REB e ALE parte 1

Credo sia passato poco più di un mese da quando ti sei presentato qui a casa con le sfere vibranti dopo una lite furiosa con Amelia.

Ovviamente avete fatto pace, e tutto sembra tornato alla normalità.

Sembra solo, perché sono le 2 di notte e sei fuori dal cancello di casa attaccato al campanello visibilmente alterato e in uno stato pietoso.

Molto controvoglia mi alzo per aprirti prima che qualcuno chiami i carabinieri per quanto stai strepitando. Non sei ancora entrato che l’odore sgradevole di alcool e fumo ti precede. Mi sbagliavo, non sei in uno stato pietoso sei oltre.

Entri e ti accasci letteralmente sul divano.

Incurante del fatto che sia notte fonda e che stessi dormendo hai la faccia tosta di chiedermi un tea caldo e di poter fare una doccia.

“ Mi ha detto Dany che posso stare qui temporaneamente… se a te non da problemi”.

Certo che me ne da. Lui è via per altri due mesi, esattamente il tempo necessario alla tua partenza, visto che siete amici e colleghi e vi date il cambio sulla piattaforma.

“Ne parliamo domani, quando sarai lucido e con un odore migliore addosso. Sono stanca e torno a dormire. Ti lascio un cuscino e due coperte per il divano. Non ti azzardare a bere, fumare e sporcare.

Notte”

Torno finalmente a letto, so di essere stata maleducata ma pur da sbronzo non hai mai tolto gli occhi dalla scollatura del top,coperto appena da un golfino leggero.

Sento lo scroscio della doccia e poco dopo sento il tuo russare pesante. Ti sei addormentato.

Impietosa la sveglia suona alla solita ora, sono assonnata ma devo alzarmi. Mi infilo in doccia velocemente, tu sei ancora sul divano nel mondo dei sogni.

Per abitudine non chiudo nemmeno la porta a chiave, mi svesto e mi metto sotto il getto bollente dell’acqua… rilasso i muscoli del collo e della schiena, mi godo i flussi differenziati del soffione che creano un effetto idromassaggio… mi sento decisamente meglio.

Presa completamente da questo momento privato di relax non mi sono nemmeno accorta che sei entrato e ti sei seduto sul wc, dove avevo appoggiato l’accappatoio… che adesso tieni sulle tue ginocchia mentre mi guardi sciacquar via il bagnoschiuma con gesti lenti.

Apro le ante e mi accorgo di te. Resto a metà con le gocce che scivolano sulla pelle, il vapore che si dissolve intorno a me. Istintivamente retrocedo un passo e usando un’anta come paravento ti chiedo di passarmi l’accappatoio.

“Perché’ non lo vieni a prendere ?”

Ti sto odiando. Ho dormito pochissimo per colpa tua, mi stai facendo fare tardi al lavoro e hai il coraggio di fare lo stupido…

“Dammi immediatamente il mio accappatoio o mentre esco porto fuori anche la tua borsa”

“Ma come siamo suscettibili.”…  Conosco quel tono, ma non ti do soddisfazione, nessuna risposta che dia il via alle nostre schermaglie.

Cazzo mi sto congelando, è tardi e tu fai il deficiente… altro che suscettibile, vorrei uscire dalla doccia e darti uno schiaffo ma non ho nemmeno un telo a portata di mano.

Finalmente ti alzi e con l’accappatoio aperto ti avvicini. Con una piroetta mi ci infilo al volo e lo chiudo. Ma tu non molli la presa, anzi con un gesto fluido accompagni il mio nella chiusura, soffermandoti all’altezza del seno. Non hai mai fatto mistero di quanto ti piaccia il mio décolleté, una quarta piena, ma tonica e ben modellata. Più di una volta ti sei lasciato andare a battute ambigue o hai cercato un modo “casuale” di sfiorarlo.

Stavolta non è casuale. Mi hai praticamente bloccata in un abbraccio che si è fermato lì.

Lentamente fai scorrere il dorso della mano sul cotone che la separa dalla mia pelle. Ne segui la forma fino al capezzolo che nel frattempo si è inturgidito e oltrepassi il bordo dell’accappatoio prendendolo tra le dita e giocherellandoci.

” Reb hai due tette che mi mandano fuori di testa” mi dici con voce roca mentre infli nello scollo anche l’altra mano. Adesso sono appoggiata a te,sento in basso che ti stai eccitando mentre le tue mani percorrono ogni centimetro del mio seno.

So che non dovrei ma resto lì ferma a godere di quel contatto.

Fin dal nostro primo incontro è scattata tra noi un’attrazione magnetica, ed è incredibile come nessuno dei rispettivi compagni ci abbia fatto caso.

”E se continuassimo da un’altra parte?”

“Non posso… devo andare”… Il tuo massaggio sta producendo i suoi effetti, più che a lavorare vorrei tornare in camera da letto con te e lasciarmi accarezzare come stai facendo ora.

Mentre con una mano tieni un seno, con l’altra inizi a scendere lungo i fianchi, giochi con le ultime gocce d’acqua rimaste sulla pancia, fai scorrere i polpastrelli come una piuma provocandomi un brivido. Mi appoggio ancora di più a te…. mi lascio andare a un sospiro di piacere. Ti voglio. Qui, subito. Al diavolo il ritardo, al diavolo il lavoro…. si dice che ciò che trascuri se lo scopa qualcun altro, e io voglio scoparti, adesso.

 

 

ZENZERO A NATALE

Finalmente siamo arrivati, volo in perfetto orario, noleggiata l’auto eccoci a casa. È il nostro rifugio appena possiamo staccare per più giorni, un piccolo angolo di paradiso affacciato sull’oceano. Lunghe camminate, qualche coraggiosa nuotata, e ottime mangiate di pesce.

Dobbiamo preparare il nostro pranzo di Natale: tante sfiziosità e il pesce spada allo zenzero.

Io adoro lo zenzero, lo metto quasi dappertutto, soprattutto nei dolci.

Mentre preparo le verdure tu hai il compito di pulire e preparare i rizomi che serviranno per il pesce.

“Ma lo sai che lo zenzero è afrodisiaco?”

“Ma va?”

Ti metti a ridere divertito e mi fai vedere un rizoma sbucciato e trasformato in una specie di bastoncino lungo una decina di centimetri.

“Eh si, davvero afrodisiaco…comunque anziché fare sculture di zenzero finisci di pulire il pesce o finisce che col pranzo facciamo merenda”…

“Facciamo un gioco…e non vedrai più lo zenzero con gli stessi occhi”

Mi fai girare e appoggiare al tavolo, mi chiudi gli occhi arrotolando una maglietta. Mi viene da ridere, e per tutta risposta mi dai un pizzicotto sul sedere.

Sento la tua presenza ma non ti vedo.

Fino a quando sento il tuo respiro caldo sul mio collo. Sei in piedi dietro di me. Sposti i capelli, mi dai un bacio, fai scorrere le tue mani sotto al mio vestito leggero. Trovi il fiocco che chiude il bikini e lo slacci. Lo slip resta su solo a metà.

“Lo zenzero ti ha già dato alla testa solo sbucciandolo”

“shhhhh….” mi dici facendo scorrere qualcosa di freddo e umido lungo la mia coscia.

Essendo abbastanza schifiltosa cerco di spostarmi temendo qualcuno dei tuoi scherzi stupidi ma mi blocchi col tuo peso contro al tavolo.

La cosa fredda e viscida prosegue il suo viaggio lungo il mio interno coscia, disegnando ghirigori senza senso. Poi dalla coscia inizia a esplorare l’inguine, va e viene, non riesco a capire cosa sia e soprattutto cosa stai facendo.

Mi sto spazientendo e tu, nemmeno mi leggessi nel pensiero, senza dire nulla, mi infili dentro la  cosa misteriosa. Ho un sussulto perché non mi aspettavo niente del genere e poi quello che mi hai infilato è davvero freddo.

Nel frattempo ho capito cosa stai usando: il rizoma di zenzero tagliato a bastoncino.

“Allora?”

“È freddo”

“Aspetta qualche istante”

Mentre lo muovi dentro di me inizio a sentire una specie di pizzicore.. che nel giro di qualche secondo diventa un bruciore e… Oddio… mi sto bagnando. Il bruciore aumenta, non fa male, è una sensazione strana, che ha come conseguenza il continuare a bagnarmi… più mi bagno più sento dentro che pizzica tutto portando la mia eccitazione a continuare a crescere.

Sono un lago. Sto letteralmente colando… e … mi sento continuamente sul punto di venire senza però che questo accada…

Nel frattempo hai tolto lo zenzero e lo stai passando sul mio clitoride che inizia a pizzicare provocando un’altra ondata di eccitazione fuori controllo.

Fatico a reggermi in piedi, so solo che voglio venire ma non vengo, mi bagno come non mi era mai successo….

E poi di colpo smetti di usare lo zenzero. E mi lasci lì, insoddisfatta, ansimante, e con gli occhi ancora bendati. Resti appoggiato a me per impedirmi di muovermi.

Il bruciore sta rapidamente calando, non però la mia voglia insoddisfatta.

Mi togli la maglietta che fa da benda, mi fai voltare dandomi un bacio.

“Forza che ho fame!!! Abbiamo un pranzo da finire di preparare!!!”

“Ma come??? Mi lasci così??? Sei perfido!!! E non pensare di concludere la giornata come vorresti… per oggi sei in castigo”.

“Ah si?”

Sorridi, e mi fai vedere un altro rizoma di zenzero con aria malandrina.

“Se fai la brava stasera ti faccio giocare ancora un po’… Buon Natale ma chérie”

FRAMES

Scrivi un racconto per me.

Un racconto che parli di noi, del nostro incontro, del nostro legame, di quello che facevamo e di quello che vorrei ancora farti.

Scrivi un racconto per me.

In montagna, davanti al camino, mentre nevica, ti voglio sul tappeto, i nostri occhi si intrecciano come le nostre mani, ti assaporo un pezzo per volta, sei mia e di nessun altro.

Scrivi un racconto per me.

Dove al posto suo ci sono io, che ti faccio le stesse cose, e tu le fai a me.  Voglio sentirti, voglio viverti, voglio che tu sia porca per poter esserlo di più.

Scrivi un racconto per me.

Dove le mie mani ti percorrono come fossi un pianoforte, dove le mie dita esplorano, la mia bocca succhia, la mia lingua assaggia.

Scrivi un racconto per me.

Dove sei l’alpha e l’omega della mia giornata, dove sei la mia trasgressione, dove sei il pensiero convergente di ogni mio pensiero.

Scrivi un racconto per me.

Dove con quella bocca da pompino me ne fai uno da lasciarmi senza fiato, dove con quelle labbra lo stringi, dove con quella lingua lo ripassi senza stancarti.

Scrivi un racconto per me.

Dove ti bacio nel punto esatto vicino all’orecchio facendoti sospirare come una gatta, dove a letto ti tengo abbracciata fino a che non ti sei addormentata, dove al mattino ti do il buongiorno ridendo dei tuoi riccioli scarmigliati.

Scrivi un racconto per me.

Che sono dall’altra parte del mondo a darmi del coglione, che sono dall’altra parte del mondo a far finta che non mi manchi, che sono dall’altra parte del mondo a scrivere per te.

A.

TENTAZIONE

Sono passate appena due settimane da quando tu e Amelia avete litigato. Eravate qui,su questo divano,lei furiosa e ferita a darti del porco,tu con lo sguardo basso e pentito a dire che era solo un gioco… giusto per dare un brivido al vostro rapporto di coppia,e che no,non lo avresti fatto più.

E invece lo hai fatto di nuovo.

Stavolta Amelia ti ha cacciato di casa e tu sei di nuovo qui,sullo stesso divano a dire che era solo un gioco e che Amelia è esagerata…. stavolta però non hai lo sguardo pentito. Hai la stessa espressione dei bambini che non capiscono perché li stai rimproverando. Mi fai quasi tenerezza,ma non te lo dico. È giusto che ti maceri un po’ nell’incertezza del futuro. Più tardi sentirò Amelia,non credo voglia lasciarti davvero,ti ama troppo. Anche se per arrivare a cacciarti devi aver combinato qualcosa di grosso.

Dal divano parli parli parli… ti ascolto una parola si e dieci no, non mi interessa cosa ti piace fare a letto. E poi non mi sembra educato toccare certi argomenti con la moglie del tuo migliore amico.

Tra poco sarà a casa,e seppur dispiaciuto per gli eventi sarà felice di bere un whisky in tua compagnia guardando la partita.

Mentre ormai fingo palesemente di ascoltarti,ti sei alzato dal divano e sei arrivato in cucina,appoggiato allo stipite della porta osservi per un po’ in silenzio la preparazione della cena.

“E così sarebbe interessante vedere l’effetto che fa mettersi queste mentre io le controllo da remoto?”

Il tuo sguardo è indagatore e il tuo tono pare una provocazione.

Mi rendo conto di aver detto qua e là frasi tipo

interessante!

Ma dai…

Vedrai che capirà…

Ma l’ho fatto così,per sembrare attenta… e invece non lo ero…. e adesso mi ritrovo a guardare la tua mano aperta dove fanno bella mostra di se’ due sfere colorate.

“Allora? Vuoi provare?”

Finalmente mi scuoto e ti rispondo in modo indignato.. adesso capisco perché Amelia ti dava del porco…

Ti avvicini e con fare sornione ripeti la domanda… “allora? Hai detto che la trovavi una cosa interessante… hai già cambiato idea?”

Dovrei darti uno schiaffo e buttarti fuori di casa anche io,invece mi sento le gambe molli,sento il mio corpo che reagisce alla tua vicinanza e sento la mia voce dirti

“ok proviamo”.

Mi tendi la mano con le sfere ..”hai bisogno di spiegazioni?”

… No… credo di aver capito… grazie…

Vado in bagno muovendomi come un automa. Ma sono davvero io? Davvero ho detto di sì a questa follia a uno che non è mio marito?

A quello che Amelia dava del porco per i suoi giochi? Si…. e non gli ho dato del porco,ho accettato di giocare.

Non faccio nemmeno fatica a inserirle, e questo mi imbarazza ancora di più perché è la prova tangibile di quanto tutto questo mi abbia eccitato….

Al contatto sono fredde,ma la sensazione passa velocemente,è un lieve peso al basso ventre,un non so che, che mi sta già stimolando col solo camminare…

Sono tornata in cucina.

Mi guardi ironico “ma brava la mogliettina del mio amico …. dice sempre che sei di vedute larghe,ma non pensavo così tanto larghe… chissà quando lo saprà Amelia..”

La mia reazione è immediata.

“Sei uno stronzo. Finiamola qui con i tuoi giochi da pervertito. Io non dirò niente e tu non dirai niente… parlerò con Amelia e cercherò di convincerla a farti tornare……”

Non riesco a finire la frase. Hai acceso l’app che regola la vibrazione e l’hai messa quasi al massimo. Poi la fai rallentare,e io riprendo a parlare. Nello stesso momento la aumenti di nuovo…“Dicevi?”…

Non riesco ad articolare una frase,è un continuo saliscendi che mi sta facendo impazzire. Sono totalmente assoggettata a te. Non mi sfiora nemmeno l’idea di tornare in bagno e semplicemente interrompere tutto… resto lì impalata a insultarti mentre tu ti diverti. E io sono ormai sull’orlo del parossismo.

Suona il citofono. È mio marito. Faccio x andare in bagno ma mi blocchi.

“Eh no tesoro il bello deve ancora venire”.

La cena procede senza problemi,voi due chiacchierate senza interruzione,io ogni volta che tu tocchi il telefono inizio a sudare… lo so che lo fai apposta,ma non voglio darti soddisfazione,mi comporto come se nulla fosse… fino al momento in cui,dal divano per la partita chiedi le birre dal frigo aspettando il tuo ignaro amico che è sotto la doccia. Ho messo tutto su un vassoio, esco dalla cucina e tu con un ghigno  fai partire le sfere. Mi sembra che il ronzio invada la stanza, che sovrasti la telecronaca,che possano sentirlo anche i vicini…

“Tutto ok?” con finta sollecitudine mi fai notare che sono arrossita di colpo…

“Si tutto a posto..”

Muovo ancora due passi e tu aumenti la frequenza.  Altri due e aumenti ancora…. poi il nulla. Hai spento. A questo punto mi prende la frustrazione. Mi hai portato per tre volte sul punto di esplodere e per tre volte me lo hai negato.

“E’ per questo che Amelia mi trova un porco…come vedi è solo un gioco,ma lei non vuole sentire ragioni,dice che la fa sentire usata. A te invece piace e anche parecchio… basta guardare la macchia sui tuoi leggins”.

Voglio sprofondare qui adesso subito.

Sono talmente fradicia che ho davvero bagnato anche i leggins,e no,non mi sono sentita usata,e non l’ ho trovato un porco…. mi è piaciuto  maledettamente.

Ti voglio,voglio che tu finisca quello che hai iniziato.

Ti alzi,prendi il vassoio e lo posi. Mi fissi negli occhi con una luce che non ti ho mai visto, ci baciamo,un bacio quasi animalesco.. nel frattempo hai rimesso in funzione le sfere. Mi sorreggi in un orgasmo accecante….

Senza dire nulla vado in bagno, tolgo le sfere,le disinfetto con cura e te le riporto.

Le prendi,le metti via.

Inizia la partita.

Vado a telefonare ad Amelia.

LA RAGAZZA DEL PARCHEGGIO

Racconto scritto su richiesta con precisa indicazione di esibizionismo.

 

La giornata è stata lunga, le ore di guida al camion si fanno sentire nonostante sia un modello di ultima generazione dotato di ogni comfort, tra i quali anche una confortevole cuccetta per riposare nelle soste. E non solo riposare. nelle soste programmate per il chilometraggio o nelle serate solitarie c’è spazio anche per un po’ di compagnia. Occasionale certo ma non per questo meno piacevole.

Ma stasera niente. L’area di sosta è poco fuori dal centro abitato, una zona prettamente industriale e a quanto pare di scarso passaggio. Non ci sono neppure altri camion fermi, sarà una serata molto solitaria.

Un po’ di lettura, un film… e il bisogno di dar sfogo a un momento di piacere solitario.

Intorno non si vede anima viva, ormai è quasi notte. Mi allungo sul sedile di guida e inizio a segarmi. Sono rilassato, chiudo gli occhi e mi godo il momento. La portiera del camion non è chiusa del tutto, la brezza serale è piacevole.

E’ un attimo. Non sono sicuro ma credo di aver sentito un risolino. Apro gli occhi appena frastornato, osservo il parcheggio intorno al camion, a pochi metri è parcheggiata una macchina che prima non c’era, e appoggiata alla macchina una ragazzina di forse 20 anni che mi osserva divertita fumando una sigaretta.

E’ molto bella, vestita in modo provocante ma con gusto, probabilmente sta aspettando qualcuno con cui poi trascorrerà il resto della serata. Non distoglie lo sguardo, anzi, soffiando il fumo mi guarda come se avessi interrotto uno spettacolo. Faccio per ricompormi e chiudere la portiera e lei mi ferma: “Non farlo! Vai avanti a fare quello che stavi facendo… segati bene, con calma, voglio godermi lo spettacolo fino in fondo..”

Non so cosa fare. Sono lì fermo col cazzo in mano a guardarla. Lei fa un risolino soffiando il fumo e con la mano mima il gesto della sega…mi rendo conto che la sua sfacciataggine mi sta eccitando; un cinquantenne guardato con occhi morbosi da una ragazzetta.

Riprendo a segarmi, sento l’eccitazione crescere, i movimenti si fanno più veloci e anche il respiro. Lei non si è mossa di un passo, anzi credo si sia accesa una nuova sigaretta visto che sta ancora fumando.

L’orgasmo monta e arriva imponente. Appena riprendo fiato mi volto verso di lei e le grido a mo’ di provocazione se lo spettacolo é stato di suo gradimento. Butta la sigaretta per terra e la spegne con la punta dello stivaletto. Mi fissa, fa per salire in macchina, si ferma… Alza la testa e di rimando risponde “che segaiolo che sei”….

AMANTI

Ho sentito le chiavi nella serratura.

Sei tornato.

Non vivi qui, e la tua presenza è un’ombra percepibile solo ad occhi attenti. In casa non c’è nulla che parli di te, se non il letto sfatto dalla parte opposta alla mia nel momento sbagliato.

Ma è un dettaglio.

Ci siamo lasciati le chiavi apposta, in modo che nulla sia programmato ma dettato solo dal desiderio che abbiamo uno dell’altro, un desiderio che sembra inesauribile.

Arrivi sempre di notte, ti piace svegliarmi, sentirmi sussultare nel sonno per la sorpresa prima e per le tue mani poi.

Non mi muovo. Aspetto. Ti stai spogliando senza fare rumore.

Scosti il piumone quel tanto che basta a farmi sentire la differenza di temperatura, sai che sono freddolosa e allungherò subito la mano per cercarlo trovando te.

Passi le dita lungo la mia gamba, sul polpaccio,nell’incavo del ginocchio, lungo la coscia,e poi scendi,sempre a sfioro, ma delle tue labbra.

Lo ripeti sull’altra gamba, mi fai venire la pelle d’oca.

Ti fermi su un gluteo spostando appena il bordo della brasiliana, sento il tuo fiato caldo,mi dai un bacio e poi prosegui lungo la spina dorsale. Mi piace tantissimo… inizio a stirarmi come una gatta, facendoti capire che sono sveglia.

Resto comunque ferma così,a pancia in giù,lasciando che la tua mano e la tua bocca vaghino senza una meta precisa. Sei steso accanto a me, mi sposti i capelli e sento la punta della tua lingua che gioca con il mio lobo, poi con il mio collo… sento il tuo sguardo addosso… dici sempre che ho una pelle erotica e che ti piace vedere come reagisce al tuo tocco.

Mi baci la spalla e la clavicola mentre con la mano disegni il contorno della brasiliana, schiena,gluteo,inguine e ritorno… da un gluteo all’altro  senza però mai sfiorarmi.

“Ti ho portato una sorpresa, non ti muovere” mi dici mordicchiandomi l’orecchio. Ti guardo perplessa. Una confezione di gelato alla nocciola. “Ma fa freddo non mi va il gelato..”

“Non ho mica detto che devi mangiarlo tu”

La perplessità inizia a lasciare posto alla curiosità.

Mi togli la maglietta lasciandomi solo con lo slip e in men che non si dica iniziano le mie lamentele sul freddo. Mi passi un dito sulla punta del naso, gesto che fai quando vuoi chiudere una discussione e mi fai rimettere a pancia in giù.

Lasci cadere il primo cucchiaio di gelato nel mezzo della mia schiena. È talmente inaspettato che più che un sussulto caccio un vero e proprio urletto, facendoti ridere. Qualche secondo e ne arriva uno in mezzo alle scapole e uno appena sopra il bordo della brasiliana. Ho un brivido.

E poi arrivano le tue labbra. Raccolgono il gelato,un cucchiaino per volta.  Ne metti ancora, sempre in posti diversi, alterni il freddo alla tua bocca… quando arrivi sul collo il mio respiro ha un cambio di passo, e te ne accorgi.

“Girati”. La tua richiesta non ammette repliche. È lo stesso tono di quando mi dici ti voglio,un tono che rende quasi tangibili le tue parole.

Mi volto.

Con la punta delle dita prendi un po’ di gelato e inizi a massaggiarmi un capezzolo, mentre con la bocca succhi l’altro. Rabbrividisco, ma non so più se per il freddo o per il desiderio.

La tua mano scende sulla mia pancia e oltrepassa lo slip sfilandolo mentre la tua bocca sale a cercare la mia. Un bacio talmente carico di desiderio che non ho bisogno di dirti quanto ti voglio.

Mi prendi prima con movimenti lenti,entri ed esci con un ritmo che a ogni colpo mi fa sospirare aspettando il successivo,poi aumenti in una progressione che mi toglie quasi il fiato fino a quando ti lasci andare sopra di me con lungo sospiro.

I baci adesso diventano coccole, ti passo le mani tra i capelli, lungo la schiena, è il momento in cui siamo completamente uno dell’altra… così abbracciati è come se ci completassimo.

Tra qualche ora suonerà la sveglia, e vorrei svegliarmi ancora così,tra le tue braccia, ma ci sarà solo un letto sfatto nel momento sbagliato…

GHIACCIO

Sono in piedi, mi hai detto di chiudere gli occhi e aspettare.

Ho sentito qualcosa di freddo e liscio chiudermi gli occhi. E’ una delle mie sciarpe di seta, la riconosco dal profumo. La fai passare intorno agli occhi e la annodi bene sulla nuca facendo attenzione a non tirare i capelli perché sai quanto mi fa arrabbiare.

Resto immobile, non ti vedo ma ti percepisco, sento che non sei lontano da me. Quasi come a conferma mi abbracci da dietro scostando i capelli dal collo. Sento il tuo respiro caldo sulla pelle mentre fai scorrere un dito tra il collo e la spalla, poi un bacio leggero dietro l’orecchio, talmente vicino da sembrare soffiato dentro. Mi da un brivido leggero e tu mi stringi appena di più.

Dall’orecchio scendi piano lungo il collo fino alla clavicola, e mentre lo fai, sento le tue mani che iniziano a sbottonare la mia camicetta. Lentamente, tra un bacio, un respiro, un bottone la apri tutta e posi le mani sui miei seni. Fai scorrere le dita sul pizzo leggero, segui il contorno delle coppe e percorri le spalline fino ad arrivare sulle spalle, le abbassi e mi accarezzi con tocco leggero.

Mi sfili la camicia, un brivido mi corre lungo la schiena al contatto della seta sulla pelle. Segui la mia spina dorsale con la punta delle dita provocandomi un altro brivido, e mentre risali verso il collo ti fermi alla chiusura del reggiseno e lo slacci lasciandolo cadere.

Fai tutto con deliberata calma, senza parlare, e questo, unito al fatto di non poter vedere rende tutto più indefinito e dilatato nel tempo.

Scendi di nuovo. Slacci la lampo della gonna che scivola a terra. Resto solo con il perizoma di pizzo color lavanda, quello che dici sempre intonarsi perfettamente con la mia carnagione.

“Torno subito” mi sussurri all’orecchio. Sento che ti allontani e poco dopo sento di nuovo la tua presenza, stai facendo qualcosa, ma il leggero rumore che fai non è abbastanza perché io riesca a dargli una forma.

Sei tornato dietro di me. Tutto questo silenzio e l’attesa di qualcosa che non so mi logorano.

Poi un lampo bianco oltrepassa la benda, una fitta improvvisa che mi fa sussultare e retrocedere di un passo perdendo quasi l’equilibrio mentre mi appoggio al tuo petto. “Shhhhhh…” mi bisbigli nell’orecchio…

E’ ghiaccio quello che hai appoggiato sui capezzoli per alcuni secondi facendoli diventare irti e duri, ed è sempre ghiaccio quello con cui adesso fai disegni astratti sul mio seno lasciando che piccole gocce scivolino giù lungo la pancia. Li fai scivolare lungo le coppe, intorno ai capezzoli, sulle punte e poi scendi piano verso la pancia. La mia pelle reagisce passando dai brividi di freddo alla sensazione di bruciare. Aderisco ancora di più a te, appoggiando la testa sulla tua spalla.

Mi prendi le mani, le sollevi dietro il tuo collo come in un abbraccio. Fai scivolare le mani lungo i fianchi, arrivi al perizoma e lo sfili. Sono nuda contro di te, completamente in balia delle tue mani che stanno facendo divampare il mio desiderio. Accarezzi l’interno coscia, risali, sento le tue dita farsi strada ed entrare dentro di me… gemo, escono per rientrare lentamente. Sono un lago di desiderio. Spingo indietro il bacino in un chiaro messaggio che tu ignori.

Le togli. Le porti alle mie labbra e io con la finta innocenza che tanto ti fa eccitare ci gioco con la punta della lingua per poi trattenerle e succhiarle. Il tuo respiro ha cambiato intensità e anche il tuo desiderio si fa sempre più evidente. L’unico rumore della stanza sono i nostri sospiri.

Mi volti dolcemente e mi baci il naso, la bocca, il collo e poi inizi a scendere, ti soffermi su un capezzolo, lo inumidisci e lo succhi voglioso poi la tua discesa continua….l’essere privata della vista amplifica ogni sensazione che ricevo rendendo il mio desiderio di te quasi insopportabile. Affondo le mani nei tuoi capelli nel momento in cui sento il tocco della tua lingua tra le mie cosce, rapido e profondo.

Inarco la schiena in un gemito che non riesco a controllare e così facendo mi avvicini ancora di più alla tua bocca fino a farmi esplodere in un orgasmo che mi lascia tremante e sfinita, con i sensi stravolti dal desiderio poi appagato così intensamente.

Mi abbracci e mi sfili la sciarpa. Mi metti addosso la tua camicia con un gesto protettivo, la abbottoni baciandomi dolcemente, mentre in un sussurro a fil di labbra ti sento dire “Mi sei mancata”.

SPECCHIO

Resto lì, davanti allo specchio, cercando di ricordare l’ultima volta che hai fatto scorrere le tue dita sulla seta dei nastri.

Una vita fa.

Li hai slacciati ad uno ad uno, lentamente, in modo esasperante, mentre io volevo solo tu li strappassi tutti insieme per sentirti sulla pelle.

Adesso sono perfettamente annodati, eleganti, civettuoli, fintamente innocenti… ma le tue mani, il mio pensiero indecente, quelle non ci sono…

Sono qui…non sono lontano. Sono in quell’immagine riflessa nello specchio che ora ti cinge i fianchi mentre i nostri respiri danzano; mentre le mie mani contrariamente all’ultima volta dove hanno strappato tutto sciolgono i fiocchi ad uno ad uno seguendo il ritmo del tuo respiro e le mie labbra si posano leggere nell’apertura di ogni asola. 

Lentamente, fiocco dopo fiocco il bustino scivola giù.

Negli occhi ti leggo gli stessi pensieri di allora e come allora annuisco.

Lo specchio rimanda adesso le nostre figure indissolubilmente unite.