Settembre 2017: Brian Eno – BEFORE AND AFTER SCIENCE (1977)

1977 - Before and after science

 

Data di pubblicazione: Dicembre 1977

Registrato a: Basing Street Studios (Londra), Conny’s Studio (Colonia)

Produttore: Brian Eno & Rhett Davies

Formazione: Brian Eno (voce, chitarre, sintetizzatori, percussioni, piano, tastiere), Paul Rudolph (chitarra ritmica, basso), Phil Collins (batteria), Percy Jones (basso), Rhett Davies (agong-gong, stick), Jaki Liebezeit (batteria), Dave Mattacks (batteria), Shirley Williams (percussioni), Fred Frith (chitarre), Andy Fraser (batteria), Phil Manzanera (chitarra ritmica), Robert Fripp (chitarre), Achim Roedelius (piano elettrico), Möbi Moebius (piano), Bill MacCormick (basso), Brian Turrington (basso)

Lato A

                                  No one riceiving

                                  Backwater

                                  Kurt’s rejoinder

                                  Enjoy fools the magician

                                  King’s lead hat

Lato B

                                  Here he comes

                                  Julie with…

                                  By this river

                                  Though hollow lands

                                  Spider and I

La razionalità è ciò che facciamo per organizzare il mondo e renderlo prevedibile.

L’arte corrisponde agli esercizi di inapplicabilità e fallimento di quel processo

(Brian Eno)

Definire cos’è Brian Eno è un’impresa che va al di là di qualsiasi forma di complessità umana. Una figura sfuggente, imprevedibile, alchimista, straordinariamente inclassificabile. Gli attributi che gli si possono assegnare sono tantissimi: da musicista a compositore, da ingegnere del suono a produttore discografico, da filosofo ad artista, da teorico musicale a cantante. E tutti comunque non riuscirebbero da soli a definirlo in maniera completa. E perciò forse è bene prendere in prestito quella qualifica che egli stesso si è attribuito, ossia “musicista non musicista”.

Ha esordito agli inizi degli anni ’70 con i Roxy Music, incidendo due dischi capolavoro quali l’omonimo esordio del 1972 e For your pleasure del 1973. Ma la sua carriera da solista, e le sue collaborazioni, iniziate praticamente dopo il lavoro con la band di Brian Ferry, sono state tutte sotto il segno della bizzarria creativa più conclamata. A lui si fanno risalire i prodromi della new age o di una certa new wave, e lui è stato l’inventore di quel genere musicale da tutti conosciuto come Ambient. E nello stesso tempo non esiste disco, collaborazione, produzione, idea, che non abbia visto Brian Eno all’opera, che non abbia goduto dello stato del capolavoro. In questa sede è bene ricordarne alcune: da quelle con John Cale e con Nico, a quelle più celebri, tipo la famosissima trilogia berlinese di David Bowie, l’incontro con i Talking Heads e le contaminazioni etniche dell’avanguardia newyorkese, grazie al particolare connubio creativo con David Byrne, la reinvenzione del suono degli U2, e altre ancora tra le quali vale la pena citare i Devo, gli Ultravox, Robert Wyatt, Robert Fripp, Paul Simon, ecc… ecc… ecc…

Scegliere una delle sue opere per celebrarne l’indiscusso talento è un’impresa vera e propria, proprio per la varietà dei generi, delle idee, della forma estetica e del concetto stesso. Ci orientiamo perciò su un disco amato e celebrato da tempo: Before and after science.

Concepito e realizzato in un’Inghilterra dove imperversava il punk, Before and after science è un lavoro concettuale e nello stesso tempo raffinato. Non ha voglia di urlare alcuna iconoclastia o di spogliarsi di alcun cliché ideologico, proprio come il punk imponeva, ma è un disco che semplicemente vuole vivere fuori dal tempo, dalle mode, e restare lì, in eterno, a risplendere di luce propria. Un disco altrettanto sfuggente, proprio come il proprio ideatore, perché è difficile incasellarlo in un genere ben preciso, perché semmai i dieci pezzi che lo compongono vorrebbero essere, ognuno a suo modo, un fotogramma della musica rock, un suo aspetto, un tratto della sua personalità. Un disco nello stesso tempo ambizioso; si pensi alla squadra fatta di eccellenti personalità chiamata alla bisogna per realizzarlo: da Phil Collins a Phil Manzanera, all’immancabile Robert Fripp, e altri musicisti.

Inaugura il viaggio l’ethno-funk di No one receiving, che in qualche modo anticipa le rivoluzioni avanguardiste di matrice etnica dei Talking Heads di Remain in light o del My life in the bush of ghosts con David Byrne. Con Backwater invece si entra nel più “convenzionale” e delicato pop-rock melodico, con una scrittura ficcante e azzeccata. Kurt’s rejoinder invece è una sorta di cavalcata tribale, che si sviluppa attorno ad un ritmo afro. Il passaggio strumentale di Enjoy fools the magician invece pare fornire particolari idee per ciò che col tempo chiameremo Post Rock: una scanzione ritmica che porta ad una esplosione sonora, qui trattenuta. Chiude la prima facciata la nevrosi ipnotica di King’s lead hat, riportandoci ai terreni sonori dei Roxy Music della prima maniera: stecchetti di piano dissonante, chitarre incendiarie, elettronica, battiti di mani, per dei versi irresistibili.

Apre la seconda facciata la raffinata perfezione pop di Here he comes. Mentre Julie with… intruduce l’ascoltatore all’interno di miniature nebbiose e soffici, squisitamente “ambient”. Si giunge alla deliziosa e rarefatta By this river, cantata in modo dimesso e rassegnato, per delle note di pianoforte dolcemente amare e un tepore del tutto pacifico che porta ad una quiete incredibilmente divina. Uno dei picchi notevoli di un grande disco, divenuta ancora più famosa grazie all’inserimento di questo pezzo nella colonna sonora de La stanza del figlio di Nanni Moretti. Come se quelle note e quel canto portassero pace e serenità di fronte alla tragedia inspiegabile!

Abbiamo ancora tempo per lo strumentale Though hollow lands, dedicata ad Harold Budd, e al finale di Spider and I, che pare aprire all’ascoltatore uno scenario che vada al di là della musica stessa: che lo porti da qualche parte, nell’epoca “dopo la scienza”. Luoghi immaginari e spazi della mente assolutamente impercettibili, eppure così magnificamente rassicuranti. Ognuno ne ha il suo.

Ecco la peculiarità di un grande artista come Brian Eno: disegnare figure sfuggenti, difficilmente inquadrabili, eppure così perfettamente calzanti sull’anima di ciascuno. Before and after science è un capolavoro di assoluta perfezione estetica ed estatica. La sua importanza non sta solo nella forma sonora che assume, e che ancora oggi, ad oltre trent’anni di vita, è così miracolosamente intatta, ma anche nell’estasi, nella percezione, nella relazione con ciò che sfugge eppure c’è, fermando e ingannando così fantasticamente il tempo!

La musica è il calice che contiene il vino del silenzio.

Il suono è quel calice, ma vuoto. Il rumore è quel calice, ma rotto

(Robert Fripp)

Settembre 2017: Brian Eno – BEFORE AND AFTER SCIENCE (1977)ultima modifica: 2017-09-11T07:06:47+02:00da pierrovox

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