Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)

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Felice Tolfo

     

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Il suolo lunare si presentava sabbioso e polveroso. Si trattava di regolite, una miscela di detriti rocciosi prodotti dagli impatti meteoritici avvenuti in miliardi di anni.

La città altro non era se non un’opera mastodontica interamente ricavata nel sottosuolo con tutti i suoi spazi vitali ermeticamente chiusi e debitamente aerati. Il contatto con l’esterno poteva avvenire solamente tramite solide doppie porte stagne che ne garantivano la tenuta.

(26° ep.)

Porta di accesso prima. L’attesa per il dispositivo automatizzato di apertura della prima delle due porte stagne.

<Grazie ragazzi sono ritornata…!!> così Isabel salutò gli amici della sala operativa.

Venti secondi dedicati all’apertura di quella porta che l’ingegno selenese, a dispetto di tanta e tale solidità, riuscì a rendere leggera e scorrevole. Una serie di forti agganci a tenuta stagna ne completavano la sua struttura. Trasferimento nella sala intermedia appositamente studiata per un’impeccabile svolgimento della procedura di transito attraverso le due porte stagne. Dimensionata cinque metri per sei, garantiva un comodo passaggio sia per un gruppo nutrito di persone che per almeno due fuoristrada! Esattamente cinque secondi dopo l’ultimo passaggio la porta iniziò a richiudersi. Solamente con la chiusura ermetica completata ed il il ripristino dell’atmosfera Isabel poté azionare l’apertura della seconda porta stagna. Altri venti secondi prima di trasferirsi nella galleria di collegamento con il terzo anello della città. Una galleria larga tre metri e alta due e ottanta. Bella anche la pavimentazione realizzata con lo stesso materiale utilizzato per la copertura delle strade cittadine. Aerata e sufficientemente illuminata. A passaggio avvenuto andò a richiudersi anche la seconda porta stagna, completando così l’operazione filtro! La sala operativa, allocata all’interno della centrale di controllo, fungeva da cabina di regia della procedura.

In caso di blackout l’intera operazione filtro si sarebbe potuta eseguire anche manualmente!

La prima volta di Alex all’interno della galleria. L’aria, che copiosa fuoriusciva dai bocchettoni della tubatura alloggiata sulla parte angolata del soffitto, li autorizzò a privarsi dei rispettivi caschi. Proseguirono lungo la discesa per circa cento metri fino a raggiungere una profondità di diciotto metri per ritrovarsi, infine, all’interno del terzo anello che circondava la città. Una porta scorrevole in metallo di colore rosso li separava dal secondo anello. Fu sufficiente attraversare anche gli altri due anelli, interessati rispettivamente dalle miniere e dalle industrie, per ritrovarsi nel cuore della città!

L’altezza minima interna, al netto della soletta di superficie, misurava undici metri.

Giusto lo spazio per le abitazioni che non superavano i due piani di altezza.

Andando oltre si scendeva ancora fino a meno ventisei/ventisette metri, ma anche più. Che di spazio luce significavano ventidue/ventitré metri. Per essere circondati dalle case più alte ma anche per poter godere, in certi ambiti, di uno spazio luce che andava oltre al minimo consentito. In ogni caso le costruzioni terminavano, nella stragrande maggioranza, con un tetto piatto ad una distanza minima di due metri dalla roccia soprastante.

Tra il suolo esterno e lo spazio interno fu ritenuto sufficiente mantenere uno strato di crosta lunare dello spessore di tre metri.

Ciononostante, mirando ad un livello di massima sicurezza, optarono per una soletta di ben quattro metri.

Praticamente il tetto della città…!!

Ma il timore di eventuali gravi eventi meteoritici, che potessero in qualche modo mal condizionare la tenuta del tetto stesso, li costrinse ad applicare un rinforzo in lastre di acciaio dello spessore di tre centimetri!

Apposite strutture di sostegno garantivano la solidità dell’intera copertura.

Nella stragrande maggioranza si trattava di piloni in cemento armato foderati d’acciaio. In taluni casi, in alternativa al pilone stesso, si ergeva, con le medesime caratteristiche di tenuta, uno dei due muri laterali di una qualsiasi palazzina.

Circa 8/9 minuti per percorrere la galleria di collegamento, oltrepassare i tre anelli, entrare nel cuore della città e raggiungere il CTS1.

Praticamente il centro delle tute spaziali comprese le apparecchiature ad esse connesse.

Ma prima di raggiungere il CTS1 Alex si fermò qualche secondo per ammirare quel miracolo che di nome faceva Selene. “Incredibile incredibile”, andava ripetendo….. Le case, le strade, le piccole piazze, il verde delle piante, l’illuminazione a giorno, il traffico stradale e il soffitto della città con la sua bella ragnatela disegnata…..

La ragnatela della vita, ovvero l’intero sistema di tubazioni realizzato per la distribuzione dell’aria…!!

Non gli pareva vero ma era lì, e non vedeva l’ora di partecipare alla vita sociale delle città! Ad un certo punto, sotto lo sguardo compiaciuto di Isabel, si stropicciò gli occhi per ben due volte come a rassicurarsi che non fosse un sogno ma una splendida realtà…!! I CTS a Selene erano più di duecento. Piazzati a macchia di leopardo per una copertura tale da soddisfare l’intera popolazione nell’eventualità di una crisi ambientale.

 segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 26°)ultima modifica: 2021-10-27T09:28:17+02:00da felixthecat6

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