Settembre 2018: Nancy Sinatra – BOOTS (1966)

Boots

 

Data di pubblicazione: Marzo 1966
Registrato a: Gold Star Studios (Hollywood)
Produttore: Lee Hazlewood
Formazione: Nancy Sinatra (voce), Billy Strange (chitarra), Don Lanier (chitarra), Lou Norell (chitarra), Jerry Cole (chitarra), William Pitman (chitarra), Don Randi (tastiere), Richard Perissi (corno francese), Oliver Mitchell (tromba), Plas Johnsons (sassofono tenore), Nick Bonney (chitarra), Charles Berghofer (basso), Emil Richards (percussioni), Jim Gordon (batteria), Roy V. Caton (tromba)

 

Lato A

 

                        As tears go by
                        Day tripper
                        I move around
                        It ain’t me babe
                        There boots are made for walkin’

 

Lato B

 

                        In my room
                        Lies
                        So long babe
                        Flowers on the wall
                        If he’d loved me
                        Run for your life

 

 

Ogni idea per un disco passa dal Cosa sarebbe
al Dove e quando
(Nancy Sinatra)

 

There boots are made for walkin’: più che una canzone, un fattore di costume, un simbolo della società che stava cambiando, e che le mode stavano ormai liberando la figura femminile dal cliché casalingo, per riconoscerle e finalmente apprezzare tutta la carica sensuale. “Questi stivali son fatti per camminare”; lo stivale come simbolo-feticcio dall’alto tasso erotico, che indossati da una donna rievoca un ancestrale richiamo sensuale; e l’idea del camminare, ossia del non stare fermi, del non irrigidirsi su un’immagine stantia della donna. Gli anni ’60 erano anche questo: la liberazione sessuale, che non consisteva nello “sbatterla in faccia”, come volgarmente ha portato una sottocultura pornografica da quattro lire, o la prevedibile e proverbiale provocazione della tv commerciale, che ha ridotto la sensualità a prodotto, il corpo a strumento, e la bellezza ad omologazione. Il celebre videoclip di These boots are made for walkin’ si apre con una serie di gambe in bella mostra, danzanti e calzanti stilosissimi stivali di pelle nera; nulla di particolarmente scandaloso, ma tutto così profondamente eccitante, proprio perché la sensualità nasconde il mistero. La bellezza dell’eros nel lasciar intravedere, e nell’aprire spazi alla fantasia e all’immaginazione. E una cantante che guarda nell’obiettivo e inizia a cantare. Quella cantante, figlia primogenita di un gigante della canzone ameriana: Frank Sinatra.
Figlia d’arte, Nancy Sinatra sin da piccola bazzica gli stessi ambienti del padre, e in diverse occasioni ha la possibilità di potersi esibire come ballerina in diversi stacchetti televisivi. Ma Nancy non resta un semplice oggetto di raccomandazione, con la strada spianata dal successo del genitore: lei sceglie una strada tutta sua nel mondo del pop americano degli anni ’60, cercando di interpretare i tempi, e se possibile, di anticiparne mode e costumi. Ed è così che si unisce al produttore e compositore Lee Hazlewood per dar vita non solo ad un singolo di successo, ma ad un album che rifletta quei tempi. Ed è appunto opera di Hazlewood il celeberrimo singolo di cui parlavamo sopra, ed è diventato senza dubbio un pezzo simbolo di un’epoca, e purtroppo qualche volta interpretato in maniera equivoca (come quello di diventare una specie di inno dei soldati americani durante la guerra del Vietnam).
Ma Boots vuole anche dare uno spaccato di ciò che è la società degli anni ’60: in continua evoluzione, e con nuovi miti e nuovi modelli. E non a caso qui vengono citati direttamente e omaggiati tre grandissimi modelli, come i Rolling Stones, i Beatles e Bob Dylan. Dei primi viene riproposta la struggente As tears go by, composta da Mick Jagger per la sua musa e amante Marianne Faithfull, e poi ricantata da Marianne stessa. La versione della Sinatra si arricchisce di tonalità jazz e vagamente esotiche, spezzando un attimo il drammatico romanticismo del pezzo, e conferendogli un’aura nostalgica e stralunata. Dei Beatles viene riproposta una curiosa versione di Day tripper, con le trombe al posto delle chitarre a ripetere lo straordinario riff in apertura, e una fedele versione di Run for your life. Di Bob Dylan viene proposta una cinematica versione di It ain’t me babe. Gli anni ’60 vengono quindi omaggiati nei loro modelli più alti. Ma non ci si ferma solo a loro…
C’è spazio anche per una intensa versione di In my room di Lee Pockriss e Paul Vance, una schizzata versione, con i fiati in primissimo piano, di Lies dei Knickerbockers, una vivace Flowers on the wall di Lew DeWitt, e la distensione soul di If he’d loved me di Miriam Eddy. Di Lee Hazlewood ci sono una solare I move around, densa di umori californiani, e So long babe, intrisa di sonorità alla Byrds.
Fu così che Nancy Sintra poté consegnare alla storia un piccolo capolavoro di interpretazione appassionata e passionale, cui seguirà l’anno seguente il celeberrimo rifacimento di Bang bang (my baby shot me down) di Sonny Bono, poi utilizzata da Quentin Tarantino a corredo sonoro del suo Kill Bill Vol. 1.
Nancy Sinatra era bella, e la sua bellezza ha saputo conservarla negli anni a venire, tanto che nel 1995, a cinquantaquattro anni suonati posò senza veli (e indossando un paio di stivali, tanto per rimanere in tema) per Playboy, facendolo a “modo suo”, come citava la didascalia di copertina. Perché la bellezza rimane tale sempre. Ed è appunto questa che rivoluziona il mondo!

Settembre 2018: Nancy Sinatra – BOOTS (1966)ultima modifica: 2018-09-13T09:55:20+02:00da pierrovox

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