Ottobre 2018: Mazzy Star – SO TONIGHT THAT I MIGHT SEE (1993)

So tonight that I might see

 

Data di pubblicazione: 5 ottobre 1993
Registrato a: Los Angeles
Produttore: David Roback
Formazione: Hope Sandoval (voce, armonica, chitarra acustica, hammond, percussioni, xilofono), David Roback (chitarre, tastiere, pianoforte), Kurt Elzner (chitarra), Jill Emery (basso), William Cooper (tastiere, violino)

 

Tracklist

 

                        Fade into you
                        Bells ring
                        Mary of silence
                        Five string serenade
                        Blue light
                        She’s my baby
                        Unreflected
                        Wasted
                        Into dust
                        So tonight that I might see

 

Se il rock’n’roll è morto, questo disco è la luna sulla sua tomba
(Taylor Parke)

 

La nuova “summer of love” del Paisley Underground produce i suoi frutti: la scena di Los Angeles a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90 voleva riscoprire le radici del rock psichedelico, attraversando il jingle-jangle, le deviazioni malate e distorte, l’acid rock, ma soprattutto voleva sognare, fluttuare nell’aria come una specie di spettro dolceamaro. Alcune band hanno avuto il loro, seppur discreto, “momento di gloria”, dai Dream Syndicate ai Thin White Rope, dai Galaxie 500 alle Bangles negli anni ’80, mentre negli anni ’90 emerse in tutta la sua scostante dolcezza il canto ammaliante di una bellissima sirena che si chiama Hope Sandoval, e del suo gruppo, i Mazzy Star.
Più di quanto non si creda, questi hanno radici profonde del movimento del Paisley Underground, poiché tutto nasce nella prima metà degli anni ’80, quando David Roback, con un passato di spessore nella band neopsichedelica Rain Parade, mette su una band assieme alla sua ragazza, ex bassista dei Dream Syndicate, Kendra Smith: i Rainy Day, poi ribattezzatosi come Opal. Quest’ultima decise di abbandonare la nave proprio durante un tour da spalla ai Jesus & The Mary Chain, e fu così che David Roback trovò la degna sostituta in Hope Sandoval, cambiando nuovamente nome al gruppo in Mazzy Star.
Le caratteristiche della Sandoval sono del tutto al di fuori di certi schemi dello star system e dei suoi bisogni: lei, timida e riservata, limita al massimo le sue apparizioni pubbliche, e agli spettacoli dal vivo preferisce cantare in studio, dove si sente più libera di esprimere tutta la sua personalità tetra e sensuale. Ciò però invece di limitare, acuisce la curiosità attorno a lei, la rende oggetto di mistero e di fascinazione più di quanto lei stessa non immagini. E mentre fuori imperversa il grunge, i Mazzy Star progettano una musica fatta di tetre ninnananne dream pop, bagnate nello shoegaze e filtrate dall’acido psichedelico. Più che ai Nirvana, loro si rifanno ai Galaxie 500 e ai My Bloody Valentine, ma accentuando soprattutto l’anima folk delle proprie composizioni. Ed è così che nel 1990 giunge il loro disco d’esordio, She hangs brightly, fortemente incentrato su tematiche amorose, sospese tra acid rock, folk d’annata e blues. Una fiammata di classe e deviazioni oniriche senza tempo, con Hope Sandoval che diventa una delle eroine indiscusse dell’indie rock americano.
Passano tre anni e giunge il seguito So tonight that I might see, unanimemente riconosciuto come il loro capolavoro assoluto, e come uno dei picchi assoluti del movimento di Paisley. Canto etereo e fantasmagorico delineano un nuovo pop psichedelico, trasognato ed evanescente, e nello stesso tempo sensuale e avvolgente. Se il loro disco d’esordio volava alto su trame elegiache, questo disco qui ne esalta ancor di più l’afflato onirico, allungandosi in ambientazioni spettrali e trasognate.
Il disco viene aperto da una gemma vera e propria, Fade into you, densa di malinconica quiete, struggente nel cantare degli amorosi sensi e della loro precarietà, della loro fragilità. La Sandoval interpreta con un canto particolarmente cantilenante, quasi bisbigliato, facendo emergere un’atmosfera fatata, incantata, per una delle ballate più belle in assoluto mai scritte. Dalla dolcezza si passa immediatamente alla trance acida e deviata di Bells rings, dove i richiami evidenti allo shoegaze di matrice My Bloody Valentine riemergono con maggiore impeto nella successiva Mary of silence, con la Sandoval interprete sublime, come una Nico dei nuovi tempi. La cover di Five string serenade dei Love, acustica e spettrale, con delle delicatissime linee di violino, infonde dolcissimi colpi di languore e bellezza. L’organo chiesastico che apre Blue light la trascina in un’atmosfera d’altri tempi, con un’anima soul decisamente sensuale. She’s my baby si erge col suo muro di chitarre distorte e la voce echeggiata e sfumata all’orizzonte. Il riff acustico di Unreflected per un po’ fa pensare a quello di What’s up dei 4 Non Blondes, ma ne lascia perfettamente incontaminata la bellezza scarna del folk. Wasted invece combina un granitico riff blues ai vagiti celestiali della Sandoval. Into dust è un’altra splendida ballata folk che prepara immediatamente l’apoteosi finale di una conclusiva title-track, acida e distorta come una specie di nuova Venus in furs, che si dimena allucinogena e deviata.
Tutto questo prosegue il discorso intrapreso negli anni ’60 con la psichedelia dei Velvet Underground e dei Doors. Ma se quella era un baccanale stordimento sensoriale, questa è una celestiale idilliaca e fantasmagorica fluttuazione tra cielo e terra, tra inferno e paradiso, senza confini alcuni.
I Mazzy Star proseguiranno il loro percorso ancora per poco, dando Tell me now alla bellissima colonna sonora di Batman Forever, che purtroppo sorreggeva un film non altrettanto all’altezza della sua musica (il pezzo figurerà anche come b-side del singolo Hold me, thrill me, kiss me, kill me degli U2), e chiuderà i battenti nel 1996 con il buon Among my swan. Nel 2013 invece inaspettatamente torneranno in vita i Mazzy Star pubblicando un disco stupendo (anche se non porterà importanti cambiamenti in ambito sonoro) come Season of your day. E non stupisca il fatto che i Mazzy Star torneranno sulle scene dopo tanti anni di silenzio, esattamente assieme ai My Bloody Valentine, gruppo a loro molto affine. E se la grazia riemerge, il cuore non può che franare.

 

Ottobre 2018: Mazzy Star – SO TONIGHT THAT I MIGHT SEE (1993)ultima modifica: 2018-10-04T16:27:48+02:00da pierrovox

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