Settembre 2019: Anna Calvi – ANNA CALVI (2011)

Anna Calvi

 

Data di pubblicazione: 17 gennaio 2011
Registrato a: Studio Black Box (Noyant-la-Gravoyère)
Produttore: Rob Ellis
Formazione: Anna Calvi (voce, basso, chitarra, organo, piano, archi, violino), Brian Eno (piano, cori), Mally Harpaz (batteria, percussioni, harmonium), Daniel Maiden-Wood (basso, batteria, cori), Dave Okumu (cori)

 

Tracklist

 

                        Rider to the sea
                        No more words
                        Desire
                        Suzanne and I
                        First we kiss
                        The devil
                        Blackout
                        I’ll be your man
                        Morning light
                        Love won’t be leaving

 

Baso tutta la mia vita su sensazioni molto istintive, intuitive.
Reazioni di pelle. Molto poco di quello che faccio è legato
ad una mentalità razionale
(PJ Harvey)

 

Qualcuno dice che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, e quindi è proprio citando l’approccio artistico di PJ Harvey che accostiamo il talento indiscusso di Anna Calvi, sua diretta discepola, chanteuse solenne, ieratica ma anche così dannatamente carnale. Se PJ ha rappresentato la svolta alternativa del rock al femminile, proseguendo il discorso di Patti Smith, Anna Calvi ne rappresenta la sua evoluzione per le nuove generazioni del nuovo millennio. Tutte che sanno ergersi come poetesse maledette, capaci di consacrare la musica ad una sorta di liturgia mistica e sensuale, con una poesia antica e sempre nuova, e un approccio all’interpretazione solenne e peccaminoso. Anna Calvi quindi si può tranquillamente ritenere uno dei protagonisti assoluti del rock al femminile del nuovo millennio, capace di armonizzare melodie antiche con suoni nuovi, anzi, eterni.
Ad un primo impatto per molti altro non fu che l’ennesimo “the next big thing” spinto dalla stampa britannica, ed invece di restare intrappolati nell’hype, qui ci siamo trovati davanti una vera e propria eroina. Nelle sue note echeggiano i tormenti sensuali di PJ Harvey e si latita nel buio delle landre desolate della gelida new wave di Siouxsie, mantenendo un’eleganza rara, accentuata dal rosso passionale indossato con le sue camicette, col rossetto sulle labbra, con il suono della sua chitarra, flamenco e frastornante. Bellissima nella sua passionale e sanguigna, austera, personalità.
Il suo omonimo disco d’esordio, pubblicato agli albori del 2011, mette da subito in luce tutte le sue qualità di poetessa ed interprete sopraffina, mettendo insieme una manciata di canzoni brillanti e destinate a restare nel patrimonio del rock colto e poetico di tutti i tempi.
Apre le danze lo strumentale flamenco ammantato di umori new wave, Rider to the sea, brillante esecuzione di tecnicismo e delizia per le orecchie. Ci si prepara da subito quindi ad un viaggio dentro ad un labirinto fatto di echi e suoni senza tempo. Segue quindi la sussurrata e ipnotica ballata No more words, che sgrana erotismo celato dal tormento di un canto sinuoso, come quello di una sirena che non attende altro di spezzare in due la tua vita, con quel “Oh my love” cantato con passionale trasporto, come in preda ad un rapimento dei sensi. Ed è quel rapimento che conduce direttamente all’incalzante Desire, con Anna Calvi che da seduttrice si trasforma in dominatrice, imponendosi con solenne maestria, prendendo a mo’ d’esempio la poetica maledetta di Nick Cave. E poi giungono i richiami diretti alla prima PJ Harvey nella sostenuta virulenza di Suzanne & I, quasi una sorta di confronto di amorosi sensi tra lo stesso sesso. E questo confronto di amorosi sensi si avverte molto potente nella sofferta nenia di First we kiss, oscillante tra titanismo e pianto amaro. Tutto questo conduce alla perdizione, e la Calvi lo sa benissimo. Per questo nel bel mezzo del disco piazza il tormento flamenco di The devil, sorta di unione cosmica tra le fiamme infernali che tormentano le anime di coloro che non hanno amato Dio, ma hanno preferito le sue creature, citando indirettamente Sant’Agostino, e esprimendosi in un conturbante canto dall’afflato medievale. Da questi abissi riemerge uno spirito vigoroso che regge il post punk di Blackout, mentre I’ll be your man viene fuori il fantasma catarroso di Tom Waits a sostenere la sua anima blues. E se nel disco si canta la fragilità umana, questa riemerge con tutta la sua bellezza nel canto di redenzione di Morning light, che non condanna l’uomo alla perdizione, ma non nasconde alla luce le ferite e le cicatrici. Chiude l’elegante e bellissima Love won’t be leaving, suntuosa ed enfatica, a sancire che l’amore è l’unica certezza che l’uomo ha, e che bisogna viverlo.
A questo stupendo album d’esordio Anna Calvi ha fatto seguire un altrettanto valido seguito con One breath, confermando le sue doti di grande compositrice ed interprete, e manifestando di non essere una semplice meteora, ma una poetessa di cui si avvertiva certo la mancanza, e che ha saputo prendere il testimone da chi l’ha preceduta, con grazia magistrale.

 

Anna Calvi è la cosa migliore capitata al rock dai tempi di Patti Smith
(Brian Eno)

 

Settembre 2019: Anna Calvi – ANNA CALVI (2011)ultima modifica: 2019-09-05T10:34:46+02:00da pierrovox

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