Dicembre 2019: The Edge – CAPTIVE (1986)

The Edge - Captive

 

Data di pubblicazione: 1986
Registrato a: Windmill Lane Studios (Dublino)
Produttore: The Edge & Michael Brook
Formazione: The Edge (chitarre, basso, tastiere, sintetizzatori, percussioni), Michael Brook (chitarre, tastiere, percussioni), Sinead O’Connor (voce), Larry Mullen Jr (batteria), Lesley Bishop (corno francese), Daniel Lanois (chitarre), Brian Eno (tastiere)

 

Lato A

 

                        Rowena’s theme
                        Heroine
                        One foot in heaven
                        The strange party
                        Hiro’s theme I
 

Lato B

 

                        Drift
                        The dream theme
                        Djinn
                        Island
                        Hiro’s theme (Reprise)

 

La musica ha qualcosa di cinematico,
ti trasporta sempre in qualche posto
(The Edge)

 

Ci sono cose che segnano epoche e le marchiano a fuoco. Ad esempio, è impossibile pensare al rock’n’roll senza Elvis Presley, i Beatles o i Rolling Stones, così come è difficile pensare al punk senza i Sex Pistols, i Clash o i Ramones, o al progressive senza i Genesis, o al grunge senza i Nirvana. E nello stesso tempo è difficile pensare al rock degli anni ’80 senza ricordare gli U2. La band di Dublino ha letteralmente marchiato a fuoco quell’epoca tanto da diventare qualcosa di più di un semplice gruppo rock: è una vera e propria istituzione.
Ma gli U2 da sempre sono stati qualcosa di più della somma delle loro parti. Infatti è impossibile pensare a loro senza uno qualsiasi dei componenti. Non ci sono U2 senza Bono, The Edge, Larry Mullen o Adam Clayton. Loro sono gli U2! E non potranno mai essere sostituiti da alcuno!
Eppure nella loro storia c’è una piccola scheggia, rimasta l’unica vera e propria opera da solista di uno degli U2, ed è una quasi sconosciuta colonna sonora (ma non per questo meno importante), composta, registrata e prodotta da The Edge. Gli U2 avevano da poco concluso il The Unforgettable Fire Tour a sostegno dell’omonimo capolavoro aveva proiettato i dublinesi in una nuova dimensione di fare rock. Oltre a dare maggiore risalto alla straordinaria voce di Bono, molto più profonda ed intensa rispetto alle prime prova della band, The Edge scopre tutta una serie di possibilità che la chitarra poteva aprirgli. Una di questa la scopre grazie all’incontro col chitarrista canadese Michael Brook, incontrato attraverso Brian Eno e Daniel Lanois. Brook è il teorizzatore delle cosidette “infinte guitar”, ossia uno stile chitarristico che evita il tecnicismo progressivo, ma nello stesso tempo, attraverso la reiterazione stilistica di diverse note suonate, riesce ad ottenere un suono particolarmente intenso, che tende ad allungarsi all’infinito, e sul quale si possono inventare nuove soluzioni. Si prende a mo’ d’esempio la coda strumentale di Bad o With or without you: semplici accordi reiterati, ma che danno ai brano quell’aura di eternità, mistica e sensuale. Uno stile sonoro che The Edge lo renderà un marchio inossidabile della sua chitarra e del sound stesso degli U2.
Prima ancora di cominciare a lavorare per il successore di The unforgettable fire, The Edge coglie al balzo l’opportunità di poter comporre del materiale per una colonna sonora, ma per l’occasione non chiama la band, ma contatta direttamente Michael Brook. Nello stesso tempo The Edge aveva bisogno di nuovi spunti, anche per il futuro degli U2, e Captive funse alla bisogna come prova straordinaria per dare libero sfogo alla creatività che bussava alla porta.
Il disco è composto perlopiù da opere strumentali, tranne due canzoni, ma tutte si snodano attraverso una musica distensiva, atmosferica, “ambientale”. Si apre infatti con la suggestiva Rowena’s theme, dove gli accordi circolari arpeggiati di una chitarra acustica vengono enfatizzati dal corno francese suonato da Lesley Bishop, e delicate note suonate al pianoforte e alla chitarra elettrica. Una vera e propria chicca che sembra venire fuori dai solchi di The unforgettable fire degli U2. Giunge poi Heroine, la prima canzone, che presenta una giovanissima Sinead O’Connor ad offrire la sua voce ad un pezzo celtic-wave, che diventerà poi il tema principale del film. One foot in heaven offre suggestioni elettriche, ambientali, con una ritmica quasi tribale e degli effetti zonzanti. The strange party è l’altro pezzo “cantato”, ed alterna momenti strumentali vagamente funky ad ingressi di matrice più etnica, un po’ come avvenne con il capolavoro My life in the bush of ghosts di David Byrne e Brian Eno. Chiude il primo lato la sintetica e spettrale Hiro’s theme I, intrisa di atmosfere eteree e sognanti.
Il secondo lato si apre con l’arpeggiata Drift, che pare una variante stilistica di Rowena’s theme. Le trame sonore sono sempre fluttuanti e particolarmente sognanti, e fanno da apertura al The dream theme che è ancora più astratta. Djinn è un pezzo totalmente sperimentale, fatto di ululati notturni e cacofonie varie, mentre la scegghia Island sembra anticipare alcune trame sonore degli U2. Il disco viene chiuso da un paradisiaco reprise di Hiro’s theme.
Il disco non ottenne molto successo all’epoca, e nel tempo è rimasto (forse come giusto che fosse) un’opera interlocutoria di un artista straordinario che stava cercando nuove possibilità, e nel tempo è rimasto un vero e proprio oggetto di culto per appassionati. Questo però non gli impedisce di essere un disco straordinario, anticipatore di nuove trame sonore (e forse non solo per la storia stessa degli U2) e di nuovi stili, nonostante in tanti si affrettino a liquidarlo come qualcosa di poco valore. Ma costoro dimenticano che quello che venne dopo fu The Joshua Tree, che in qualche modo era figlio di quelle sperimentazioni. Captive appartiene alla categoria di quegli album dimenticati, ma non per questo meno grandi. E la grandezza suona potente e sognante nei suoi solchi!

 

Dicembre 2019: The Edge – CAPTIVE (1986)ultima modifica: 2019-12-05T12:48:31+01:00da pierrovox

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