Maggio 2018: Francesco De Gregori – FRANCESCO DE GREGORI (1974)

de gregori

 

Data di pubblicazione: Febbraio 1974
Registrato a: RCA Studio (Roma)
Produttore: Edoardo De Angelis
Formazione: Francesco De Gregori (voce, chitarre, tastiere), Tony Esposito (percussioni), Renzo Zenobi (tastiere), Antonello Venditti (tastiere), Italo Greco (tastiere), Edoardo De Angelis (tastiere), Olimpio Petrossi (basso), Schola Cantorum (cori)

 

Lato A

 

                        Niente da capire
                        Cercando un altro Egitto
                        Dolce amore del Bahia
                        Informazioni di Vincent
                        Giorno di pioggia

 

Lato B

 

                        Bene
                        Chissà dove sei
                        A lupo
                        Arlecchino
                        Finestre di dolore
                        Souvenir

 

Le stelle mantengono i loro segreti
(da Informazioni di Vincent)

 

Si dice che nel 1962 vi abbia suonato Bob Dylan. Si dice che altri giovani in cerca di gloria e ispirazione vi abbiano calcato il palcoscenico. Stiamo parlando del Folkstudio di Roma, un leggendario locale di Trastevere dove approdava in Italia la folk music americana, con tutto il suo carico di poetica stradaiola e vagabonda bellezza. Qui mosse i primi passi un certo Francesco De Gregori, giovane romano figlio di un bibliotecario e di una professoressa di Lettere, innamorato della musica italiana e aperto alla nuova musica che proveniva dall’altro continente. Lui stesso ricorda i primi momenti nello storico locale: “Mio fratello già frequentava il Folkstudio, cantava canzoni del repertorio folk americano da Woody Guthrie a Pete Seeger. Aveva scoperto che scrivevo canzoni e chiese al boss, Giancarlo Cesaroni, di farmi esibire una domenica pomeriggio nella zona riservata agli esordienti, e il boss disse di si. Così credo che cantai qualcosa di De André e qualcosa di mio davanti ad una quindicina di persone (…) Se dovessi identificare un momento in cui diventai professionista, direi che è stato quel pomeriggio lì”.
Giovanotto di belle speranze, Francesco De Gregori si avvia alla carriera da cantautore (sebbene lui stesso disprezzi questo titolo) in questo modo, in una domenica pomeriggio del 1970. In modo riservato (qualità che manterrà per tutta la durata della sua lunga carriera), discreto, eppure così magnificamente capace di lasciare un segno profondo nella cultura della musica popolare italiana.
In quel particolare locale De Gregori ebbe la possibilità di incontrare e approfondire un legame artistico importante con gente come Caterina Bueno (alla quale dedicherà Caterina contenuta nel disco Titanic), Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli, Giovanna Marinuzzi (la Giovanna di “Niente da capire”, con la quale Francesco ebbe una breve relazione), Ernesto Bassignano, Edorardo De Angelis, Giorgio Lo Cascio. E sarà proprio con un altro talento romano molto promettente, Antonello Venditti, che Francesco De Gregori, inizierà il suo percorso artistico con l’album scritto e composto a quattro mani, Theorius campus, forte di capolavori immortali come Signora Aquilone e Roma capoccia.
L’esordio a proprio nome arriva nel 1973, con l’album Alice non lo sa, dominato da un ermetismo poetico di particolare bellezza, e con una tradizione musicale che strizzava l’occhio al folk americano, da Bob Dylan a Leonard Cohen, citando Cesare Pavese e imbastendo una nuova forma di arte popolare italiana, che non si limitasse al solo stornello paesano, ma entrasse nelle viscere della vita stessa.
Ulteriore prova di maturità poetica ed emotiva giunge col suo secondo omonimo album solista, da tutti chiamato “La pecora” per via del disegno di copertina di Gordon Fagetter (succederà la stessa cosa a Fabrizio De André nel 1981 col disco che verrà chiamato “L’indiano”). Un album sorprendentemente sottovalutato, anche da De Gregori stesso che nel 1976 dichiarò: “Dopo aver firmato il contratto con la RCA, siamo nel ’74, feci il disco con la Pecora, che secondo me è il disco più brutto che ho fatto”. Non si capisce il motivo di tanto disprezzo verso un album si ermetico, scarno, ma dotato di una brillantezza esiziale, di una poetica ermetica e spartana, e aperto da una delle canzoni italiane più belle di sempre, Niente da capire. Il pezzo inizia citando uno slogan pubblicitario, per poi incedere su una riflessione personale sulle vicende d’amore di ancestrale splendore. Chitarra solitaria e cori cupi della Schola Cantorum di Edoardo De Angelis concedono al brano un’aura antica e misterica. Segue Cercando un altro Egitto, una folk song in cui il cantautore segue la sua salvezza imitando la fuga di San Giuseppe da Erode il Grande. La più ritmata Dolce amore del Bahia torna con la memoria alle relazioni amorose tormentate e passionali. Informazioni di Vincent invece non si preoccupa, tra le altre cose, di lanciare stoccate contro la censura all’epoca imperante nelle sedi radiofoniche e televisive. Chiude il primo lato l’acquerello tenue di Giorno di pioggia, toccando vertici lirici elevatissimi.
Apre il secondo lato un altro capolavoro, Bene, pregna di un intimismo struggente e sospesa tra le tematiche più disparate, come l’amore finito, l’esistenza, la guerra in Vietnam, la poesia… Un brano di una bellezza tanto fragile e tanto nuda che Francesco De Gregori non l’ha mai ricantata più dal vivo, forse per non scoprire ulteriormente quei nervi, tanto feriti e grondanti dolore. Segue lo schizzo Chissà dove sei, e giunge A lupo, dedicata ad un impresario soprannominato Lupo, a cui Salvatore Quasimodo regalò un suo libro con tanto di dedica. C’è ancora spazio per la fantasiosa Arlecchino, per la complessa e scarnissima Finestre di dolore, per poi chiudere con la tenue Souvenir, delicata canzone d’amore per una ragazza immaginaria.
Le canzoni di Francesco De Gregori non sono canzonette, ma piccole poesie pregne di mistero, sospese tra sogno e realtà, eccezionalità e quotidianità. Le storie sono semplici e straordinarie, cantate in una lingua forbita e non banale. Purtroppo questo omonimo album non sarà ancora baciato dal successo, che giungerà subito dopo con Rimmel, ma confermerà per sempre la particolare dote di un artista straordinario, che da lì in poi intraprenderà magnifiche collaborazioni con Fabrizio De André e Lucio Dalla.
Ci sarà spazio per altri capolavori come il già citato Rimmel, Bufalo Bill, De Gregori, e un inevitabile periodo di stasi creativa (comunque mai sconfinante nel banale), ma di certo Francesco De Gregori non ha mai dato l’occasione di poter dubitare della sua enorme integrità artistica (nonostante il vergognoso episodio del “processo proletario” a suo carico da parte di una manica di esaltati al Palalido di Milano) di un gigante della musica italiana, che ha fatto della poesia e della musica la sua ragione di vita. E in tanti nella sua poesia e nella sua musica hanno scoperto la vita vera, grondante vera bellezza!

 

Francesco De Gregori è un uomo accurato nei movimenti, nei ragionamenti, nelle cose che dice, in come le dice: praticamente non sbaglia mai. Nella sua musica c’è la sublimazione del discorso: Francesco è esigente prima di tutto con sé stesso. Colloca le sue canzoni sul piano dell’arte, come quadri, sculture, pezzi unici
(Stefano Pistolini)

Maggio 2018: Francesco De Gregori – FRANCESCO DE GREGORI (1974)ultima modifica: 2018-05-17T13:58:27+02:00da pierrovox

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