Marzo 2019: Alice in Chains – DIRT (1992)

Dirt

 

Data di pubblicazione: 29 settembre 1992
Registrato a: Eldorado Recording Studios (Burbank), London Bridge Studio (Seattle), One on One Recording Studios (Los Angeles)
Produttore: Dave Jerden
Formazione: Layne Staley (voce, chitarra ritmica), Jerry Cantrell (chitarra elettrica, chitarra ritmica, chitarra acustica, cori), Mike Starr (basso, cori), Sean Kinney (batteria), Tom Araya (voce)

 

Tracklist

 

                        Them bones
                        Dam that river
                        Rain when I die
                        Sickman
                        Rooster
                        Junkhead
                        Dirt
                        God smack
                        Hate to feel
                        Angry chair
                        Down in a hole
                        Would?

 

Vorrei abbracciarvi tutti, ma non posso!
(Layne Staley)

 

C’è qualcosa che accomuna la sorte di Layne Staley a quella di Kurt Cobain: il successo, gli eccessi, il destino… Esattamente come per Kurt Cobain e i Nirvana, anche per Layne Staley fu il concerto acustico per Mtv il suo testamento spirituale ed artistico, dove si abbassarono i toni, ma si accendeva l’anima. E come l’Unplugged in New York per i Nirvana, anche l’Mtv Unplugged degli Alice in Chains rappresentò una sorta di chiusura del cerchio, quello del grunge, di un’epoca. Sentirono quindi di lasciare qualcosa di personale e importante da tramandare ai posteri, perché il grunge nel rock è stato un movimento capace di riflettere gli umori di una generazione, e di spostare l’ambiente alternativo americano dai riflettori dell’underground a quelli del grande pubblico. Entrambi ci hanno lasciato in preda ai loro fantasmi e alle loro depressioni, anche se Layne preferì “spegnersi lentamente”, invece di “bruciare in fretta” (citando i versi di Neil Young riportati nella lettera d’addio di Kurt Cobain).
Ma esattamente come i Nirvana, gli Alice in Chain sono stati una delle realtà più importanti ed influenti della scena di Seattle di fine anni ’80, capace di infiammare gli anni ’90 con robuste canzoni che fondevano heavy metal e punk rock, e sapeva riflettere acidità psichedeliche. Ed è appunto dal metal che derivano, giacché Layne Staley da ragazzo suonava in un gruppo heavy, gli Sleeze, cercando di riflettere quello spirito trash e power metal che era prepotente nella prima metà degli anni ’80, rifacendosi ai W.A.S.P. e agli Armored Saint. La band si scioglierà nel 1986, e Staley metterà su immediatamente un nuovo gruppo, che avrebbe dovuto seguire quel filone artistico: gli Alice ‘N Chainz (rifacendosi nel nome ai Guns ‘N Roses). L’anno successivo il nome prenderà la forma definitiva di Alice in Chains. Firmato un contratto con la Columbia, la band pubblica nel 1990 il promettente Facelift, grondante distorsioni e ritmi sostenuti, e riflettendo quell’atmosfera del tutto nuova ed elettrizzante che aleggiava.
Ma il disco che ne ha consacrato l’arte del gruppo, oltre che ad imporsi come una delle pietre miliari del genere grunge, è stato senza dubbio il secondo album, Dirt. L’album voleva essere una sorta di concept sulla tossicodipendenza, e sul disagio della gioventù americana nei primi anni ’90, proseguendo in un certo senso il discorso iniziato con Nevermind, e ne venne fuori un disco ossessivo e capace di riflettere gli umori del disco d’esordio, con un corredo stilistico più a fuoco ed influente.
Le danze sono aperte dagli assalti devastanti di Them bones, con le chitarre heavy che mordono ferocemente, e un canto biascicato che ricorda di tanto in tanto i Metallica dei primi tempi. Dam that river prosegue il discorso con una ipertensione molto alta, infuocata. Rain when I die invece incontra sonorità psichedeliche, per un viaggio straniante che dura sei minuti abbondanti, e riflettendo immediatamente la capacità del gruppo nel saper spaziare tra i generi e gli stili. Ed in questo spirito si inserisce perfettamente la tribale e catartica Sick man. Dal canto suo Rooster è invece il commovente commiato di Cantrell a suo padre, combattente in Vietnam. Junkhead è un austero inno alla dipendenza dagli stupefacenti, tanto paradossale da essere così autodistruttiva, richiamando alla memoria quell’atteggiamento maledetto e autopunitivo dei Birthday Party. E se questa ne è una sorta di inno, la title-track successiva ne è la perfetta sintesi dell’autodistruzione giunta a compimento. Il rapporto con le droghe è di amore/odio, tanto negli effetti procurati, quanto nel malessere nel quale fa vegetare.
Per God smack la band approccia il crossover come struttura del brano, scandendo i ritmi e legando ad una untitled track con le urla dannate di Tom Araya degli Slayer, e proiettandosi ad Hate to feel. Angry chair invece rappresenta l’apatia dell’uomo solo nel suo delirio. Down in a hole procede solenne ed imperiosa, e il disco con la spledida Would?, che in un certo senso fa venire in mente Nothing else matters dei Metallica per il tocco acido e la nenia malinconica.
Gli Alice in Chains proseguiranno con l’ep semiacustico Jar of flies e l’omonimo album del 1995, prima di chiudere con il già citato Unplugged. Poi Layne Staley si lascerà andare alla sua depressione e alla sua tossicodipendenza, fino a quando il 5 aprile del 2002 un’overdose di eroina e cocaina se lo porterà via.
Dopo la morte di Staley, la band deciderà di proseguire il percorso, assoldando il cantante e chitarrista William DuVall, pubblicando due dischi, Black gives way to blue e The devil put dinosaurus here, calligrafici e piuttosto lontani dallo spirito dei loro album migliori. Forse era il caso di chiudere del tutto la carriera della band, anche per il doveroso rispetto per Layne Staley, ma si sa come vanno queste cose. Certo è che se il grunge è diventato qualcosa di più di un semplice fenomeno di costume, il merito è anche degli Alice in Chains.

 

Nella lotta tra metal e grunge, gli Alice in Chains sono stati una band piuttosto rara da saper unire entrambi i fans del genere
(Joe Robinson)

 

Marzo 2019: Alice in Chains – DIRT (1992)ultima modifica: 2019-03-18T12:53:24+01:00da pierrovox

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Se possiedi già una registrazione clicca su entra, oppure lascia un commento come anonimo (Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog).
I campi obbligatori sono contrassegnati *.