Gennaio 2020: Beck – ODELAY (1996)

1996 - Odelay

 

Data di pubblicazione: 18 giugno 1996
Registrato a: Los Angeles
Produttore: Beck & The Dust Brothers
Formazione: Beck (voce, chitarra acustica, slide guitar, chitarra elettrica, armonica, basso, percussioni, tastiere, piano elettrico, clarinetto, organo), Joey Waronker (batteria, percussioni), Mike Boito (organo, tromba), David Brown (sassofono), Greg Leisz (pedal steel guitar), Charlie Haden (basso), Jon Spencer (rumori)

 

Tracklist

 

                        Devil’s haircut
                        Hotwax
                        Lord only knows
                        The new pollution
                        Derelict
                        Novocane
                        Jack-ass
                        Where it’s at
                        Minus
                        Sissyneck
                        Readymade
                        High 5 (Rock the catskills)
                        Ramshakle
                        Diskobox

 

Je suis un revolutionaire”

 

Nota programmatica e non del tutto occasionale quella che appare nel retro della copertina di Odelay di Beck: “Je suis un revolutionaire”, ossia “io sono un rivoluzionario”. Beck Hansen appartiene alla cosiddetta “generazione x”, quella che cresce durante la fine del periodo coloniale e la caduta del muro di Berlino, e che non è caratterizzata da alcuna identità precisa, sia storica, sia sociale, sia ideologica che etnica. Una generazione apatica, cinica, senza ideali e valori da difendere, o affetti che la legano a qualcuno o qualcosa, e che è rimasta intrappolata dalla diffusione della tecnologia nelle vite quotidiane. In tutto questo si inserisce la musica di questo bizzarro genietto, che biascica slang contro l’ordine costituito, usando all’uopo slogan giovanili e metafore criptiche adattabili per qualsivoglia interpretazione. In tutto questo la sua musica, spaziando e varcando qualsiasi confine, rappresenta un universo ideale dove ciascuno possa sentirsi rappresentato nella sua caotica quotidianità. L’indie-rock degli anni ’90 è stato particolarmente stravolto dal suo approccio alle sonorità particolarmente lo-fi, dalla sua personalità forte e versatile, e da dischi sempre molto eclettici per personalità sonora che intellettuale.
I suoi interessi musicali si sono arricchiti anche grazie alle sue esperienze, ora varcando i confini teutonici grazie ad un soggiorno in Germania da suo nonno, ora assaporando il caos metropolitano di New York, dalla quale affinerà sia l’anti-folk che la fascinazione punk. E questo lo porterà a fondere nelle sue canzoni stili completamente diversi, facendoli convivere con folle determinazione, dal blues al folk, dal rock al funk, dall’hip hop all’elettronica.
Molti ravvisano, e a ragione, in Mellow gold il suo iconico capolavoro, trascinato da un pezzo di straordinaria rappresentatività come Loser, che si poneva come manifesto idealistico della generazione dei “perdenti”, quasi richiamando la sconfitta umana della generazione dei “dumb” di Kurt Cobain o dei “creep” dei Radiohead. Non è la propensione alla vittoria, tanto conclamata negli anni ’80 ad emergere, quanto la tendenza alla sconfitta, alla sfiga conclamata, che porta questa generazione nichilista e cinica a raccontare le proprie gesta. Ed in questo si esprime la “rivoluzione” sonora: nel non credere ad alcun ideale, nel non avere nulla contro cui combattere, ma nel porsi volutamente ai margini, tra gli stupidi e gli inetti. “Sono un perdente, e allora perché non mi uccidi?”, si chiede Beck.
Il messaggio diventa ancora più estremista e rafforzato in Odelay, il suo vero successore, nonostante la prova di One foot in the grave, che era poco più che un divertissement per l’etichetta indipendente K Records. Odelay è il regno dei freak, che schifa la melassa pop della musica che gira intorno, e mette e fuoco idee che schizzano come scintille impazzite nella mente.
Il disco si apre con la folle Devil’s haicut, che mette insieme suoni lounge, chitarre sovraincise, tastiere, con tanto di arrangiamento garage rock anni ’60. Si prosegue con il bluesaccio di Hotwax e lo sberleffo ai Beach Boys di Lord only knows, altro blues acido, sorretto da una linea distorta di chitarra e un andamento garage. The new pollution è una vera e propria centrifuga di idee e di personalità, dai Public Enemy a David Bowie, con tanto di ammiccamento alla bossanova. Derelict invece fa riemergere dalle ceneri lo spettro di Tom Waits ubriaco e catarroso. Novocane invece unisce sia l’hardcore che l’hip hop in un modo che solo i Beastie Boys saprebbero fare, mentre Jack-ass si rivela una sboccata ballata folk sentimentale. Where it’s at, che campiona Needle to the groove dei Mantronix, Military stratch dei Grand Wizard Theodore, i Frogs e Lee Dorsey, profuma di attitudini vicine a quelle degli Eels. Minus invece rievoca i Sonic Youth rumoristi degli anni ’80, con tanto di muro di chitarre disturbate e basso pulsante e cavernoso. Sissyneck mette insieme psichedelia, lounge e pop rock più classico. Readymade si staglia sul più canonico canovaccio indie, mentre tornano alla carica i Beastie Boys industrial e disco nella caotica High 5. I toni calano e i colori si fanno più tenui nei sette minuti di Ramshackle, e Discobox riporta in auge l’hip hop dei Publi Enemy.
In tutto questo c’è la bizzarra creatività di un eccentrico genio, che non vuole limitarsi a scrivere belle canzoni, ma vuole abbattere muri, e nello stesso tempo confondere ancora di più le idee. E anche in futuro non ci saranno generi che Beck non affronterà, o luoghi sonori dove lui non vorrà trovarsi a proprio agio, come quelli intimisti e calorosi di Sea change e Morning phase, dove richiama un certo Nick Drake. Cielo, terra, oriente, occidente, realtà umana e cibernetica: non vi è luogo dove Beck non ha voluto essere. Ha voluto essere ovunque (anche nella sua attività di produttore; da segnalare in questa sede l’eccellente prova con Thurston Moore per Demolished thoughts). Per quanto ci riguarda ci è riuscito!

 

Potrebbe il futuro del rock & roll essere un fannullone moccio dal naso con un brutto taglio di capelli, un collezione di dischi eclettico assurdamente, due giradischi e un microfono?”
(Mark Kemp)

 

Gennaio 2020: Beck – ODELAY (1996)ultima modifica: 2020-01-27T06:42:45+01:00da pierrovox

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