Sssstoc!

Da secoli ormai non c’è grigiore o uggiosità del tempo che ti cambino l’umore. Neanche le belle giornate, a dire il vero. La tristezza ormai da secoli è giusto un velo spalmato su un pane odoroso e fragrante. E ti piace così, meglio che certe oche giulive o i loro neuropatici contraltari. Nel loro tono eccessivo riconosci il singulto trattenuto dell’isteria e questo, pare, per antiche disattenzioni di mammà.

Tre o quattro le cose avanzate come opzioni definitive per l’ultimo terzo di vita, ancora una forse ne scarterai, ma danno senso e gioia prima e dopo il sonno. Un sonno quieto e ristoratore che in passato pareva impossibile. Obliare l’anelito alla felicità è forse il presupposto per riottenerla in qualche forma. Forse, dico. Ne sia una accettabile parvenza o un surrogato, è frutto di un graduale lavoro di scarto. I collaudi, spesso auto-inflitti, sono stati superati e gli obbiettivi raggiunti. Anche amore e desiderio e relative maschere e decodificazioni, col loro “giusto” dire ed agire e la rava e la fava, ti hanno stancato. Non ti manca nessuno, non senti la mancanza di questa mancanza e così cammini libero e rinfrancato.

Le mani in tasca, calci noncurante il sasso con effetto teso a rientrare, perfino colpendo la base del lampione, sssstoc! Proprio come insegna il monaco Zen col suo cazzo di arco, ma veh, magguardaben…

GLOSSE LAVICHE

Le parole sgorgano liquide e scivolano in colate principali e secondarie. La colata primaria è comunicazione, le colate secondarie sono poesia. Le posture e i movimenti del corpo nascono da altri crateri ma similmente, colano: la grande colata è quella del linguaggio corporeo e dell’attività pratica, le colate più piccole trasfigurano in danza. I suoni scivolano nella colata della fonazione e della comunicazione verbale. Nelle colate secondarie c’è la musica. Lo stesso per le immagini. Tutto ciò che nel linguaggio non ha valore pratico va nelle colate secondarie e consoliderà nel basalto dell’arte.
Le colate principali perderanno mano a mano di forza. Fino ad essere dimenticate.