Ottobre 2018: Sigur Ros – ( ) (2002)

Sigur Ròs - ()

 

Data di pubblicazione: 28 ottobre 2002
Registrato a: Sundlaugin Studios (Reykjavik)
Produttore: Sigur Ros & Ken Thomas
Formazione: Jonsi (voce, chitarre, tastiere), Kiartan Sveinsson (tastiere, chitarre), Georg Holm (basso, tastiera, glockenspiegel), Orri Pal Dyrason (batteria, tastiera)

 

Tracklist

                               Untitled 1
                               Untitled 2
                               Untitled 3
                               Untitled 4
                               Untitled 5
                               Untitled 6
                               Untitled 7
                               Untitled 8

 

Scrivere canzoni è come una magia, non sappiamo da dove vengono
(Jonsi Birgisson)

 

Ha ragione Jonsi: scrivere canzoni è qualcosa di veramente magico. La musica è una delle forme d’arte dove  l’alchimia dei vari elementi che uniti formano qualcosa di armonioso, riflette un animo tormentato dalla passione. Il fatto è che nel caso dei Sigur Ros, questo concetto particolare viene decisamente travisato e rivisto in chiave del tutto atipica. Il loro modo di fare musica, sorto nell’alveo scolastico del post rock, rappresenta un caso più unico che raro nell’ambito del rock alternativo del nuovo millennio. Come ebbe a dire una recensione del Melody Maker, “La musica dei Sigur Ros è come il suono di Dio che piange lacrime d’oro in Paradiso”, raccogliendo suggestioni, sensibilità tormentate, caratteristiche piuttosto istintive e soprattutto legata alle atmosfere glaciali e nordiche islandesi. La loro musica è fragile ed emotiva, forte di rallentamenti e crescendo vorticosi toccando corde profondissime dell’animo umano, come pochi riescono a fare. Queste alcune parole rilasciate da loro stessi in un’intervista: “In molte interviste ci hanno chiesto quali siano le nostre influenze, e la nostra risposta è sempre stata: l’Islanda stessa. La sua cultura, i suoi orizzonti, la sua natura, i suoi contrasti interni. Ci sono moltissime rocce di lava dura circondate da zone ricoperte di muschio, che è invece così soffice, e tutto sotto grandi cieli aperti, davanti a panorami amplissimi. È per questo che la musica risulta così aperta, ed è perfettamente naturale passare da sonorità morbide e calde ad altre aggressive e fredde”. Radicamento alla terra quindi, e legame alla lezione impartita da gente come Explosion in The Sky, Mercury Rev, Cocteau Twins, Radiohead o al limite My Bloody Valentine, unendo fascinazione nordica al pop sognante e fluttuante.
La loro esperienza inizia nel 1994, e dopo una manciata di promettenti ep, la band giunge nel 1997 al disco d’esordio Von, seguito dall’epocale Agaetis Byrjun, composto da lunghe suite mistiche, melodie orchestrali, e distorsioni noise delle chitarre. Quest’album rappresentò la consacrazione vera e propria, compresa una tournée da spalla ai Radiohead, che permise loro di ottenere visibilità e apprezzamento anche dal grande pubblico. Ma per il colpo definitivo i Sigur Ros pensano a qualcosa che possa veramente rimanere, atipico, unico. Ed è così che giunge il loro terzo album.
Chi nell’ottobre del 2002 si recò nei negozi, dovette non poco faticare a superare la sorpresa sconvolgente di un album senza titolo, senza titoli delle canzoni, senza una vera e propria copertina. Un album che rappresenta una vera e propria “verginità”.
E in effetti () ha un titolo che non è un titolo, ma una parentesi vuota. () ha parola che non sono parole, ma vocalizzi indecifrabili in una lingua immaginaria inesistente. () non ha testi, ma vuole che sia l’ascoltatore a suggerirli, a scovarli, suggestionato dall’ascolto trascendente di un album sorprendente. () non ha note di copertina, ha un booklet, ma non vi è scritto nulla, nemmeno i nomi dei suoi ideatori. E quindi è lecito porsi una domanda: a che pro? Perché?
E in effetti la prospettiva di un suicidio commerciale è più di una velata ipotesi, perché () è un album fatto a posta per spiazzare, per non concedere facili appagamenti. Rifugge l’idea canonica del pop rock convenzionale, e preferisce entrare nell’anima, nelle ossa di chi ascolta. Quelle parentesi contengono impressioni, atmosfere, panoramiche, misteri che sono tutte dentro gli occhi e il cuore di ciascuno. L’album quindi si compone di otto lunghe suite sonore, cantante con una lingua inesistente, vocalizzi che non hanno testo, ma che forse sono più eloquenti ed espressivi di tante vuote parole. Si cambia radicalmente il linguaggio, e anche le parole si ritengono inadeguate per esprimere determinati sentimenti, determinate emozioni. Quello che è nel cuore dell’uomo solo la musica può accompagnarlo da qualche parte. I paesaggi sonori di () sono gli stessi del disco precedente, meravigliosi e fantasmagorici, che aprono a film della mente, struggenti e densi di emozione, aprendo all’apoteosi del rapporto interattivo tra artista e il suo pubblico, in un infinito gioco di specchi dove libertà e fantasia ridefiniscono l’esperienza dell’ascolto. Svefn-g-englar, da molti ritenuta una delle più grandi canzoni del millennio che si chiudeva, si allunga e trova in questo disco la dimenzione di un linguaggio aperto a tutte le interpretazione.
È con questo disco che i Sigur Ros hanno raggiunto una maturità rock estremamente unica. Agaetis Byrjun è il capolavoro di fine Novecento di una band glaciale ed emozionante. Ma () è il capolavoro senza tempo di una band che sfida sé stessa e il concetto stesso di canzone in senso globale. Andare oltre questo concetto era oggettivamente impossibile, ed è così che dal successivo Takk i Sigur Ros hanno optato via via un approccio sempre più convenzionale, senza ripudiare del tutto le proprie glaciali suggestioni, e quella musica incantevole che è come una di quelle ipnosi dalle quali non ci si vorrebbe mai svegliare.

 

Ascoltare i Sigur Ros è come starsene seduti in mezzo alla tundra durante una bufera di neve
(Thom Yorke)

Ottobre 2018: Sigur Ros – ( ) (2002)ultima modifica: 2018-10-01T12:10:27+02:00da pierrovox

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