenuto applicabile al gruppo di intellettuali cui veniva attribuito, o perché – in generale – giudicato inadatto a definire un gruppo letterario, in quanto eccessivamente limitante. Nel corso del tempo sono state proposte altre declinazioni, ad esempio Generación Guillén-Lorca (nomi del più anziano e del più giovane dei suoi autori), Generación de la amistad, Generación de la Revista de Occidente, tuttavia Generazione del ’27 rimane la definizione più riconosciuta e consolidata. ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/I-POETI-SURREALISTI-SPAG…/293276954496

GUILLAUME APOLLINAIRE – POESIE – PRIMA EDIZIONE 1959

Guillaume Apollinaire nacque a Roma il 26 agosto del 1880, figlio naturale di Francesco Flugi d’Aspermont, un ufficiale svizzero originario del Cantone dei Grigioni, che non lo riconobbe mai, e di Angelika de Wąż-Kostrowicki, una nobildonna polacca. Si trasferì con la madre in Francia giovanissimo. Apollinaire ebbe un’adolescenza instabile e disordinata, trascorsa tra vaste letture e numerosi viaggi, ma con studi non regolari. Conobbe e frequentò artisti d’avanguardia a Parigi, tra i quali anche i poeti Giuseppe Ungaretti e Max Jacob e il pittore Pablo Picasso. Partecipò alle discussioni sul cubismo in gestazione e, nel 1913, scrisse un saggio su questa scuola artistica. Allo scoppio della prima guerra mondiale, scelse di arruolarsi come volontario, definendo la guerra “un grand spectacle”, ma nel 1916 venne ferito a una tempia e subì un complesso intervento chirurgico. L’interesse per il moderno lo portò a sostenere anche il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti e la pittura metafisica di Giorgio de Chirico. ( Wikipedia )

Nel 1913 il Mercure de France pubblicò la prima grande opera dello scrittore intitolata Alcools: si trattava della raccolta delle migliori poesie scritte in 15 anni di lavoro, tra 1898 e il 1912. Dopo l’esperienza della guerra e della delicata operazione al cranio, nel 1918 apparve la seconda grande raccolta di poesie di Apollinaire dal titolo Calligrammi, poemi della guerra e della pace. Le due raccolte poetiche riuscirono a rinnovare la letteratura francese, influenzando in maniera determinante anche la poesia italiana del Novecento, tanto da essere considerate dei veri e propri capolavori dell’epoca.

https://www.ebay.it/…/GUILLAUME-APOLLINAIRE-PO…/303320286216

IL PRIMO LIBRO DELLE FAVOLE – C. E. GADDA – GARZANTI 1976

“Codeste favole ciò è piccole fave o vero minutissime favuzze o faville d’un foco sopr’a duo rocchietti stento e d’una manata di stipa, codeste nugae ove non è Francia né Spagna, né coturno tragico né penziere eccelso di filosafo, sonsi accestite come le foglie pazze d’un cavolo d’attorno il grumolino qual principiomi germogliar del capo a Panettopoli e fu in luogo d’altra melior escrescenza, o corona, di che non potette unquanco venirmene ‘l capo indurato, o coronato, donna non avendo tolta a’ miei anni.
E fu nell’anno de la Salute Nostra milnovecento trentanove: e di poi vi stetti insino a presso mezzo giugno il quaranta..

Durava il passo tuttavia de’ Lanzi [ Lanzichenecchi ]: e l’accorto colono si divisò di rendere invisiva [ invisibile ] la vacca, che aveva molto più cara della moglie: onninamente invisiva a quelle soldatesche pestifere. Ma nessun luogo gli pareva proprio. Nel mezzo d’una brughiera scavò fossa, un poco più fonda di quanto non andasse alta dallo strame la testa della vacca, e le corna pure computò. E trattavi la cornuta in sull’orlo, per un tavolino a sdrucciolo ch’avea ben bene saponato ve la fe’ sdrucciolare del sedere: avendovi ogni diligenza, acciò la non si frangesse l’ossa delle gambe. Quando indi i Lanzi messono a sacco il paese, scrutarono a lungo la desolazione della brughiera, con cigli aggrottati e schermando anco il solecchio, della man destra. Ma nulla vi scorsero.

Giuseppe Verdi compose una Messa da Requiem che in Paradiso, appena la udirono, gli pareva d’essere tutti in palco. Alla Scala.

https://www.ebay.it/…/IL-PRIMO-LIBRO-DELLE-FAV…/303320228218

 

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Biblioteca Alessandria Egitto

MICOLI & ROTOLI: I CAPELLI NELL’ANTICO EGITTO

PATOLOGIA, TERAPIA, COSMESI NEI TESTI MEDICI

Ai tempi delle piramidi e dei faraoni le pettinature dei reali erano curate con grande precisione. In molte occasioni, i capelli naturali venivano rasati e sostituiti con elaborate parrucche realizzate con capelli umani e fibre vegetali. La tricologia era una disciplina già conosciuta anche a quei tempi, dato che uno dei primi tricologi di cui i testi dell’epoca riportano notizia era l’egiziano Hakiem el Demagh, che esercitava la professione nel 4.000 a.C..

All’epoca andavano in voga acconciature voluminose e stravaganti, per questo motivo, si faceva un grande uso di oli e cere per fissare i capelli nella posa desiderata.

Inoltre, gli antichi egizi amavano infoltire i capelli con ciocche posticce o semplicemente tingerli e adornarli con forcine e gioielli.

Il colorante più comune era l’henné, che, mischiato con il sangue di animali, donava ai capelli diverse tonalità di arancione e rosso. Per creare tinture scure, invece, gli antichi egizi estraevano da una pianta una sostanza chiamata indaco.

Contro la calvizie venivano applicati sulla chioma degli impasti a base di grasso animale o degli impacchi vegetali di foglie di lattuga o semi di fieno.

https://www.ebay.it/…/MICOLI-ROTOLI-I-CAPELLI-…/303269276635

BACHTIN: DOSTOEVSKIJ – EINAUDI

Nella vasta letteratura su Dostoevskij il libro di Michail Bachtin costituisce una tappa obbligatoria per chiunque si interessi del grande romanziere russo. Questo lavoro occupa infatti un posto centrale nella ricerca teorica e storica di Bachtin, il quale si è affermato come uno dei maggiori critici di storia letteraria del secolo.

Il saggio di Bachtin non vuol essere una monografia critico-biografica tradizionale, né una ennesima interpretazione filosofica o psicologica di Dostoevskij.

Attraverso una originale e magistrale analisi stilistica, Bachtin individua le categorie essenziali della «poetica» dostoevskiana e coglie la novità di questo mondo narrativo nella «polifonia», nell’insubordinazione delle «voci» dei personaggi a una conchiusa e cristallizzata concezione del mondo a esse estranea.

Nel suo insieme e, esplicitamente, in alcune sue parti teoriche e storiche, questo studio ha anche un valore generale di metodo, aprendo prospettive nuove agli studi sulla struttura del romanzo. ( Fonte: Einaudi )

https://www.ebay.it/…/DostoevskiJ-BACHTIN-PBE…/293300043458…

GOZZANO GUIDO: TUTTE LE POESIE – MONDADORI

Guido Gustavo Gozzano (Torino, 19 dicembre 1883 – Torino, 9 agosto 1916) è stato un poeta e scrittore italiano. Il suo nome è spesso associato alla corrente letteraria post-decadente del crepuscolarismo. Nato da una famiglia benestante di Agliè, inizialmente si dedicò alla poesia nell’emulazione di Gabriele D’Annunzio e del suo mito del dandy. Successivamente, la scoperta delle liriche di Giovanni Pascoli lo avvicinò alla cerchia di poeti intimisti che, poi, sarebbero stati denominati “crepuscolari”, accomunati dall’attenzione per “le buone cose di pessimo gusto”, con qualche accenno estetizzante, il “ciarpame reietto, così caro alla mia Musa”, come le definì ironicamente lui stesso. Morì a soli 32 anni, a causa del cosiddetto mal sottile, termine caduto in disuso che stava ad indicare la tubercolosi polmonare che lo affliggeva. Alla tubercolosi, che lo afflisse fin dal 1904, è collegato un viaggio in India nel 1912, intrapreso con la speranza di trovare nel clima di quel Paese un sollievo alla sua malattia. Durante il suo soggiorno in India scrisse una serie di articoli, raccolti nel volume postumo Verso la cuna del mondo (1917). Più importanti le sue raccolte in versi: La via del rifugio (1907) e I colloqui (1911). Il mondo da lui descritto è quello provinciale, piccolo-borghese, visto con amore, ma allo stesso tempo con un certo distacco ironico.

 

Gozzano

 

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Silone

SILONE, LA LIBERTÀ, UN INTELLETTUALE SCOMODO

IGNAZIO SILONE (1900 – 1978), pseudonimo di Secondino Tranquilli nasce a Pescina dei Marsi ( L’Aquila ) il 1 maggio, figlio di un piccolo proprietario terriero e di una tessitrice. Frequenta il ginnasio nel seminario della diocesi. A quindici anni rimasto senza genitori e senza casa a causa del terremo­to, prosegue il liceo presso un istituto religioso di Reggio Calabria.

Non continua gli studi, e tra i 17 e i 18 anni si trasferisce a Roma,ove s’immerge del tutto nella lotta politica. Tra il 1919 e il 1921 diviene membro della segreteria dell’Unione socia­lista romana, della redazione dell’Avanti! e dirige L’Avanguardia, il settimanale dei giovani socialisti. Nel 1921 partecipa alla fondazione del Partito Comunista d’Italia come rappresen­tante della Gioventù Socialista; diviene quindi dirigente dell’Organizzazione giovanile comunista e poi del Partito. Nel 1922 si trasferisce a Trieste come redattore del quotidia­no II Lavoratore. Membro della direzione del Partito Comunista, tra il 1921 e il 1927, compie diverse missioni sia in Russia che in altri paesi europei.

Nel maggio del 1927 si reca insieme con Togliatti a Mosca per partecipare alle riunioni del Komintern che portano alla condanna e all’espulsione di Trotsky e Zinov’ev. Si Ione si oppone all’espulsione dei due e lascia il Partito Comunista d’Italia nel 1930.

Esule si stabilisce in Svizzera dove rimane fino all’autunno del 1944 e per dieci anni non si occupa più di politica attiva dedi­candosi all’attività letteraria. Dal 1932 al 1934 fonda e dirige la rivista in lingua tedesca Information e fonda nel 1936 Le Nuove Edizioni di Capolago.

Agli inizi degli anni ’40, Silone torna all’attività politica diri­gendo in Svizzera il Centro Estero del Partito Socialista. Dirige il quindicinale socialista L’avvenire dei Lavoratori.

Le autorità elvetiche, per non complicare i rapporti con il governo italiano, lo fanno rinchiudere prima nel carcere di Zurigo, poi nei campi d’internamento a Baden e a Davos. Nel 1944 rientra in Italia e si stabilisce a Roma dove sposa l’irlandese Darina Elisabeth Laracy conosciuta qualche anno prima in Svizzera. Dal 1945 al 1946 dirige l’Avanti!. Nello stes­so anno 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente per il PSIUP in Abruzzo. Nel 1947 fonda Europa Socialista che dirige fino al 1949. Nel 1951 anima l’Associazione Italiana per la Libertà della Cultura.
Abbandonata del tutto l’attività politica nel 1956 fonda e diri­ge, con Nicola Chiaromonte, la rivista Tempo Presente.
Il 22 Agosto 1978, dopo una lunga serie di malattie, Silone muore in una clinica a Ginevra. ( Centro Studi Ignazio Silone )

https://www.ebay.it/…/SILONE-LA-LIBERTA-UN-INT…/293258505588

 

L’ULTIMA MISSIONE DI G-71 – ARCONTE ANTONINO, MURSIA

Antonino Arconte fu reclutato e addestrato da agenti dei servizi segreti italiani per i reparti speciali di controspionaggio del Nucleo G della rete Stay Behind, per conto dei quali girò in seguito mezzo mondo. Dall’Angola al Vietnam, dall’Unione Sovietica al Nord Africa, si trovò a operare sotto copertura in molteplici scenari nei caldissimi anni Settanta e Ottanta. Avventurose da sembrare un romanzo, queste sono le memorie di un ex Gladiatore, in codice G-71, la cui ultima missione è raccontare verità scomode e sconcertanti su eventi cruciali che hanno fatto la storia d’Italia: il sequestro Moro, la strage alla stazione di Bologna, la vicenda giudiziaria di Raul Gardini e i particolari shock sul trattamento degli agenti, «suicidati» in circostanze misteriose o fatti sparire nel nulla per essere silenziati per sempre. ( Mursia )

Gladio

 

A. PIGANOL, LE CONQUISTE DEI ROMANI, IL SAGGIATORE, 1971

Il racconto di André Piganiol è quello di un’inarrestabile parabola ascendente che porta un modesto insediamento del Centro Italia a diventare una civiltà complessa, dominatrice incontrastata dell’intero Mediterraneo. Dalla preistoria al fiorire della civiltà etrusca, dalla dinastia dei Tarquini alle guerre puniche, dal primo triumvirato alla dittatura di Cesare: il susseguirsi di guerre, l’espansione dei confini, le gesta di condottieri e uomini semplici vengono colti insieme allo sviluppo della cultura, delle leggi, degli scambi. André Piganiol considera tutti gli avvenimenti anche dal punto di vista dei popoli conquistati, a cominciare da quelli italici. Perché la forza del futuro impero è nella sua civiltà, «risultato dei prestiti da parte di popoli stranieri».

André Piganiol ( 1883-1968 ), allievo e collaboratore di Marcel Mauss, è stato docente di Storia a Strasburgo e alla Sorbona. È autore della fondamentale monografia L’empereur Constantin e di una grande Histoire de Rome. ( Il Saggiatore )

 

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Libreria Aiace in via Ojetti 36 Montesacro Talenti – Roma

La libreria Aiace di via Ugo Ojetti 36, Roma, è un punto speciale per i lettori e le lettrici di Roma. Ci potete trovare saggi, romanzi, riviste, raccolte di poesie a prezzi incredibili, perché la caratteristica comune a tutti questi libri è che sono usati. Nessun imbarazzo, quindi: aprendo a caso una pagina o iniziando a divorare il testo non si ha la sensazione di profanare qualcosa di sacro che andrebbe conservato così com’è, bianco, immacolato e senza orecchie laterali. Qualcuno prima di voi ha già letto quel libro e lo ha già arricchito di quella patina antica che lo rende così prezioso.

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Libri Rari by Libreria Aiace Roma Montesacro Talenti

J. OLESA, INVIDIA E I TRE GRASSONI, EINAUDI, 1969

Jurij Karlovic Oleša ( Elisavetgrad, 3 marzo 1899 – Mosca, 10 maggio 1960 ) è stato uno scrittore russo.
Esordì con versi ricchi di satira nel 1922 sulle rivista Gudok, Il fischietto, nelle cui pagine scrivevano anche poeti come Bulgakov e Petrov.

Nel 1927 diede alle stampe il suo primo romanzo Invidia, suscitando non poche polemiche nei confronti dell’establishment sovietico.

Rimane, quest’opera, insieme a pochi altri racconti, il capolavoro di Olesa. Le tematiche affrontate in Invidia spaziano nello scontro fra la civiltà meccanizzata e quella di massa, da lui tratteggiata con forti connotazioni negative e con un linguaggio che si riallaccia al cubofuturismo.

Sia questo capolavoro che I tre grassoni, romanzo per bambini scritto nel 1924 ma pubblicato solo nel 1928, hanno avuto molte riduzioni per il teatro a partire dal 1929.

https://www.ebay.it/…/J-OLESA-INVIDIA-E-I-TRE-…/293034018019


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L. GABALLO D’ERRICO, IL SALENTO A TAVOLA, CONGEDO ED., 1990

MUSTAZZOLI

I mustazzoli sono dolci tipici del Salento ( Puglia meridionale ), della Calabria e della Sicilia, a base di farina, zucchero, mandorle, limone, cannella, miele ed altri aromi. A volte sono ricoperti da una leggera glassa a base di cioccolato. È tra i prodotti agroalimentari tradizionali siciliani riconosciuti dal ministero delle Risorse agricole.

Il termine deriva dalla lingua latina. Non dal latino mustum ( il mosto ) come si era pensato in principio, bensì da mustace, cioè alloro. In origine si preparava il mustaceum, una focaccia per le nozze, un dolce avvolto in foglie di mustace ( alloro ) che dava aroma durante la cottura. Da qui il proverbio loreolam in mustace quaerere, ovvero: cercare inutilmente nella focaccia le foglie di alloro che si erano bruciate nel forno.

I mustazzoli sono noti anche come: mustaccioli, zozzi ( a causa della glassa al cioccolato sulla superficie ), mostaccioli, mustazzueli, bisquetti, pisquetti, mustazzòli ‘nnasparati, scagliòzzi, scàiezzuli, castagnette.

https://www.ebay.it/…/L-GABALLO-DERRICO-IL-SAL…/293034052294


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LA DIVINA COMMEDIA ILLUSTRATA DA FLAXMAN, ELECTA 2004

Il volume riunisce e riproduce per la prima volta il corpus delle illustrazioni dantesche di John Flaxman conservate in taccuini di provenienza da musei inglesi e americani.

Il volume riunisce e riproduce per la prima volta il corpus delle illustrazioni dantesche di John Flaxman conservate in taccuini di provenienza da musei inglesi e americani, a tutt’oggi quasi del tutto inediti: l’omaggio di un grande artista inglese all’opera simbolo dell’italianità. Il grande disegnatore inglese (1755-1826) illustrò della Divina Commedia tutti i 100 canti, scegliendo per ognuno di essi un episodio. Il volume dedica a ogni canto una doppia pagina e riporta l’incisione definitiva, gli studi preparatori e le varianti, la trascrizione dei versi danteschi che lo stesso Flaxman aveva riportato sui suoi disegni, e un accurato commento critico. I testi che accompagnano le tavole di Flaxman e il puntuale saggio introduttivo sono di Francesca Salvadori, giovane studiosa e scopritrice dei taccuini di Flaxman. Il volume si avvale inoltre di una premessa di Carlo Ossola e di un’introduzione dello studioso inglese David Bindman. Un’opera di grande interesse, fascino e novità per gli appassionati di arte e di letteratura. ( Electa )

https://www.ebay.it/…/LA-DIVINA-COMMEDIA-ILLUS…/293034053455


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Investire nei Libri Rari del Novecento

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Investire nei Libri rari, un settore che può riservare interessanti sorprese

La Libreria Aiace ( https://www.facebook.com/LibreriaMontesacro/ ), che ha preso avvio nel 1974 a Roma Montesacro, è un nome conosciuto tra i bibliofili e i collezionisti di libri.

Dal 2013 ha aperto su eBay un Negozio Online ( https://www.ebay.it/usr/rosip64 ) in cui vengono proposti 1200 titoli, in massima parte Libri rari del Novecento.

I Libri rari hanno buone chance di incrementare di valore nel tempo. Quello dei Libri Rari è un mercato più stabile di quello azionario, e certamente più redditizio di quello obbligazionario.

I parametri che fanno aumentare il valore di un libro sono le prime edizioni, le copie autografate, la rilegatura, la condizione del libro.

E’ consigliabile collezionare ciò che piace e che si conosce.

” L’asta di Libri e Manoscritti del 22 gennaio da Il Ponte a Milano si è conclusa con 197.650 € di fatturato totale, il 78% di lotti venduti e il 136% sul valore.

Tra i top lot viene segnalato il volume di Jean-François La Pérouse Voyage de la Pérouse autour du monde ( lotto 10, stima 6.000-9.000 € ) venduto a 13.750 €, seguito da Miscellanea philosophico-mathematica societatis privatae Taurinensis di Joseph Louis-Lagrange ( lotto 32, stima 3.000-5.000 € ) che ha raggiunto 11.250 € e da un libro di preghiere in ebraico con legatura in argento ( lotto 127, stima 3.000-5.000 € ) aggiudicato a 8.750 €. ” Fonte: Il Ponte

 

 

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Bibliofilia: Proposte di Lettura

Montale

COLLEZIONARE LIBRI RARI

I Libri rari del Novecento crescono di valore con il passare del tempo. A Milano, ad esempio,
L’isola dei baci di Marinetti e Corra del 1918 è venduta a 280 euro. E poi ci sono i libri ‘mito’. Come la prima edizione Feltrinelli de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Una copia smagliante arriva a costare 1.500 euro.

Collezionare Libri rari può risultare redditizio !

 

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Libri Rari: Novità by Libreria Aiace

Libreria

Essere un libraio oggi, che vuol dire ?

“Il mestiere del libraio, con buona pace di chi ci vorrebbe ormai dinosauri in via di estinzione, non invecchia. E mi permetto di dire che, se lavorano con competenza, passione ed entusiasmo, i librai hanno un ruolo importante nella nostra società. Per svolgerlo al meglio, però, devono esserne consapevoli. Ecco perché, ogni volta che ne ho occasione, ribadisco la necessità di una formazione adeguata: abbiamo bisogno di librai, non di semplici venditori di libri! Quello che davvero è cambiato, rispetto al passato, è la necessità di aggiornarsi rispetto alle evoluzioni tecnologiche e accettare che il libro coabiti all’interno della libreria con altri prodotti. Sempre, naturalmente, all’insegna della qualità. A mio avviso, il prodotto che meglio degli altri si abbina al libro è il cibo, meglio se locale: una proposta congiunta di cibo per il corpo e cibo per la mente!” ( Fonte: La Repubblica – I libri ti cambiano la vita
a cura di Romano Montroni – Longanesi )

 

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