Palmarès Fabbri I vincitori Tre ex-aequo .txt – Marena il Vaso iconico – LAYERS-Fabbri

Paola-Binante-01

Un palmarès significativo: 

 Il Linguaggio documentato, Reperto del tempo e Livelli di memoria  :
".txt" "Marena" "LAYERS-Fabbri" le tre opere vincitrici del premio Fabbri curato da Nino Migliori, degli autori Rui Wu, Paola Binante  e Alessia De Montis. 

 

I premi sono stati assegnati in occasione del vernissage della mostra 13 anni e un secolo – Fotografia – Palazzo Pepoli  Bologna che ospita le diciannove opere dell’edizione 2018 del Premio, istituito tredici anni fa in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’azienda.

 *Rui Wu  con .txt, realizza una decostruzione dei motivi  grafici della decorazione ricreando un linguaggio documentato di falsi ideogrammi.

*Il dittico Marena, realizzato dalla Binante è composto da una Polaroid e da una stampa da negativo Polaroid; il vaso iconico sulla colonna antica  caratterizza la forma come reperto del tempo.

*Con LAYERS-Fabbri  De Montis realizza una fotografia giclée su carta baritatae lettere di ritaglio come liveli di memoria stratificati.

 dizzly

De-Montis_LAYERS-Fabbri

Le due donne sul podio sembrano ideale richiamo alla precedente edizione del Premio Fabbri per l’Arte, nel 2015, quando fu celebrato il centenario di Amarena Fabbri anche attraverso un riconoscimento all’importanza della figura femminile, nell’azienda come nella società. A creare la famosa “marena con frutto” fu Rachele Buriani, moglie del fondatore dell’azienda: così, per quella quinta edizione, furono invitate solo artiste donne.

Fabbri,  ha sempre promosso in Oriente la cultura del made in Italy agroalimentare dove  ha vinto il Panda d’Oro, assegnato dalla Camera di Commercio Italiana in Cina;  per questo il riconoscimento del Premio Fabbri per l’Arte a Rui Wu è ancora più significativo per l’azienda di Bologna.

 

13 anni e un secolo – Fotografia

Bologna, Palazzo Pepoli Campogrande, via Castiglione 7

Fino al 13 gennaio 2019

 

Palmarès Fabbri I vincitori Tre ex-aequo .txt – Marena il Vaso iconico – LAYERS-Fabbriultima modifica: 2018-12-08T08:42:37+01:00da Dizzly

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12 Comments

  1. …personalmente l’opera che apprezzo di più non poteva essere che quella di Rui Wu con .txt, la scomposizione dei segni per un nuovo linguaggio (inesistente ma che si dota di significati), la sua documentazione, il titolo evocativo e attuale rende l’opera di Wu centrata e stimolante. Complimenti a Rui Wu (T-space) http://formeuniche.org/intervista-rui-wu/

  2. Tre cose mi hanno colpito.1) “ricreando un linguaggio documentato di falsi ideogrammi”pensando agli ET ed ai marziani che, in ogni caso, raccontiamo con risvolti umani, ho sempre ritenuto che l’unica fantasia vera e possibile sia al di fuori della nostra conoscenza e se, io stesso, volessi scrivere qualcosa di veramente fantastico dovrei scrivere qualcosa del tipo “hgdugb, hdhdyxtreio”.2) “Il progetto è nato dal bisogno e dal desiderio di unire la nostra ricerca artistica e il nostro lavoro per creare un’utopia realizzabile ed economicamente sostenibile.”Finalmente qualcuno accosta utopia con realizzabile, lo dico perché ritengo che qualunque sogno sia realizzabile o, quanto meno, tentabile. Chi ha inventato il termine utopia è chi non ha le palle per provarci o, peggio, vuole dissuadere chi voglia provarci.3) “Magari dobbiamo praticare l’arte dando meno importanza al pubblico e fare invece qualcosa che abbia più importanza per chi la produce, uscendo così dalle dinamiche di fruizione passiva museale e dalle dinamiche commerciali delle gallerie che, essendo noi no profit, non ci appartengono.”Ad uno che parla così avrei fatto anch’io i complimenti. L’arte dovrebbe uscire “dalle dinamiche di fruizione passiva museale e dalle dinamiche commerciali delle gallerie”. Dovrebbe anche svincolarsi da tanti ciarlatani. Senza nulla togliere a Modigliani ogni tanto bisognerebbe ricordarsene: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/24/modigliani-32-anni-fa-la-burla-delle-teste-false-che-fece-arrossire-il-mondo-dellarte/2957324/Ciao, buon sabato.p.s.: sii indulgente sui miei limiti in questo tuo mondo 🙂

    • Intanto questo (scusa le puntate…): “Banksy si autoclona venditore di presunte copie tra le bancarelle, confonde le tecniche degli originali e sta tra la gente, non nei musei”. A presto

    • Probabilmente possiamo spingerci ad inventare l’inesistente e renderlo credibile, somiglia un po’ al “se non fossi mai nato”, ci poniamo la domanda esistendo. Ogni fatto puramente casuale ( e non lo è ) attiene a questa ipotesi di narrazione e l’utopia è un motore, anzi una grande madre. La nostra conoscenza può dirsi molto limitata e soggettiva e tantomeno ne esiste una oggettiva, in altri termini è una fattispecie di esercizio intellettuale: far salire la mente su una scala illimitata e progressivamente sviluppare e migliorare i concetti scoperti, oppure salire e scendere da e su tante piccole scalette di varie altezze disseminate …immagina. Ti ho citato Banksy che si autoclona, posso citarti Beuys ( che ha creato una copia di se stesso che è divenuta opera d’arte; Facteur Cheval e i suoi sogni di pietre ) oppure gli artefatti, artifici e il progettare ma anche i simboli come esperienza e relazione sociale e poi l’immaterialità. E o l’originale, la copia, il digitale e il gioco linguistico che trasforma tutto incessantemente (e si crea ciò che si scrive/forme di vita e relazioni di storie o episodi e senso condiviso, in spazi che si dilatano per metafore, per essere pubblici o per l’irrompere di artefatti elettronico-digitali ). Per dire che Wu rimodulando il linguaggio dei segni pittorici artistico commerciale della Fabbri ha creato un metalinguaggio di spessore , documentato un’azione di lettura e memorializzato simboli in .txt che poi è l’estensione digitale di testo tale e quale e appunti di testo. Insomma a me è piaciuto molto. ..Sui livornesi e il bluff mediatico della rassegna sull’autore, c’è da dire che il “divertimento” di una performance artistica è mancato, ma ha avuto il pregio , e in questo come in Camilleri e il diavolo, è coincisa la scoperta della presenza della silenziosa e annegata opera di “ribellione al sistema” un po’ inetto e insufficiente del panorama culturale italiano che spinse Modigliani ad abbandonare il paese . (diciamocelo, non siamo capaci). Arte in silenzio dunque e tra noi più di quanto sia possibile immaginare.

      • “Probabilmente […] … immagina.”
        E’ quello che faccio più spesso di quanto dovrei perché, ogni volta, mi porta a rinchiudermi nell’uovo. Il mio guscio incontaminato. Quello dove lascio fuori ogni pregiudizio e mi porto dentro la versione 2.0, quella nuova da confrontare con la precedente. Quel posto dove restando mentalmente aperto mi appresto, stavolta da solo, a salire e scendere dalla tua scaletta per mettere e rimettere in discussione tutto quello che avevo capito. Rimodulo tutto, lo riscrivo rivisto e corretto ed esco dall’uovo più n-uovo e con la versione 2.1 che non è detto che sarà allineata a quella 2.0 proprio per la soggettività della conoscenza o comprensione. Sarà, comunque, solo una nuova provvisorietà perché, risistemate le cose, uscirò dall’uovo ben contento di doverci tornare.

        “l’utopia è un motore, anzi una grande madre”.
        Se mi cambi utopia in sogno sono d’accordo con te. Anche se utopia è più bello di sogno perché non c’è romanticismo in essa. Sbaglierò io, ma ritengo che:
        A) se a priori pensiamo che il sogno sia irrealizzabile, lavorarci sopra è sprecare intelligenza e manodopera;
        B) se invece pensiamo che possa realizzarsi oppure vale la pena provarci, allora è lecito lavorarci sopra.
        A questo punto a che serve coniare un termine come utopia? Ci sarebbe già ed è il caso A ovvero sogno irrealizzabile. Anche il sogno irrealizzabile (o utopia) è una bella puttanata. Provare a chiedere a M.L.King o allo stesso Wu 🙂 Insisto, utopia è stato inventato come alternativa a senzapalle perché “il sogno è un motore, anzi una grande madre” 🙂

        “Ti ho citato Banksy […] Insomma a me è piaciuto molto.”
        A me, moltissimo. Anche se a volte, per colpa dei miei limiti anche il tuo è, per me, un metalinguaggio. Ma è così bello che mette voglia di approfondire 🙂

        “(diciamocelo, non siamo capaci). Arte in silenzio dunque e tra noi più di quanto sia possibile immaginare.”

        Non siamo capaci perché, in termini culturali soprattutto politico-sociali, abbiamo avuto un crollo verticale ma ci riprenderemo. De Filippi, d’Urso, Sgarbi e così via, per fortuna non sono immortali. Purtroppo dobbiamo risalire fin dov’eravamo prima di cadere e, quello, è tutto tempo sprecato. Arte in silenzio e dovunque, senza padroni però e spero senza più usarla come il mercato dei calciatori 🙂

        • Mi rendo conto Arien che con Utopia forse intediamo più sovente spiriti idealistici e il sole sorgente degli stati comunardi del tempo… le distinzioni prgmatiche ci avvisano dell’irrealizzabile (anche perchè con mano qualcosina si è toccato:)…però però…utopia o sogno come volano e motore per me restano la molla, quello che spinge a muoversi, lo stesso entrare e riuscire dal n-uovo, sempre con lo stesso coraggio è espressione di utopia, un credo misterioso che ti spinge ad agire. Ora se credere in questo rende le azioni solo delle pratiche realizzate (e quindi spogliate della carica utopica), penso sia solo perchè si possa continuare ad ambire ambire e proiettarsi con ardore verso un nuovo sole nascente. Forse ogni Alba è realizzazione utopica, forse per questo ci troviamo ad essere dominati da triadi mediatiche, per considerare l’irrealizzabile una condizione da scartare. pensaci. e buonaserata:)

        • ps: ma le amarene Fabbri ci piacciono? ah ah a me veramente non troppo, cioè preferisco visciole e marene raccolte e lavorate in confettura o sotto spirito!

    • forse il ciao trasforma il link in “agenderosse”…ora mi adopero per il link “arrossito”…però mi sembri tutt’altro che limitato per questi mondi, a presto:)

  3. Molto interessante…. Buona domenica.

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