Aprile 2019: Vinicio Capossela – OVUNQUE PROTEGGI (2006)

Ovunque proteggi

 

Data di pubblicazione: 26 gennaio 2006
Registrato a: Officine Meccaniche Recording Studios (Milano), Chiesa di San Cristoforo ai Navigli (Milano), Studio Bunker (Rubiera), Forum Music Village (Roma), Chiesa di San Bartolomeo (Scicli), Sonoria Studio Recording (Scordia), Teatro delle Voci (Treviso),
Produttore: Vinicio Capossela
Formazione: Vinicio Capossela (voce, chitarra, campanacci, corno, tastiere, farfisa, organo a bottiglie, pianoforte, gong, harmonium), Marc Ribot (chitarra, banjo, dobro), Zeno De Rossi (teste di morto, mascella d’asino, tamburi, batteria, grancassa, fischio da naso, piatti, guiro), Mario Brunello (violoncello), Anna Garano (dobro), Gak Sato (sonagli, theremin, gamelan), Elia Galante (shofar), Vincenzo Vasi (basso, xilofono, marimba), Gaben Dabirè (balafon), Gavino Murgia (canto a tenores basso), Alessandro Stefana (banjo, drum machine, chitarra elettrica), Achille Succi (clarone, clarino), Giorgio Giovannini (trombone), Enrico Bellani (corni), Ivan Gambini (timpani), Gaetano Santoro (sax baritono), Massimo Marcer (tromba), Roy Paci (grancassa, tromba), Corpo Bandistico “A. Busacca” di Scicli (banda), Jacob Hernandez (bongo, maracas), Enrique Roman (conga), Orchestra d’archi italiana (orchestra), Fabio Parina (susafon), Sauro Berti (corno di bassetto, clarinetto basso), Wu Wei (violino cinese, organo cinese, flauto cinese), Glauco Zuppiroli (guitarron), Stefano Nanni (harmonium), Gabriel Tenorio (slide guitar), Ares Tavolazzi (contrabbasso)

 

Tracklist

 

                        Non trattare
                        Brucia Troia
                        Dalla parte di Spessotto
                        Moskavalza
                        Al colosseo
                        L’uomo vivo
                        Medusa cha cha cha
                        Nel blu
                        Dove siamo rimasti a terra Nutless
                        Pena del alma
                        Lanterne rosse
                        S.S. dei naufragati
                        Ovunque proteggi

 

Nelle canzoni si possono vedere disegni, come nelle stelle.
E poi nel cielo c’è armonia
(Vinicio Capossela)

 

Poeta viandante, sciamano ubriaco, cantore notturno, incantatore funambolico, cane randagio isterico e catarroso, attore circense: tutte queste sono le anime che hanno accompagnato la vita artistica di Vinicio Capossela, uno degli artisti più eclettici e bizzarri che siano mai stati partoriti in Italia. La sua creatività, onnivora e debordante, è qualcosa che impressiona: capace di lambire qualsiasi genere, qualsiasi attitudine, qualsiasi acume letterario, l’ha visto nel corso della sua carriera investire diverse anime, partendo dal cantautorato notturno jazz-swing figlio del Paolo Conte anni ’80 (complice anche il cantato sincopato e la poetica impressionista e romantica) che ha dato vita ai primi due album, All’una e trentacinque circa e Modì (edulcorato e derivativo il primo, più intimista e aperto alla contaminazione latinoamericana il secondo) per lasciarsi letteralmente incantare dal folk popolano di qualsiasi estrazione regionale, tanto nella bizzarria folkloristica di Camera a sud, tanto nel blues bagnato di taranta de Il ballo di San Vito, fino ad incarnare lo spirito maledetto e poliedrico di Tom Waits, uno dei suoi costanti e saldi punti di riferimento, nella festa variopinta di Canzoni a manovella, dove scorrono in scioltezza canzoni grondanti walzer, polka, jazz, swing, marcette, filastrocche, folk-rock, musica etnica di qualsiasi estrazione popolare.
Ma lo spirito di Tom Waits è decisamente vivo nel successivo Ovunque proteggi, che distanzia di sei anni Canzoni a manovella, e che si impone un’ambizione ancora più estrema, dando corpo ad una sorta di concept storico-teatrale-religioso, grondante una mistica discorde ed incarnando un’arte nello stesso tempo maledetta e angelica.
L’album si apre con i fiati dissonanti e la cantilena sofferta del blues salmodico di Non trattare, che tra citazioni evangeliche, richiami ad antichi personaggi biblici e scenari apocalittici, si pone come preghiera maledetta e surreale (“A mascellate d’asino/Difenderai il tuo cuore”). Dalla Sacra Bibbia immediatamente si sprofonda nel delirio epico di Brucia Troia, inghiottiti dalle fauci di una poetica omerica, un rumorismo dissonante, una ritmica tribale e una voce roca e bofonchiante. Nelle esibizioni dal vivo Vinicio Capossela indossava una spaventosa maschera da minotauro, vestito di pellicce primitive e agitando campanacci. Giunge dunque il bluesy-swing di Dalla parte di Spessotto, che ha l’incedere simile a quello di Singapore di Tom Waits, che mette insieme tanto letteratura favolistica che epica, che riferimenti biblici, con un variopinto intermezzo bandistico. A questo punto giunge qualcosa che non ti aspetti, ed è la tensione elettronica di Moskavalza, che mette insieme tanto gli LCD Soundsystem quanto le danze russe d’altri tempi per uno sberleffo alla vecchia Unione Sovietica. Ma non è l’unico “impero” ad essere preso di mira, poiché giungono i timpani incanzanti e gli squilli di tromba ad annunciare Al colosseo (forse una sua risposta alla In the colosseum di Tom Waits?), con la sua epica imperiale e romana, che si chiude col dissonante Il rosario de La carne.
Nel bel mezzo del disco giunge, come spartiacque, la festa bandistica de L’uomo vivo, inno alla gioia per Cristo Risorto. Particolare rilievo ha qui il Corpo Bandistico “A. Busacca”, registrata in presa diretta nella Chiesa di San Bartolomeo di Scicli, in provincia di Reggio Calabria. Il pezzo riflette una gioia popolana, genuina, esprimendo tutta la bellezza della vita che rinasce, che non muore, e di Cristo che vive nel cuore rinnovato dell’uomo redento. A questa segue il bolero epico di Medusa cha cha cha.
Terminata l’atmosfera festosa dei due brani precedenti, si entra nella parte più intimista del disco, inaugurata dalla notturna Nel blu, col suo walzer impressionistico e favolistico. Segue la riflessiva e struggente Dove siamo rimasti a terra Nutless, con tanto di intermezzo swing a tip tap. Ed è così che giunge la serenata messicana di Pena del alma, dolente e nostalgica. Lanterne rosse invece tinge l’atmosfera di rarefazione stupefacente, facendo pensare direttamente all’omonimo film di Zhäng Yimóu, e a scenari asiatici e stralunati. La melodia dolceamara si intreccia con dolenti note piante da un violino straziante. Scorrono brividi lungo la schiena, e si avverte un certo groppo in gola. Ma non è ancora tutto, poiché da Herman Melville e da Samuel Taylor Coleridge giunge l’ispirazione drammatica per la bellissima S.S. dei Naufragati, spettrale litania che sale al cielo, tra atroci tormenti e scenari di morte, resi ancora più evidenti da linee di violoncello e tappeti di harmonium. Chiude il disco la bellissima ballata della title-track, vicina a certe cose dei Calexico (altra band modello di Vinicio Capossela), ma densa di un misticismo dolcissimo, che ha trovato “l’incanto” dopo il dolore, citando nuovamente la Bibbia (il libro dei Qoelet) e riponendo in Dio e nell’amore “la grazia del mio cuore”.
Ovunque proteggi è l’album “definitivo” di Vinicio Capossela, approdo meraviglioso e incantevole per la sua crescita artistica, che lo ha reso uno dei cantautori più importanti in senso storico del panorama italiano e non solo. L’album fu premiato con la Targa Tenco per il 2006, e l’anno successivo la rivista Mojo lo ritenne il secondo miglior album del 2006 per la categoria world, dietro a Savane di Ali Farka Touré.
A questo grandissimo album, senza dubbio uno dei capolavori di Capossela (assieme ai già citati Il ballo di San Vito e Canzoni a manovella), seguì l’intimista Da solo, il concept Marinai, profeti e balene e Canzoni della cupa. Tutti album molto buoni, anche perché Capossela non potrebbe mai essere banale nemmeno se lo volesse, ma che non potevano superare di certo la grandezza di Ovunque proteggi, né tantomeno mostrare un coraggio creativo così “estremo”.
Nell’incanto di queste note, nel perdersi in queste storie, “antiche e sempre nuove”, emerge il carattere di un artista imprevedibile, sorprendentemente fuori dagli schemi, folle e ubriaco di vita, non rassegnato alla banalità e allo squallore, ma capace di investire la realtà con tutta la sua stralunata poesia. Poesia che prende carne nei sogni e nella realtà…

Aprile 2019: Vinicio Capossela – OVUNQUE PROTEGGI (2006)ultima modifica: 2019-04-18T15:32:49+02:00da pierrovox

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