La società farmaceutica Roche compie 125 anni

 

Roche Fondatore

La società farmaceutica Roche celebra il 125esimo anniversario della sua fondazione

Roche celebra quest’anno il 125esimo anniversario della sua fondazione.

Dalla sua fondazione da parte di Fritz Hoffmann-La Roche ( 1868-1920 ), l’azienda renana ha fatto molta strada diventando uno dei più grandi gruppi farmaceutici del mondo, che oggi impiega più di 100’000 persone e genera un fatturato annuo di quasi 60 miliardi di franchi svizzeri.

Il giovane Fritz Hoffmann, figlio dell’alta società di Basilea, svolse il suo primo apprendistato come impiegato di banca nel 1886, che completò poi con un periodo di formazione presso la farmacia Bohny, Hollinger & Co.

Dopo aver sposato Adèle La Roche, divenne socio della farmacia Bohny, Hollinger & Co. dove assunse la direzione del laboratorio chimico. In seguito acquistò il laboratorio con denaro preso in prestito dal padre, e il primo ottobre 1896 ribattezzò la società F. Hoffmann-La Roche & Co ( HLR ).

La giovane azienda raggiunse rapidamente il successo con lo sciroppo per la tosse “Sirolin” a base di solfoguaiacolato di potassio ed estratto di arancia.

Insieme al suo socio in affari Carl Meerwein, Fritz Hoffmann-La Roche stabilì filiali in Europa e oltreoceano all’inizio del 20esimo secolo, tra cui Parigi, Milano, New York, San Pietroburgo e Londra.

Nel 1913, il ricercatore Markus Guggenheim identificò la struttura della Levodopa estratta dalle fave ( Vicia faba ) e ne individuò l’affinità con l’adrenalina. Questi studi sfoceranno nella realizzazione della Larodopa nel 1970, primo farmaco efficace per la malattia di Parkinson.

Dopo la Prima Guerra mondiale e la rivoluzione bolscevica in Russia, l’azienda dovette affrontare difficoltà finanziarie. Nel 1920, Fritz Hoffmann-La Roche morì a causa di una malattia renale.

L’azienda tornò ad avere successo a partire dal 1930 con la produzione di vitamine.

Dopo la Seconda Guerra mondiale, Roche intensificò la ricerca farmaceutica per ridurre la sua dipendenza dal settore delle vitamine.

Nel 1957, ricercatori di Roche identificarono una molecola ( Ro-5-0690 ) dotata di proprietà sedative con un ottimo indice terapeutico, capostipite delle benzodiazepine, classe di psicofarmaci che avranno un successo mondiale e sostituiranno i molto più pericolosi barbiturici. Il primo prodotto commerciale è il Librium ( Clordiazepossido cloridrato ). Lo sviluppo sulle benzodiazepine di base porteranno al lancio di Librax ( Clidinio bromuro / Clordiazepossido, 1961 ), Valium ( Diazepam, 1963 ), Mogadon ( Nitrazepam, 1965 ), Limbritol ( 1967 ), Nobrium ( 1968 ), Dalmadorm ( Flurazepam monocloridrato, 1972 ), Rivotril ( Clonazepam, 1973 ), Lexotan ( Bromazepam, 1974 ), Roipnol ( Flunitrazepam, 1975 ).

Nel 1968, l’azienda renana entrò nel campo della diagnostica, concentrandosi sullo sviluppo di test e attrezzature di analisi.

Nello stesso anno fu avviato un programma di ricerca per studiare composti simili alla vitamina A, noti come retinoidi, che condurranno negli anni al lancio di prodotti come Airol ( 1973 ), Tigason e Roaccutan (1982).

Nel 1969 viene lanciato un importante antimicrobico: l’associazione di due principi attivi – Sulfametoxazolo e Trimetoprim ( Bactrim ) ad azione sinergica contro le infezioni batteriche.

Nel 1982 viene lanciato Rocefin, un antibiotico della classe delle cefalosporine di terza generazione.

Nel 2002, Roche vendette il comparto vitamine. Da allora in poi, Roche si è sempre più concentrata sulle biotecnologie.

Nel 2004 sono stati introdotti in commercio due prodotti che hanno fatto la storia in oncologia: Tarceva ( Erlotinib ) nel trattamento del tumore al polmone e Avastin ( Bevacizumab ) nel trattamento del tumore al colon.

Nella primavera del 2009, ha completato l’acquisizione della società biotecnologica statunitense Genentech per non meno di 47 miliardi di dollari.

Grazie anche a questa acquisizione, Roche ora svolge un importante ruolo nelle biotecnologie a livello mondiale. ( Fonte: Tio.ch )

 

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OMS: gli inibitori di IL-6 come salvavita nei pazienti con forma grave di COVID

RoActemra COVID.

L’OMS ha raccomandato gli inibitori di IL-6 come salvavita per la forma grave di COVID-19 – Actemra / RoActemra di Roche e Kevzara di Sanofi sono stati inclusi nelle linee guida aggiornate

L’OMS ha raccomandato gli inibitori dell’ interleuchina-6 ( IL-6 ) di Sanofi e di Roche come farmaci salvavita per il trattamento dei pazienti COVID-19.

Le linee guida aggiornate dell’OMS ( Organizzazione mondiale della sanità ) per la cura del paziente ora includono Actemra / RoActemra ( Tocilizumab) di Roche e Kevzara ( Sarilumab ) di Sanofi, per il trattamento dei pazienti gravi o in condizioni critiche con COVID-19, in particolare se somministrati assieme ai corticosteroidi.

Sia Actemra che Kevzara sono agonisti del recettore di IL-6 ( interleuchina-6 ) e sono più comunemente usati per trattare condizioni antinfiammatorie, inclusa l’artrite.

Si pensa che IL-6 svolga un ruolo nel guidare la risposta infiammatoria iperattiva nei polmoni dei pazienti affetti da COVID-19 in condizioni critiche e gravi.

Le raccomandazioni seguono i risultati di una meta-analisi di rete prospettica condotta dall’OMS, che ha anche preso in considerazione i dati di oltre 10.000 pazienti arruolati in 27 studi clinici.

Secondo le meta-analisi dell’OMS, quando Kevzara o Actemra / RoActemra vengono somministrati a pazienti gravemente affetti da COVID-19, questi farmaci possono ridurre il rischio di morte del 13% rispetto alle cure standard.

Inoltre, il rischio di aver bisogno di ventilazione meccanica tra questi pazienti critici diminuisce del 28% con il trattamento con inibitori di IL-6 rispetto alle cure standard.

Questi risultati si traducono in ben 28 decessi in meno ogni mille pazienti critici e 23 pazienti in meno su mille che necessitano di ventilazione meccanica.

All’inizio del 2021, uno studio condotto dall’Imperial College di Londra aveva anche scoperto che sia Actemra / RoActemra che Kevzara riducono il rischio di morte nei pazienti critici COVID-19. L’analisi dello studio REMAP-CAP aveva rilevato che sia Actemra / RoActemra che Kevzara avevano ridotto la mortalità dell’8.6%.

Inoltre si era visto che gli inibitori di IL-6 migliorano i tempi di recupero tra i pazienti gravemente malati di COVID-19.

La riduzione del rischio relativo di morte era stata del 24% quando somministrato ai pazienti entro 24 ore dall’ingresso in terapia intensiva.

In media, i pazienti trattati con questi farmaci erano stati in grado di lasciare la terapia intensiva circa una settimana prima di quelli non-trattati con questi farmaci. ( Xagena )

Fonte: OMS, 2021

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Malattia di Alzheimer Farmaci: Aggiornamenti e Novità in Terapia by Xagena

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