Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 31°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

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Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset i – libro primo – (episodio 31°)

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Felice Tolfo    31

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

(31° ep.)

Camminando per le strade di Selene, a quell’ora scarsamente trafficate, Alex rimase impressionato dalla quantità di alberi e piante che ornavano gran parte degli spazi liberi presenti in città. Tanti alberi che riempivano le strade e le piazze.

L’intera città ne era piena.

Sicuramente una componente importante per l’ossigeno che le piante stesse potevano generare. Per la maggior parte si trattava di alberi sempreverdi, anche se le piante di basso fusto facevano la loro onesta figura ornando la città di bellissime aiuole, alcune anche fiorite! Tutte le piante esistenti sulla Luna avevano un denominatore comune: radici non invasive. Questo permetteva la loro posa in buche non particolarmente profonde riempite con del composto lunare, molto simile al terriccio terrestre, ottenuto dagli scarti di serra mescolati con i rifiuti dell’umido.

Scarti di serra uniti ai rifiuti dell’umido.

Un’impasto trattato prima e anche dopo la frullata permetteva di ottenere un composto lunare sano e molto fertile. Ideale per le coltivazioni indoor!

La luce per la vita delle piante non rappresentava un problema in quanto la città rimaneva illuminata ventiquattro ore su ventiquattro, dove per quindici ore l’illuminazione era a giorno!

Venticinque minuti furono sufficienti per raggiungere la loro graziosa palazzina……

Sei appartamenti sistemati su due piani. Un’ampia e comoda entrata si portava ai piedi delle scale adagiate al centro della parete in fondo alla sala. Sei funzionali box magazzino, uno per ogni appartamento, la completavano nei suoi spazi. Due metri e cinquanta centimetri di altezza tra pavimento e soffitto. Venti centimetri di solaio pavimento. Identiche misure adottate ai due piani superiori. Tetto piatto e muretto di sicurezza alto un metro. Mentre erano due i metri di spazio luce tra lo stesso tetto e il soffitto della città. Uno spazio studiato e creato appositamente per facilitare il compito degli addetti ai lavori nei loro periodici controlli sulla tenuta di quella delicatissima parte di città. Praticamente undici metri scarsi di luce sotto luna. In realtà erano a meno quindici.

Nel resto della città esistevano costruzioni ancora più grandi, alte fino a quattro piani. L’edilizia veniva regolata da norme ambientali che ne fissavano i limiti di soglia. Prettamente regole tecniche dettate dalle tolleranze calcolate per le costruzioni in ambienti particolari come il sottosuolo lunare, dove per raggiungere certe altezze si doveva scavare sempre più in profondità creando così dei dislivelli che da zona a zona segnavano l’urbanistica stradale incidendola con caratteristiche tipicamente collinari le cui pendenze, per forza di cose, dovevano rientrare nei parametri prestabiliti.

<Uauuuuuuuu….. finalmente a casa!> esclamò una raggiante Isabel.

Si trattava effettivamente di una bella palazzina….. Un piccolissimo cortile, condiviso con la palazzina confinante, fungeva da ripostiglio per biciclette e motorini.

E così, accomunati dalla medesima voglia di entrare in quella che probabilmente sarebbe stata la loro casetta per un bel po’ di tempo, aprirono la porta varcandone la soglia che Alex, in cuor suo, poteva anche considerare magica. L’entrata discretamente spaziosa e gradevole nel suo aspetto. Sulla parete di destra, in una zona centrale alla fine dei due box, il quadro elettrico, il quadro dei cavi onda e, leggermente distanziate, le valvole dell’acqua. Esattamente di fronte, sulla parete di sinistra, una nicchia porta “Kit ossigeno” piazzata in mezzo agli altri quattro box. Mentre brillava di un rosso fuoco l’estintore incastrato nel suo contenitore sistemato sulla parete del sottoscala, ad un metro da terra, arredandola come meglio non si poteva.

Per difendersi dal fuoco l’intera città disponeva di estintori a polvere esplosiva. Spruzzata sul fuoco dopo cinque secondi generava un’esplosione tale da privarlo completamente dell’ossigeno riuscendo così a spegnerlo all’istante. Tre metri erano considerati più che sufficienti per mantenere l’operatore ad una distanza di sicurezza.

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

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Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

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Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

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Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: più 130 con luce – meno 170 al buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare

segue….

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: più 130 con luce – meno 170 al buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunar

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 30°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    30

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!

(30° ep.)

In città si stava proprio bene. La temperatura naturale oscillava tra i venti e i venticinque gradi. In altri posti dove faceva più freddo si rimediava riscaldando l’aria con i depuratori.

Le strade, ben ripartite sull’intero territorio, portavano certe sfumature riscontrabili nell’arte naif….. Di colore grigio chiaro con i marciapiedi disegnati in orizzontale e colorati di un arancione che brillava di suo.

L’originalità certamente era di casa…!!

Il materiale utilizzato per la realizzazione del fondo stradale era costituito da un composto cementizio pietroso che rendeva la superficie semiopaca effetto antisdrucciolo, molto resistente alle sollecitazioni a cui venivano sottoposte le strade stesse.

Non mancavano le piccole piazze e i parcheggi.

Quei parcheggi che, sistemati all’aperto e nei garage sotterranei,

ospitavano tutti i veicoli della città!

Una scelta conseguente alla logica sulla strategia ambientale che permetteva a chiunque ne avesse avuto necessità di utilizzare il mezzo parcheggiato.

Macchine elettriche prive del tetto, per ovvie ragioni considerato del tutto inutile. Dalle dimensioni contenute: centimetri 250/280 di lunghezza, 140 di larghezza e 130 per l’altezza (calcolando anche il parabrezza). Spinte da un motore elettrico, contenuto nelle sue dimensioni ma capace di prestazioni eccellenti, con un’accelerazione da zero a cento Km/h in sei secondi…!!

Una velocità che, considerato il contesto della città, poteva anche essere pensata virtuale!

Notevoli le prestazioni delle batterie. Strutturalmente sotto dimensionate ma caratterizzate da un’elevata densità di energia grazie ad una serie di microstrutture create appositamente per moltiplicarne la carica.

Le carrozzerie venivano trattate con una vernice a base di kattropurto.

La luce presente in città andava oltre alla quantità richiesta per ricaricare le batterie stesse. Facile pensarle, considerato il parcheggio libero in città, sempre ai massimi livelli di carica. Oltretutto un certo contributo proveniva dall’originalità delle vetture selenesi, adeguate al contesto ambientale, che non incorporavano certi accessori divora corrente presenti nelle macchine terrestri.

La rapidità del kattropurto nel ricaricare le batterie era tale da superare la velocità del loro consumo.

La carrozzeria, nella sua essenzialità, suscitava grandi simpatie oltre ad una efficacia non indifferente. Quattro porte, quattro posti e un piccolo vano posteriore adibito a bagagliaio. Le ruote dimensionate in base alle vetture. Un cerchione leggero in lega d’alluminio e un copertone pieno ottenuto con un materiale plastico prestigioso derivante da una lavorazione complessa e sofisticata. Un suo regolare utilizzo lo portava a reggere nel tempo anche per una decina di anni!

La pressione dei copertoni non aveva ragione di esistere!!

Certamente aiutati dalla realtà selenese dove gran parte delle macchine utilizzate, ad esclusione dei mezzi di servizio, venivano impiegate per tragitti brevi e a velocità ridotte: venti/venticinque, massimo trenta chilometri orari. Per le uscite esterne la velocità veniva limitata dall’incidenza sull’impervietà del suolo lunare. Nel contesto optarono per la costruzione di macchine fuoristrada 4×4 dalla potenza straordinaria ma forzate a non superare i trenta/trentacinque chilometri orari. Con il buio l’autonomia si limitava alla sola durata delle batterie, normalmente dieci ore circa.

Salvo sopperire al piccolo inconveniente con delle batterie di scorta!

Godibile il trasporto pubblico che veniva assicurato da mezzi fedeli alle macchine di serie ma differenti sia nelle dimensioni (500×140/150) che nei motori. Giusto per ospitare un numero di viaggiatori che fosse il più considerevole possibile e che comunque, in ogni caso, non superava mai i 15/16 posti. Altri progetti si concretizzarono nella realizzazione di mezzi a supporto dei servizi di prima utilità per la città. Come l’ospedale, la raccolta differenziata dei rifiuti, il soccorso, il trasporto dei beni di consumo e quant’altro ancora….. Forme e dimensioni per l’efficacia nella versatilità contestuale alle caratteristiche della città. La stragrande maggioranza dei mezzi erano coperti. I più larghi non superavano i 170 cm.

Nel traffico cittadino circolavano, liberamente senza l’ausilio delle rotaie, anche dei piccoli treni elettrici.

segue…..

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 29°)

http://www.lulu.com/shop/felice-tolfo/il-campanile-di-oroset-libro-i/ebook/product-23785046.html
Felice Tolfo    29

Un pianeta le cui caratteristiche ambientali non permettevano alcun tipo di vita:

attrazione gravitazionale debolissima

atmosfera inesistente

ossigeno non presente

temperatura della superficie: più 130 con luce – meno 170 al buio

presenza letale dei raggi cosmici e dei venti solari.

(29° ep.)

Ciononostante furono costretti a prendere l’unica decisione plausibile: atterrare per effettuare le dovute verifiche circa la presenza di cavità e grotte che potessero offrire una ragione di ospitalità per una vita da vivere nel sottosuolo lunare. E fu un bene perché la squadra che andò in perlustrazione riuscì ad ottenere delle ottime e valide risposte, sia sotto il profilo tecnico che scientifico, circa la possibilità di colonizzare il pianeta.

Ma il dato che, clamorosamente, fece pendere l’ago della bilancia verso un loro indiscutibile futuro sulla Luna fu una scoperta veramente del tutto eccezionale: l’acqua…!! Quell’evento “essenza di magia” si verificò in una delle tante grotte presenti nel sottosuolo quando alla fine di un percorso a serpentina e in marcata discesa, a circa venti metri di profondità, si trovarono di fronte ad un lago ghiacciato.

Avevano trovato un lago…!!

E la loro speranza che non fosse l’unico era suffragata dalla pura disperazione…!!

Trasformare la disperazione in speranza…..

Alternative: inesistenti…!!

E così quelle che erano delle timide sensazioni iniziali si trasformarono in un’unica ed inconfutabile certezza:

la Luna poteva essere colonizzata…!!

Al punto tale che si convinsero di essere in grado di creare sotto luna ampi spazi abitabili ricavabili dall’unione delle grotte naturali con le gallerie artificiali. E in quel contesto, dove il tempo era così importante che un minuto poteva avere la stessa valenza di un’ora, venne presa la tanto agognata decisione di sbarcare sul satellite della Terra!

Sicuramente ci sarebbe stato un gran lavoro da svolgere, tra mille e più difficoltà. Ma quel nuovo percorso di vita lo si doveva improcrastinabilmente intraprendere!

Ad un certo punto Aleandro, con il respiro mozzato dall’emozione, troncò di netto il suo racconto! Notò, con un certo disappunto, che l’orologio stava facendo lo spaccone andando oltre certi limiti a lui cari…..

La mezzanotte si era già scansata per dare spazio alla prima ora del quattro settembre!

Per i ragazzi era arrivato il momento di un meritato riposo!

<Come inizio direi che può anche bastare! Sono stato sufficientemente sadico nel torturavi con le mie storie…!! Ahahahah…!! Ma state tranquilli perché domani riprenderemo con lo stesso identico tormentone….. Ahahahah…!!>

<Uahahah…!!>

<Per l’occasione ci si potrebbe ritrovare nel pomeriggio, magari alle sedici? Okay ragazzi?>

<Ahahahah…!! Ma certo Aleandro! La tua parola è quella che fa la differenza…!! Eh…!!

Comunque che eri un po’ sadico questo lo sapevamo già, solamente Alex ne era escluso, ma ora non più!

Ahahahah…!! Ahahahah…!!> Rispose una Isabel più divertita che mai.

Aleandro lasciò i due amici liberi di raggiungere la loro abitazione…!!

Esattamente….. la loro casa…!!

Perché Isabel non si sarebbe mai sognata di prendere in giro Alex quando gli andava dicendo che avrebbero vissuto insieme sotto lo stesso tetto…!!

Si trattava dell’appartamento dove viveva in completa solitudine da ormai tre anni. Praticamente dalla scomparsa dei suoi nonni materni che tanto, ma proprio tanto l’avevano amata! Erano talmente stanchi che accolsero quell’invito quasi come una liberazione!

Felici e contenti se ne uscirono dal CTS1.

Alex il “turista terrestre” assieme a Isabel, l’amabile cicerone lunare!