Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)

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Felice Tolfo    32

finale precedente:

Infine l’ossigeno, inserito in un sistema di distribuzione aerea piuttosto complesso, entrava direttamente negli appartamenti e nei corridoi delle scale attraverso la parete posteriore della palazzina.

              

 (32° ep.)  

                         L’intera rete dell’aria viaggiava lungo il soffitto della città.

Mentre l’energia elettrica, i cavi onda, l’acqua potabile, gli scarichi bianchi e neri scorrevano distintamente all’interno di un percorso, monitorato e valutato, ricavato sotto la pavimentazione della città stessa.

Una considerazione sull’importanza che rivestivano i numerosi depuratori d’aria distribuiti lungo l’intera area cittadina, fondamentali nel processo di eliminazione delle sostanze tossiche prodotte dagli esseri viventi.

Isabel e Alex, accompagnati da un più che comprensibile elevato tenore emotivo, salirono le scale fino a portare i rispettivi rilevatori olfattivi a sfiorare la porta del loro appartamento al secondo piano. Due giri di chiave precedettero quella che, di sicuro, fu un’entrata trionfale. Dove Alex, sin da subito, ebbe modo di constatare l’assoluta normalità di un appartamento

comunque”

ubicato in una palazzina di una città interamente ricavata nel sottosuolo lunare…!!

Confortevole e accogliente alloggio, dotato di ampie stanze con soffitti alti due metri e cinquanta centimetri. Nella piccola entrata una finestra virtuale appoggiata sulla parete della porta d’entrata, esattamente alla sinistra venendo da fuori. Giusto di fronte, semi appoggiato alla parete, un bel divano pareva trovarsi lì non per caso ma esclusivamente per il piacere di poter ammirare il panorama esterno attraverso la stessa finestra virtuale. Una sala con angolo cottura, soggiorno, divano e tv. Due camere con rispettivi servizi e una stanzetta ad uso lavanderia e ripostiglio, dove accanto alla lavatrice ci stava l’asciugatrice!! Giusto l’asciugatrice….. perché a Selene per asciugare i panni ci si doveva affidare all’elettrodomestico…!!

Due piccoli depuratori d’aria, sotto dimensionati se paragonati alle strutture presenti per le vie della città, entravano in funzione automaticamente dietro impulso delle sonde di rilevazione presenti nell’appartamento. Si trattava di apparecchi dedicati alla depurazione dell’aria con la prerogativa di poterla sia riscaldare che raffreddare.

Un sistema basato sull’utilizzo di piccole piastre di pietra lavica.

Una pietra lavica vecchia, figlia di un’eruzione avvenuta oltre un milione di anni prima, con le caratteristiche di straordinarietà per un uso atto a produrre calore, anche intenso, con un consumo di energia elettrica veramente esiguo.

L’alta tecnologia selenese-kalloxiana consentiva a tutte le apparecchiature elettriche esistenti in città di funzionare efficacemente utilizzando piccole quantità di energia elettrica.

Tutte le abitazioni di Selene, e la casa di Isabel certamente non rappresentava l’eccezione, possedevano delle finestre con tendine elettroniche incorporate che davano all’interno della città. Mentre per l’esterno erano tutte dotate di una propria finestra virtuale.

In sostanza si trattava di una telecamera fissa piazzata all’esterno, opportunamente mimetizzata tra le rocce, con una panoramica che spaziava dal suolo al cielo. Lo schermo interno appoggiato ad una parete ne rilevava il suo significato di finestra virtuale…!!

All’esterno vennero montate circa duecento telecamere.

Cento in esclusivo controllo del suolo e del cielo che consentivano la visione delle immagini in presa diretta con la possibilità di rivederle registrate. Tre delle quali puntavano dritte al cratere hangar delle 240 astronavi.

Mentre per le altre cento, prive di registrazione terminale ma sempre con la visione tra suolo e cielo, valeva l’uso al servizio virtuale delle finestre che guardavano il panorama lunare.

Le telecamere erano tutte a colori e dotate di led infrarossi incorporati a garanzia di una perfetta visione notturna. Opportunamente avvolte da una protezione, solida e trasparente, contro l’aggressione dei rigori dello spazio cosmico.

Solamente cento telecamere per le finestre virtuali dell’intera città significava che una singola telecamera forniva la stessa identica visone per circa duecento appartamenti.

Tutte le piazze principali possedevano la loro finestra virtuale. Una grande finestra formato maxi schermo. Costruirono anche un potente telescopio con il quale si potevano permettere di scrutare le diverse meraviglie dello spazio profondo. Inserito in un sistema stile osservatorio astronomico, completamente sotterraneo, dotato di un sofisticato impianto a strati composto da pannelli d’acciaio con movimenti incrociati che ne permettevano la sua fuoriuscita verso l’esterno, riuscendo così a mantenere inalterata l’abitabilità dell’osservatorio medesimo.

seguirà……

Il campanile di Oroset I – libro primo – (episodio 32°)ultima modifica: 2022-11-25T09:46:04+01:00da felixthecat6

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