Gennaio 2019: Hole – LOVE THROUGH THIS (1994)

Live thorugh this

 

Data di pubblicazione: 12 aprile 1994
Registrato a: Triclops Sound Studios (Marietta, Georgia)
Produttore: Paul Q. Kolderie & Sean Slade
Formazione: Courtney Love (voce, chitarre), Eric Erlandson (chitarre), Kristen Pfaff (basso, piano, cori), Patty Schemel (batteria, percussioni)

 

Tracklist

 

                        Violet
                        Miss World
                        Plump
                        Asking for it
                        Jennifer’s body
                        Doll parts
                        Credit in the straight world
                        Softer, softest
                        She walks on me
                        I think that I would die
                        Gutless
                        Rock star

 

            “Yes, I’m a witch”
(Yoko Ono)

 

Vita dura essere passati alla storia come la “compagna di”, e soprattutto quando le cose vanno male, sentirsi cascare addosso tutte le colpe e le responsabilità. In passato toccò ad una certa Yoko Ono, “colpevole” per l’opinione pubblica, di aver portato i Beatles allo scioglimento, e di aver “rammollito” John Lennon. Ma si sa pure che le malelingue sono sempre dietro l’angolo, e che non sempre è facile tenerle a bada.
Stessa sorte è toccata a Courtney Love, compagna e moglie dell’immenso Kurt Cobain. Non solo a lei furono imputate le colpe della depressione del marito e delle cause che lo porteranno all’estremo gesto (e qualcuno addirittura paventa di una sua diretta responsabilità nella morte di Kurt, adducendo motivazioni che fanno più credere ad un omicidio che ad un suicidio), non solo le furono rimproverate le infedeltà e uno stile di vita molto poco ortodosso, una condotta sempre sopra le righe, piagnistei ipocriti, e continue frizioni con il resto dei Nirvana, ma qualcuno addirittura arrivò a dipingerla come una pazza maniaca, come una persona decisamente pericolosa. Insomma, non proprio un bel peso da portarsi addosso!
Sorte crudele vorrà che questo disco delle Hole, Live through this, fosse pubblicato giusto qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere di Kurt Cobain, e qualche maligno non potrà fare a meno di notare che in scaletta vi sarà un brano dal titolo I think thath I would die… Vitaccia, appunto!
Ma tutta questa coltre di parole, e tutto il corollario di critiche (dentro le quali la protagonista spesso pareva starci benissimo), ci hanno fatto dimenticare quanto Courtney Love sia stata un personaggio davvero importante nell’aspetto femminile di quella vasta corrente che noi chiamiamo Grunge. Personalità eccentrica, magnetica, forte, aggressiva, e un temperamento schizofrenico che nei suoi momenti migliori ha portato una ventata di malsana energia, contribuendo a rafforzare un genere alternativo che stava portando tutto un sottogenere di cose alla luce del sole. Artisticamente parlando la Courtney Love dei primi anni ’90 merita rispetto! E Kurt Cobain lo sapeva! E l’amava, anche per questo!
Dopo un periodo di intensa formazione, Courtney fonda le Hole, ed esordisce con l’urticante Pretty on the inside, prodotto da Kim Gordon dei Sonic Youth, e portando in pompa magna il “rumore”. Un disco scostante e pregno di energia, che suona male, proprio perché quello è il mood che si vuole seguire. Le Hole sono volutamente “maleducate”, sguaiate… in una parola: “puttane” del rock’n’roll.
Ma il disco che le consegna alla storia, forse perché temporalmente collocato in un periodo disgraziato per la storia personale della sua autrice, o forse perché l’autore nascosto di molti pezzi era Kurt Cobain, è il secondo, Live through this. Qualcuno lo ritiene il corrispettivo femminile di ciò che fu Nevermind! Azzardo non da poco, ma è anche altrettanto vero che difficilmente si ravvedono aggressività e sensualità debordante come in questo disco.
Viene aperto dalla violenza trascinante di Violet, delicata e incazzosa nello stesso tempo, ma la malinconica e tenute Miss World, invece di premere sull’acceleratore, concede alcune timide carezze. Plump rialza il tiro con energia e riff nervosi, e si riconcede una sorta di nuova carezza con la rarefatta e onirica Asking for it. E se Dolls part è una sorta di nuova dichiarazione d’amore per Kurt Cobain, I think that I would die ne è la sadica presa di distanza, quasi come una sorta di premonizione, tragicamente avveratasi e giunta al contempo. Nel disco vi è spazio anche per la nenia narcolettica di Softer, softest, mentre She walks on me mette insieme Bangles e Slits. Degna di nota le reinterpretazione di Credit in the straight world degli Young Marble Giants e le chiusure feroci di Gutless e Rock star (titolo originale è Olympia, per refuso scambiato con Rock star). Lo stile va da un Grunge nervoso e solenne, con muri di chitarre e voci sguaiate, a dolcezze tenerissime di una stupenda Venere in pelliccia, ammaliatrice e truffaldina. È ascoltando questo disco che viene in mente a quanto Kurt Cobain potesse essere perdutamente innamorato di quella sadica stronza, e in qualche modo un po’ tutti ci si innamora di lei.
Purtroppo le idee finiranno presto, e il successivo e vendutissimo Celebrity skin (che comunque ospiterà al basso la talentuosa a stilosissima Melissa Auf der Maur) sarà solo mestiere annacquato di una donna che perderà fascino perverso (Oddio, resterà solo la perversione, ma col tempo anche quella ha finito per stancare) per diventare una vera autoparodia. Metterà alle strette nelle sue relazioni gente come Billy Corgan ed Edward Norton, avrà problemi seri di affidamenti e robe varie, rogne legali con gli ex Nrivana e si scivolerà verso il patetico vero. Ma a noi piace vederla ancora qui, con questo secondo disco, dove abbiamo ancora qualcosa di irripetibile (in tutti i sensi, purtroppo anche quelli tragici) per lei e la sua band, e che vale la pena di eternare!

 

Courtney, we love you!!!
(Kurt Cobain invita la folla a gridarlo al Festival di Reading del 1992)

 

Gennaio 2019: Hole – LOVE THROUGH THIS (1994)ultima modifica: 2019-01-17T15:57:00+01:00da pierrovox

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