Nino Cartabellotta, Fondazione GIMBE: “ Incartati sul Green Pass: ora siamo in un loop molto poco scientifico – Uno strumento che limita le libertà non può avere durata illimitata ”

Cartabellotta.Nino

Nino Cartabellotta della Fondazione GIMBE in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano ha chiesto che il Green pass abbia durata limitata. Cartabellotta nota prima di tutto che l’Europa va in ordine sparso sulle restrizioni: « Desiderio sociale, gestione sanitaria e decisioni politiche iniziano a disallinearsi tra i vari Paesi, dove valori differenti possono condizionare le scelte. In Italia trovo un po’ stucchevole il dibattito, in fondo stiamo superando la quarta ondata senza aver chiuso quasi nulla e chi è vaccinato con tre dosi non ha alcuna limitazione. In ogni caso, oggi la “voglia di allentare” stride con oltre 2.7 milioni di positivi che hanno portato a un lockdown di fatto ( senza ristori ) ».

Secondo Cartabellotta: « Il Green Pass deve avere una scadenza, idealmente allineata con la durata della protezione vaccinale. Ma visto che l’EMA ( Agenzia regolatoria europea ), in assenza di dati, non raccomanda la quarta dose per la popolazione generale, siamo entrati in un loop da cui non si può uscire facendo riferimento a evidenze scientifiche. Inoltre, dal punto di vista giuridico, uno strumento che limita le libertà non può avere durata illimitata, la temporaneità è un principio base ». ( Fonte: Open; LINK )

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L’impiego ampio di farmaci antivirali anti-COVID, come Molnupiravir, potrebbe non essere la scelta giusta nella lotta al COVID

 

Molnupiravir.2

Gli effetti mutageni degli antivirali anti-COVID sul virus potrebbero dar vita a varianti di SARS-CoV-2 ancora più pericolose ?

Secondo William A. Haseltine, uno scienziato che ha lavorato presso la Harvard Medical School a Boston negli Stati Uniti, pioniere nella ricerca sul cancro e sulla infezione da HIV, ha avvisato che l’approvazione degli antivirali anti-COVID, come Molnupiravir ( Lagevrio ), non tiene conto del rischio che questo farmaco potrebbe rappresentare per il mondo. Il monitoraggio rapido per l’uso senza ulteriori dati potrebbe potenziare la capacità di SARS-CoV-2 di mutare e creare nuove varianti.

Nell’articolo, Haseltine ha dichiarato: “ A ottobre 2021 Merck & Co aveva annunciato che in uno studio clinico globale, il Molnupiravir ha ridotto i ricoveri e i decessi nei pazienti Covid-19 di quasi il 30%. Il farmaco, somministrato due volte al giorno per cinque giorni, da allora è stato acquistato alla rinfusa dai Governi di tutto il mondo, compresi gli Stati Uniti.

Ma manca, dalle dichiarazioni ufficiali rilasciate dalle autorità di regolamentazione e dalle aziende farmaceutiche del Regno Unito, qualsiasi menzione dei potenziali effetti mutageni di Molnupiravir sul virus stesso.

Secondo Haseltine, la domanda non è solo se la mutagenesi sia pericolosa per coloro che ingeriscono la pillola. È un pericolo per l’intera popolazione mondiale e un evidente punto cieco per i Comitati di revisione coinvolti.

Molnupiravir agisce inducendo il virus a utilizzare il farmaco per la replicazione, quindi inserendo errori nel codice genetico del virus una volta che la replicazione è in corso. Quando si verificano abbastanza errori di copia, il virus viene sostanzialmente eliminato, incapace di replicarsi ulteriormente. Se la pillola viene somministrata a milioni di persone, cosa che probabilmente accadrà potrebbe introdurre mutazioni nel virus stesso abbastanza significative da cambiare il funzionamento del virus, ma non così potenti da fermarlo dal replicarsi e diventare la successiva variante dominante.

Per Halsetine, il Molnupiravir per l’uso di massa senza raccogliere ulteriori dati sul suo potenziale mutageno per il virus è un grave errore che potrebbe portare all’emergere di varianti sovralimentate più pericolose e pericolose per la vita di quelle a cui abbiamo assistito finora.

Le Società che producono gli antivirali anti-COVID devono fornire dati sugli effetti della mutagenesi a dosi non-ottimali nei modelli di primati e roditori. Come minimo, il virus dovrebbe essere accuratamente esaminato e caratterizzato nei pazienti affetti da COVID che ricevono il trattamento per confrontare il tasso di mutazione con i pazienti che non vengono trattati.

Ci sono alternative valide agli antivirali nel trattamento dei sintomi precoci di COVID, in particolare gli anticorpi monoclonali, alcuni dei quali possono essere somministrati con semplici iniezioni sottocutanee.

In conclusione: “ Se dovessimo escogitare un metodo per creare virus più trasmissibili e virulenti, la somministrazione massiccia di antivirali è uno dei modi migliori che posso immaginare per farlo. Questa è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno ”.

Fonte: Forbes – LINK: https://www.forbes.com/sites/williamhaseltine/2021/11/01/supercharging-new-viral-variants-the-dangers-of-molnupiravir-part-1/?sh=78dc0aa86b15

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Psicosi COVID a Milano: boom di telefonate per sintomi leggeri alla Guardia Medica e al 118

118

COVID A MILANO: ambulanze e guardia medica sotto assedio. « Boom di telefonate per sintomi leggeri »

Raddoppiate le telefonate: quasi 6 mila al giorno. « I cittadini lasciati senza risposta da medici di base e Ats ». Servizi di emergenza sotto pressione, pochissimi gli equipaggi liberi per le emergenze. Debutta la «centrale bis » per dirottare i pazienti non gravi

Le situazioni tipo sono due. Al 118: « Persone che chiamano con sintomi Covid spesso lievi, ma che non hanno risposte dai medici di base. Spesso sono preoccupate, e non sapendo a chi rivolgersi chiamano il numero di emergenza ». Risultato: l’Areu di Milano ha praticamente da giorni le ambulanze occupate a pieno regime, con pochissimi equipaggi liberi per le emergenze.

Il sistema informatico della guardia medica può gestire un massimo di 200 chiamate in corso o in attesa, questo potenziale di ricezione è continuamente saturo. Ecco perché a volte cade la linea. E perché il servizio sta arrivando a gestire anche 6mila richieste al giorno, quasi il doppio della media.

Fonte: Corriere – LINK: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/22_gennaio_07/covid-milano-ambulanze-guardia-medica-sotto-assedio-boom-telefonate-sintomi-leggeri-bb284d92-6f25-11ec-97e0-94289cfbf176.shtml

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Sudafrica: revocate alcune restrizioni sanitarie dopo aver raggiunto il picco dell’ondata della variante Omicron

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SUDAFRICA, SUPERATO IL PICCO DELL’ONDATA DELLA VARIANTE OMICRON – REVOCATE ALCUNE RESTRIZIONI SANITARIE

Il Sudafrica, dove il mese scorso è stata rilevata la nuova variante Omicron di Sars Cov 2, ha annunciato di aver superato il picco dell’ondata senza un aumento significativo nel numero dei decessi per Covid. I dati preliminari, per cui la mutazione fosse più contagiosa di Delta ma meno aggressiva grazie anche alla barriera imposta dal vaccino, sembra essere confermati. “Tutti gli indicatori suggeriscono che il Paese ha probabilmente superato il picco della quarta ondata” della pandemia, ha affermato la presidenza in un comunicato che annuncia anche la revoca di alcune restrizioni sanitarie, in particolare del coprifuoco notturno ( Fonte: Il Fatto )

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Israele non teme i decessi da variante Omicron, ritenuti bassi, ma la paralisi del Sistema sanitario – A rimetterci i pazienti con patologie non-COVID

Israel

Perché Israele è così preoccupato per Omicron ? – Anche se gli Esperti concordano sul fatto che il tasso di mortalità della nuova variante è basso, Israele si sta preparando al peggio 

Gli Esperti medici in Israele concordano con i propri colleghi all’estero che il potenziale tasso di mortalità della nuova variante Omicron di COVID-19 è inferiore a quello del suo predecessore, Delta. Tuttavia, il Governo israeliano è in preda al panico su come gestire l’aumento dei tassi di infezione.

Nonostante i suoi migliori sforzi, inclusa la chiusura dei confini, le infezioni da Omicron in Israele sono triplicate negli ultimi giorni. La nuova variante di SARS-CoV-2 è la più contagiosa finora emersa.

La scorsa settimana Israele ha registrato oltre 1.000 nuove infezioni giornaliere per 5 giorni consecutivi.

Allo stesso tempo, solo 90 persone sono state ricoverate in ospedale con una grave malattia correlata al coronavirus, ma nessuno è morto dopo essere stato infettato dalla variante Omicron.

Il potenziale tasso di mortalità non è ciò che preoccupa Israele. Almeno non i decessi direttamente correlati a Omicron.

Secondo Eran Segal, un biologo computazionale del Weizmann Institute of Science, “Anche se scopriamo che Omicron è meno della metà più grave di Delta, è comunque probabile che assisteremo a un grande afflusso di pazienti negli ospedali”.

Nella sua più recente intervista a Channel 12 News, Segal ha inoltre avvertito che la variante altamente infettiva di Omicron potrebbe causare fino a 20.000 nuove infezioni giornaliere. Anche se la stragrande maggioranza sarà lieve, gli ospedali saranno sommersi dai casi più gravi.

In uno scenario del genere, il Sistema sanitario israeliano crollerebbe e non sarebbe in grado di curare efficacemente coloro che soffrono di altre malattie.

Pillole Pfizer in soccorso ?

Come parte del suo sforzo per evitare una corsa anticipata agli ospedali, Israele ha ordinato 100.000 pillole antivirali anti-COVID prodotte da Pfizer.

Le pillole saranno fornite gratuitamente agli israeliani dei gruppi ad alto rischio e potranno essere assunte a casa per bocca.

Conosciuto come Paxlovid, il trattamento, secondo Pfizer, sarebbe in grado di ridurre il rischio di ospedalizzazione e di morte nei gruppi ad alto rischio fino al 90%.

Fonte: Israel Today [ https://www.israeltoday.co.il/read/why-is-israel-so-worried-about-omicron/ ]

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BREAKING NEWS: Il laboratorio di Wuhan in Cina voleva migliorare geneticamente i virus dei pipistrelli per studiare i rischi sugli esseri umani

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Il laboratorio di Wuhan in Cina voleva migliorare geneticamente i virus dei pipistrelli per studiare i rischi sugli esseri umani

Meno di due anni prima dell’inizio della pandemia di COVID-19, gli scienziati dell’Istituto di virologia di Wuhan ( Cina ) avevano pianificato di alterare geneticamente i virus per renderli più infettivi per l’uomo e rilasciarli nelle caverne abitate da pipistrelli.

L’obiettivo della ricerca fa parte di una serie di documenti pubblicati questa settimana da un gruppo di scienziati che stanno cercando di determinare le origini della pandemia, che ha ucciso 4.7 milioni di persone in tutto il mondo, secondo la Johns Hopkins University.

L’Istituto di Virologia di Wuhan faceva parte di un gruppo di società, con al vertice l’organizzazione no-profit per la salute ambientale EcoHealth Alliance, che aveva presentato alla Defense Advanced Research Projects Agency ( DARPA ) del Governo degli Stati Uniti il progetto di ricerca con l’obiettivo di ottenere fondi.

La DARPA aveva respinto la proposta, e non è chiaro cosa sia successo al progetto di ricerca.

DARPA è un’agenzia di ricerca all’interno del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che mira a proteggere dalle minacce delle malattie infettive attraverso il programma PREEMPT.

Nella sua richiesta di finanziamento, EcoHealth Alliance aveva proposto di iniettare mortali coronavirus chimerici di pipistrello raccolti dall’Istituto di Virologia di Wuhan in topi umanizzati e batificati, ha affermato DRASTIC Research, che ha condotto l’indagine.

Tra i documenti condivisi da DRASTIC Research la richiesta di finanziamento da parte di un gruppo di ricercatori di Istituti diversi che volevano studiare i rischi dello “spillover ( salto di specie )” del coronavirus all’uomo, meno di due anni prima dell’inizio della pandemia di coronavirus.

Una copia della richiesta finanziaria di EcoHealth Alliance, condivisa da DRASTIC Research, afferma che il progetto proposto mirava a “disinnescare il potenziale di ricaduta di nuovi coronavirus correlati alla SARS ad alto rischio zoonotico originato da pipistrelli in Asia”.

EcoHealth Alliance ha scritto nel documento condiviso da DRASTIC Research che prevedeva di lavorare con i ricercatori della Duke-NUS Medical School di Singapore, University of Nord Carolina, Palo Alto Research Center in California, National Wildlife Health Center dell’US Geological Survey e del Wuhan Institute of Virology a Wuhan, Cina.

Acveva richiesto 14 milioni di dollari alla DARPA per condurre la ricerca, che è stata stimata avere una durata di tre anni e mezzo.

La proposta è stata datata marzo 2018, meno di due anni prima che SARS-CoV-2, il coronavirus che causa il COVID-19, iniziasse a diffondersi nel mondo. Si ritiene che il virus abbia iniziato a diffondersi tra gli esseri umani a Wuhan, dove è stata segnalata la prima ondata di infezioni.

Grazie a DRASTIC, il mondo ora sa che l’Istituto di Virologia di Wuhan aveva una vasta collezione di coronavirus raccolti nel corso di molti anni nelle grotte abitate da pipistrelli e che molti di loro, incluso il parente più vicino al virus pandemico, SARS-CoV-2, proveniva da una miniera dove tre uomini erano morti per una sospetta malattia simile alla SARS nel 2012.

L’Istituto di Wuhan stava lavorando attivamente con questi virus, utilizzando protocolli di sicurezza inadeguati, con modalità che avrebbero potuto innescare la pandemia, e che il laboratorio e le Autorità cinesi hanno fatto di tutto per nascondere queste attività. È anche chiaro che i primi casi sono comparsi settimane prima dello scoppio nel mercato umido di Huanan che un tempo si pensava fosse il punto zero.

Niente di tutto ciò è una prova conclusiva che una perdita di laboratorio abbia causato la pandemia, ma aumenta i sospetti. ( Fonte: NewsWeek )

https://www.newsweek.com/wuhan-lab-wanted-genetically-enhance-bat-viruses-study-human-risks-documents-show-1631784

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Newsweek: I vaccini da soli non sono in grado di fermare la pandemia da SARS-CoV-2

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I dati israeliani sul COVID indicano che i vaccini da soli non sono in grado di fermare la pandemia

I dati sui casi di COVID provenienti da Israele suggeriscono che la vaccinazione da sola non è sufficiente per fermare completamente la pandemia, hanno detto gli Esperti a Newsweek.

Scienziati di tutto il mondo hanno osservato da vicino Israele per vedere come le vaccinazioni potrebbero influenzare la pandemia, da quando il Paese ha lanciato una RAPIDA E AMPIA CAMPAGNA VACCINALE nel dicembre 2020. Più della metà della popolazione israeliana era stata vaccinata completamente già a marzo del 2021.

Eppure Israele ha attualmente uno dei peggiori tassi di casi di COVID per milione di persone a livello mondiale, mentre il Paese combatte la variante Delta, secondo i dati raccolti da OurWorldInData al 24 agosto.

Anche i CASI DI BREAKTHROUGH sono motivo di preoccupazione. La rivista Science ha riferito che 514 israeliani erano stati ricoverati in ospedale con COVID al 15 agosto, e che il 59% di questi era stato completamente vaccinato e che la stragrande maggioranza di queste persone completamente vaccinate aveva 60 anni o più.

Uri Shalit, un bioinformatico presso l’Israel Institute of Technology, ha detto a Science che “la maggior parte dei pazienti ospedalizzati erano in realtà vaccinati”.

Il direttore dei servizi sanitari pubblici israeliani, la dott.ssa Sharon Alroy-Preis, ha affermato che all’inizio di questo mese c’erano evidenze di una diminuzione dell’immunità contro il virus SARS-CoV-2 nelle persone che erano state vaccinate in Israele nella fase iniziale della campagna vaccinale.

Ai vaccini COVID non è mai stato imposto di essere efficaci al 100%, tuttavia i dati provenienti da Israele sollevano preoccupazioni per l’aumento della minaccia della variante Delta rispetto alle varianti precedenti, nonché per la diminuzione dell’immunità.

Commentando la situazione in Israele, Rowland Kao, professore di epidemiologia veterinaria presso l’Università di Edimburgo, nel Regno Unito, ha dichiarato a Newsweek: “La scoperta chiave è che ci sono prove di una diminuzione dell’immunità nella popolazione vaccinata”.

“Israele con la sua campagna di vaccinazione molto precoce è stato considerato un indicatore di ciò che sarebbe accaduto successivamente in altri Paesi, e le evidenze che la protezione immunitaria di fronte alla variante Delta diminuisce con il tempo è un indicatore importante di ciò che può accadere in altri Paesi.”

La domanda fondamentale è … LA MALATTIA COVID, INSIEME AD ALTRE INFEZIONI RESPIRATORIE COME L’INFLUENZA, SI TRADURRÀ IN TASSI DI OSPEDALIZZAZIONE CHE SUPERERANNO LA CAPACITÀ OSPEDALIERA QUESTO INVERNO ?

Su questo c’è incertezza ….

I VACCINI NON SONO UNA PALLOTTOLA D’ARGENTO

Alla luce dei dati provenienti da Israele, diversi Esperti hanno sottolineato che la vaccinazione non è un proiettile d’argento per porre fine alla pandemia.

“Penso che la gente si aspettasse che i vaccini funzionassero da un giorno all’altro e ponessero fine alla pandemia”, ha affermato William P. Hanage, professore associato di epidemiologia presso l’Harvard T.H. Chan School of Public Health, ha detto a Newsweek.

“In definitiva, sebbene i vaccini siano la chiave per controllare la pandemia e passare a uno stato post-pandemia più stabile “normale”, non lo faranno immediatamente sia a causa della popolazione residua non-vaccinata, sia per le varianti”.

Alexander Edwards, professore associato di tecnologia biomedica presso l’Università di Reading, nel Regno Unito, ha concordato ….. I vaccini non sono efficaci al 100% e “non sono una pallottola d’argento” e “non ci si può aspettare che eliminino i problemi di salute pubblica causati dalle infezioni”. “Rimangono uno strumento vitale, ma altri strumenti sono ancora essenziali”.

È qui che entrano in gioco gli interventi non-farmacologici ( NPI ), metodi per controllare il virus senza utilizzare medicinali come vaccini o trattamenti con anticorpi monoclonali, secondo il dott. Edward Hutchinson, docente senior presso il Centro per la Ricerca sui Virus presso l’Università di Glasgow, Regno Unito.

Le persone di tutto il mondo ormai conoscono bene gli interventi non-farmacologici. Il lavaggio regolare delle mani, l’allontanamento sociale e l’uso della mascherina sono tutti modi per controllare il virus.

Sebbene i dati provenienti da Israele possano sembrare allarmanti, ci sono fattori da prendere in considerazione. I medici israeliani hanno scoperto che i casi gravi di insorgenza di COVID erano per lo più in pazienti molto anziani e più malati.

Israele ha anche avviato la campagna vaccinale di richiamo contro il COVID in modo da migliore i livelli di protezione.

FONTE: NEWSWEEK: https://www.newsweek.com/israel-covid-case-breakthrough-data-shows-vaccines-not-pandemic-silver-bullet-1622465

 

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I vaccini Pfizer & Moderna sono meno efficaci contro la variante Sudafricana del virus SARs-CoV-2

 

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COVID-19: la variante sudafricana riduce i livelli di anticorpi prodotti dal vaccino di Pifzer / BioNTech & Moderna

Uno studio di laboratorio ha mostrato che l’efficacia del vaccino COVID-19 di Pfizer / BioNTech potrebbe essere ridotta dalla variante sudafricana.

Lo studio, condotto dai ricercatori della Pfizer e della University of Texas Medical Branch ( UTMB ), ha utilizzato una versione ingegnerizzata del virus che conteneva tutte le stesse mutazioni sulla proteina spike che sono state osservate nella variante sudafricana, nota anche come variante B.1.351.

I ricercatori hanno anche testato due virus ingegnerizzati che contenevano solo alcune mutazioni osservate nella variante sudafricana.

I ricercatori hanno quindi utilizzato questi virus ingegnerizzati per eseguire test su campioni di sangue di individui che avevano ricevuto il vaccino di Pfizer / BioNTech – BNT162b2.

I risultati, pubblicati su The New England Journal of Medicine ( NEJM ), hanno mostrato che la neutralizzazione della proteina spike del virus B.1.351 è risultata ridotta di circa due terzi nei campioni di sangue vaccinati con BNT162b2.

Tuttavia, è difficile determinare l’effetto che questa riduzione degli anticorpi avrà sull’efficacia del vaccino contro la variante sudafricana.

Questo perché attualmente non esiste alcun modo per determinare il livello di anticorpi necessari per proteggersi dal virus.

Negli studi clinici, la protezione contro COVID-19 è stata osservata dopo una singola dose del vaccino, con i partecipanti che hanno una risposta anticorpale inferiore rispetto ai livelli ridotti osservati nello studio della variante sudafricana.

Un altro studio sul vaccino COVID-19 di Moderna, pubblicato su NEJM, ha riportato risultati simili contro la variante sudafricana.

I ricercatori hanno testato gli pseudovirus recanti la proteina spike del ceppo COVID-19 originale, così come altre varianti, tra cui il ceppo sudafricana e il ceppo B.1.1.7 scoperti nel Regno Unito.

Hanno osservato una diminuzione degli anticorpi neutralizzanti contro la variante sudafricana, osservando che la protezione contro la variante B.1.351 conferita dal vaccino mRNA-1273 resta da determinare.

LINK: https://xagena.it/news//e-vaccini_it_news/dd5db93a1d7b73cc6b3e36f136f7d99f.html


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