Agosto 2018: Ac/Dc – BACK IN BLACK (1980)

Back in black

 

Data di pubblicazione: 25 luglio 1980
Registrato a: Compass Point Studios (Nassau)
Produttore: Robert John Lange
Formazione: Brian Johnson (voce), Angus Young (chitarra), Malcolm Young (chitarra ritmica, cori), Cliff Williams (basso, cori), Phil Rudd (batteria, cori)

 

Lato A

 

                        Hells bells
                        Shoot to thrill
                        What do you do for money honey
                        Given the dog a bone
                        Let me put my love into you

 

Lato B

 

                        Back in black
                        You shook me all night long
                        Have a drink on me
                        Shake a leg
                        Rock’n’roll ain’t not noise pollution

 

 

In rock we trust

 

Una vera e propria bomba! Uno dei fenomeni rock più scoppiettanti ed inquietanti di sempre, gli australiani AC/DC hanno rappresentato la quintessenza della ribellione e della sregolatezza che da sempre il rock ha incarnato. Ma i loro riff primordiali, le loro cavalcate selvagge, le loro urla sguaiate, sono gli ingredienti di una formula che ha rifondato e ridato vita all’hard rock, e anticipato per molti aspetti il punk rock. Nella seconda metà degli anni ’70 in effetti, l’hard rock pareva girare ormai verso l’angolo del tramonto, dopo la sua calda stagione ben rappresentata dai Led Zeppelin, dai Deep Purple, dai Black Sabbath. La difficoltà di queste band nel sapersi rinnovare da molti era vista come indice di invecchiamento e forte crisi del genere. Mettiamoci anche che un po’ ovunque spopolava l’idealismo romantico e romanzato del progressive, il cosiddetto “rock duro” pareva ormai roba per nostalgici.
Ed è proprio dall’Australia che arrivò questa nuova ventata che non solo ridette vita al genere, ma lo coniugò secondo le nuove prospettive e le nuove sonorità che stavano sempre più prendendo piede, dalla new wave newyorkese al punk rock anglosassone. Gli AC/DC insomma sapevano tanto essere selvaggi e primordiali come i Fugs negli anni ’60, tanto nichilisti come molte delle realtà punk di fine decennio. Qualcuno ha sostenuto, e a ragione, che loro non rappresentavano né la mente del rock, né tantomeno il cuore: loro erano le viscere.
La loro storia conosce un prima e un dopo: quello della morte di Bon Scott, primo cantante del gruppo, e ideatore di molti dei loro primi dischi, soprattutto Highway to hell (una sorta di rovesciata – o reale fotografia di – Stairway to heaven), epitaffio di una carriera brillante. Bon Scott fu ritrovato morto a Londra il 19 febbraio 1980 nella sua Renault 5, in circostanze mai del tutto chiarite. Qualcuno riferisce di una sorta di intossicazione da alcool. Fatto sta che la morte di Scott giunge non a caso nel periodo migliore della band, forte della popolarità dei suoi concerti e del successo dei suoi dischi. Bon Scott fu sostituito da Brian Johnson. La band stava già lavorando al nuovo materiale, ma per staccare da tutta questa negatività, decise, assieme al nuovo entrato, di andare alle Bahamas. Lì finirono Back to black, album crocevia della carriera degli AC/DC. Chiude il cerchio col passato, e apre alle prossime mosse del gruppo, oltre ad essere una delle sue prove maggiori.
Il disco si apre con la chiamata alle armi di Hells bells, inaugurata da un funereo rintocco di campane. Il brano si inerpica con un suono gotico, dettato da riffoni blues-hard tanto cari alla vecchia scuola Black Sabbath, e un Brian Johnson in gran spolvero che si rivela un ottimo sostituto di Bon Scott. Si prosegue con i morsi sonori di Shoot to thrill, che paiono anticipare in maniera netta quello che diventerà lo stile trash dei primi Metallica. What do you do for money honey è trash puro, nel più sbilenco stile degli Iron Maiden, che esattamente quell’anno se ne uscivano con il loro omonimo disco d’esordio. Give the dog a bone unisce crossover e hard rock con selvaggia attitudine, mentre tocca a Let me put my love chiudere il primo lato con sfacciata aggressione.
La celeberrima title-track apre la seconda facciata, con i suoi riff granitici e serrati, richiamanti molto da vicino i Led Zeppelin dei primi anni ’70, tanto nella robustezza dei riff, quanto nel canto lancinante e luciferino di Johnson, molto vicino qui a Robert Plant. Le fa seguito un altro pezzo da novante: You shook me all night long, pestona e perversa. Have a drink on me continua serratamente a picchiare duro, e Shake a leg non risparmia certo i colpi. Il disco si chiude con Rock’n’roll ain’t noise pollution, con quel riff semplice e sporco. Sporco come tutto il disco, che voleva essere una sorta di concept su morte ed edonismo, incarnando lo spirito più antico e selvaggio del rock.
Back in black fu l’album che consegnerà gli AC/DC definitivamente alla storia, con i suoi otto milioni di copie vendute, con i concerti affollati e sudatissimi. Dopo comincerà un lento ed inesorabile declino creativo, uniformandosi spesso alla tendenza power-metal, che comunque conoscerà i suoi fasti commerciali, sconfinando qualche volta nel cattivo gusto. Cattivo gusto che la band mostrerà poi nel licenziare Brian Johnson per i suoi problemi di udito, e nell’ingaggiare al suo post Axl Rose. Segno questo che forse sarebbe ora di chiudere i battenti…

 

Gli AC/DC sono una delle più grandi band di heavy-metal di tutti i tempi, e uno dei più autentici acts del rock & roll. Incarnano il selvaggio, la quintessenza ribelle del rock  come poche altre band, prima del boom del punk-rock
(Piero Scaruffi)

 

Agosto 2018: Ac/Dc – BACK IN BLACK (1980)ultima modifica: 2018-08-23T10:00:21+02:00da pierrovox

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