SU DI MAIO E SALVINI ALEGGIA L’OMBRA DEL CAIMANO

Stando alle cronache di ieri mattina riportate dai giornali e dai telegiornali, sembrava praticamente cosa fatta l’accordo di governo Lega-M5S. Addirittura, prima che le delegazioni dei rispettivi partiti salissero nel pomeriggio sul Colle per riferire a Mattarella, pare che Di Maio e Salvini si fossero nuovamente incontrati per mettersi d’accordo su cosa dire al capo dello Stato per evitare di cadere in contraddizione l’uno con l’altro.

Chi ha poi seguito la conferenza stampa tenuta da Di Maio all’uscita dall’incontro con il Presidente, avrà certamente notato con quanta soddisfazione il capo del M5S comunicava ai giornalisti di aver chiesto ancora qualche giorno al Presidente per mettere a punto gli ultimi dettagli del contratto di governo e la puntualizzazione che, di comune accordo con Salvini, nessun nome sarebbe stato fatto ai giornalisti riguardo al probabile candidato premier né per gli eventuali ministri. Contraddicendo se stesso visto che alcuni giorni prima delle elezioni lo stesso Di Maio si presentò al colle con la lista dei ministri di un presunto governo M5S già pronta per mostrarla a Mattarella che delegò altri all’incontro.

In pratica il pacato ottimismo mostrato davanti alle telecamere dal leader pentastellato lasciava presagire che davvero mancasse poco all’accordo con la Lega.

A raffreddare le speranze, l’aria grigia con cui Salvini, uscendo dalle consultazioni con Mattarella, si è rivolto ai giornalisti: dalle sue parole si è subito capito che qualcosa doveva essere andato storto; che, all’atto in cui ci si era trovati al cospetto con Mattarella, le cose avevano assunto una piega diversa da quanto gli accordi con Di Maio, e forse con lo stesso Presidente Mattarella, lasciassero supporre.

Fatto sta che, contenendo a stento la propria irritazione, Salvini ha fatto capire che qualcuno aveva infranto i “patti”, che lui non ci sta a governi fantoccio.

Al momento nessuno sa con certezza, nemmeno i “retroscenisti” dei grandi giornali, cosa sia esattamente successo nella sala delle consultazioni, prima tra Di Maio e Mattarella e poi tra il Presidente e Salvini.

Da quello che si può immaginare, visti gli umori discordanti dei due leader all’uscita dai colloqui, c’è da presumere che durante gli incontri Mattarella possa aver posto dei veti sul nome del probabile premier o di qualche ministro, magari su quello della giustizia, o chiesto modifiche incisive al programma di governo. Istanze che avrebbero trovato sostegno nei pentastallati, forse perché loro stessi non erano tanto convinti sia sui nomi che su parte del programma; suscitando invece il malcontento in Salvini, e indirettamente di tutto il centrodestra: non a caso il leader leghista a un certo punto, rivolgendosi ai giornalisti, ha chiamato in causa il presidente Berlusconi e il Presidente Meloni a conferma che il centrodestra è tutt’altro che diviso per via dell’accordo di governo della Lega con il M5S.

Sembra che questa mattina le delegazioni di Lega e M5S torneranno a incontrarsi ma senza i rispettivi leader. Un segnale che non lascia presagire nulla di positivo.

Dato che da sabato mattina Silvio Berlusconi è stato riabilitato dal tribunale del riesame di Milano per cui può già essere candidabile – lo sarebbe stato comunque tra sei mesi – c’è chi, dietro quest’improvviso cambiamento di umore di Salvini, non esclude si nasconda l’ombra del caimano il quale sarebbe proprietario del simbolo della Lega, come ha raccontato Gigi Moncalvo ex direttore de La Padania, e dunque terrebbe per il guinzaglio il leader leghista.

Al di là delle ipotesi tutte da verificarsi, forte è la sensazione che, nella foga di voler andare a ogni costo al governo, il M5S possa essere caduto vittima di un tranello tesogli da Berlusconi il quale, come già fece in passato con D’Alema per la bicamerale e poi con Renzi per il Patto del Nazareno, anche questa volta, all’ultimo minuto, quando ormai i giochi sembravano fatti, dopo aver dato il via libera a Salvini per un contratto di governo con il M5S, abbia deciso di far saltare il tavolo delle trattative imponendo la propria volontà e interessi su tutto e su tutti; dimostrando che nessuno può sopravanzarlo; che, politicamente parlando, in Italia non si muove foglia se non lo vuole lui.

L’ombra del caimano aleggia su tutto e su tutti!

 

SU DI MAIO E SALVINI ALEGGIA L’OMBRA DEL CAIMANOultima modifica: 2018-05-15T11:45:20+02:00da kayfakayfa

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