Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo

     

fine precedente:                         

Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

(26° ep.)

Porta di accesso prima. L’attesa per il dispositivo automatizzato di apertura della prima delle due porte stagne.

<Grazie ragazzi sono ritornata…!!> così Isabel salutò gli amici della sala operativa.

Venti secondi dedicati all’apertura di quella porta che l’ingegno selenese, a dispetto di tanta e tale solidità, riuscì a rendere leggera e scorrevole. Una serie di forti agganci a tenuta stagna ne completavano la sua struttura. Trasferimento nella sala intermedia appositamente studiata per un’impeccabile svolgimento della procedura di transito attraverso le due porte stagne. Dimensionata cinque metri per sei, garantiva un comodo passaggio sia per un gruppo nutrito di persone che per almeno due fuoristrada! Esattamente cinque secondi dopo l’ultimo passaggio la porta iniziò a richiudersi. Solamente con la chiusura ermetica completata ed il il ripristino dell’atmosfera Isabel poté azionare l’apertura della seconda porta stagna. Altri venti secondi prima di trasferirsi nella galleria di collegamento con il terzo anello della città. Una galleria larga tre metri e alta due e ottanta. Bella anche la pavimentazione realizzata con lo stesso materiale utilizzato per la copertura delle strade cittadine. Aerata e sufficientemente illuminata. A passaggio avvenuto andò a richiudersi anche la seconda porta stagna, completando così l’operazione filtro! La sala operativa, allocata all’interno della centrale di controllo, fungeva da cabina di regia della procedura.

In caso di blackout l’intera operazione filtro si sarebbe potuta eseguire anche manualmente!

La prima volta di Alex all’interno della galleria. L’aria, che copiosa fuoriusciva dai bocchettoni della tubatura alloggiata sulla parte angolata del soffitto, li autorizzò a privarsi dei rispettivi caschi. Proseguirono lungo la discesa per circa cento metri fino a raggiungere una profondità di diciotto metri per ritrovarsi, infine, all’interno del terzo anello che circondava la città. Una porta scorrevole in metallo di colore rosso li separava dal secondo anello. Fu sufficiente attraversare anche gli altri due anelli, interessati rispettivamente dalle miniere e dalle industrie, per ritrovarsi nel cuore della città!

L’altezza minima interna, al netto della soletta di superficie, misurava undici metri.

Giusto lo spazio per le abitazioni che non superavano i due piani di altezza.

Andando oltre si scendeva ancora fino a meno ventisei/ventisette metri, ma anche più. Che di spazio luce significavano ventidue/ventitré metri. Per essere circondati dalle case più alte ma anche per poter godere, in certi ambiti, di uno spazio luce che andava oltre al minimo consentito. In ogni caso le costruzioni terminavano, nella stragrande maggioranza, con un tetto piatto ad una distanza minima di due metri dalla roccia soprastante.

Tra il suolo esterno e lo spazio interno fu ritenuto sufficiente mantenere uno strato di crosta lunare dello spessore di tre metri.

Ciononostante, mirando ad un livello di massima sicurezza, optarono per una soletta di ben quattro metri.

Praticamente il tetto della città…!!

Ma il timore di eventuali gravi eventi meteoritici, che potessero in qualche modo mal condizionare la tenuta del tetto stesso, li costrinse ad applicare un rinforzo in lastre di acciaio dello spessore di tre centimetri!

Apposite strutture di sostegno garantivano la solidità dell’intera copertura.

Nella stragrande maggioranza si trattava di piloni in cemento armato foderati d’acciaio. In taluni casi, in alternativa al pilone stesso, si ergeva, con le medesime caratteristiche di tenuta, uno dei due muri laterali di una qualsiasi palazzina.

Circa 8/9 minuti per percorrere la galleria di collegamento, oltrepassare i tre anelli, entrare nel cuore della città e raggiungere il CTS1.

Praticamente il centro delle tute spaziali comprese le apparecchiature ad esse connesse.

Ma prima di raggiungere il CTS1 Alex si fermò qualche secondo per ammirare quel miracolo che di nome faceva Selene. “Incredibile incredibile”, andava ripetendo….. Le case, le strade, le piccole piazze, il verde delle piante, l’illuminazione a giorno, il traffico stradale e il soffitto della città con la sua bella ragnatela disegnata…..

La ragnatela della vita, ovvero l’intero sistema di tubazioni realizzato per la distribuzione dell’aria…!!

Non gli pareva vero ma era lì, e non vedeva l’ora di partecipare alla vita sociale delle città! Ad un certo punto, sotto lo sguardo compiaciuto di Isabel, si stropicciò gli occhi per ben due volte come a rassicurarsi che non fosse un sogno ma una splendida realtà…!! I CTS a Selene erano più di duecento. Piazzati a macchia di leopardo per una copertura tale da soddisfare l’intera popolazione nell’eventualità di una crisi ambientale.

 segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 25°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo

     

fine precedente:                         

<Alex, ci siamoooo…!!

Eccoci oramai prossimi allo sbarco sulla Luna…..!!

Eh… ti è piaciuto l’annuncio…??>

(25° ep.)

<Proprio niente male…!! E’ così che si fa se vuoi che io mi senta un vero pioniere dello spazio.

Me le devi regalare sempre queste emozioni…!!

Uahahah…!! Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Adesso è anche arrivato il momento della tanto amata, per non dire “odiata”, vestizione! E già mio caro perché prima di uscire fuori all’aperto, per percorrere quei settanta metri che ci separeranno dalla città, dovrai entrare in una bella e super tecnologica tuta spaziale!>

<E se invece usciamo senza la tuta?>

<Gli ultimi trenta secondi della tua preziosa ed unica vita prima di morire stecchito…!!>

<Brrrrrr… brividiiiii, temevo che si dovesse soffrire un po’…!!>

<Daiiiii…… soffrire…? Addirittura ….? Esagerato…..>

<Ohhhhh, Isabel…….. stavo scherzando…!!

Non vedo l’ora di fare la mia prima passeggiata lunare, ma è anche pacifico che un po’ si dovrà soffrire….. per via dell’ingombro della tuta…!! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

<Comunque devi sapere che le nostre tute spaziali sono vistosamente meno ingombranti delle tute utilizzate dai terrestri!! Le vostre, a pieno regime, sono piuttosto goffe. La tuta troppo gonfia condiziona l’agibilità di chi la indossa, come minimo ne limita i movimenti rendendoli lenti ed impacciati!>

<Ma la vostra tecnologia rispetto alla nostra è molto più evoluta!

Basta guardare questa astronave che ci sta gentilmente accompagnando sulla Luna….. Siete grandiosi…!!>

Ore ventuno e trenta: entrata nell’orbita lunare.

Ore ventidue: atterraggio sulla Luna.

Isabel e Alex, all’interno della loro bianca tuta spaziale, in serena attesa di toccare il suolo lunare. Scansando, avvedutamente, la manovra del parcheggio diretto nell’hangar avrebbero così anticipato il loro sbarco di circa una trentina di minuti.

L’astronave orizzontalmente posizionata eseguì, in un tempo sufficientemente ristretto, il classico atterraggio in verticale.

Da espletare la pratica sbarco passeggeri. Dopodiché si sarebbe dovuta risollevare, alzare la testa, disporsi in perfetta verticale per poi introdursi,

con esasperante concentrazione, all’interno dell’hangar!

Per i due avventurieri che non vedevano l’ora di entrare in città

il tempo era meglio se risparmiato!

Tre le possibilità di atterraggio dell’astronave kalloxiana:

  • Astronave orizzontale” atterraggio verticale (normalmente in uso nelle missioni);
  • Astronave orizzontale” atterraggio orizzontale in scivolata come un normale aeroplano (effettuato saltuariamente sulle piste di Irasor);

  • Astronave verticale” atterraggio verticale (parcheggio nell’hangar).

Scendere dall’astronave e mettere i piedi sulla superficie lunare non era così semplice come sulla Terra. Una breve attesa per l’apertura alternata delle due porte stagne prima di scendere lungo la scaletta fuoriuscita fino a toccare dolcemente il suolo. Isabel da perfetta padrona di casa s’impadronì del dilettante inesperto garantendogli il massimo sostegno come guida, certamente competente, nella sua prima passeggiata lunare. Il panorama poteva anche rappresentare una certa e non indifferente delusione per Alex, ma altro non era se non una provvisoria realtà di un buio lunare.

Il secondo dei quattordici giorni di buio!

Però per Alex

si trattava della sua “prima volta” sulla Luna!

Ed essere lì in quel preciso istante gli procurava un mix esplosivo di bellezza per un italiano estasiato…!!

Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)

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Felice Tolfo

     

fine precedente:                         

Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

(26° ep.)

Porta di accesso prima. L’attesa per il dispositivo automatizzato di apertura della prima delle due porte stagne.

<Grazie ragazzi sono ritornata…!!> così Isabel salutò gli amici della sala operativa.

Venti secondi dedicati all’apertura di quella porta che l’ingegno selenese, a dispetto di tanta e tale solidità, riuscì a rendere leggera e scorrevole. Una serie di forti agganci a tenuta stagna ne completavano la sua struttura. Trasferimento nella sala intermedia appositamente studiata per un’impeccabile svolgimento della procedura di transito attraverso le due porte stagne. Dimensionata cinque metri per sei, garantiva un comodo passaggio sia per un gruppo nutrito di persone che per almeno due fuoristrada! Esattamente cinque secondi dopo l’ultimo passaggio la porta iniziò a richiudersi. Solamente con la chiusura ermetica completata ed il il ripristino dell’atmosfera Isabel poté azionare l’apertura della seconda porta stagna. Altri venti secondi prima di trasferirsi nella galleria di collegamento con il terzo anello della città. Una galleria larga tre metri e alta due e ottanta. Bella anche la pavimentazione realizzata con lo stesso materiale utilizzato per la copertura delle strade cittadine. Aerata e sufficientemente illuminata. A passaggio avvenuto andò a richiudersi anche la seconda porta stagna, completando così l’operazione filtro! La sala operativa, allocata all’interno della centrale di controllo, fungeva da cabina di regia della procedura.

In caso di blackout l’intera operazione filtro si sarebbe potuta eseguire anche manualmente!

La prima volta di Alex all’interno della galleria. L’aria, che copiosa fuoriusciva dai bocchettoni della tubatura alloggiata sulla parte angolata del soffitto, li autorizzò a privarsi dei rispettivi caschi. Proseguirono lungo la discesa per circa cento metri fino a raggiungere una profondità di diciotto metri per ritrovarsi, infine, all’interno del terzo anello che circondava la città. Una porta scorrevole in metallo di colore rosso li separava dal secondo anello. Fu sufficiente attraversare anche gli altri due anelli, interessati rispettivamente dalle miniere e dalle industrie, per ritrovarsi nel cuore della città!

L’altezza minima interna, al netto della soletta di superficie, misurava undici metri.

Giusto lo spazio per le abitazioni che non superavano i due piani di altezza.

Andando oltre si scendeva ancora fino a meno ventisei/ventisette metri, ma anche più. Che di spazio luce significavano ventidue/ventitré metri. Per essere circondati dalle case più alte ma anche per poter godere, in certi ambiti, di uno spazio luce che andava oltre al minimo consentito. In ogni caso le costruzioni terminavano, nella stragrande maggioranza, con un tetto piatto ad una distanza minima di due metri dalla roccia soprastante.

Tra il suolo esterno e lo spazio interno fu ritenuto sufficiente mantenere uno strato di crosta lunare dello spessore di tre metri.

Ciononostante, mirando ad un livello di massima sicurezza, optarono per una soletta di ben quattro metri.

Praticamente il tetto della città…!!

Ma il timore di eventuali gravi eventi meteoritici, che potessero in qualche modo mal condizionare la tenuta del tetto stesso, li costrinse ad applicare un rinforzo in lastre di acciaio dello spessore di tre centimetri!

Apposite strutture di sostegno garantivano la solidità dell’intera copertura.

Nella stragrande maggioranza si trattava di piloni in cemento armato foderati d’acciaio. In taluni casi, in alternativa al pilone stesso, si ergeva, con le medesime caratteristiche di tenuta, uno dei due muri laterali di una qualsiasi palazzina.

Circa 8/9 minuti per percorrere la galleria di collegamento, oltrepassare i tre anelli, entrare nel cuore della città e raggiungere il CTS1.

Praticamente il centro delle tute spaziali comprese le apparecchiature ad esse connesse.

Ma prima di raggiungere il CTS1 Alex si fermò qualche secondo per ammirare quel miracolo che di nome faceva Selene. “Incredibile incredibile”, andava ripetendo….. Le case, le strade, le piccole piazze, il verde delle piante, l’illuminazione a giorno, il traffico stradale e il soffitto della città con la sua bella ragnatela disegnata…..

La ragnatela della vita, ovvero l’intero sistema di tubazioni realizzato per la distribuzione dell’aria…!!

Non gli pareva vero ma era lì, e non vedeva l’ora di partecipare alla vita sociale delle città! Ad un certo punto, sotto lo sguardo compiaciuto di Isabel, si stropicciò gli occhi per ben due volte come a rassicurarsi che non fosse un sogno ma una splendida realtà…!! I CTS a Selene erano più di duecento. Piazzati a macchia di leopardo per una copertura tale da soddisfare l’intera popolazione nell’eventualità di una crisi ambientale.

 segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 25°)

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Felice Tolfo

     

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<Alex, ci siamoooo…!!

Eccoci oramai prossimi allo sbarco sulla Luna…..!!

Eh… ti è piaciuto l’annuncio…??>

(25° ep.)

<Proprio niente male…!! E’ così che si fa se vuoi che io mi senta un vero pioniere dello spazio.

Me le devi regalare sempre queste emozioni…!!

Uahahah…!! Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Adesso è anche arrivato il momento della tanto amata, per non dire “odiata”, vestizione! E già mio caro perché prima di uscire fuori all’aperto, per percorrere quei settanta metri che ci separeranno dalla città, dovrai entrare in una bella e super tecnologica tuta spaziale!>

<E se invece usciamo senza la tuta?>

<Gli ultimi trenta secondi della tua preziosa ed unica vita prima di morire stecchito…!!>

<Brrrrrr… brividiiiii, temevo che si dovesse soffrire un po’…!!>

<Daiiiii…… soffrire…? Addirittura ….? Esagerato…..>

<Ohhhhh, Isabel…….. stavo scherzando…!!

Non vedo l’ora di fare la mia prima passeggiata lunare, ma è anche pacifico che un po’ si dovrà soffrire….. per via dell’ingombro della tuta…!! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

<Comunque devi sapere che le nostre tute spaziali sono vistosamente meno ingombranti delle tute utilizzate dai terrestri!! Le vostre, a pieno regime, sono piuttosto goffe. La tuta troppo gonfia condiziona l’agibilità di chi la indossa, come minimo ne limita i movimenti rendendoli lenti ed impacciati!>

<Ma la vostra tecnologia rispetto alla nostra è molto più evoluta!

Basta guardare questa astronave che ci sta gentilmente accompagnando sulla Luna….. Siete grandiosi…!!>

Ore ventuno e trenta: entrata nell’orbita lunare.

Ore ventidue: atterraggio sulla Luna.

Isabel e Alex, all’interno della loro bianca tuta spaziale, in serena attesa di toccare il suolo lunare. Scansando, avvedutamente, la manovra del parcheggio diretto nell’hangar avrebbero così anticipato il loro sbarco di circa una trentina di minuti.

L’astronave orizzontalmente posizionata eseguì, in un tempo sufficientemente ristretto, il classico atterraggio in verticale.

Da espletare la pratica sbarco passeggeri. Dopodiché si sarebbe dovuta risollevare, alzare la testa, disporsi in perfetta verticale per poi introdursi,

con esasperante concentrazione, all’interno dell’hangar!

Per i due avventurieri che non vedevano l’ora di entrare in città

il tempo era meglio se risparmiato!

Tre le possibilità di atterraggio dell’astronave kalloxiana:

  • Astronave orizzontale” atterraggio verticale (normalmente in uso nelle missioni);
  • Astronave orizzontale” atterraggio orizzontale in scivolata come un normale aeroplano (effettuato saltuariamente sulle piste di Irasor);

  • Astronave verticale” atterraggio verticale (parcheggio nell’hangar).

Scendere dall’astronave e mettere i piedi sulla superficie lunare non era così semplice come sulla Terra. Una breve attesa per l’apertura alternata delle due porte stagne prima di scendere lungo la scaletta fuoriuscita fino a toccare dolcemente il suolo. Isabel da perfetta padrona di casa s’impadronì del dilettante inesperto garantendogli il massimo sostegno come guida, certamente competente, nella sua prima passeggiata lunare. Il panorama poteva anche rappresentare una certa e non indifferente delusione per Alex, ma altro non era se non una provvisoria realtà di un buio lunare.

Il secondo dei quattordici giorni di buio!

Però per Alex

si trattava della sua “prima volta” sulla Luna!

Ed essere lì in quel preciso istante gli procurava un mix esplosivo di bellezza per un italiano estasiato…!!

Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)

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Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

(26° ep.)

Porta di accesso prima. L’attesa per il dispositivo automatizzato di apertura della prima delle due porte stagne.

<Grazie ragazzi sono ritornata…!!> così Isabel salutò gli amici della sala operativa.

Venti secondi dedicati all’apertura di quella porta che l’ingegno selenese, a dispetto di tanta e tale solidità, riuscì a rendere leggera e scorrevole. Una serie di forti agganci a tenuta stagna ne completavano la sua struttura. Trasferimento nella sala intermedia appositamente studiata per un’impeccabile svolgimento della procedura di transito attraverso le due porte stagne. Dimensionata cinque metri per sei, garantiva un comodo passaggio sia per un gruppo nutrito di persone che per almeno due fuoristrada! Esattamente cinque secondi dopo l’ultimo passaggio la porta iniziò a richiudersi. Solamente con la chiusura ermetica completata ed il il ripristino dell’atmosfera Isabel poté azionare l’apertura della seconda porta stagna. Altri venti secondi prima di trasferirsi nella galleria di collegamento con il terzo anello della città. Una galleria larga tre metri e alta due e ottanta. Bella anche la pavimentazione realizzata con lo stesso materiale utilizzato per la copertura delle strade cittadine. Aerata e sufficientemente illuminata. A passaggio avvenuto andò a richiudersi anche la seconda porta stagna, completando così l’operazione filtro! La sala operativa, allocata all’interno della centrale di controllo, fungeva da cabina di regia della procedura.

In caso di blackout l’intera operazione filtro si sarebbe potuta eseguire anche manualmente!

La prima volta di Alex all’interno della galleria. L’aria, che copiosa fuoriusciva dai bocchettoni della tubatura alloggiata sulla parte angolata del soffitto, li autorizzò a privarsi dei rispettivi caschi. Proseguirono lungo la discesa per circa cento metri fino a raggiungere una profondità di diciotto metri per ritrovarsi, infine, all’interno del terzo anello che circondava la città. Una porta scorrevole in metallo di colore rosso li separava dal secondo anello. Fu sufficiente attraversare anche gli altri due anelli, interessati rispettivamente dalle miniere e dalle industrie, per ritrovarsi nel cuore della città!

L’altezza minima interna, al netto della soletta di superficie, misurava undici metri.

Giusto lo spazio per le abitazioni che non superavano i due piani di altezza.

Andando oltre si scendeva ancora fino a meno ventisei/ventisette metri, ma anche più. Che di spazio luce significavano ventidue/ventitré metri. Per essere circondati dalle case più alte ma anche per poter godere, in certi ambiti, di uno spazio luce che andava oltre al minimo consentito. In ogni caso le costruzioni terminavano, nella stragrande maggioranza, con un tetto piatto ad una distanza minima di due metri dalla roccia soprastante.

Tra il suolo esterno e lo spazio interno fu ritenuto sufficiente mantenere uno strato di crosta lunare dello spessore di tre metri.

Ciononostante, mirando ad un livello di massima sicurezza, optarono per una soletta di ben quattro metri.

Praticamente il tetto della città…!!

Ma il timore di eventuali gravi eventi meteoritici, che potessero in qualche modo mal condizionare la tenuta del tetto stesso, li costrinse ad applicare un rinforzo in lastre di acciaio dello spessore di tre centimetri!

Apposite strutture di sostegno garantivano la solidità dell’intera copertura.

Nella stragrande maggioranza si trattava di piloni in cemento armato foderati d’acciaio. In taluni casi, in alternativa al pilone stesso, si ergeva, con le medesime caratteristiche di tenuta, uno dei due muri laterali di una qualsiasi palazzina.

Circa 8/9 minuti per percorrere la galleria di collegamento, oltrepassare i tre anelli, entrare nel cuore della città e raggiungere il CTS1.

Praticamente il centro delle tute spaziali comprese le apparecchiature ad esse connesse.

Ma prima di raggiungere il CTS1 Alex si fermò qualche secondo per ammirare quel miracolo che di nome faceva Selene. “Incredibile incredibile”, andava ripetendo….. Le case, le strade, le piccole piazze, il verde delle piante, l’illuminazione a giorno, il traffico stradale e il soffitto della città con la sua bella ragnatela disegnata…..

La ragnatela della vita, ovvero l’intero sistema di tubazioni realizzato per la distribuzione dell’aria…!!

Non gli pareva vero ma era lì, e non vedeva l’ora di partecipare alla vita sociale delle città! Ad un certo punto, sotto lo sguardo compiaciuto di Isabel, si stropicciò gli occhi per ben due volte come a rassicurarsi che non fosse un sogno ma una splendida realtà…!! I CTS a Selene erano più di duecento. Piazzati a macchia di leopardo per una copertura tale da soddisfare l’intera popolazione nell’eventualità di una crisi ambientale.

 segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 25°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo

     

fine precedente:                         

<Alex, ci siamoooo…!!

Eccoci oramai prossimi allo sbarco sulla Luna…..!!

Eh… ti è piaciuto l’annuncio…??>

(25° ep.)

<Proprio niente male…!! E’ così che si fa se vuoi che io mi senta un vero pioniere dello spazio.

Me le devi regalare sempre queste emozioni…!!

Uahahah…!! Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Adesso è anche arrivato il momento della tanto amata, per non dire “odiata”, vestizione! E già mio caro perché prima di uscire fuori all’aperto, per percorrere quei settanta metri che ci separeranno dalla città, dovrai entrare in una bella e super tecnologica tuta spaziale!>

<E se invece usciamo senza la tuta?>

<Gli ultimi trenta secondi della tua preziosa ed unica vita prima di morire stecchito…!!>

<Brrrrrr… brividiiiii, temevo che si dovesse soffrire un po’…!!>

<Daiiiii…… soffrire…? Addirittura ….? Esagerato…..>

<Ohhhhh, Isabel…….. stavo scherzando…!!

Non vedo l’ora di fare la mia prima passeggiata lunare, ma è anche pacifico che un po’ si dovrà soffrire….. per via dell’ingombro della tuta…!! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

<Comunque devi sapere che le nostre tute spaziali sono vistosamente meno ingombranti delle tute utilizzate dai terrestri!! Le vostre, a pieno regime, sono piuttosto goffe. La tuta troppo gonfia condiziona l’agibilità di chi la indossa, come minimo ne limita i movimenti rendendoli lenti ed impacciati!>

<Ma la vostra tecnologia rispetto alla nostra è molto più evoluta!

Basta guardare questa astronave che ci sta gentilmente accompagnando sulla Luna….. Siete grandiosi…!!>

Ore ventuno e trenta: entrata nell’orbita lunare.

Ore ventidue: atterraggio sulla Luna.

Isabel e Alex, all’interno della loro bianca tuta spaziale, in serena attesa di toccare il suolo lunare. Scansando, avvedutamente, la manovra del parcheggio diretto nell’hangar avrebbero così anticipato il loro sbarco di circa una trentina di minuti.

L’astronave orizzontalmente posizionata eseguì, in un tempo sufficientemente ristretto, il classico atterraggio in verticale.

Da espletare la pratica sbarco passeggeri. Dopodiché si sarebbe dovuta risollevare, alzare la testa, disporsi in perfetta verticale per poi introdursi,

con esasperante concentrazione, all’interno dell’hangar!

Per i due avventurieri che non vedevano l’ora di entrare in città

il tempo era meglio se risparmiato!

Tre le possibilità di atterraggio dell’astronave kalloxiana:

  • Astronave orizzontale” atterraggio verticale (normalmente in uso nelle missioni);
  • Astronave orizzontale” atterraggio orizzontale in scivolata come un normale aeroplano (effettuato saltuariamente sulle piste di Irasor);

  • Astronave verticale” atterraggio verticale (parcheggio nell’hangar).

Scendere dall’astronave e mettere i piedi sulla superficie lunare non era così semplice come sulla Terra. Una breve attesa per l’apertura alternata delle due porte stagne prima di scendere lungo la scaletta fuoriuscita fino a toccare dolcemente il suolo. Isabel da perfetta padrona di casa s’impadronì del dilettante inesperto garantendogli il massimo sostegno come guida, certamente competente, nella sua prima passeggiata lunare. Il panorama poteva anche rappresentare una certa e non indifferente delusione per Alex, ma altro non era se non una provvisoria realtà di un buio lunare.

Il secondo dei quattordici giorni di buio!

Però per Alex

si trattava della sua “prima volta” sulla Luna!

Ed essere lì in quel preciso istante gli procurava un mix esplosivo di bellezza per un italiano estasiato…!!

Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo

     

fine precedente:                         

Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

(26° ep.)

Porta di accesso prima. L’attesa per il dispositivo automatizzato di apertura della prima delle due porte stagne.

<Grazie ragazzi sono ritornata…!!> così Isabel salutò gli amici della sala operativa.

Venti secondi dedicati all’apertura di quella porta che l’ingegno selenese, a dispetto di tanta e tale solidità, riuscì a rendere leggera e scorrevole. Una serie di forti agganci a tenuta stagna ne completavano la sua struttura. Trasferimento nella sala intermedia appositamente studiata per un’impeccabile svolgimento della procedura di transito attraverso le due porte stagne. Dimensionata cinque metri per sei, garantiva un comodo passaggio sia per un gruppo nutrito di persone che per almeno due fuoristrada! Esattamente cinque secondi dopo l’ultimo passaggio la porta iniziò a richiudersi. Solamente con la chiusura ermetica completata ed il il ripristino dell’atmosfera Isabel poté azionare l’apertura della seconda porta stagna. Altri venti secondi prima di trasferirsi nella galleria di collegamento con il terzo anello della città. Una galleria larga tre metri e alta due e ottanta. Bella anche la pavimentazione realizzata con lo stesso materiale utilizzato per la copertura delle strade cittadine. Aerata e sufficientemente illuminata. A passaggio avvenuto andò a richiudersi anche la seconda porta stagna, completando così l’operazione filtro! La sala operativa, allocata all’interno della centrale di controllo, fungeva da cabina di regia della procedura.

In caso di blackout l’intera operazione filtro si sarebbe potuta eseguire anche manualmente!

La prima volta di Alex all’interno della galleria. L’aria, che copiosa fuoriusciva dai bocchettoni della tubatura alloggiata sulla parte angolata del soffitto, li autorizzò a privarsi dei rispettivi caschi. Proseguirono lungo la discesa per circa cento metri fino a raggiungere una profondità di diciotto metri per ritrovarsi, infine, all’interno del terzo anello che circondava la città. Una porta scorrevole in metallo di colore rosso li separava dal secondo anello. Fu sufficiente attraversare anche gli altri due anelli, interessati rispettivamente dalle miniere e dalle industrie, per ritrovarsi nel cuore della città!

L’altezza minima interna, al netto della soletta di superficie, misurava undici metri.

Giusto lo spazio per le abitazioni che non superavano i due piani di altezza.

Andando oltre si scendeva ancora fino a meno ventisei/ventisette metri, ma anche più. Che di spazio luce significavano ventidue/ventitré metri. Per essere circondati dalle case più alte ma anche per poter godere, in certi ambiti, di uno spazio luce che andava oltre al minimo consentito. In ogni caso le costruzioni terminavano, nella stragrande maggioranza, con un tetto piatto ad una distanza minima di due metri dalla roccia soprastante.

Tra il suolo esterno e lo spazio interno fu ritenuto sufficiente mantenere uno strato di crosta lunare dello spessore di tre metri.

Ciononostante, mirando ad un livello di massima sicurezza, optarono per una soletta di ben quattro metri.

Praticamente il tetto della città…!!

Ma il timore di eventuali gravi eventi meteoritici, che potessero in qualche modo mal condizionare la tenuta del tetto stesso, li costrinse ad applicare un rinforzo in lastre di acciaio dello spessore di tre centimetri!

Apposite strutture di sostegno garantivano la solidità dell’intera copertura.

Nella stragrande maggioranza si trattava di piloni in cemento armato foderati d’acciaio. In taluni casi, in alternativa al pilone stesso, si ergeva, con le medesime caratteristiche di tenuta, uno dei due muri laterali di una qualsiasi palazzina.

Circa 8/9 minuti per percorrere la galleria di collegamento, oltrepassare i tre anelli, entrare nel cuore della città e raggiungere il CTS1.

Praticamente il centro delle tute spaziali comprese le apparecchiature ad esse connesse.

Ma prima di raggiungere il CTS1 Alex si fermò qualche secondo per ammirare quel miracolo che di nome faceva Selene. “Incredibile incredibile”, andava ripetendo….. Le case, le strade, le piccole piazze, il verde delle piante, l’illuminazione a giorno, il traffico stradale e il soffitto della città con la sua bella ragnatela disegnata…..

La ragnatela della vita, ovvero l’intero sistema di tubazioni realizzato per la distribuzione dell’aria…!!

Non gli pareva vero ma era lì, e non vedeva l’ora di partecipare alla vita sociale delle città! Ad un certo punto, sotto lo sguardo compiaciuto di Isabel, si stropicciò gli occhi per ben due volte come a rassicurarsi che non fosse un sogno ma una splendida realtà…!! I CTS a Selene erano più di duecento. Piazzati a macchia di leopardo per una copertura tale da soddisfare l’intera popolazione nell’eventualità di una crisi ambientale.

 segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 25°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo

     

fine precedente:                         

<Alex, ci siamoooo…!!

Eccoci oramai prossimi allo sbarco sulla Luna…..!!

Eh… ti è piaciuto l’annuncio…??>

(25° ep.)

<Proprio niente male…!! E’ così che si fa se vuoi che io mi senta un vero pioniere dello spazio.

Me le devi regalare sempre queste emozioni…!!

Uahahah…!! Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Adesso è anche arrivato il momento della tanto amata, per non dire “odiata”, vestizione! E già mio caro perché prima di uscire fuori all’aperto, per percorrere quei settanta metri che ci separeranno dalla città, dovrai entrare in una bella e super tecnologica tuta spaziale!>

<E se invece usciamo senza la tuta?>

<Gli ultimi trenta secondi della tua preziosa ed unica vita prima di morire stecchito…!!>

<Brrrrrr… brividiiiii, temevo che si dovesse soffrire un po’…!!>

<Daiiiii…… soffrire…? Addirittura ….? Esagerato…..>

<Ohhhhh, Isabel…….. stavo scherzando…!!

Non vedo l’ora di fare la mia prima passeggiata lunare, ma è anche pacifico che un po’ si dovrà soffrire….. per via dell’ingombro della tuta…!! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

<Comunque devi sapere che le nostre tute spaziali sono vistosamente meno ingombranti delle tute utilizzate dai terrestri!! Le vostre, a pieno regime, sono piuttosto goffe. La tuta troppo gonfia condiziona l’agibilità di chi la indossa, come minimo ne limita i movimenti rendendoli lenti ed impacciati!>

<Ma la vostra tecnologia rispetto alla nostra è molto più evoluta!

Basta guardare questa astronave che ci sta gentilmente accompagnando sulla Luna….. Siete grandiosi…!!>

Ore ventuno e trenta: entrata nell’orbita lunare.

Ore ventidue: atterraggio sulla Luna.

Isabel e Alex, all’interno della loro bianca tuta spaziale, in serena attesa di toccare il suolo lunare. Scansando, avvedutamente, la manovra del parcheggio diretto nell’hangar avrebbero così anticipato il loro sbarco di circa una trentina di minuti.

L’astronave orizzontalmente posizionata eseguì, in un tempo sufficientemente ristretto, il classico atterraggio in verticale.

Da espletare la pratica sbarco passeggeri. Dopodiché si sarebbe dovuta risollevare, alzare la testa, disporsi in perfetta verticale per poi introdursi,

con esasperante concentrazione, all’interno dell’hangar!

Per i due avventurieri che non vedevano l’ora di entrare in città

il tempo era meglio se risparmiato!

Tre le possibilità di atterraggio dell’astronave kalloxiana:

  • Astronave orizzontale” atterraggio verticale (normalmente in uso nelle missioni);
  • Astronave orizzontale” atterraggio orizzontale in scivolata come un normale aeroplano (effettuato saltuariamente sulle piste di Irasor);

  • Astronave verticale” atterraggio verticale (parcheggio nell’hangar).

Scendere dall’astronave e mettere i piedi sulla superficie lunare non era così semplice come sulla Terra. Una breve attesa per l’apertura alternata delle due porte stagne prima di scendere lungo la scaletta fuoriuscita fino a toccare dolcemente il suolo. Isabel da perfetta padrona di casa s’impadronì del dilettante inesperto garantendogli il massimo sostegno come guida, certamente competente, nella sua prima passeggiata lunare. Il panorama poteva anche rappresentare una certa e non indifferente delusione per Alex, ma altro non era se non una provvisoria realtà di un buio lunare.

Il secondo dei quattordici giorni di buio!

Però per Alex

si trattava della sua “prima volta” sulla Luna!

Ed essere lì in quel preciso istante gli procurava un mix esplosivo di bellezza per un italiano estasiato…!!

Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 25°)

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Felice Tolfo

     

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<Alex, ci siamoooo…!!

Eccoci oramai prossimi allo sbarco sulla Luna…..!!

Eh… ti è piaciuto l’annuncio…??>

(25° ep.)

<Proprio niente male…!! E’ così che si fa se vuoi che io mi senta un vero pioniere dello spazio.

Me le devi regalare sempre queste emozioni…!!

Uahahah…!! Uahahah…!! Uahahah…!!>

<Ahahahah…!! Adesso è anche arrivato il momento della tanto amata, per non dire “odiata”, vestizione! E già mio caro perché prima di uscire fuori all’aperto, per percorrere quei settanta metri che ci separeranno dalla città, dovrai entrare in una bella e super tecnologica tuta spaziale!>

<E se invece usciamo senza la tuta?>

<Gli ultimi trenta secondi della tua preziosa ed unica vita prima di morire stecchito…!!>

<Brrrrrr… brividiiiii, temevo che si dovesse soffrire un po’…!!>

<Daiiiii…… soffrire…? Addirittura ….? Esagerato…..>

<Ohhhhh, Isabel…….. stavo scherzando…!!

Non vedo l’ora di fare la mia prima passeggiata lunare, ma è anche pacifico che un po’ si dovrà soffrire….. per via dell’ingombro della tuta…!! Uahahah…!!>

Ahahahah…!! Uahahah…!!

<Comunque devi sapere che le nostre tute spaziali sono vistosamente meno ingombranti delle tute utilizzate dai terrestri!! Le vostre, a pieno regime, sono piuttosto goffe. La tuta troppo gonfia condiziona l’agibilità di chi la indossa, come minimo ne limita i movimenti rendendoli lenti ed impacciati!>

<Ma la vostra tecnologia rispetto alla nostra è molto più evoluta!

Basta guardare questa astronave che ci sta gentilmente accompagnando sulla Luna….. Siete grandiosi…!!>

Ore ventuno e trenta: entrata nell’orbita lunare.

Ore ventidue: atterraggio sulla Luna.

Isabel e Alex, all’interno della loro bianca tuta spaziale, in serena attesa di toccare il suolo lunare. Scansando, avvedutamente, la manovra del parcheggio diretto nell’hangar avrebbero così anticipato il loro sbarco di circa una trentina di minuti.

L’astronave orizzontalmente posizionata eseguì, in un tempo sufficientemente ristretto, il classico atterraggio in verticale.

Da espletare la pratica sbarco passeggeri. Dopodiché si sarebbe dovuta risollevare, alzare la testa, disporsi in perfetta verticale per poi introdursi,

con esasperante concentrazione, all’interno dell’hangar!

Per i due avventurieri che non vedevano l’ora di entrare in città

il tempo era meglio se risparmiato!

Tre le possibilità di atterraggio dell’astronave kalloxiana:

  • Astronave orizzontale” atterraggio verticale (normalmente in uso nelle missioni);
  • Astronave orizzontale” atterraggio orizzontale in scivolata come un normale aeroplano (effettuato saltuariamente sulle piste di Irasor);

  • Astronave verticale” atterraggio verticale (parcheggio nell’hangar).

Scendere dall’astronave e mettere i piedi sulla superficie lunare non era così semplice come sulla Terra. Una breve attesa per l’apertura alternata delle due porte stagne prima di scendere lungo la scaletta fuoriuscita fino a toccare dolcemente il suolo. Isabel da perfetta padrona di casa s’impadronì del dilettante inesperto garantendogli il massimo sostegno come guida, certamente competente, nella sua prima passeggiata lunare. Il panorama poteva anche rappresentare una certa e non indifferente delusione per Alex, ma altro non era se non una provvisoria realtà di un buio lunare.

Il secondo dei quattordici giorni di buio!

Però per Alex

si trattava della sua “prima volta” sulla Luna!

Ed essere lì in quel preciso istante gli procurava un mix esplosivo di bellezza per un italiano estasiato…!!

Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 24°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo

     

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<Scusami Isabel, ma mi dovresti togliere una curiosità per quella che era stata la vita su Kallox? Però dobbiamo partire da Selene perché gli abitanti della Luna vivono, per ovvie ragioni di sottosuolo, tutti insieme in una sola città.

Mentre su Kallox, dove ci si poteva muovere liberamente come sulla Terra, quei cinquantamila in che modo si erano organizzati? Sparsi qua e là per il pianeta oppure tutti uniti…??>

(24° ep.)

<Bella domanda mio caro Alex…! I gloriosi pionieri che colonizzarono quel pianeta, non dimentichi di quanto accaduto al loro vecchio e caro Sarior, presero la ponderata e saggia decisione di formare un’unica squadra distribuita a comodo raggio dove l’intento di rimanere uniti per sempre non sarebbe mai venuto meno. Con il trascorrere del tempo la popolazione aumentò raggiungendo un numero tale da consentire la formazione di un gruppo compatto in una grande e comoda città chiamata Irasor…!! Ti dice nulla questo nome…??>

<No! Ma non riesco nemmeno ad immaginare cosa mai potrebbe suggerirmi il nome di una città kalloxiana…??>

<E invece per quelle che sono le tue ultime conoscenze se ti concentri un’attimo su Irasor qualcosa potrebbe venirti in mente….. bello mio?>

<Le sei lettere…!! Sono le stesse di Sarior!>

<Bravo!

Per non scordare mai le loro origini…!!>

<L’essere grati per non dimenticare è segno di grande intelligenza…!!>

<Ah, ma allora non sei proprio scemo del tutto?? Ahahahah…!!>

Uahahah…!! Ahahahah…!! Uahahah…!! Aahahahah…!!

<La testimonianza di quella drammatica realtà vissuta dai fondatori della colonia kalloxiana venne tramandata, di generazione in generazione, semplicemente per “non dimenticare mai”…!!

Un bene ricordarsi la ragione che costrinse quegli intrepidi sessanta sarioriani ad emigrare sul pianeta Kallox…!!>

Gli stessi, avveduti come meglio non avrebbero potuto, scartarono l’ipotesi di vivere sparpagliati per l’intero pianeta. Una vita da affrontare tutti insieme in un solo e grande nucleo. Uniti per non farsi cogliere impreparati nell’eventualità di un tragico e repentino abbandono del pianeta stesso. Ciò non impedì alla bella città di ritrovarsi con certi connotati periferici caratterizzati da ampi spazi dedicati principalmente alle industrie ed in parte alle piccole coltivazioni. Strategicamente distanziati i vari siti estrattivi: due dedicati alle cave per l’edilizia e una decina alle miniere. Mentre trenta chilometri oltre le stesse miniere vivevano, in fattorie altamente tecnologiche, alcune centinaia di persone dedite al settore alimentare in tutte le sue forme e quantità. In altri luoghi situati nei punti più disparati di Kallox ci si concentrava sulle coltivazioni di frutta caratterizzate da esigenze climatiche e ambientali non riscontrabili nel suolo irasoriano. Cercavano in qualche modo di ridurre al minimo quelle che inevitabilmente sarebbero state le loro privazioni. Si doveva sfruttare ogni opportunità per poter usufruire dei prodotti che la natura generosamente offriva loro, fiori compresi. Allo scopo, per vivere con il buonumore della felicità quei bellissimi momenti a stretto contatto con una natura splendida e meravigliosamente incontaminata, si organizzarono con delle piccole fattorie dove potevano soggiornare per un certo numero di giorni senza farsi mancare nulla. Per la continuità in prosecuzione di tali eventi, dove la partecipazione veniva considerata come un premio extra lusso, si procedeva con le velocissime astronavi cargo.

La loro storia li portò a non dover trascurare neanche il più piccolo dei dettagli che potesse in qualche modo rafforzare una certa garanzia di sicurezza preventiva verso ogni eventuale rischio distruttivo.

Si organizzarono istituendo un grande centro di raccolta per un’eventuale indesiderata evacuazione.

La scelta del posto, che potesse in qualche modo soddisfare le diverse esigenze dei cinquantamila, cadde sulle immense piste di atterraggio. Affascinante lo spettacolo delle duecentocinquanta astronavi strategicamente parcheggiate, pronte per uno sgradito “immane” evento!

<Evento che sopraggiunse esattamente due anni dopo i primi segnali premonitori rilevati nel 1978. Sembra incredibile ma fu grazie a quella genialata che i cinquantamila di Irasor, nonostante i gravi disagi patiti, si salvarono tutti!>

<Molto intelligenti ma anche fortunati…!! Formidabile, drammaticamente formidabile…!!>

<Alex, ci siamoooo…!!

Eccoci oramai prossimi allo sbarco sulla Luna…..!!

Eh… ti è piaciuto l’annuncio…??>

segue…..