Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 9°)

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Felice Tolfo

precedente:

 L’equipaggio: primo pilota il comandante Erasmo, secondo pilota l’ingegnere Libero che fungeva da esperto di bordo e due assistenti di volo: l’affascinante, sorridente e solare Aikaterine e il tenebroso, di bell’aspetto ma cupo e sdegnoso, Lodovico!

Un team all’altezza della situazione che stava dando rassicurante dimostrazione di grande professionalità!

Isabel e Alex erano solamente dei viaggiatori:

Viaggiatori non paganti”.

(9° ep.)

<Vedi Alex come ti dicevo poco fa il nostro viaggio durerà esattamente ventiquattro ore…!!

Ma attenzione perché stiamo affrontando questa navigazione ad una velocità notevolmente ridotta rispetto alle reali possibilità dell’astronave…!!>

Si trattava di un’astronave lunga trentacinque metri con una fusoliera a tubo del diametro di sette metri. Configurata a doppio ponte con il muso slanciato che andava timidamente a schiacciare la cabina di comando. Nella parte centrale due piccole ali, a forma di pinna dorsale del pesce cane, si estendevano per due metri fino a chiudersi quattro metri più indietro. Cinque cannoni di scarico e quattro piloni esterni per l’atterraggio verticale dell’astronave in verticale completavano il posteriore. Il suo cuore batteva grazie ad un propulsore nucleare in grado di produrre energia elettrica per oltre cinquant’anni di fila senza interruzioni di sorta. Dotata di cinque motori termo elettrici sistemati in coda nel cilindro di contenimento con i comandi indipendenti che ne permettevano una piena autonomia di manovra, sia nell’accensione che nello spegnimento, garantendo così un’uso quasi smodato in una grande libertà di movimenti. Provvista di un sistema in grado di aspirare alcuni dei gas presenti nello spazio come l’idrogeno e l’elio che andavano a riempire degli appositi serbatoi predisposti per il loro utilizzo. I gas venivano impiegati nel cilindro rotante di ogni singolo motore in modo tale da generare una forza esplosiva di esorbitante potenza che, propagandosi verso l’uscita, determinava una spinta tale da portare l’astronave alla velocità di 385.000 Km/h (chilometro più chilometro meno).

Navigando nello spazio spinti da altre gravità potevano tranquillamente spegnere i motori per poi riaccenderli nella necessità di una spinta maggiore, oppure semplicemente per un cambio di rotta.

Allo scopo si poteva giocare sulla potenza di ogni singolo motore.

Dinamico l’intero apparato relativo al reattore e alla piccola centrale elettrica che spiccava per il suo concentrato di ingegno scientifico, ma anche per le ridotte dimensioni che regalavano un po’ di spazio all’abitabilità della fusoliera. Una fusoliera a doppio ponte dedicata ai passeggeri, alla cambusa e al magazzino.

<E’ questa l’esatta velocità? Ma allora andando a 385.000 Km/h il nostro viaggio potrebbe durare poco più di un’oretta invece delle ventiquattro previste??>

<Vero….. un’ora e qualche minuto! Ma ci sono delle problematiche inerenti il nostro modo di essere invisibili. In parole povere con una grande velocità aumentano i rischi dell’intercettazione terrestre…!! Ecco tutto qui…!!>

<Pensavo fosse esattamente l’opposto…?? Ma gli esperti siete voi…..Comunque non mi sarei mai immaginato, nemmeno in uno dei miei più folli pensieri, l’esistenza di un’astronave così grande e così potente!> sottolineò Alex. <Sicuramente non l’avete costruita sulla Luna altrimenti da quel pianeta lì….. ma come si chiamava?>

<Kallox…!!>

<Già Kallox, per l’appunto! Traslocare sulla Luna senza le astronavi sarebbe stata un’impresa da teletrasporto….. più o meno l’equivalente di un brutto sogno…!! Solamente una grande e possente flotta di astronavi avrebbe potuto appoggiarvi in quella che deve essere stata un’apocalittica e mirabolante migrazione?>

<Bravissimo sei stato praticamente perfetto, hai fatto centro…!!

Tutte le nostre astronavi sono state costruite su Kallox…!!

Un pianeta relativamente vicino a Marte.

Niente male….. Eh!>

Kallox un pianeta distante mediamente cinquanta milioni di chilometri da Marte e duecentocinquanta milioni di chilometri dalla Luna e dalla Terra!

A quel punto Alex, per l’emozione, non fu più in grado di fare dei commenti sensati.

Si rese perfettamente conto che la sua era una storia vera in una realtà fantastica!

<Già i kalloxiani, un grande popolo!!> affermò Isabel. In quell’istante leggermente adombrata da una cupa e dolce tristezza!

<Adesso su Kallox non ci abita più nessuno:

il pianeta non esiste più…!!

Esattamente il dieci gennaio di trentatré anni fa venne distrutto dall’esplosione del suo nocciolo che lo disintegrò polverizzandolo.

Ma ciononostante l’apocalisse tutti i cinquantamila abitanti riuscirono a mettersi in salvo. Un evento di tale portata lo si faceva uscire dalla casa dei miracoli. Anche se a dire il vero ai miracoli non ci credeva nessuno, o quasi! Però alla fortuna sì, ci credevano tutti!

Pure nella disgrazia la fortuna riesce a farsi un po’ di spazio!

                         

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 9°)ultima modifica: 2022-05-16T22:19:22+02:00da felixthecat6