Ottobre 2019: Can – TAGO MAGO (1971)

Tago mago

 

Data di pubblicazione: Febbraio 1971
Registrato a: Scholoss Nörvenich (Colonia)
Produttore: Can
Formazione: Damo Suzuki (voce, fiati), Holger Czukay (basso), Michael Karoli (chitarra, violino), Jaki Liebezeit (batteria, doppio basso, piano), Irmin Schmidt (tastiere, voce)

 

Lato A

 

                        Paperhouse
                        Mushroom
                        Oh yeah
 

Lato B

 

                       Halleluhwah
 

Lato C

 

                        Aumgn
 

Lato D

 

                        Peking O
                        Bring me coffee or tea
 

Tago Mago è quanto di più alieno
sia mai stato catalogato alla voce rock
(Eddy Cilìa)

 

I tedeschi Can rappresentano una vera e propria realtà stralunata e affascinante nel grande corso della storia che si chiama rock. La loro proposta, stravagante e aliena, si rifletteva in una musica che fondesse una serie di generi, alcuni diversi tra di loro, individuabili nell’avanguardia sperimentale, con caratteri rock, prog, free jazz ed elettronica, dando manforte a quel movimento che tutti sono soliti chiamare krautrock. Questo genere, seguendo la scuola di Karlheinz Stockhausen, misurava la realtà rock cercando di far confluire rock progressivo ed elettronica, risultando così decisamente complesso, seguendo lo stesso terreno del rock di Canterbury, ma anche straniante e alienante, esattamente come il rock psichedelico.
Una proposta da principio denigrata (non per niente il termine “krautrock” fu coniato come denigrazione del genere da parte del Melody maker), ma che risulterà col tempo influente per le varie forme d’arte a venire nel tempo, tanto da fascinare il David Bowie della trilogia berlinese, che da glam rock si spostava all’elettronica straniante, e poi la new wave britannica, lo shoegaze di fine anni ’80, il post rock, la techno, la musica ambient e addirittura alcuni elementi della new age.
Uno dei dischi chiave del percorso della band tedesca fu Tago Mago, terzo album e secondo con Damo Suzuki in formazione, universalmente riconosciuto come uno dei capolavori massimi del genere, e pietra miliare dell’intera storia del rock.
Il disco, doppio, si presentava, dopo il transitorio Soundtracks, come un labirinto spettrale e straniante, gravido di umori avanguardistici, e denso di sonorità che lambiscono la psichedelia futurista di fine anni ’60, il free jazz e il rock progressivo. Sette pezzi in sospensione tra tensione nervosa e fluttuazione aliena. Ѐ quanto emerge nell’iniziale Paperhouse, con un mood in movimento tra sonorità spaziali e hard blues. Si prosegue con lo psicodramma rarefatto di Mushroom, densa di sonorità jazz e vivacità glaciale. Di umori opposti invece è Oh yeah, che si staglia su dissonanze e blues d’annata. E la lunga Halleluwah è un baccanale ritmico capace di far confluire nei suoi diciotto minuti (che coprono un’intera facciata), sonorità primitive, funk tribale, improvvisazioni jazz, ritmiche irregolari e viaggi elettronici.
Il secondo lp riparte da un’altra lunga suite, Aumgn, che viaggia verso orbite lontane, adattandosi al rumorismi dadaistici e distorte sfumature sonore, creando una tensione drammatica narrativa. Peking O invece si poggia su ritmi bossanova, e tra accelerazioni e distensioni stranianti, si implode in un supersonico tappeto sonoro, sul quale si distende un piano jazz sbilenco. La conclusiva Bring me coffe or tea si basa su un groove ipnotico, che fonde rock e funky, creando aspetti per la nascitura world music.
Tago Mago pertanto è il capolavoro straordinario che ha saputo creare più di un nuovo linguaggio sonoro: è all’origine di molte influenze rock a venire, e di sicuro è un’opera decisamente unica nell’intero panorama del rock, esattamente come l’esordio dei Velvet Undeground.
Nei dischi successivi i Can hanno proseguito il discorso intrapreso con Tago Mago, soprattutto nello stupefacente Future days e Soon over Babaluma. Verso la fine del decennio però i Can chiudono il loro percorso, anche perché nel frattempo Damo Suzuki si era sposato con una testimone di Geova, e decise di abbandonare il gruppo. Ci sarà una reunion a fine anni ’80, che frutterà il dignitoso Rite time, e la partecipazione alla colonna sonora di Until the end of the world di Wim Wenders con Last night sleep. Dopodiché ciascuno si dedicherà alle proprie cose, e Michael Karoli ci lascerà nel 2001.
Molti sono gli eredi di questa stupefacente stagione del rock, e molte la fascinazioni. E nello stesso tempo questa musica conserva quel marcato e sognante suono del futuro!

 

Ottobre 2019: Can – TAGO MAGO (1971)ultima modifica: 2019-10-10T10:28:01+02:00da pierrovox

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