ESCAPE

Ci siamo conosciuti in una di quelle chat che promettono amici e felicità senza fatica e fanno apparire l’essere soli quasi come un vantaggio. Io non sono sola, sono solo molto annoiata. La routine domestica non fa per me e cerco qualche svago in questo mondo fittizio.

Scelgo sempre foto che attirino gli uomini col chiaro intento di incuriosirli, di far sì che vogliano sapere qualcosa di più,che si sentano provocati. Non è difficile, sono una bella donna, molto curata, attenta al fisico e, cosa che spesso colpisce, sono anche intelligente.

Come se essere belle avesse la conseguenza di essere stupide…. ma gli uomini spesso sono davvero basici.

Scrivete in tantissimi, alcuni in modo simpatico, altri in modo provocatorio, altri come maiali ingrifati. Forse pensano che un messaggio sconcio sia più interessante di uno con almeno un briciolo di senso.

E’ qualche settimana che scambio battute con perfetti sconosciuti, a volte li provoco, altre mi ritraggo.

Sto cominciando ad annoiarmi di nuovo.

Una sera mi arriva un tuo messaggio.

Lo leggo svogliatamente, ma mi colpisce subito il tuo modo elegante di scrivere, senza errori, con una sintassi curata. Sei molto educato, il tuo post è un perfetto mix di buone maniere e seduzione. Decido di non rispondere subito, voglio vedere se è un caso o se ci riproverai.

Passano un paio di giorni ed ecco un nuovo messaggio. Come il primo, corretto ed elegante.

Ti rispondo. Con educazione ed ironia, lasciando in sospeso la conversazione per poter proseguire in un nuovo messaggio.

Che puntuale arriva. Sempre più interessanti, sempre più intriganti: scriviamo di tutto quello che ci succede e di quello che vorremmo ci succedesse, siamo in sintonia e gli argomenti iniziano a farsi più personali, a volte perfino piccanti.

Se tu fossi qui… se io fossi lì… cosa vorresti che ti facessi… vorrei sentire le tue dita su di me….Dai messaggi arriviamo presto al cellulare.

La prima telefonata è tua.

Hai una voce calda, quasi avvolgente, e ironizzi sulla mia che è decisamente poco femminile perché piuttosto bassa.

Adesso non mi annoio più. Riempi le mie giornate con messaggi e telefonate anche mentre sei al lavoro. Ma è la sera che diamo il meglio di noi.

Tu sei separato, io sono bravissima a inventare scuse per ritirarmi in camera e voler stare in pace.

Ben presto le nostre conversazioni assumono i toni delle 50 sfumature. Ma tutto, purtroppo, è pura immaginazione. Ci siamo scambiati qualche foto, nulla più. Ci diciamo cose altamente erotiche ma forse, se ci trovassimo in un aeroporto non ci riconosceremmo….

Una sera ti sbilanci: “ Voglio conoscerti, voglio vederti, voglio toccare ogni centimetro della tua pelle… voglio accarezzarti i capelli dopo aver fatto l’amore…”

Ci separano quasi 1800 km, ma in quel momento le distanze si annullano, sento di volerti, voglio farti dal vero tutto quello che ti ho descritto a voce. Chiudo la telefonata con una certezza in testa: organizzare un incontro.

Te ne parlo. Sei entusiasta. Decidiamo per Roma. Tutti e due conosciamo abbastanza bene la città e per tutti e due resta circa a metà strada da dove viviamo.

Per giustificare la mia assenza invento una trasferta per lavoro, e al lavoro chiedo ferie.

Prenoto il volo per me e l’albergo per tutti e due. Camera singola. Nel dubbio tu dal vero non mi piaccia o scopra essere diverso da quanto racconti.

Il tuo volo arriva 30 minuti prima del mio.

Quando esco dal gate ho lo stomaco in subbuglio, come una quindicenne che sente le farfalle per la prima volta. Cerco un volto simile a quello delle foto, questione di momenti e i nostri occhi si incontrano. Ci sorridiamo avvicinandoci. Ci studiamo nel breve tragitto che ci separa, fino a quando, uno di fronte all’altro, ci salutiamo quasi imbarazzati scambiandoci un rapido bacio.

Decidiamo per un giro del centro, una cena in qualche trattoria tipica e poi il rientro in albergo. Per tutto il giorno sei splendido: intelligente, simpatico, galante, provocante… in una parola sei perfetto.

Forse anche troppo. Ma non me ne rendo conto. I tuoi baci improvvisi, il tuo prendermi la mano mentre passeggiamo, i tuoi sorrisi, mi hanno stregato. Non vedo l’ora di rientrare in albergo per concludere la giornata nel migliore dei modi.

Abbiamo due camere separate ma è scontato che una delle due resterà vuota. Mi inviti in camera tua a brindare al nostro incontro, e io ovviamente accetto.

Sappiamo perfettamente tutti e due perché siamo qui, ma l’essere uno davanti all’altro non è la stessa cosa che essere dietro a una tastiera: l’aria è carica di aspettative, quasi tesa, nell’aspettare chi dei due farà la prima mossa.

Tante volte mi hai detto che ti sarebbe piaciuta una donna che prendesse l’iniziativa così poso il calice e con studiata lentezza mi avvicino a te, sento il tuo respiro e i tuoi occhi che mi guardano, ti passo una mano tra i capelli dietro la nuca e ti attiro a me x baciarti. Abbiamo tanto fantasticato di come sarebbe stato…tu volevi un bacio passionale di quelli che quasi ti tolgono il fiato, io un bacio dolce quasi da primo appuntamento.

Non è niente di tutto ciò. È un bacio impersonale tra due persone che hanno solo voglia in fondo di farsi una bella scopata. Però stiamo al gioco, ti lasci stuzzicare con la punta della mia lingua, mi lascio accarezzare dalle tue dita, mi metto sopra di te lasciandoti giocare con la mia pelle.. è un continuo prendersi e perdersi uno nell’altro, di gemiti spezzati, di mani che toccano, stringono…. di bocche che esplorano….

La notte è quasi finita,mi alzo per farmi una doccia. Mi trattieni a letto con un perentorio “stai qui”… mi divincolo e ridendo ti dico che non sono abituata a sentirmi dire cosa devo o non devo fare. È un secondo, ti sollevi dal letto e mi tiri un ceffone che quasi mi butta a terra.

“Ah no? Non sei abituata a sentirti dire cosa devi o non devi fare? Si tratta bene la signora…. ma io non sono tuo marito… a me devi obbedire senza fiatare.”

E’ un incubo non c’è altra spiegazione, sto sognando, ho sognato anche il ceffone… chi è quest’uomo che mi parla come se fossi un oggetto? Che si permette di alzare le mani? Cerco di ricompormi e inizio a parlarti con calma, quasi con dolcezza… “ tra non molto devo tornare in aeroporto, è meglio se torno in camera mi..”

“non hai capito un cazzo!!! Tu stai qui e fai quello che ti dico io! Non mi interessa il tuo volo, inventerai un’ altra palla… sei così brava… ma guardati…. sai cosa sei? Lo sai?”

Stai quasi urlando e io sono terrorizzata. Non riesco a muovermi, ti fisso stranita col terrore tu possa farmi del male. Ti sei trasformato in una belva per una semplice battuta…

Mi do della deficiente da sola, anche nelle nostre telefonate era successo ma ti eri immediatamente ricomposto dicendo che era solo per il gran desiderio che avevi di me… e io ho voluto crederti, non ho voluto vedere… e adesso sono qui con te, che farnetichi sull’essere tua… “ allora!!!! Hai capito cosa ti ho detto???” Non faccio in tempo a rispondere, mi arriva un altro ceffone.

Esci sul balcone a fumare, provo a uscire dalla camera ma hai chiuso e mi mostri la chiave dai vetri… Sono in trappola…

Poi ho un flash. Compongo il numero delle emergenze e riappoggio il telefono dove lo avevi messo tu… non ti sei accorto di nulla… torni in camera e ricominci a insultarmi….  riesco a schivare un altro ceffone ma non sono abbastanza veloce da non farmi prendere da te e buttare sul letto mentre mi dici che se non faccio bene il mio lavoro di ceffoni ce ne saranno molti altri….

Fuori dalla porta si sentono delle voci concitate, intimano di aprire, poi dopo pochi secondi la porta viene aperta col passpartout del concierge…. la chiamata è stata geolocalizzata. È tutto finito. Ti portano via dalla stanza e anche dalla mia vita….

Posso tornare a casa.

 

RITROVARSI (Reb e Ale parte 5)

PROLOGO: Dopo il loro ultimo incontro, terminato in una notte di passione quando Ale era ospite di Rebecca, sono entrambi tornati alle rispettive vite. Ale è tornato a casa riaccolto da Amelia e Rebecca continua la sua vita con Daniele spesso lontano per lavoro. Per Alessio però quella notte è cambiato qualcosa, portandolo a evitare Rebecca. Fino a questo incontro, raccontato dal suo punto di vista, vissuto attraverso le sue sensazioni e le sue emozioni.

Aspetto le 15.30 di oggi pomeriggio dal momento in cui hai chiuso la chiamata con la mia segretaria questa mattina.

-Sono Rebecca, dica  per cortesia al Dottore che passo in ufficio verso le 15.30 per gli atti di vendita, se ci fossero problemi mi avverta così non allungo la strada inutilmente –

Non sono riuscito a rispondere, ho ascoltato la tua voce, allegra, calda, un abbraccio in cui vorrei addormentarmi ogni sera e svegliarmi ogni mattina.

Devi passare a lasciare dei documenti. Di tuo marito. Il mio migliore amico.

Nessun film stavolta, passi tu perché lui non c’è.

Il mio film invece  è quella notte. Mi ha segnato dentro, in maniera indelebile, perché adesso so cosa voglio e so che non lo potrò mai avere. E così ha segnato anche il nostro rapporto… Ti evito, evito ogni possibile incontro, declino ogni invito, dando la colpa ad Amelia, dicendo che è lei che ne ha sempre una. Ma questo tu non lo sai.

Sto perdendo la tua amicizia di proposito perché di te mi resta un’unica cosa: il Desiderio. Con la D maiuscola.

Tanto…. Un desiderio bruciante. Come bruciante è il ricordo di quella sola notte trascorsa con te. È talmente vivido che se respiro a fondo posso sentire il profumo dei tuoi capelli o avvertire sui polpastrelli la morbidezza della tua pelle e delle tue curve…

È da quella sera che non abbiamo contatti.

Mi hai chiamato, mi hai inviato qualche whatsapp, non ti ho mai risposto. Nemmeno questa mattina, ho lasciato lo facesse una delle segretarie. Solo che questo incontro non lo posso evitare.

Mi guardo  come se mi guardassi tu, chiedendomi cosa vedrai, o cosa vorrai vedere.

Sei arrivata. Avevo chiesto in reception di avvertirmi con due squilli di interfono per venire di persona ad accoglierti, cercando di salvare delle inutili apparenze.

Mentre ti apro la porta e ti faccio entrare resto come sempre stregato dai tuoi seni, resi ancora più provocanti dalla profonda scollatura della maglietta che indossi.

Sei splendida. Come sempre. Jeans skinny e tacco 12, capelli raccolti in un disordine delizioso, trucco appena accennato e quell’aria da ragazzina impertinente che mi ha conquistato la prima volta che ci siamo incontrati.

Mi abbracci come hai sempre fatto, mi sorridi e mi dai i soliti tre baci sulle guance – devono essere dispari i baci secondo te oppure portano sfortuna – ti comporti come sempre, sei la Rebecca di sempre, la Rebecca che vorrei anche qui in ufficio, adesso.

Mi stai spiegando il motivo di questa documentazione, del fatto che sia urgente ma ci sono problemi con le firme visto che tuo marito è lontano. Io invece di ascoltare sto ricordando il tuo viso quando ti ho fatto usare le gheisha balls al cinema…. quando ti ho visto uscire nuda dalla doccia arrabbiatissima perché ti avevo portato via il telo,a quando stretta a me mi hai chiesto se volevo vedere gli effetti dello zenzero….tu parli… e io guardando il tuo viso penso a quel meraviglioso momento in cui le tue labbra si sono strette intorno a me iniziando a succhiare…

…. E così sono passata io per evitare che ….

Riesco a scuotermi e decido di prendere in mano la situazione, prima finiamo prima te ne andrai.

-Sono contento di vederti..Sei in splendida forma…

La segretaria mi ha spiegato tutto, vieni, accomodati, ti illustro i passaggi che dovrai fare e dove presentare i documenti una volta terminato di raccogliere gli atti -.

Mi siedo alla scrivania e tu, anziché sederti di fronte a me prendi una sedia e la metti accanto alla mia. Non lo avevo previsto. Non avevo previsto di averti di nuovo così vicina.

Il tuo profumo, Gabrielle di Chanel, mi arriva a ondate ogni movimento che fai. Ne ho regalata una confezione anche ad Amelia per poterlo sentire quando sei lontana… lo trova troppo poco intenso… lo ha messo via, chissà dove.

Stai leggendo ogni foglio che ti passo con attenzione, sei concentrata, lo vedo da come tieni la matita appoggiata alle labbra e da come fermi il piede che dondola indolente, quando un passaggio non ti è chiaro.

– No, proprio no. Su questo Ale non sono decisamente d’accordo. –

Ti sei alzata di scatto quasi sbattendo il foglio sulla scrivania. Sei in piedi dietro di me, e per farmi vedere il passaggio incriminato ti chini in avanti appoggiando una mano sulla mia spalla. Il tuo viso è esattamente accanto al mio. Se mi voltassi ti potrei baciare tanto sei vicina. Ma soprattutto, chinata così, mi stai inconsapevolmente offrendo lo spettacolo dei tuoi seni racchiusi in una bralette di pizzo beige che non lascia quasi nulla all’immaginazione.

Niente sta andando come mi ero immaginato.

– Rebecca capisco tu possa non essere d’accordo ma  i termini sono chiari e tra l’altro, non per essere cinico, li ha stesi tuo marito. È a lui che dovresti dire che non sei d’accordo -.

– Mai -. Lo hai detto a bassa voce, senza però riuscire a nascondere la rabbia che conteneva.

Tra voi le cose ultimamente non vanno benissimo, me lo ha confidato Daniele, il fatto che lui passi via così tanto tempo sta mettendo un po’ in crisi la vita di coppia. E tu, con il caratterino poco incline alla diplomazia che spesso dimostri di avere stai rendendo tutto ancora più complicato.

– Reb posso provare a parlare con lui, non prometto nulla, ma ci posso provare… se vuoi..-

Mi manca quasi l’aria da quanto ti voglio, ti offro la mia mediazione sapendo in anticipo che non servirà a nulla ai fini pratici, ma sarà utilissima a calmarti e a far sì che tu finalmente esca da qui. E in senso metaforico anche dalla mia vita.

Il tuo abbraccio mi travolge letteralmente, seguito da un bacio sulla guancia carico di entusiasmo.

– Grazie, lo sapevo che mi avresti aiutata – me lo dici staccandoti appena e guardandomi con quegli occhi verdi che tanto spesso sembrano leggermi dentro. La tua mano mi sfiora il viso in una carezza leggera.

È come dar fuoco alla paglia. È un attimo e sei di nuovo tra le mie braccia mentre la mia bocca cerca la tua. Sapevo di non doverlo fare e lo sto facendo, come so di non doverti desiderare, senza aver mai smesso di farlo.

Sei sorpresa e per  un momento quasi non reagisci, poi le tue labbra si schiudono rispondendo al mio bacio con dolcezza. Un bacio lunghissimo. Le tue mani che si allacciano dietro la mia nuca mentre le mie scivolano lungo i tuoi fianchi fino a fermarsi  sul tuo sedere.

– Mi sei mancata così tanto…- te lo dico mentre percorro lo spazio tra la clavicola e il collo con tanti piccoli baci, e contemporaneamente ti sfilo la maglietta. Posso sentire di nuovo la tua pelle sotto le dita, respirarne il profumo ambrato.

– Ale io -…. Non ti lascio finire la frase, ti chiudo la bocca con un altro bacio, stavolta molto più profondo e carico di desiderio. Mi stai slacciando la camicia, mentre io ti sollevo la bralette liberando il tuo seno sodo che subito calamita le mie mani.

Mi sfili la camicia guardandomi negli occhi. Conosco quello sguardo. E sempre guardandomi ti sfili la bralette.

-Siediti- E accompagni la richiesta spingendomi fisicamente sulla poltrona del mio ufficio.

– Mi sei mancato anche tu – mi sussurri sedendoti a cavalcioni sopra di me. Le nostre bocche si cercano di nuovo con passione mentre con il pollice e l’indice stringo i tuoi capezzoli fino a farti gemere. So quanto sei sensibile così oltre a strizzarli inizio a succhiarli facendoti inarcare la schiena e aderire ancora di più a me. Una mano scende lungo la tua pancia fino al bottone dei jeans, li slaccio e te li abbasso quel tanto che basta a incontrare il pizzo della brasiliana, ma a questo punto mi fermi. Scendi dalla poltrona e con movimenti sinuosi ti togli le scarpe e ti sfili i pantaloni, poi, rimetti le scarpe, restando con la brasiliana e i tacchi. Sei uno schianto.

I pochi passi che ci separano li fai come una passerella, fermandoti in piedi esattamente tra le mie gambe. Sono attimi sospesi in cui ci guardiamo negli occhi senza parlare.

E poi, con un sorriso malizioso ti inginocchi, e mi slacci i pantaloni. Mi lascio andare contro lo schienale della poltrona chiudendo gli occhi.

Sento le tue mani che con movimenti sapienti iniziano un massaggio e poi…. la tua bocca… calda, accogliente… sento la tua lingua che mi percorre, le tue labbra che stringono… alterni leggeri colpi di lingua a profonde succhiate…

Gli unici suoni della stanza sono quelli prodotti dalla tua bocca e i miei gemiti. Vorrei fermarti, metterti sulla scrivania e prenderti,subito, ma sono totalmente in balia delle tue labbra, non riesco a muovermi. Seguo i movimenti della tua testa accarezzandoti i capelli, scendo lungo una spalla, ti sfioro un seno, lo afferro e lo stringo nel momento in cui tu stringi di nuovo la bocca. Sento l’eccitazione montare come una marea per quello che stai facendo, per come lo stai facendo, per i tuoi sospiri quando ti stringo il capezzolo uniti ai i miei che si fanno sempre più vicini e difficili da controllare.

La tua lingua che sale e scende mi sta dando i brividi.

L’orgasmo e’ come una valanga che mi travolge, mi manca quasi il fiato.

Mi guardi con un sorriso che sembra compiaciuto passandoti un dito sul labbro in un gesto lento ed erotico, ti alzi e lo passi sulle mie labbra. Ti chini, mi baci.

Sono tornato a casa.

REB E ALE (4parte)

Sollevi lo sguardo e mi fissi interrogativo. So quanto te ne ha parlato Dany e so anche quanto tu lo voglia provare, penso non ti sembri vero servito così su un piatto d’argento dopo le sfuriate di Amelia.

”Davvero lo faresti?”

“Si… se ti va”

“Reb … pensi davvero possa dirti di no?”

Vado in cucina e sbuccio velocemente due o tre rizomi trasformandoli in bastoncini da una quindicina di centimetri. Lo zenzero mi piace davvero tanto, e mentre lo sbuccio mi succhio un pezzettino di rizoma,in barba al pizzicchio che mi lascia in bocca.

Torno da te. La sola idea di provare questa nuova trasgressione ti ha provocato uno stato di eccitazione più che visibile, che non ti preoccupi nemmeno di nascondere.

”Reb direi che qualcos’altro potrebbe prendere il posto di quel bastoncino che ti stai succhiando”….

Appoggio il mio stick di zenzero e ti spingo sul letto, seduto contro la testiera. Resto di fronte a te, appoggiata sulle ginocchia, ti guardo negli occhi mentre con la bocca cerco la tua.

Le tue mani percorrono la mia schiena fino a fermarsi sul sedere. Giochi con il bordo della brasiliana, lo percorri fino ad arrivare all’inguine,lo oltrepassi arrivando in mezzo alle gambe,sposti l’elastico e sento le tue  dita dentro di me. Con la altra mano ancora appoggiata al sedere mi spingi con forza verso il tuo petto trattenendomi contro di te. Continui a penetrarmi con le dita portandomi quasi al limite,rallenti,smetti di trattenermi.

“Lo zenzero. Voglio infilartelo dentro, voglio sentirti gemere per il resto della notte”…

“Non avere fretta Ale”… dalle tue labbra inizio a scendere lungo la gola,tanti piccoli baci uno accanto all’altro,proseguo sul tuo petto fermandomi a disegnare il contorno dei capezzoli con la punta della lingua e poi riprendo arrivando fino all’ombelico. Mi fermo di nuovo ad assaggiare la tua pelle. Inizi ad avere un respiro affannoso e i movimenti del tuo bacino tradiscono la tua impazienza. Resto dove sono. Ti bacio. Inizio a scendere di nuovo. Sei teso…

Sono arrivata all’elastico dei boxer. Senza smettere di alternare baci e piccoli colpi di lingua li abbasso. Il tuo respiro quasi si blocca mentre inizi a passare una mano nei miei capelli.

Mi fermo. Prendo un bastoncino di zenzero e me lo passo sulle labbra come fosse un rossetto, lo stringo leggermente fino a sentirne il succo sulla lingua.

Tu sei fermo,con gli occhi chiusi. Stai aspettando la mia bocca. Ti accontento. Con movimenti lenti ma decisi,con le labbra,con la lingua…. i tuoi gemiti si alternano ai sospiri…. “Reb….” la tua voce roca sembra riuscire a dire solo quello. Mi dedico alla parte più delicata, stringo delicatamente con le labbra,sento il tuo sapore con la lingua…..

Il succo dello zenzero che ho sulle labbra entra in contatto con te, pizzica e provoca un leggero bruciore facendo aumentare la tua eccitazione e portandola a un livello che ti travolge.

L’orgasmo è come una marea, ti scuote fin nel profondo lasciandoti ansimante e appagato.

Torno accanto a te. Mi sorridi, e io mi lascio avvolgere dal tuo abbraccio. Siamo l’immagine perfetta della trasgressione dove nessuno  dei due è al proprio posto. Ma per questa notte va bene così.

 

 

REB E ALE (3parte)

Vorrei. Lo sai.

Sai anche che adesso invece andrò al lavoro insoddisfatta, pensando alla sensazione di sentire le tue mani su di me.

La giornata scivola via e finalmente arrivo a casa. Non sono ancora entrata che dal cancello sento la voce di Amelia un paio di toni sopra alla tua. E non smette nemmeno quando entro, anzi mi rimprovera di averti dato ospitalità. Non ho voglia dopo una giornata di lavoro di sentire le vostre voci alterate e le scopate fatte o non fatte (dipende da chi tra i due sta parlando) che vi rinfacciate a vicenda, così senza che nemmeno ve ne accorgiate esco di nuovo in cerca di un po’ di tranquillità.

Al mio rientro Amelia se ne è andata e tu sei sul divano con un bicchiere di rhum in mano.

” Mi ha detto che vuole chiedere il divorzio”

La notizia mi spiazza ma non mi stupisce, immaginavo che prima o poi ci sareste arrivati, ma non pensavo certo così presto.

“Mi dispiace”. Mi siedo sul divano accanto a te senza sapere bene cosa dire o cosa fare. Alla fine sei tu a rompere il silenzio.

“Reb mi faresti uno dei tuoi massaggi alla schiena ?”

Mi sembra una buona idea, credo tu abbia bisogno di metabolizzare questa litigata, e di calmarti un pochino.

Mi cambio velocemente infilandomi una delle tante camicie di Dany. Mi piace usare le sue camicie quando vado a dormire, mi sembra di averlo vicino anche quando non c’è.

“Wow… massaggio in camicia e perizoma!”

”Ma stavolta non puoi nemmeno guardare visto che devi metterti a pancia sotto”.

Ti sfili la maglietta e ti sdrai. Lascio cadere alcune gocce di olio tiepido e profumato sulla tua schiena e inizio a massaggiarla partendo dal basso verso le spalle, con movimenti lenti ma costanti. Non stacco mai le mani da te, se non per aggiungere qualche goccia d’olio. Percorro la schiena, la tua spina dorsale, risalgo verso le spalle, ti massaggio il collo.. sento la tensione della tua muscolatura sotto le mie dita che pian piano si allenta fino a scomparire quasi del tutto.

Mi piace il contatto con la tua pelle, mi piace seguire le linee che disegnano i muscoli allenati senza però essere eccessivi. Avrei finito, ma mi soffermo a fare qualche passaggio delicato

Il tuo sospiro di soddisfazione mi fa capire che gradisci.

Mi sposto, e mi metto a cavalcioni sopra la tua schiena.

”Che fai?”

”shhhhh” mi chino a bisbigliartelo all’orecchio. Con la coda dell’occhio guardi nella scollatura della camicia,i primi due bottoni sono aperti e sotto non ho reggiseno. “Reb mi vuoi far morire?”

”Assolutamente no”…. ma non mi sposto,anzi proseguo a lambirti l’orecchio con la punta della lingua. Mi sollevo e inizio a disegnare sulla tua schiena con le unghie, non sono graffi,ma dei grattini leggeri che ti danno i brividi. Gioco con i tuoi capelli,ti faccio il solletico con i miei mentre ti bacio sulla nuca.

“ Reb…” Il tuo scatto è davvero improvviso e mi sbilancia,mi ha fatto scivolare accanto a te e nel giro di qualche secondo hai aperto il resto della camicia tuffando il viso sul mio seno. Lo baci mentre con tutte e due le mani lo manipoli in modo deciso. Poi ti concentri su uno,inizi a succhiare il capezzolo,a morderlo dolcemente,a stuzzicarlo con la lingua… l’altro invece lo tieni tra le dita continuando a spremerlo fino a diventare irto e sensibile.

Mi prendi per la vita e mi fai scivolare sotto di te. Continui a baciarmi per qualche istante,poi sollevi il viso e mi guardi negli occhi “Reb?”

“Si”…. inizi a scendere pian piano,mi baci fino all’ombelico,risali,rifai il percorso disegnandolo con la lingua e prosegui arrivando all’elastico del perizoma. Lo scosti appena e mi baci su tutta la pancia,seguendolo da destra a sinistra….. fai x sfilarmelo ma ti fermo.

“Ale vorresti vedere che effetto fa lo zenzero?”

 

REB E ALE (2parte)

La tua mano scorre su e giù diverse volte,ogni volta avvicinandosi un po’ di più al mio sesso già grondante di umori,senza mai arrivare a toccarlo…

Continui a giocare con un capezzolo strizzandolo e tirandolo dolcemente mentre mi baci tra la spalla e il collo risalendo piano verso l’orecchio.

E’ un supplizio…. cerco di girare la testa per trovare la tua bocca ma ti scosti… “ con calma Reb…”

sono completamente nelle tue mani.

Cosi di spalle appoggiata contro di te riesco solo ad accarezzare la tua nuca,a passare le dita nei tuoi capelli,a cercare di trattenerti più vicino possibile.

Rapita dai tuoi movimenti quasi non mi accorgo che la tua mano non si è fermata, le tue dita in quel lago si fanno strada senza difficoltà ed entrano decise facendomi gemere. I tuoi movimenti sono lenti e costanti,il tuo entrare e uscire è quasi ipnotico,sai come farmi perdere il controllo e lo fai.

Riesco solo a dirti che ti voglio,voglio sentirti tutto dentro di me…

Togli le dita ma non te ne vai,anzi,mi fai ulteriormente bagnare iniziando a massaggiare delicatamente il clitoride. Sono continue scariche elettriche che mi arrivano al cervello. Entri … esci… massaggi….

“Ale ti voglio…”

Finalmente le nostre bocche si incontrano. Ti mordo e ti succhio il labbro come se avessi fame,le nostre lingue sono in perfetta sintonia,è un bacio di quelli in cui ci si perde.

”Finalmente Reb…. finalmente lo hai detto….”

Mi volti,mi ricomponi l’accappatoio,prendi il mio viso tra le mani e ne percorri i lineamenti,con un dito segui la forma delle mie labbra…. Le schiudo e lo accolgo nella mia bocca,ha il mio stesso sapore. Lo stuzzico con la lingua,lo succhio,ci gioco come fosse altro senza mai staccare gli occhi dai tuoi….

Ho ancora il respiro corto, ti sei interrotto nel momento in cui ti ho detto che ti volevo….

“Perché mi lasci così?”….

“ Perché voglio che non desideri altro che io ti scopi…”

Mi prendi per mano e mi porti in camera,dove ho sistemato le tue cose. Dal borsone togli un sacchetto e me lo porgi. Quando lo apro e inizio a togliere il contenuto sembri imbarazzato… “ Avevo preso un po’ di cose per provare a movimentare la vita con Amelia.. non tutto insieme,ogni tanto compravo qualcosa,ma ha avuto tutto lo stesso effetto delle sfere vibranti. Pensa che quando Dany mi ha parlato del vostro giochetto con lo zenzero una sera ho provato a fare la stessa cosa. Mi ha preso a schiaffi. Reb… tu sei diversa,partecipi,ti lasci andare… e sei anche abbastanza intraprendente da dire e fare quello che vuoi.. Vorrei tanto che Amelia ti somigliasse almeno un po’ in questo “.

Sono ancora ferma col sacchetto in mano, sul letto c’e’ un piccolo sexy shop: le ormai famose sfere, vibratori dall’aspetto più o meno realistico,gel lubrificanti a vari gusti,dell’intimo che non lascia niente all’immaginazione e delle altre sfere,unite da un cordino.

“Sono diverse dalle altre,sembrano quasi un giocattolo per bambini.”

”Sono le geisha ball. Praticamente le infili come le altre,ma queste non vibrano,internamente hanno un piccolo peso che con il movimento del corpo le fa muovere.. se sono libere urtano i muscoli interni provocando uno stimolo continuo ma sempre diverso. Pensa che possono rimanere inserite anche per un tempo molto più lungo rispetto alle altre… Amelia me le voleva tirare dietro.”

Alzi il viso e mi guardi. Il sorriso che va prendendo forma sul tuo viso è inequivocabile.

“Giochiamo Reb?”

REB e ALE parte 1

Credo sia passato poco più di un mese da quando ti sei presentato qui a casa con le sfere vibranti dopo una lite furiosa con Amelia.

Ovviamente avete fatto pace, e tutto sembra tornato alla normalità.

Sembra solo, perché sono le 2 di notte e sei fuori dal cancello di casa attaccato al campanello visibilmente alterato e in uno stato pietoso.

Molto controvoglia mi alzo per aprirti prima che qualcuno chiami i carabinieri per quanto stai strepitando. Non sei ancora entrato che l’odore sgradevole di alcool e fumo ti precede. Mi sbagliavo, non sei in uno stato pietoso sei oltre.

Entri e ti accasci letteralmente sul divano.

Incurante del fatto che sia notte fonda e che stessi dormendo hai la faccia tosta di chiedermi un tea caldo e di poter fare una doccia.

“ Mi ha detto Dany che posso stare qui temporaneamente… se a te non da problemi”.

Certo che me ne da. Lui è via per altri due mesi, esattamente il tempo necessario alla tua partenza, visto che siete amici e colleghi e vi date il cambio sulla piattaforma.

“Ne parliamo domani, quando sarai lucido e con un odore migliore addosso. Sono stanca e torno a dormire. Ti lascio un cuscino e due coperte per il divano. Non ti azzardare a bere, fumare e sporcare.

Notte”

Torno finalmente a letto, so di essere stata maleducata ma pur da sbronzo non hai mai tolto gli occhi dalla scollatura del top,coperto appena da un golfino leggero.

Sento lo scroscio della doccia e poco dopo sento il tuo russare pesante. Ti sei addormentato.

Impietosa la sveglia suona alla solita ora, sono assonnata ma devo alzarmi. Mi infilo in doccia velocemente, tu sei ancora sul divano nel mondo dei sogni.

Per abitudine non chiudo nemmeno la porta a chiave, mi svesto e mi metto sotto il getto bollente dell’acqua… rilasso i muscoli del collo e della schiena, mi godo i flussi differenziati del soffione che creano un effetto idromassaggio… mi sento decisamente meglio.

Presa completamente da questo momento privato di relax non mi sono nemmeno accorta che sei entrato e ti sei seduto sul wc, dove avevo appoggiato l’accappatoio… che adesso tieni sulle tue ginocchia mentre mi guardi sciacquar via il bagnoschiuma con gesti lenti.

Apro le ante e mi accorgo di te. Resto a metà con le gocce che scivolano sulla pelle, il vapore che si dissolve intorno a me. Istintivamente retrocedo un passo e usando un’anta come paravento ti chiedo di passarmi l’accappatoio.

“Perché’ non lo vieni a prendere ?”

Ti sto odiando. Ho dormito pochissimo per colpa tua, mi stai facendo fare tardi al lavoro e hai il coraggio di fare lo stupido…

“Dammi immediatamente il mio accappatoio o mentre esco porto fuori anche la tua borsa”

“Ma come siamo suscettibili.”…  Conosco quel tono, ma non ti do soddisfazione, nessuna risposta che dia il via alle nostre schermaglie.

Cazzo mi sto congelando, è tardi e tu fai il deficiente… altro che suscettibile, vorrei uscire dalla doccia e darti uno schiaffo ma non ho nemmeno un telo a portata di mano.

Finalmente ti alzi e con l’accappatoio aperto ti avvicini. Con una piroetta mi ci infilo al volo e lo chiudo. Ma tu non molli la presa, anzi con un gesto fluido accompagni il mio nella chiusura, soffermandoti all’altezza del seno. Non hai mai fatto mistero di quanto ti piaccia il mio décolleté, una quarta piena, ma tonica e ben modellata. Più di una volta ti sei lasciato andare a battute ambigue o hai cercato un modo “casuale” di sfiorarlo.

Stavolta non è casuale. Mi hai praticamente bloccata in un abbraccio che si è fermato lì.

Lentamente fai scorrere il dorso della mano sul cotone che la separa dalla mia pelle. Ne segui la forma fino al capezzolo che nel frattempo si è inturgidito e oltrepassi il bordo dell’accappatoio prendendolo tra le dita e giocherellandoci.

” Reb hai due tette che mi mandano fuori di testa” mi dici con voce roca mentre infli nello scollo anche l’altra mano. Adesso sono appoggiata a te,sento in basso che ti stai eccitando mentre le tue mani percorrono ogni centimetro del mio seno.

So che non dovrei ma resto lì ferma a godere di quel contatto.

Fin dal nostro primo incontro è scattata tra noi un’attrazione magnetica, ed è incredibile come nessuno dei rispettivi compagni ci abbia fatto caso.

”E se continuassimo da un’altra parte?”

“Non posso… devo andare”… Il tuo massaggio sta producendo i suoi effetti, più che a lavorare vorrei tornare in camera da letto con te e lasciarmi accarezzare come stai facendo ora.

Mentre con una mano tieni un seno, con l’altra inizi a scendere lungo i fianchi, giochi con le ultime gocce d’acqua rimaste sulla pancia, fai scorrere i polpastrelli come una piuma provocandomi un brivido. Mi appoggio ancora di più a te…. mi lascio andare a un sospiro di piacere. Ti voglio. Qui, subito. Al diavolo il ritardo, al diavolo il lavoro…. si dice che ciò che trascuri se lo scopa qualcun altro, e io voglio scoparti, adesso.

 

 

ZENZERO A NATALE

Finalmente siamo arrivati, volo in perfetto orario, noleggiata l’auto eccoci a casa. È il nostro rifugio appena possiamo staccare per più giorni, un piccolo angolo di paradiso affacciato sull’oceano. Lunghe camminate, qualche coraggiosa nuotata, e ottime mangiate di pesce.

Dobbiamo preparare il nostro pranzo di Natale: tante sfiziosità e il pesce spada allo zenzero.

Io adoro lo zenzero, lo metto quasi dappertutto, soprattutto nei dolci.

Mentre preparo le verdure tu hai il compito di pulire e preparare i rizomi che serviranno per il pesce.

“Ma lo sai che lo zenzero è afrodisiaco?”

“Ma va?”

Ti metti a ridere divertito e mi fai vedere un rizoma sbucciato e trasformato in una specie di bastoncino lungo una decina di centimetri.

“Eh si, davvero afrodisiaco…comunque anziché fare sculture di zenzero finisci di pulire il pesce o finisce che col pranzo facciamo merenda”…

“Facciamo un gioco…e non vedrai più lo zenzero con gli stessi occhi”

Mi fai girare e appoggiare al tavolo, mi chiudi gli occhi arrotolando una maglietta. Mi viene da ridere, e per tutta risposta mi dai un pizzicotto sul sedere.

Sento la tua presenza ma non ti vedo.

Fino a quando sento il tuo respiro caldo sul mio collo. Sei in piedi dietro di me. Sposti i capelli, mi dai un bacio, fai scorrere le tue mani sotto al mio vestito leggero. Trovi il fiocco che chiude il bikini e lo slacci. Lo slip resta su solo a metà.

“Lo zenzero ti ha già dato alla testa solo sbucciandolo”

“shhhhh….” mi dici facendo scorrere qualcosa di freddo e umido lungo la mia coscia.

Essendo abbastanza schifiltosa cerco di spostarmi temendo qualcuno dei tuoi scherzi stupidi ma mi blocchi col tuo peso contro al tavolo.

La cosa fredda e viscida prosegue il suo viaggio lungo il mio interno coscia, disegnando ghirigori senza senso. Poi dalla coscia inizia a esplorare l’inguine, va e viene, non riesco a capire cosa sia e soprattutto cosa stai facendo.

Mi sto spazientendo e tu, nemmeno mi leggessi nel pensiero, senza dire nulla, mi infili dentro la  cosa misteriosa. Ho un sussulto perché non mi aspettavo niente del genere e poi quello che mi hai infilato è davvero freddo.

Nel frattempo ho capito cosa stai usando: il rizoma di zenzero tagliato a bastoncino.

“Allora?”

“È freddo”

“Aspetta qualche istante”

Mentre lo muovi dentro di me inizio a sentire una specie di pizzicore.. che nel giro di qualche secondo diventa un bruciore e… Oddio… mi sto bagnando. Il bruciore aumenta, non fa male, è una sensazione strana, che ha come conseguenza il continuare a bagnarmi… più mi bagno più sento dentro che pizzica tutto portando la mia eccitazione a continuare a crescere.

Sono un lago. Sto letteralmente colando… e … mi sento continuamente sul punto di venire senza però che questo accada…

Nel frattempo hai tolto lo zenzero e lo stai passando sul mio clitoride che inizia a pizzicare provocando un’altra ondata di eccitazione fuori controllo.

Fatico a reggermi in piedi, so solo che voglio venire ma non vengo, mi bagno come non mi era mai successo….

E poi di colpo smetti di usare lo zenzero. E mi lasci lì, insoddisfatta, ansimante, e con gli occhi ancora bendati. Resti appoggiato a me per impedirmi di muovermi.

Il bruciore sta rapidamente calando, non però la mia voglia insoddisfatta.

Mi togli la maglietta che fa da benda, mi fai voltare dandomi un bacio.

“Forza che ho fame!!! Abbiamo un pranzo da finire di preparare!!!”

“Ma come??? Mi lasci così??? Sei perfido!!! E non pensare di concludere la giornata come vorresti… per oggi sei in castigo”.

“Ah si?”

Sorridi, e mi fai vedere un altro rizoma di zenzero con aria malandrina.

“Se fai la brava stasera ti faccio giocare ancora un po’… Buon Natale ma chérie”

FRAMES

Scrivi un racconto per me.

Un racconto che parli di noi, del nostro incontro, del nostro legame, di quello che facevamo e di quello che vorrei ancora farti.

Scrivi un racconto per me.

In montagna, davanti al camino, mentre nevica, ti voglio sul tappeto, i nostri occhi si intrecciano come le nostre mani, ti assaporo un pezzo per volta, sei mia e di nessun altro.

Scrivi un racconto per me.

Dove al posto suo ci sono io, che ti faccio le stesse cose, e tu le fai a me.  Voglio sentirti, voglio viverti, voglio che tu sia porca per poter esserlo di più.

Scrivi un racconto per me.

Dove le mie mani ti percorrono come fossi un pianoforte, dove le mie dita esplorano, la mia bocca succhia, la mia lingua assaggia.

Scrivi un racconto per me.

Dove sei l’alpha e l’omega della mia giornata, dove sei la mia trasgressione, dove sei il pensiero convergente di ogni mio pensiero.

Scrivi un racconto per me.

Dove con quella bocca da pompino me ne fai uno da lasciarmi senza fiato, dove con quelle labbra lo stringi, dove con quella lingua lo ripassi senza stancarti.

Scrivi un racconto per me.

Dove ti bacio nel punto esatto vicino all’orecchio facendoti sospirare come una gatta, dove a letto ti tengo abbracciata fino a che non ti sei addormentata, dove al mattino ti do il buongiorno ridendo dei tuoi riccioli scarmigliati.

Scrivi un racconto per me.

Che sono dall’altra parte del mondo a darmi del coglione, che sono dall’altra parte del mondo a far finta che non mi manchi, che sono dall’altra parte del mondo a scrivere per te.

A.

TENTAZIONE

Sono passate appena due settimane da quando tu e Amelia avete litigato. Eravate qui,su questo divano,lei furiosa e ferita a darti del porco,tu con lo sguardo basso e pentito a dire che era solo un gioco… giusto per dare un brivido al vostro rapporto di coppia,e che no,non lo avresti fatto più.

E invece lo hai fatto di nuovo.

Stavolta Amelia ti ha cacciato di casa e tu sei di nuovo qui,sullo stesso divano a dire che era solo un gioco e che Amelia è esagerata…. stavolta però non hai lo sguardo pentito. Hai la stessa espressione dei bambini che non capiscono perché li stai rimproverando. Mi fai quasi tenerezza,ma non te lo dico. È giusto che ti maceri un po’ nell’incertezza del futuro. Più tardi sentirò Amelia,non credo voglia lasciarti davvero,ti ama troppo. Anche se per arrivare a cacciarti devi aver combinato qualcosa di grosso.

Dal divano parli parli parli… ti ascolto una parola si e dieci no, non mi interessa cosa ti piace fare a letto. E poi non mi sembra educato toccare certi argomenti con la moglie del tuo migliore amico.

Tra poco sarà a casa,e seppur dispiaciuto per gli eventi sarà felice di bere un whisky in tua compagnia guardando la partita.

Mentre ormai fingo palesemente di ascoltarti,ti sei alzato dal divano e sei arrivato in cucina,appoggiato allo stipite della porta osservi per un po’ in silenzio la preparazione della cena.

“E così sarebbe interessante vedere l’effetto che fa mettersi queste mentre io le controllo da remoto?”

Il tuo sguardo è indagatore e il tuo tono pare una provocazione.

Mi rendo conto di aver detto qua e là frasi tipo

interessante!

Ma dai…

Vedrai che capirà…

Ma l’ho fatto così,per sembrare attenta… e invece non lo ero…. e adesso mi ritrovo a guardare la tua mano aperta dove fanno bella mostra di se’ due sfere colorate.

“Allora? Vuoi provare?”

Finalmente mi scuoto e ti rispondo in modo indignato.. adesso capisco perché Amelia ti dava del porco…

Ti avvicini e con fare sornione ripeti la domanda… “allora? Hai detto che la trovavi una cosa interessante… hai già cambiato idea?”

Dovrei darti uno schiaffo e buttarti fuori di casa anche io,invece mi sento le gambe molli,sento il mio corpo che reagisce alla tua vicinanza e sento la mia voce dirti

“ok proviamo”.

Mi tendi la mano con le sfere ..”hai bisogno di spiegazioni?”

… No… credo di aver capito… grazie…

Vado in bagno muovendomi come un automa. Ma sono davvero io? Davvero ho detto di sì a questa follia a uno che non è mio marito?

A quello che Amelia dava del porco per i suoi giochi? Si…. e non gli ho dato del porco,ho accettato di giocare.

Non faccio nemmeno fatica a inserirle, e questo mi imbarazza ancora di più perché è la prova tangibile di quanto tutto questo mi abbia eccitato….

Al contatto sono fredde,ma la sensazione passa velocemente,è un lieve peso al basso ventre,un non so che, che mi sta già stimolando col solo camminare…

Sono tornata in cucina.

Mi guardi ironico “ma brava la mogliettina del mio amico …. dice sempre che sei di vedute larghe,ma non pensavo così tanto larghe… chissà quando lo saprà Amelia..”

La mia reazione è immediata.

“Sei uno stronzo. Finiamola qui con i tuoi giochi da pervertito. Io non dirò niente e tu non dirai niente… parlerò con Amelia e cercherò di convincerla a farti tornare……”

Non riesco a finire la frase. Hai acceso l’app che regola la vibrazione e l’hai messa quasi al massimo. Poi la fai rallentare,e io riprendo a parlare. Nello stesso momento la aumenti di nuovo…“Dicevi?”…

Non riesco ad articolare una frase,è un continuo saliscendi che mi sta facendo impazzire. Sono totalmente assoggettata a te. Non mi sfiora nemmeno l’idea di tornare in bagno e semplicemente interrompere tutto… resto lì impalata a insultarti mentre tu ti diverti. E io sono ormai sull’orlo del parossismo.

Suona il citofono. È mio marito. Faccio x andare in bagno ma mi blocchi.

“Eh no tesoro il bello deve ancora venire”.

La cena procede senza problemi,voi due chiacchierate senza interruzione,io ogni volta che tu tocchi il telefono inizio a sudare… lo so che lo fai apposta,ma non voglio darti soddisfazione,mi comporto come se nulla fosse… fino al momento in cui,dal divano per la partita chiedi le birre dal frigo aspettando il tuo ignaro amico che è sotto la doccia. Ho messo tutto su un vassoio, esco dalla cucina e tu con un ghigno  fai partire le sfere. Mi sembra che il ronzio invada la stanza, che sovrasti la telecronaca,che possano sentirlo anche i vicini…

“Tutto ok?” con finta sollecitudine mi fai notare che sono arrossita di colpo…

“Si tutto a posto..”

Muovo ancora due passi e tu aumenti la frequenza.  Altri due e aumenti ancora…. poi il nulla. Hai spento. A questo punto mi prende la frustrazione. Mi hai portato per tre volte sul punto di esplodere e per tre volte me lo hai negato.

“E’ per questo che Amelia mi trova un porco…come vedi è solo un gioco,ma lei non vuole sentire ragioni,dice che la fa sentire usata. A te invece piace e anche parecchio… basta guardare la macchia sui tuoi leggins”.

Voglio sprofondare qui adesso subito.

Sono talmente fradicia che ho davvero bagnato anche i leggins,e no,non mi sono sentita usata,e non l’ ho trovato un porco…. mi è piaciuto  maledettamente.

Ti voglio,voglio che tu finisca quello che hai iniziato.

Ti alzi,prendi il vassoio e lo posi. Mi fissi negli occhi con una luce che non ti ho mai visto, ci baciamo,un bacio quasi animalesco.. nel frattempo hai rimesso in funzione le sfere. Mi sorreggi in un orgasmo accecante….

Senza dire nulla vado in bagno, tolgo le sfere,le disinfetto con cura e te le riporto.

Le prendi,le metti via.

Inizia la partita.

Vado a telefonare ad Amelia.