Marzo 2018: Elbow – ASLEEP IN THE BACK (2001)

elbow

 

Data di pubblicazione: 7 maggio 2001

Registrato a: Limousine Studios, Parr Street Studios (Liverpool), Noisebox Studio (Manchester), Moles Studio (Bath), Les Caves Des Poiteviniere (Parigi)

Produttore: Steve Osborne, Ben Hillier, Danny Evans & Elbow

Formazione: Guy Gavery (voce, chitarre, percussioni, sintetizzatore, armonica, wybecorn, effetti sonori), Mark Potter (chitarre, cori), Craig Potter (pianoforte, organo, sintetizzatore, tastiere, percussioni, effetti sonori), Pete Turner (basso, sintetizzatore, cori, effetti sonori), Richard Jupp (batteria, percussioni, cori), Danny Evans (persussioni), Ben Hillier (percussioni, cori), Ian Burdge (violoncello), Francoise Lemoignan (sassofono), Bob Sastri (ottoni, trombone), Nick Cohen (ottoni), Martin Field (ottoni), Stuart King (clarinetto), Matthew Gunner (trombone), Jonathan Snowden (flauto), Dominic Kelly (cor anglais)

Tracklist

Any day now

Red

Little beast

Powder blue

Bitten by the tailfly

Asleep in the back

Newborn

Don’t mix your drinks

Presuming Ed (Rest easy)

Coming second

Can’t stop

Scattered black and whites

La regola è: la canzone è tutto!

La cosa più importante è che le canzoni siano buone!

(Guy Gavery)

Agli inizi degli anni 2000, i Radiohead, loro malgrado, divennero un punto di riferimento particolarmente costante per il rock alternativo. Sembrava che non ci fosse band o artista che, in un modo o nell’altro, non avessero loro come punto di riferimento. Ok computer era un disco che aveva dettato regole nuove per il rock di fine secolo, specializzandosi in un linguaggio sonoro ultraterreno, quasi siderale, cupo e nello stesso tempo metafisico. Sembrava veramente che non ci fosse altro linguaggio sonoro per il futuro che questo. E difatti di band e artisti inclini verso quel prototipo ne vennero fuori parecchi, dai Coldplay ai Muse, fino, appunto agli Elbow.

Gli Elbow nascono nella Manchester degli anni ’90, ma sono tutt’altra cosa rispetto agli Oasis. Laddove quelli si riferivano ad un brit pop di chiara derivazione beatlesiana e stonesiana, questi intingevano il loro suono nelle acque torbide dei Radiohead e degli U2 di Achtung baby, tirando fuori una formula particolarmente interessante e anche innovativa, per un pop rock decisamente diverso dalla classica forma canzone da radio. La dice lunga il disco d’esordio Asleep in the back, con un pugno di canzoni affogate nei ricordi dolori e nello strazio di una vita vissuta ai margini. In un certo senso Asleep in the back è un disco che vive di un romanticismo malandato, dove le storie che racconta non hanno mai un lieto fine.

In particolare questo sentimento prende piede nella lunga introduzione di Any day now, dove si brancola a tentoni, dove le melodie sono affogate in onde sonore convulse, per un effetto ipnotico, ammaliante, e quindi reiterato nel tempo della sua esecuzione. Red cristallizza invece le caratteristiche del pop “orchestrale” degli Elbow, fatto di pathos e sentimento, offuscati però dall’abuso delle droghe e dall’alcol. Little beast fa i conti invece con la propria coscienza, con i tormenti interiori, e Powder blue invece si presenta come una sorta di Paranoid android meno schizofrenica, ma ugualmente attraversata da una follia creativa magnetica ed eclettica. Bitten by the taifly è un altro pezzo dove si gioca con sentimenti contrastanti, andamenti ubriachi, barcollanti.

A metà disco si pone una stralunata title-track, cui segue Newborn, coraggioso singolo di oltre sette minuti che riflette sulla paura di invecchiare, dove la band di Manchester mette in chiaro quale debba essere la sua formula all’interno del mondo del pop-rock, e cioè non quella di un gruppo che incide singoli spacca radio. Don’t mix your drinks riflette sul senso di eccesso e sregolatezza, ambizione e senso della realtà, Presuming Ed riflette nelle immagini il senso delle proprie parole. Coming second è una cupa riflessione sulla cosiddetta “rabbia del respinto”, tornando nuovamente sui temi cari ad un romanticismo tormentato. Cant’ stop poi lega alla conclusione sognante di Scattered black and whites, dolcissima ballata fluttuante nell’atmosfera.

Gli Elbow seppero ottenere il riconoscimento di altre grandi band, come Blur, R.E.M. e U2, a conferma del fatto che loro non erano un fenomeno passaggero nato sulla cresta dell’onda, ma qualcosa di destinato a rimanere. E infatti i dischi seguenti hanno saputo confermare il grande talento di questi ragazzi!

Sembra che dopo tutti i pallidi imitatori, finalmente i Radiohead hanno negli Elbow un degno concorrente di sano confronto

(Ted Kessler)

Marzo 2018: Elbow – ASLEEP IN THE BACK (2001)ultima modifica: 2018-03-15T12:51:14+01:00da pierrovox

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Se possiedi già una registrazione clicca su entra, oppure lascia un commento come anonimo (Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog).
I campi obbligatori sono contrassegnati *.